ALIA, L’Indice e gli Universi paralleli.

hugmentedNon si tratta di un nuovo, sorprendente romanzo di sf né di una vicenda dai tratti assurdi di bibliomani spediti in una Terra B, ma semplicemente della giustapposizione di due fatti che in qualche modo hanno a che fare con mia moglie e me.
La prima è l’uscita del podcast registrato da Silvia Treves e da me nel corso del mese di ottobre, dove di parla di universi paralleli, ucronia, controstoria e altri assurdi universi. Il podcast, registrato e pubblicato da HUGMENTED Fantascienza in podcast si può recuperare sul loro sito, cioé QUI o anche sulla mia pagina FB, cioé QUI. Contiene una chiacchierata poco seria ma se non altro piuttosto informata sul tema degli universi paralleli in letteratura. Il podcast contiene anche alcune riflessioni su cinema e universi paralleli, condotte da Maximo Dikotomiko da Dikotomiko Cineblog e interpella Bruno Luccisano del blog Pendolaria che ci parla di un plot televisivo di grande potenzialità, La Svastica sul Sole.
Insomma, indipendentemente dalla nostra presenza, più o meno illustre o trascurabile, merita comunque ascoltare il podcast. Ne uscirete con una buona cultura filmica e qualche rudimento narrativo sul tema.
novembre2015_sito-700x336La seconda parte di questo post riguarda ALIA Evo 1.0, ovvero il “vecchio” ALIA pubblicato su Amazon.it e su LN-LibriNuovi. Su «L’Indice» di novembre 2015 Franco Pezzini dedica alla nostra creatura un numero considerevole di parole, unendoci idealmente con altre antologie di fantascienza e fantastico più o meno coeve. La sensazione, a leggere l’intera pagina, è che ALIA sia un elemento in movimento di un quadro che nonostante tutto – la mancanza di denaro, di pubblicità, di attenzione da parte dei media, di una lingua sufficientemente diffusa, di un vasto pubblico di lettori e costretta a una progettualità a breve termine – riesce comunque a risultare pieno di vita e di animazione, essenzialmente grazie all’impegno profuso da autori poco noti e editori ancor meno noti.
Non è facile esprimere la nostra soddisfazione di far parte di una tale movimento di eroici illusi. Noi andiamo avanti, sperando di poter continuare, nonostante tutto, a divertirci.
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Quasi una comica

StallioQuesto blog, come ho a suo tempo spiegato, serve innanzitutto a tenere al corrente i lettori – e anche gli autori: siamo sparsi per l’Italia – sul procedere di ALIA. Ma non serve solo a questo, ovviamente. Una delle sue funzioni è anche quella di segnalare, presentare e, quando si può, recensire i testi scritti e pubblicati dagli ALIA men & women. Le recensioni che appaiono su queste pagine vengono in seguito ripubblicate su LN-LibriNuovi, come è accaduto per il romanzo di Vincent Spasaro. Un modo per conservare il ricordo del testo recensito, naturalmente, ma anche un modo per sottolineare che un testo recensito qui ha tutta la qualità per essere presentato a un pubblico più ampio. Questa volta è il turno di Fabio Lastrucci.

Avevo il romanzo di Fabio Lastrucci sull’e-reader da quando è uscito ma lo tenevo da parte, come da piccoli si nasconde una caramella in fondo al cassetto sperando di dimenticarla e di stupirsi, felici, di riscoprirla.

Ma a un certo punto arriva anche il momento di mangiarla, questa benedetta caramella, anche perché si rischia di dimenticarla davvero, cancellata dalle troppe altre caramelle librarie che mi passano sulla scrivania.

Il titolo del romanzo è L’Estate segreta di Babe Hardy, Dunwich edizioni, 2014. Disponibile in formato e-book (3,99 €) e in formato su carta (9,99 €). Un po’ più di 200 pagine, con prefazione di Alexia Bianchini e copertina non eccelsa ma accettabile.

Protagonisti della vicenda Stan Laurel e Oliver Hardy, una coppia mitica per il cinema comico e per chiunque sia stato un giorno bambino. Ma se Stanlio e Ollio sono i protagonisti, con loro appaiono altri personaggi tipici del film di allora: Mary Pickford, John Barrymore sr., James Finlayson – il “cattivo” di mille avventure – e Bela Lugosi, uno dei più famosi interpreti del Dracula di Brahm Stoker.

Bela is DraculaLa vicenda, in breve, è una storia di Vampiri o meglio, secondo la terminologia inventata da Stan Laurel (vero nome: Arthur Stanley Jefferson) una storia di nonpiri. Oliver Hardy, Babe per gli amici, è il primo a essere contagiato – non da Bela Lugosi, come direste d’impulso ma da un altro divo del cinema anni ’30 – e la sua malattia finisce col diventare un’epidemia, non letale ma sicuramente grave per chi deve ogni giorno uscire al sole per lavorare a un film e deve nutrirsi di sangue, anche animale, per riuscire a sopravvivere.

Il racconto si snoda rapido, costeggiando il plot del giallo, per poi accarezzare i temi più cari all’horror anni ’30 e senza dimenticare suggestioni degne de Il falcone maltese o della fantascienza d’antan. Borseggiatori, poliziotti, scienziati tedeschi, servitori cinesi, prostitute e personale dell’industria cinematografica si alternano, litigano, fuggono, si azzuffano, si inseguono durante lo svolgersi de L’estate segreta, lasciando il lettore fino alle fine incerto sul possibile finale della vicenda, finale che giungerà perfettamente calibrato e verosimile, permettendo a Stanlio e Ollio di continuare la loro carriera di divi del comico.

Piccolo particolare che merita ricordare, il memorabile cammeo del padre di Laurel, l’impresario teatrale inglese Arthur J. Jefferson, rapinato, spedito in Messico e salvato, nonostante le ruggini che li hanno sempre divisi, dallo stesso Stan.

I pregi del libro sono facili da enumerare: la caratterizzazione perfetta dei due protagonisti, attentamente ricalcati sui personaggi reali e ritratti con rispetto ma anche con  profondo affetto, l’atmosfera degli ambienti del cinema degli anni ’30, narrati con scrupolosa attenzione ma senza negarsi lo humour sottile di chi li rimette in scena a un secolo o quasi di distanza, la capacità di narrare, infine, evocando anche con tratti rapidi o semplici citazioni – non solo il mondo perduto degli anni ’30 ma anche il cinema e la letteratura che hanno preceduto e seguito quegli anni, ricordando, con semplici giochi letterari, personaggi come Alistair Crowley (A. Lester Crapley), Sam Spade (Sam Spite), Chester Gould, la ACME di Wilel il Coyote, Varley, famoso vampiro settecentesco e tanti altri.

Difetti? Ovviamente non possono mancare anche se, onestamente, direi che si tratta di piccoli errori da matita rossa, nulla che possa rendere meno godibile un vero divertissment, sia per il lettore che, evidentemente, per l’autore. Lascio a voi scoprirli, in sostanza, quando vi capiterà di passare un’estate con Babe Hardy.

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ALIA, il Pozzo e lo Straniero

blog xenoProprio stamattina il blog Il Pozzo e lo Straniero, nuova maschera del sempiterno Solomon Xeno, ha pubblicato un articolo sull’ultimo ALIA, l’ALIA elettronica uscita lo scorso giugno.

Si tratta di un buon articolo che presenta l’antologia, cogliendone alcuni aspetti che non sempre sono stati colti con uguale precisione. Considerazioni di questo genere:

Il fantastico ha mille sfaccettature e l’approccio prevalente è quello di isolarle e affrontarle una alla volta, perché si ritiene che chi legge fantascienza non apprezzi il fantasy e così via. ALIA fa invece della diversità il suo punto di forza, e la usa per disorientare il lettore al punto giusto…

ci rende gonfi di orgoglio come tacchini…

Come anche il fatto che l’estensore sottolinei la «mancanza di un filtro di genere» e l’apertura ad autori «culturalmente distanti» rende il nostro lavoro non troppo ingrato. Possiamo addirittura affermare che non si è lavorato invano…

Un grosso ringraziamento a Salomon Xeno da parte di noi tutti e in particolare, credo, da parte di Mario Giorgi… Se leggete l’articolo scoprirete perchè.

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ALIA Evo in Cronache di un sole lontano

bannerhighquality4Salve a tutti. Come preannunciato esce oggi un’ottima recensione all’ultimo ALIA su Cronache di un sole lontano, segnalato su Romanzi di Fantascienza qui:

https://www.facebook.com/groups/116650241679355/881035855240786/?notif_t=group_activity

Dove potete trovare la segnalazione in Romanzi di fantascienza.

E qui l’articolo a firma Marco Corda:

http://cronachediunsolelontano.blogspot.it/2014/10/alia-ovvero-un-contributo-appassionato.html

Un sentito ringraziamento nostro e di noi tutti del gruppo di ALIA Evo a Marco Corda, a Sandro Pergameno e a tutti coloro che collaborano con la testata e con il gruppo di Romanzi di Fantascienza. E adesso corriamo a leggere!

 

ALIA Evo. Una volta finita la festa…

festaBeh, forse la festa non è del tutto finita, ma è più di un mese che non ne viene ordinata nemmeno una copia, così…

Il problema, giunti a questo punto, è quello di riuscire a ricreare uin minimo di curiosità e di interesse per un’opera scomparsa dall’orizzonte degli eventi. Ciò che mi è capitato più volte sia con i libri stampati da CS_libri che con i libri acquistati di altri editori. Le possibilità sono, a questo punto:

sollecitare nuove recensioni inviando il testo ad altri possibili recensori interessati.

Sempre possibile, ovviamente, anche se sui due piedi non mi vengono in mente altri possibili interessati. Il grosso problema di ALIA, un problema che si è posto in pratica sempre nel corso della sua esistenza è il suo essere una chimera, fatta di diversi tipi di fantastico. Il risultato è, come si potrà immaginare, che si rischia di essere ignorati nei gruppi dedicati a un sottogenere in particolare. Se qualcuno ha qualcosa da proporre sono tutto orecchie… In ogni caso nei prossimi giorni è previsto l’arrivo di una nuova recensione scritta da un buon recensore. Speriamo che questa muova un po’ le acque.

abbassare il prezzo di copertina della pubblicazione e/o farla uscire in formato cartaceo.

La prima delle due è una possibilità, la seconda no. Sinceramente non pensavo che 7,20 euro fossero un problema tenendo conto che l’antologia aveva una paginazione superiore alle 400 pagine, ma tutto è possibile. Portare il prezzo e 3,60 euro o a 3,00 euro è senz’altro possibile, anche se… Una delle intenzioni di noi curatori e traduttori era quella di giungere ad un incasso sufficiente da poter procedere a stampare l’antologia, ma a un prezzo più basso la cosa si rivela sostanzialmente impossibile. Questo è anche il motivo per il quale al momento procedere a una stampa anche di un numero limitato di copie è impraticabile, a meno di non mettere in preventivo una perdita sicura e non di pochi euro. Abbiate pazienza, ma essere un editore vuol dire anche questo. In ogni caso procedere a un rilancio dell’antologia a un prezzo più basso è possibile. Fatemi solo sapere il vostro parere.

pubblicare un assaggio dei racconti o alcuni racconti, non più di tre, per spingere gli incerti ad acquistare.

Sono cose che ho già fatto ma con esiti scarsi. Diciamo che i racconti pubblicati vengono letti e buonanotte. In quanto a pubblicare l’incipit non serva praticamente a nulla, se non a provocare un certo rancore per la frustrazione tra i pochi interessati.

Questo è lo stato delle cose, Abbiamo creato un buon prodotto – chiedo scusa ma mi trovo qui in quanto “editore” e non come autore o curatore – ma le vendite sono inferiori a quanto sperato. Nulla che ci debba spingere a urlare e strapparci i capelli – in fondo è un brutto momento per tutta l’editoria e abbiamo utilizzato un genere di media ancora poco diffuso in Italia – , anzi tenendo conto del rapporto di vendite esistente tra p-book ed e-book potremmo persino vantarci un pochino dell’interesse suscitato, ma rimane il fatto che il progetto è rimasto quantomeno incompleto. A questo punto possiamo ringraziare gli intervenuti e chiudere la serranda sul progetto ALIA. Oppure possiamo tentare qualcos’altro. Io sono disponibile, datemi soltanto qualche idea

fine della festa

Fralerighe ALIA

ME_335_DiversityOfOpinionLa rivista on line Fralerighe dedica un articolo al nostro ALIA Evo, con una recensione a firma Lerigo Onofrio Ligure. Una recensione ricca, meditata e sicuramente non facile. Recensire un’antologia di diversi autori, infatti, è il tipico gatto selvatico dal quale chiunque scriva recensioni cerca di tenersi il più possibile lontano. Ma il recensore riesce a uscirne più che dignitosamente, sia dando una propria interpretazione e un proprio giudizio sull’operazione ALIA sia sforzandosi di valutare in toto il lavoro dei curatori.E, particolare tutt’altro che trascurabile, non citando mai il nome degli autori ma sforzandosi di commentare i racconti uno ad uno.

Ovviamente, in quanto co-curatore, ho qualche “naturale” riserva su taluni giudizi del buon menestrello Lerigo Onofrio Ligure, come non sono del tutto d’accordo sulla sua convinzione dell’esistenza di una “doppia anima” di ALIA, ma mi rendo perfettamente conto che ciò che viene colto e giudicato da un lettore – e a maggior ragione da un recensore – è automaticamente sacro e insindacabile. ALIA è nata come rassegna del fantastico e volutamente gioca su più tavoli, rischiando ogni volta qualche giustificata reprimenda sulle scelte fatte e sui racconti selezionati. Resta il fatto che se di un esame si è trattato possiamo affermare serenamente di averlo superato. Recensioni come quella apparsa su Fralerighe giustificano l’esistenza di ALIA e ne sottolineano il valore. Siamo stati per un decennio un buon esempio di fantastico nato in Italia da autori, curatori e traduttori italiani e anche quest’ultima nata è all’altezza della nostra fama. Non è poco, davvero. Grazie di cuore al nostro “menestrello” Lerigo Onofrio Ligure e a rileggerci presto.

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Da leggere con pazienza

fiume degli dei

Il tempo scorre. Sto finendo il mio racconto, sia pure con non poche difficoltà impreviste, ho ricevuto la versione definitiva dell’ottimo racconto di Fabio Lastrucci e, come gli ho scritto, ne sono rimasto davvero colpito ed emozionato. Silvia sta lavorando alla ennesima revisione del suo racconto – fortunatamente il racconto a un certo punto viene pubblicato, ponendo fine alle sue defatiganti revisioni – ho avuto qualche buona nuova dall’ottimo Davide Mana e ho ricevuto e letto il racconto di Maz Soumarè, un urban fantasy veloce e a tratti davvero divertente. Insomma il lavoro continua e ALIA lentamente lievita.

Ciò detto, tanto per non lasciare bianche queste pagine (o perché non sono capace di star zitto), dedicherò qualche riga a una lettura condotta in questi ultimi tempi. Parlo de Il fiume degli dei di Ian McDonald.

Il fiume degli dei è il primo della nuova collana Urania Jumbo, 507 pagine + sette di glossario, edizione originale 2004. Il romanzo è ambientato nell’India del 2047, un paese spezzato in una serie di staterelli, afflitto da un incoercibile fondamentalismo religioso indù, da  gravi  problemi climatici – i monsoni sono perennemente in ritardo e la terra si asciuga e si impoverisce – da una guerra a bassa intensità tra i vari nuovi stati indiani dovuta alla crescente siccità, da un traffico di unità di AI (Intelligenza Artificiale) di dimensioni inquietanti e da una tradizione religiosa e civile intrinsecamente contradditoria e innestata da elementi che poco hanno a che vedere con essa, come una sit-com che dura ininterrotta ormai da anni.

Un quadro molto ampio, ricco, generoso, nel quale si muovono numerosi personaggi a costruire un romanzo ricco di riflessi, sfaccettature e passione, estremamente ambizioso, complesso e probabilmente fin troppo prolisso. Personalmente ho avuto la netta sensazione che fino intorno a pagina fiume 2150 non succedesse nulla di particolarmente rilevante e che unico compito del lettore fosse quello di sforzarsi di ricordare chi diavolo fossero Vishram, Lisa, Tal, Naija, Shaheen Badoor Khan, Lull e tutti gli altri, correndo tra il testo e il glossario (talvolta inutilmente) e chiedendosi se era poi proprio necessario inserire tutti questi personaggi… Ma no, non ho serbato rancore al buon McDonald, anche perché mi rendo conto che un romanzo corale di queste dimensioni e con un complesso di temi tanto vasto richiedeva senz’altro un simile parco di personaggi.

Con tutto ciò debbo però ammettere che, pur apprezzando l’intento e l’esito del romanzo, non sono mai riuscito a entrare in sintonia e anche le pagine finali (alle quali sono giunto estenuato), non mi hanno conquistato come sarebbe stato appena appena normale. In sostanza ogni tessera del romanzo è andata al suo posto, ma ho assistito alla sistemazione del mosaico senza emozione, senza riuscire davvero a partecipare. Diciamo che ho condotto la lettura in attesa di un cambio di registro e di visione inattesi ma la mia (malaccorta) attesa si è rivelata vana. Polvere bagnata o forse un lettore impaziente e disattento.

Ian_McDonald_2005Tra il lettore e l’autore non va sempre tutto come deve andare… Diciamo che invito alla lettura del libro di McDonald con alcune avvertenze. La prima, probabilmente, è quella di munirsi di pazienza. Molta pazienza. In secondo luogo direi che, almeno per le prime 200 pagine, è il caso di seguire le vicende dei personaggi una ad una, come se si trattasse di diversi romanzi. Non si tratta di un peccato di lesa maestà, sia chiaro, i personaggi di McDonald e le loro vicende personali meritano un grado di attenzione che non sia sottoposto all’ansia di sapere come va a finire. Lo so, non è abituale per la sf leggere seguendo consigli di lettura, manco si leggesse Federigo Tozzi o Guido Morselli, ma si tratta di consigli a cattivi lettori come il sottoscritto. E la fantascienza è un po’ cambiata dalla sua origine. Vero o no?

La Terra al tramonto, The Dying Earth

dying earthQuesto è il titolo («The Dying Earth») del libro pubblicato da Jack Vance nel 1950. Un testo che impressionò non poco il pubblico della fantascienza dell’epoca. All’epoca non furono pochi coloro che ritennero che il nome con il quale venne firmata l’antologia fosse uno dei tanti pseudonimi di Henry Kuttner. Una volta chiarito che il vero autore era un ex-marinaio poco più che trentenne, al vasto mondo degli appassionati di sf non restò altra possibilità che imparare ad apprezzare uno degli autori più curiosi, abili, personali e anticonvenzionali del mondo fantascientifico americano.

La Terra di Dying Earth è un pianeta giunto molto vicino alla fine del primario del sistema. Senza curarsi particolarmente della vera sorte del nostro sole, destinato, secondo i maggiori esperti, ad attraversare una fase di crescente attività prima della rottura del suo equilibro interno e della sua prima espansione, Vance immagina un sole “antico” di colore vermiglio che splende in un cielo azzurro scuro e illumina una Terra dove sono passate e scomparse milioni di generazioni, una Terra ancora viva ma vecchia e consumata, che assiste stanca alla lenta agonia del sole.

La Terra ospita ancora esseri umani, anche se in numero molto inferiore all’attuale, umani divenuti fatalisti, irrazionali, inclini a credere alla magia, unica ed ultima forma di interazione con il mondo reale in un universo dai colori terminali. Che cosa ne sia stato degli altri umani non è chiaramente spiegato, ma si può immaginare che il pianeta, nel corso degli eoni trascorsi si sia gradualmente svuotato nella conquista di altri pianeti. I terrestri raccontati da Vance sono creature ciniche, incoerenti e paradossali, prive di sogni e di desideri, che vivono gomito a gomito con creature orribili originatesi nel corso dei secoli precedenti e dotati di un senso estetico perverso, curioso, innaturale e spesso crudele. Ed è proprio la crudeltà – una crudeltà spesso condotta ai limiti dell’inatteso, del ridicolo e dello humour nero – a costituire uno degli elementi sorprendenti di questa curiosa antologia, tanto più curiosa pensando al genere di sf che andava per la maggiore negli anni ’50.

crepuscoloIl libro è articolato in sei episodi, i cui titoli potrete trovare qui, fiabe surreali, dove individui di indole perfida e meschina come Liane il Viaggiatore o ingenui sognatori come Guyal di Sfere o donne bellissime ma prive di anima come T’Sais sono chiamati a risolvere dilemmi pericolosi o combattere avversari stravaganti, grotteschi o resistere e/o collaborare con maghi e stregoni sapienti, folli o monomaniaci. Il risultato è una serie di bozzetti abili e potenti, situazioni curiose e imprevedbili in un mondo terminale curiosamente conscio di esserlo.

Il legame con il fantasy per ciò che è diventato in questi ultimi anni – ambientazione paramedievale, onnipresenza della magia, destini predefiniti, personaggi troppo spesso incololori o monocordi – è del tutto casuale. La magia in Vance è ciò che resta all’indomani di una perdita definitiva della scienza, che infati viene ricordata con nostalgia e timore dagli ultimi uomini. Uomini e donne i cui destini sono perennemente in discussione, non avendo nessuna garanzia né della fatale vittoria sul Male né del loro valore in quanto più o meno eroici combattenti. Proprio ciò che rende questo volume prezioso.

Vance riprese in seguito la Terra al tramonto nel suo in The Eyes of the Overworld, con protagonista Cugel l’astuto, nomignolo che secondo uno dei personaggi di Vance egli merita sia per la sua mancanza di scrupoli che per il suo comportamento da perfetto bietolone…

Di recente è uscito in traduzione italiana per Urania un volume di racconti curato da George R.R.Martin e Gardner Dozois.Uscito in edizione originale nel 2009, Songs of Dying Earth, è nato per commemorare Jack Vance e la sua Terra morente. Sette buoni racconti che riportano sul palcoscenico il suo sole vermiglio e il suo cielo azzurro scuro, scritti da Dan Simmons, George R.R.Martin, Neil Gaiman, Tanth Lee, Byron Tetrick, Elizabeth Hand e Howard Waldrop. Particolare non secondario, tutti gli autori convenuti per la celebrazione ammettono di non ritenersi all’altezza della sua prosa. Come scrive Neil Gaiman: «… Vance non è uno scrittore che mi sognerei mai di imitare. Non credo sia imitabile.»

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Su Iain [M.] Banks

iain-banksLa recente scomparsa prematura di Iain [M.] Banks – e per una volta un luogo comune diventa davvero appropriato – mi obbliga a ricordarlo per come posso in queste pagine. In quelle di LN-LibriNuovi ci sono già diverse recensioni e sul sito Fronte e Retro (oltre che nelle pagine de Il futuro è tornato) esiste una presentazione sufficientemente ampia all’autore. Ma anche qui mi sembra giusto che, come ho fatto per Jack Vance, ospitare alcune presentazioni e recensioni all’autore. Cominciamo con una piccola antologia a suo tempo apparsa nella collana “Solaria” di Fanucci, chiusa dopo una ventina di numeri. La parabola di Solaria fu probabilmente uno degli elementi che contribuirono a determinare l’attuale stato comatoso della sf in Italia.

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Di Iain M. Banks, nella traduzione di Anna Feruglio Dal Dan uscì nel 2001, da Fanucci Solaria Lo stato dell’arte, antologia edita originariamente nel 1991.

statodellarteLo stato dell’arte è il titolo del racconto lungo che apre l’antologia, testimonianza dell’incontro della Cultura, la civiltà interstellare utopica che è probabilmente la più felice e feconda invenzione dello scrittore scozzese, con la società terrestre di fine millennio. A raccontare l’incontro Rasd-Codurersa Diziet Embless Sma de’Marinhide, per gli amici e i colleghi semplicemente Dizzy, membro del Contatto e parte dell’equipaggio della UGC (Unità Generale di Contatto) Arbitraria.

Ma la Terra pone da subito un problema, anzi un grosso problema, ai membri del Contatto a bordo dell’Arbitraria. Uno di loro, Linter, decide infatti di diventare a tutti gli effetti un terrestre, rinunciando alla vita più lunga e decisamente più felice ed equilibrata che la Cultura potrebbe offrirgli. Diziet e altri membri dell’equipaggio, e in primo luogo la stessa nave, IA (intelligenza artificiale) tignosa e caparbia come tutte le UGC, dedicano tempo e fatica a far recedere Linter dalla sua insana intenzione, nata da una caratteristica stortura mentale, evidentemente non solo umana, quella per la quale una vita deve essere per forza funestata da contrarietà, sofferenze e rinunce per essere pienamente vissuta. Inutilmente Diziet e con lei gli altri membri della Cultura si affannano a far comprendere quanto sia tutto sommato idiota questo modo di vedere le cose. Linter muore nel corso di una banale rapina e la Cultura decide di lasciare la Terra al suo destino. Considerazioni finali di Diziet:

 

A noi tocca il migliore dei destini. L’alternativa è qualcosa come la Terra, dove per quanto soffrano, per quanto ardano di dolore e di confusa, imprecisa angoscia esistenziale, pure producono più spazzatura che altro; soap opera, quiz show, giornali dozzinali e romanzacci rosa.

 

Considerazioni perfide e tendenziose ma assolutamente condivisibili, almeno secondo un nativo della vecchia Terra.

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Anna Feruglio Dal Dan

Tra i testi che seguono, a parte il celeberrimo Un dono della Cultura, premio Hugo e già pubblicato dalla Nord, segnalerei in particolare Dispari, storia di un incontro ravvicinato nelle peggiori circostanze possibili, Il discendente, a suo modo una storia commovente, e Pezzo, un esempio ottimamente riuscito di racconto con sorpresa finale, che bisogna aver terminato già da un po’ per rendersi conto che non si trattava di un testo di fantascienza. Un effetto davvero curioso, che sono convinto dica qualcosa di estremamente inquietante sul mondo di tutti i giorni.

A chiudere l’antologia un’intervista a Banks, nella sua doppia personalità di Iain M. Banks, autore di fantascienza e Iain Banks (senza M.) autore di fantastico non fantascientifico.

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Il mondo di Durdane

jack_vance_durdane_omnibus_by_taisteng-d5dce1pSono qui per una promessa.

Nella mia non breve vita ho letto praticamente tutto ciò che è uscito in italiano di Jack Vance: Che, così a occhio, direi dovrebbero essere tra i trenta e i quaranta libri. Praticamente un intero piano della mia libreria dello studio. L’autore è scomparso di recente e con lui se n’è andato uno dei miei compagni di avventure, un benevolo e dispettoso Principe Demone, con il quale ero spesso filosoficamente, politicamente, esistenzialmente in disaccordo ma senza il quale vivere era più difficile.  Mi è capitato, nella vita, di aver qualche amico molto di destra, per dire, ma questo comunque non mi ha mai impedito di amarli. È in questo modo – detto tra parentesi – che si capisce che cosa dev’essere costata la Resistenza.

Ho promesso, dicevo, di presentare un po’ per volta alcuni dei libri di Vance, quelli che per me sono stati i più importanti. Nulla di serio, nulla di definitivo. Non sono uno storico della letteratura né un giornalista letterario, al massimo un micro-collega con qualche piccola, ridicola fissazione letteraria. Lo stesso ho intenzione di fare con Iain [M.] Banks.

Il Mondo di Durdane, uscì in lingua originale tra il 1971 e il 1973. Fu pubblicato in Italia dall’Editrice Nord nel 1976 con introduzione di Riccardo Valla a tutti e tre i volumetti, il primo tradotto da G. Staffilano e gli ultimi due da Roberta Rambelli. Piccolo particolare, nell’edizione originale il secondo e terzo volume contenevano un riassunto delle puntate precedenti scritto dall’autore e che l’edizione italiana puntualmente replicò traducendoli.

Complessivamente i tre volumi contano meno di 600 pagine in traduzione italiana, i relativi titoli sono Il mondo di Durdane [Anome], Il popolo di Durdane [The Brave Free Men] e Asutra [Asutra]. Piccolo particolare di interesse scarso ma a suo modo rilevante, io posseggo un cofanetto dei tre volumi insieme, ciascuno dei quali risulta rilegato all’americana, ovvero con le pagine che si staccano e tendono ad andare alla deriva ognuna per conto suo. L’edizione originale, nella collana Argento, era viceversa cucita.

vance con banjoProtagonista di tutte e tre i volumi è Gastel Etzewane, un musicista – anzi un musicante – suonatore di Khitan, uno strumento a corde dotato di un collo, ovvero di una tastiera, e di un corpo. Lo so, a qualcuno probabilmente è venuta in mente una vecchia foto di Vance che suona un banjo… Ma il Khitan, per come viene descritto, parrebbe uno strumento un po’ più complesso e musicalmente più ricco. In ogni caso il nostro Gastel nasce in un cantone periferico del continente di Shant, diviso in due aree politiche, una governata dall’Anome, l’altra – Palasedra – dai Duchi Aquila. Più vasto, poco abitato e sostanzialmente selvaggio il secondo grande continente di Durdane, Caraz.

«Il pianeta Durdane è stato colonizzato migliaia di anni fa da vari gruppi di persone che volevano sfuggire a una Terra troppo meccanizzata, e col passare dei secoli è diventato il regno di ogni sorta di comunità eccentriche.»

Il nostro musicante, che non ha mai ricevuto il suo «torc» – un raffinato strumento di controllo personale e sociale, ovvero una piccola carica di esplosivo che può far saltare al testa se opportunamente azionata da una subalterno dell’Anome – dopo un’infanzia complicata nel mondo dei “bimbi puri chiliti” e un’apprendistato non facile tra i manovali della Pallonvia, giunge nella capitale in compagnia di Ifness, un misterioso terrestre. Da qui nasceranno le sue complicate e divertenti avventure.

asutraIl romanzo procede brillantemente nei primi due volumi, segnando un po’ il passo nel terzo, ma si tratta ovviamente di un parere personalissimo. Di davvero interessanti ci sono alcuni aspetti del romanzo che merita sottolineare, anche perché ci permettono di comprendere la visione del mondo dell’autore:

– I bimbi puri chiliti, un gruppo di puritani fissati con la contaminazione che viene dal principio femminile. Difficile trovare qualcosa di altrettanto ironico e crudele verso una pratica religiosa.

– Il Torc: senza torc non si può trovare lavoro ma con il torc si diventa sudditi e non cittadini. Gastel non solo non lo indosserà ma farà l’impossibile per eliminarne l’uso.

– I rogushkoi: ferocissimi assassini e violatori, alti due metri e mezzo e non più svegli di un Orchetto, ma rossi, molto rossi ; )

– L’Anome: il potere politico ignoto. Ognuno può essere un Anome, ma il suo sistema è lento, poco efficace, facilmente permeabile a un’entità aliena.

– Gli Asutra: un esempio paradossale di parassiti parassitati.

– I duchi-aquila: molto seri, molto temibili, molto oscuri e poco avvicinabili. In tutto e per tutto Fantasy ma degnamente presenti anche in un romanzo di sf. Una piccola, deliziosa abitudine di Jack Vance.

Cosa desurmene da un simile insieme di particolari? Beh, che il nostro buon Vance era quantomeno poco ortodosso da un punto di vista religioso, ovvero che era un laico laicista, come si usa dire in questi tempi. Che diffidava del potere, in qualunque forma apparisse o si presentasse, che amava giocare con i temi classici della sf e che non disdegnava costruire entità chiaramente ripescate dal fantasy. E che, in generale, credeva tanto profondamente nella sf da non prenderla troppo sul serio.

Jack-Vance-cat-dogFinisce qui il primo incontro con John Holbrook Vance. Ritorneremo su alcuni aspetti della sua estetica e della sua (mancanza di) etica. Per il momento invito chi mi legge a cercare la trilogia: è una buona lettura, molto meno banale di quanto possa apparire.