Sulla rampa di lancio.

8afab46ef1953c7ced358599d3a197b2Sì, proprio così. Siamo quasi al termine della lunga attesa: Silvia, infatti, ha sostanzialmente terminato il suo racconto.

«Beh, ci voleva tanto?». Vero, ma il problema di Silvia è quello di aver seguito il parto di altri racconti prima di aver potuto lavorare al suo. Ma il vero fatto è…

Qualche problema?

Ecco, la prima stesura del racconto è stata di 135.000 caratteri, equivalente, nell’impaginazione di ALIA a 83 pagine. In questo momento Silvia è qui, di fronte a me, che sta tagliando ferocemente ma, nonostante la buona volontà dimostrata, sono praticamente certo che il suo racconto, alla fine, sarà in assoluto il più lungo. In confronto l’aborrito e autoaborrito Cavazza è stato sintetico ed executive. Il racconto, – ovvero la novella – di Silvia verrà sistemata al termine dell’antologia in modo da non spezzare il ritmo di lettura, cioé per non scoraggiare il lettore che non sopportasse la sua vicenda o il modo in cui la racconta. Concordemente con quanto deciso nel gruppo FB ALIA Evo 2.0 i racconti saranno alternati per dimensioni e sottogenere di fantastico. Nei prossimi giorni pubblicherò in questo sito e su nella pagina FB di ALIA un indice del volume.

Altra piccola tessera del mosaico, martedì 23 febbraio mi arriverà anche l’ultimo racconto, quello di Fulvio Gatti, un racconto tormentato (dal sottoscritto) ma meritevole di tante perverse attenzioni.

Piccolo particolare – o forse non troppo piccolo – l’antologia sarà oltre le 450 pagine…

Troppo? Beh, noi crediamo sia un’ottimo risultato. Questo è il primo ALIA ad uscire soltanto con autori italiani e ritengo sia stato un bene non aver posto limiti di lunghezza né di ispirazione.

10c2df1a5a4a9b0828874ec2f74fe383Cosa ne sarà di questa megaantologia? Beh, uscirà nel formato kindle, e nel formato .epub, sarà leggibile su Amazon.it e presso il sito di LN-LibriNuovi. Ma ulteriori valutazioni sono in corso presso bookrepublic, ultimabooks e sbfstealth e non è escluso possa uscire anche in uno di queste librerie on line. Il prezzo dovrebbe essere compreso tra i 5 e i 6 euro, che significa un utile di circa due euro sulla versione pubblicata su Amazon e percentuali crescenti sulle altre versioni. L’utile dell’edizione elettronica – insieme ai circa 70 euro della versione precedente – dovrebbe essere reinvestito sulla versione cartacea dell’antologia. È bene aggiungere, a questo proposito, che per affrontare la spesa della stampa bisogna: 1) ovviamente sperare in un incasso un po’ più abbondante, 2) ragionare in maniera radicalmente diversa, nel senso che si dovrà fare una previsione fondata sulle vendite potenziali e valutare la possibilità di collaborare con un altro editore. Ovviamente, nel caso di edizione cartacea, le possibillità si moltiplicano: sarà esattamente la stessa antologia? Sarà una versione in qualche modo ridotta? Saranno scelti racconti da ALIA Evo 1.0 e da ALIA Evo 2.0? Ma di questo credo potremo e dovremo riparlare.

E la pubblicità? Beh, puntiamo come sempre sui “soliti noti” in campo fantascientifico e fantastico, quelli che hanno a suo tempo già recensito ALIA Evo 1.0 e confidiamo vogliano ripetersi per ALIA 2.0. Poi, avendo sottomano un collaboratore di Carmilla e de L’Indice dei libri credo andrò a presidiare la sua casa con un grosso cartello: «Vuoi che me ne vada? Parla di ALIA Evo 2.0.»

La prefazione a questa antologia sarà, come nelle edizioni precedenti. stesa da Silvia Treves. Diciamo che abbiamo preferito la tradizione a una nuova presentazione, valutando che il valore di una grossa firma in cima all’antologia non avrebbe portato alla causa più che tanto aiuto.

Ad ALIA Evo 2.0 seguiranno le antologie o i romanzi personali degli autori di ALIA, quelli dei quali mi è capitato di parlare qui.  E anche da questi, probabilmente, è possibile recuperare qualche soldino per un’ALIA stampata…

Per il momento mi fermo qui. Restate connessi, tutti quanti.

coperta ALIA 19 feb 1

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Settembre uscito a settembre…

L’avevo promesso, giurato, dichiarato… se non mi riusciva che figura facevo?

Sì. «Settembre» è uscito ed è disponibile in formato .mobi su Amazon.it.
Emozionato? Sì, ma nemmeno troppo. La sensazione più forte è il sollievo. Ho cominciato a scrivere Settembre più o meno un anno fa e l’ho terminato… ieri. Ieri, nel senso che finché non l’ho inviato ad Amazon.it ho continuato a spiare il testo, anche mentre impaginavo, mentre lo controllavo in Sigil, mentre riguardavo l’impaginazione e i ritorni a capo. Non ho beccato quasi nessun altro errore/ orrore, ma questo può voler soltanto dire che sono un soggetto poco serio. Adesso che Settembre è fuori dal mio controllo posso anche rilassarmi e sperare che non ci siano errori assolutamente intollerabili. In ogni caso posso ancora intervenire sul testo.

I ringraziamenti a coloro che hanno gentilmente accettato di fare da cavie – ovvero i lettori beta – e a tutti coloro che hanno continuato a leggere questo blog, nonostante una volta su due parlassi di Settembre, sono apparsi in calce al volume. Il prezzo è di 2,99 euro, un prezzo che ritengo adeguato a un anno di lavoro. Lo so che il prezzo corrente è di € 0,99 ma, onestamente, mi sembra piuttosto ridicolo offrire qualcosa a € 0,99 nella speranza che “qualcuno” si faccia tentare da un prezzo bassissimo. Scrivo qualcosa di ben preciso – Space Opera – mi illudo di scriverne decentemente e credo che per un appassionato del genere valga la pena di spendere € 2,99. Punto e basta.

Quanto al testo di per sé, devo ammettere di aver scritto un soggetto di tipo militare. Ma militare non significa militarista, sia chiaro. Lo so, lo so, ogni tanto qualcuno può avere la sensazione di leggere Heinlein o Hemingway (si parva licet) ma, ammesso che funzioni, è una funzione obbligata nello scrivere di guerra, soldati, missioni, solitudini e orrore. È una guerra ambientata in un lontano futuro, lo so bene, ma l’azione si svolge su un pianeta periferico dove coesistono armi nuove di zecca e armi esistenti anche adesso. Il che non è probabilmente nemmeno troppo strano.

Il centro della vicenda è un assedio, come ai tempi delle fortezze e dei castelli ma anche come è accaduto di recente con Kobane, nella terra dei Curdi. Quanto ai «cattivi» si tratta dei Gioanniti, ovvero gli interpreti di una particolare lettura dei testi sacri secondo la quale Gesù Cristo è morto sulla croce e suo padre, Dio, ha dichiarato in quell’occasione guerra agli uomini, facendoli fuggire dal sistema solare e obbligandoli a disperdersi, a circondarsi di animali e a dimenticare la Sua Parola. Questo tanto per riaffermare che è possibile criticare le religioni degli altri soltanto se, dal canto proprio, si ha il cervello libero da allucinazioni mistiche di ogni genere.

Ma alla vicenda più spiccatamente militare è accompagnata da altri due temi che ho particolarmente a cuore. Da un lato l’utilizzo da parte degli umani del corredo cromosomico delle altre specie, dall’altro la biologia dei pianeti extrasolari. Non aggiungo altro, tanto per non togliere il gusto a chi lo vorrà leggere e non farmi autospoiler.  Ultimo elemento da sottolineare è l’esistenza – sia pure tenuta pudicamente tra le righe – di una leggera, impensabile storia d’amore. Non è un Harmony, sia chiaro, ma diciamo che non sono riuscito a evitare che tra i due protagonisti nascesse qualcosa di più di una virile solidarietà. In fondo la stessa cosa mi è capitata con mia moglie – anche se non eravamo in guerra – e quindi non me ne pento.
In tutto il libro, anzi l’e-book, conta più o meno duecento pagine e ha un’ottima copertina, probabilmente rovinata dal mio intervento. L’autore del disegno è Anton Semenov, il titolo è  Mirror of Destiny, puntualmente riportato nei ringraziamenti al termine del libro.
E con questo termina la mia tirata di autopromozione.
Potete, se lo desiderate, scaricare il mio file da

Pagando ben 2,99 euro.
O leggerlo gratis utilizzando kindle unlimited.
Aggiungo che chi non avesse un kindle può richiedermi il file in formato .epub o persino in .pdf. Posso inviarlo dietro versamento di 1,70 € sulla pagina dei pagamenti di LN-LibriNuovi. Il che è ciò che mi rimane in tasca dopo il passaggio su Amazon.it.

P.S.: Questo articolo è uscito in contemporanea su http://fronteretro.blogspot.it/.

Spostando righe e cancellando ‘p’

immagine per ALIA evoI racconti sono arrivati tutti – gli ultimi due sono stati Piena di Grazia di Lillian Csernica nella traduzione di Davide Mana e La guerra degli déi di Fei Dao, tradotto da Federico Madaro – e, a questo punto, rimane soltanto da impaginarli per il formato .epub e .mobi per la pubblicazione.

«Beh, basta usare Calibre e via, presto fatto!»

Beh, beh… non è esattamente così. A parte la scrupolosa attenzione con la quale controllare gli inevitabili sbagli, omissioni, parole saltate o aggiunte senza affidarsi al correttore automatico ma rileggendo pazientemente questo mostro di qualche centinaio di pagine, il passaggio per Calibre comporta ovviamente trovarsi ad avere a che fare con una quantità piuttosto deprimente di interlinee, formati, indentazioni, righini, rimandi e spaziature che non hanno molto a che vedere con gli originali inviati dagli autori. Già, perché i rispettivi file sono stati sì impaginati in un unico formato per il controllo bozze ma nella trasformazione in un file .epub vengono fuori tutte le magagne che l’impaginazione in un file .doc aveva pietosamente nascosto. Non solo, sono emerse interlinee e spazi tra i paragrafi fantasiosamente diversi, dall’interlinea unica e difficilmente leggibile del racconto di Cometto alla riga a pagina o poco più del racconto di Spasaro. A questo punto l’unica via – almeno per me – è fare ricorso al programma Sigil e intervenire sui file .xhtml, scoprendo passo passo quali parametri Calibre aveva assegnato a ognuno dei file.

«Beh, sicuramente se avessi usato Kuestokuak o Cuellolah avresti fatto prima e meglio

Non ne dubito nemmeno per un attimo. Ma il fatto è che ho imparato a impaginare usando Calibre e Sigil, e imparare a usare un altro programma adesso sarebbe cronologicamente disastroso ai fini dell’uscita. In ogni caso se tra chi mi legge esiste qualcuno che sa usare chessò Adobe Indesign e sappia produrre .epub prodigiosamente veloci, precisi e arrapanti mi scriva subito: gli mando il malloppone da impaginare aggratis… Nel frattempo, a scanso di equivoci, continuerò a «Spostare righe e cancellare <p>» come da titolo.

C’è poi il problema della copertina. Nella quale devo far entrare «ALIA», poi «Evo», poi «Antologia di narrativa fantastica» e buon ultimo «Racconti di Vittorio Catani… (quindici cognomi)… e Lillian Csernica» senza coprire l’immagine e disponendo in maniera aggraziata – ovvero almeno decente – il testo. Mi è già capitato di comporre copertine, certo, ma la copertina di un e-book è unica, ovvero ha soltanto la prima pagina, mentre normalmente ALIA aveva perlomeno il retro di copertina. Ha senso inserire una quarta di copertina in un oggetto bidimensionale, nel quale l’ultima è visibile soltanto dopo aver girato le quattrocento e passa pagine precedenti? Sinceramente non ho idea se la quarta di copertina può servire o meno. Si accettano suggerimenti.

Ultima cosa, quando i file .epub e .mobi saranno pronti ho bisogno di un paio di candidati che siano disposti a ricevere il file in bozza per controllarne la qualità. Personalmente ho un e-reader sony che sto utilizzando per il controllo ma non ho un kindle (me lo rubarono dalla borsa un due-tre anni fa) e rilutto a comprarlo solo per vedere se ALIA funziona. C’è qualcuno in sala che… Grazie, scrivetemi pure qui o al mio indirizzo personale (massimo.citi[at]fastwebnet.it) e non appena pronti i file ve li mando.

Tenendo conto anche di quest’ultima operazione il tempi di preparazione saranno di un paio di settimane o poco più… diciamo che con il 10 di giugno ALIA dovrebbe uscire (incrociamo le dita). Il 10 di giugno, è successo qualcosa di rilevante il 10 di giugno? Beh, il 10 giugno del 1940 l’Italia fascista entrò in guerra insieme alla Germania nazista ma non mi pare il caso di ricordarlo. Cerchiamo di renderlo un anniversario un po’ più decente, via: il giorno dell’uscita del nuovo ALIA.

Adesso ritorno al mio Sigil. La prossima uscita immagino sarà per dire: «ALIA evo è uscita!!!!!». Resistete, siamo vicini.

Aspettando le ultime due storie

Alia_NebbiaSiamo a quindici. Quindici racconti e quindici autori. Con l’inizio della prossima settimana dovrebbero arrivarmi anche gli ultimi due racconti tradotti, un racconto di Lillian Csernica, tradotto dall’inglese da Davide Mana e un racconto di Feo Dai, tradotto dal cinese dall’ottimo Federico Madaro al quale vanno tutti i miei ringraziamenti.

Diciamo che entro la prossima settimana avrò tutto per la pubblicazione. La bozza della copertina, tratta da una fotografia di Paolo Cavazza, è sostanzialmente pronta (e non è quella inserita in testa al post) e a questo punto procederemo a raccogliere i brevi testi di autopresentazione degli autori – max 10 righe – scriveremo la presentazione all’antologia (compito di Silvia Treves) e finalmente pubblicheremo l’antologia. Più o meno 400 pagine.

Dove la pubblichemo? Bella domanda. A questo punto, dopo lunghe discussioni, siamo rimasti con due possibilità ancora aperte:

1) Pubblicare su Amazon.it, con tutti i vantaggi di finire su un sito decisamente visitato e avere qualche possibilità in più di essere notati, pagando però una quota dell’incasso ad Amazon.

2) Pubblicare su una pagina della rivista LN-LibriNuovi, con il grosso vantaggio che l’incasso rimane completamente nostro – e potrà essere utilizzato per la stampa del volume in carta – ma il non piccolo svantaggio di essere trovati soltanto sul sito della rivista, obbligandoci tutti a una campagna martellante di pubblicità sui nostri blog, su FB e in qualunque altro sito disponibile.

Voi che cosa ne dite? Come la pensate in proposito? Avete già avuto esperienze di pubblicazione con Amazon? Con quali risultati? Dateci il vostro parere, ne abbiamo disperatamente bisogno…

Ultima cosa, tanto per ripasso, presento di seguito gli autori finora giunti, con l’ultima aggiunta di Marcel Schwob, autore francese nella traduzione di Davide Mana.

Segni di morte, di Maurizio Cometto, Avvistamenti di Mario Giorgi, Il misterioso diario del giovane Piotr di Francesco Troccoli, La Farfalla e le zanzare di Massimo Citi, L’arsenale dei cuccioli di Vincent Spasaro, La sindrome della locusta di Fabio Lastrucci, Lazzarella di Vittorio Catani, Viale del tramonto di Luca Barbieri, La clinica dell’arcobaleno di Massimo Soumaré, Gran Dio, morir sì giovane di Consolata Lanza, F come Frankenstein di Paolo Cavazza, La solita spiaggia di Silvia Treves, La valle delle testa mozzate di Davide Mana, La piccola Blanche di Marcel Schwob, La residenza sicura Mikasa di Okina Kamino.

«Signori il catalogo è questo…»

Aspetto vostre comunicazioni, a presto!

melaignaziopiccola

Scrivere fantascienza in tempi bui

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Beh, dopo tanto riflettere, meditare, considerare, osservare direi che adesso è venuto il momento di perdere un po’ di tempo, cominciando – per esempio – a considerare come si scrive o non si scrive un romanzo di sf.

Correte perditempo…

La sf è un genere di letteratura che in Italia è praticamente morta. Il poco che ne appare può essere mooooolto vecchio e pubblicato per risparmiare sui diritti d’autore, come nel caso di Urania, o attentamente celato sotto una denominazione di comodo: «Un romanzo sorprendente» o «Un’avventura dai curiosi risvolti». MAI presentare la parola «fantascienza», in copertina come nei risguardi.  Se volete scrivere sf e sperate di trovare un editore che ve lo acquisti e lo distribuisca – parlando di un vero editore e non di un tipografo briccone – dovrete considerare che in Italia non esistono più editori di sf e che il vostro lavoro nasce handicappato in partenza, anche più del solito.

Ma se non esistono più – o quasi – editori attenti alla sf, qualche lettore esiste ancora. Certo, si tratta di lettori spesso troppo non più giovani, quindi particolarmente difficili e schifiltosi, o allegri pischelli – detto con tutta la possibile simpatia – quindi non sempre così pronti a riparametrare le categorie mediali tra il libro, il film e il videogioco. Non saprei dire se per un autore è preferibile essere paragonato a “un misto di Lloyd Biggle e di Van Vogt ma privo del giusto rapporto con la speculazione scientifica” o  “un Assassin’s Creed 4 giù di pile” e lascio a chi mi legge il privilegio di deciderlo. Però i lettori esistono ancora anche se, come azzardavo nel post precedente, astuti come personaggi di Jack Vance, vecchi leoni prevenuti contro i decennali bidoni editoriali o a corto di denaro come certi giovani di mia conoscenza, pronti a scaricare aggràtis e a impugnare l’e-reader siccome fulminatore a raggi. Con lettori di questo genere gli editori hanno deciso da tempo che non c’è trippa per gatti e che è meglio abbandonare il campo, fingendo che la fantascienza sia defunta come il melodramma, il romanzo d’appendice e il poema cavallesco.

E un poveretto che si ostina a scrivere sf che cosa deve fare? Beh, sicuramente rinunciare da subito a qualsiasi sogno di gloria. A meno – cosa della quale sono assolutamente incapace –  di essere pronti, come Francesco Troccoli e il suo Ferro sette, a un lavoro capillare (e interminabile) di avvisi tramite web sull’esistenza, propria e del proprio libro. Se non vi sentite pronti a suonare virtualmente tutti i campanelli della nazione per avvisare che il vostro libro è uscito,  rinunciate, come si diceva, ai sogni di gloria.

ferro

Ma rinunciare non significa non scrivere e tacere per sempre. Si può scrivere ugualmente, anche se fatalmente sprovvisti di un mastino – pardon di un editor professionista – che vi mastichi le caviglie obbligandovi a terminare un libro, a non superare un certo numero di cartelle, a evitare certe situazioni, a enfatizzarne alcune e a tagliarne altre. L’unico editor con il quale avrete a che fare sarete voi stessi, un editor eccessivamente cattivo in alcune occasioni e tragicamente distratto in altre.

È umano, anzi fatale, commuoversi leggendo le proprie righe. Trovarle bellissime, estramamente espressive, ricche di riferimenti e di notazioni, intelligenti e sorprendenti, rapide ed efficaci, malinconiche e insieme sardoniche. La cosa che appare curiosa è che gli altri non colgano tanta ricchezza e notino qualche particolare di interesse minimo o trascurabile. Bene, una delle prime cose da imparare è che se è abbastanza logico intenerirsi leggendosi. come giovani madri davanti ai propri frugoletti, non si può pretendere nemmeno ipoteticamente che questo possa accadere a coloro – pochi o tanti che siano – che vi leggeranno. È bene ricordare che scrivere è un lavoro ingrato, dove vi capiterà di sentir parlare benissimo e per i motivi sbagliati di un testo che reputate uno dei vostri minori e malissimo, e magari con qualche ragione, di un testo che amate intensamente e che considerate meraviglioso.

Ma sto andando fuori tema. Si stava parlando di sf, ovvero di una delle passioni letterarie della mia vita. Il numero di libri di sf letti nel corso del mezzo secolo e passa della mia vita è di diverse migliaia, tenendo conto che, visto il mio lavoro per trentasei anni,  non ho  letto soltanto fantascienza. E si diceva che la fantascienza è in crisi, particolarmente qui in Italia. Sui motivi meriterebbe – e sicuramente meriterà – parlarne in questo blog, ma un brevissimo accenno merita farlo. La fanta / scienza ha visto via via separarsi le due parti del suo nome. Da una parte un fantastico non più legato a una proiezione completa, razionale e quindi credibile dell’esistente, dall’altra a una scienza che si è spezzata in mille e mille rivoli di specializzazioni inafferrabili e ha puntato su prospettive che non mirano più al benessere generale, nè – e questo è particolarmente interessante – a una possibile apocalisse definitiva. Il linguaggio attuale della scienza è straniante, pericoloso, talvolta manicheo, spesso addomesticato. Nel gioco del futuro è entrato il nostro pianeta – l’unico – e l’epidemia come trasmissione di un malessere contagioso ha soppiantato l’apocalisse. Gli autori di sf sono diventati meno infantili, l’estetica letteraria è lentamente filtrata nei loro testi finendo col selezionare un genere di lettori meno di bocca buona di un tempo. Autori come McEwan, McCarthy, Murakami, Mitchell, Ishiguro e altre centinaia di scrittori hanno “saccheggiato” gli stilemi della sf per raccontare il nostro mondo senza che sui loro libri sia comparso l’infame logo “fantascienza”. La fantascienza non è morta, semmai dovremmo prendere atto che ha conquistato la letteratura. Se poi in Italia questo non accade temo che il motivo sia nella politica delle case editrici e nella fenomenale “ignoranza delle persone colte”, quelle per cui la cultura e la scienza battono strade differenti.

mccarthyMa, come accennavo, ritornerò su questo discorso. Anche perché perlomeno un pensierino su come viene concepito attualmente l’universo rispetto a come veniva spiegato anche solo dieci anni fa merita farlo. Per quanto mi riguarda, infine, ritornerò presto sul perché e su come si scrive fantascienza, perlomeno secondo il mio personalissimo punto di vista e ovviamente invito altri autori a farsi vivi, a raccontare e a raccontarsi. Anche perché… no, poi ne riparliamo.

A che cosa serve un editore? Capitolo 3

[riprendiamo il capitolo tre della discussione dal blog Fronte & Retro di Max Citi]

Sono contorto e quindi ritorno al primo post sul tema, ovvero al capitolo 1.
Ricordate? Elvezio Sciallis, lettore attento e acuto oltre che a sua volta autore, comunica a chiunque passi sul suo blog che non ha più intenzione di scrivere di libri editi a spese degli autori, autoprodotti eccetera. Una scelta che sembra andare nella direzione esattamente opposta alla scelta di autoproduzione che viene sempre più spesso adottata nel campo musicale e cinematografico.
Io, libraio e da lungo tempo collaboratore – oltre che editore, ma questo ha molta meno importanza – di una rivista di recensioni, non posso che dargli ragione. Assolutamente e completamente ragione.
Interrogo il me stesso di una decina di anni fa.
Che cosa avrei pensato di questo me stesso più vecchio, così reciso nel negare una possibilità a un nuovo autore?
Non troppo bene, certo.
«Bello st…zo».
Eppure penso di avere delle ragioni.
Altro passo indietro. Ricordate Viligelmo D. che ha speso cinque milioni per restare nessuno? Ho affermato che tale scelta smascherava un atteggiamento profondamente sbagliato nei confronti della narrativa.
Non sbagliato in un senso astrattamente morale. Siamo soltanto esseri umani, quindi lasciamo pure la morale a chi si illude di non esserlo.
Sbagliato nel senso di controproducente, ovvero autolesionista e ingannevole.
Perché controproducente?
Semplice. La fama di certi editori arriva ovunque. Essere pubblicati da uno di loro (ricordate “La Garaunta”?) è sicuro indizio quantomeno di un testo non curato né redatto o rivisto da nessuno che non sia l’autore o, al massimo, qualche amico o conoscente più o meno competente. Mentre scrivo mi basta alzare lo sguardo per vedere un mezzo scaffale carico di questo genere di libri inviati alla libreria o alla redazione di LN, libri mal impaginati, peggio corretti e con copertine nella migliore delle ipotesi artigianali, nella peggiore semplicemente grottesche.
Un aspetto importante ma spesso trascurato del libro è che esso è, entro certo limiti, un’opera collettiva, frutto del lavoro dell’autore ma anche di chi ne ha curato l’edizione, del correttore di bozze, del grafico che ne ha scelto la copertina, del tipografo che lo ha realizzato. In questo senso affidare il proprio libro a un editore di vanità (questa è la definizione corretta, anche se un po’ deprimente) è un modo egregio per sprecarlo – se vale qualcosa – o per autoilludersi e non imparare nulla sulla natura dei libri se il libro non vale granché o non vale nulla..
La funzione di un buon editore possiamo dire stia tutta in questa capacità di trasformare un sogno grezzo sognato dal suo solo autore in un sogno che tutti abbiano potenzialmente la possibilità di sognare. La realtà è che spesso i libri autoprodotti nascono per la stragrande maggioranza già morti. Una volta assolta la loro breve funzione di autoillusione diventano come quei ritagli di giornale che raccontano della volta che si è vinta la gara di biliardo o si è vinto un premio per la ceramica, dimenticati in un album e da nascondere ai figli.
Scopo di un buon editore è pubblicare libri che non scadano.
Ma che cosa debbono fare gli autori che non riescono ad arrivare alla pubblicazione?
Autoprodursi?
Può non essere un’idea da buttare via.
Cito da un intervento di Davide Mana sul suo blog strategie evolutive:

. un titolo originale – credetemi, è di una difficoltà pazzesca.
. una bella copertina – assoldare un professionista per l’illustrazione potrebbe non essere una cattiva idea. Esistono siti nei quali artisti di professione e dilettanti mettono in mostra le proprie opere. Farci un giro e cercare contatti potrebbe essere una buona idea.
E poi necessario ricordare che una copertina non è semplicemente una figura con un testo appiccicato sopra, ma deve avere un certo design.
Scelta di caratteri (font, dimensione, colore, effetti), posizione dei diversi elementi e quant’altro è fondamentale – si può ammazzare un’immagine bellissima o aggiungere carattere ad una figura qualunque.
. editing e impaginazione professionali – un font di buon gusto, testo giustificato, interlinea che renda agevole la lettura, niente refusi, formattazione consistente…
Ne abbiamo già parlato ma lo ribadiamo: non limitarsi a Word o OpenOffice per preparare il testo finale, ma usare una cosa tipo LaTeX o Scribus.
Fin qui, per la parte di produzione del libro.
Lo scopo è quello di lucidare al massimo la nostra gemma, se vogliamo che brilli fra il pattume.
Veniamo ora alla promozione del nostro prodotto
. ISBN – primo e fondamentale accorgimento, distingue i libri seri dalle opere dei dilettanti. Costa, ma ci garantisce la rintracciabilità globale del testo; in questo modo anche le librerie on-line potranno ordinare e rivendere il volume.
. un sito di presentazione che riprenda illustrazione e design del volume, e che regali un capitolo in formato pdf e il wallpaper della copertina, per fare in modo che i lettori si facciano un’idea non solo della qualità del testo, ma anche della qualità dell’oggetto.
È probabilmente il caso di spendere 25 euro e comprarsi un dominio.
Il sito dovrà anche accogliere un calendario delle nostre apparizioni pubbliche (ne parliamo fra un attimo), e magari un po’ di blog per informare lettori e curiosi delle nostre attività.
Non sarebbe male poi avere un booktrailer (lo si fa con flash o con synfig) breve e di buon gusto da piazzare in giro sulla rete… YouTube, MySpace, siti e blog di amici e supporter etc.
. sbattersi – a morte. Conferenze, presentazioni, saloni, sagre di paese, serate in parrocchia, corsi per i boy scout. Senza svendersi, ma bisogna essere presenti.
Si comincia in piccolo, ovviamente, ma poi ci si può allargare. Senza bruciare le tappe.
Serve a vendere più libri?
Non credo.
Ma conoscere di persona i lettori potrebbe aiutarci a capire perché certi elementi di ciò che scriviamo piacciono ed altri no.
E le nostre foto circondati dal pubblico faranno un figurone sul nostro sito.

E se invece si volesse proprio cercare un editore interessato?
Beh, ne parliamo nella prossima puntata…