ALIA: cinque domande.

who_are_you-_Siamo in movimento, come si è detto e spiegato, ma adesso si tratta di cominciare a riflettere su tempi, modi e forme dell’antologia a venire. Soltanto qualche punto fermo, ovviamente provvisorio e discutibilissimo, ma che è bene iniziare a discutere.

1) Chi: finora ho ricevuto la disponibilità di diversi autori delle precedenti edizioni. Tutti autori italiani, più qualche proposta da altri autori, sempre italiani. Un autore, Mario Giorgi, mi ha già fatto avere un suo (ottimo) racconto che si è già abbondantemente guadagnato un posto sul nostro mezzo. Ma come dobbiamo procedere? Quanti nuovi autori possiamo ospitare? È ragionevole pensare di poter pubblicare – putacaso – venti autori italiani? E sarà il caso che qualcuno scelga tra i racconti proposti o questi verranno comunque pubblicati? Il mio personala parere è che i racconti giunti saranno comunque pubblicati e nel caso suddivisi in due successive edizioni di ALIA. Ciò detto, credo che il termine ultimo per la consegna/spedizione dei racconti italiani sarà il prossimo 30 settembre.  Ditemi che cosa ne pensate, qui o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica aliaracconti[at]fastwebnet.it.

2) Dove: ALIA ha sempre raccolto autori provenienti dall’estremo est e dall’estremo ovest. Non mi sembra il caso di smettere proprio ora. Come anche, nel caso, di ospitare anche autori provenienti dalla nostra vecchia Europa. Nelle precedenti edizioni di ALIA Davide Mana, Maz Soumaré e Federico Madaro si sono assunti il compito di tradurre rispettivamente autori dell’universo anglofono e del mondo nipponico e cinese. È ancora possibile provarci? Ha un senso? Qualcuno è disposto ad ascoltarci e a cedere gratuitamente i suoi diritti per la traduzione italiana? Non posso che rivolgermi a ciascuno di voi curatori chiedendovi una risposta, anche breve ma comunque – me ne rendo conto – impegnativa. E se qualcuno ci stesse, sarebbe ragionevole pensare a un termine di consegna delle traduzioni per il 31.12.2013 o il 31.01.2014?

3) Come: si è parlato di un e-book dal quale, eventualmente, ottenere in un secondo momento un p(aper)-book. Ma non si tratta di legge scolpita sulla pietra che un ignoto dio ci ha regalato. Personalmente sono convinto che un e-book abbia più senso per la leggerezza stessa del progetto, ma non sono disposto a morire per difendere il mio punto di vista. Chiunque abbìa idee o suggerimenti scriva qui o all’indirizzo sopra citato (aliaracconti[at]fastwebnet.it). Si può fare tutto, compreso lanciare una sottoscrizione on line o ricattare un commercialista pedofilo. A proposito, qualcuno ne conosce? In ogni caso sottolineo che il nostro e-book potrà essere venduto letteralmente ovunque, sui blog come in qualsiasi sito. Sarà un libro ubiquo e rintracciabile ovunque. Anche, e anche questo è un parere personalissimo, eventualmente copiabile. Non nel senso che spingeremo i lettori a farne copie e inviarne in giro, ma nel senso che non apporremo assurdi e vessatori infomeccanismi per evitarne la copiatura familiare. Provvederemo comunque a difendere i diritti di autori e curatori.

4) Quando: la primavera 2014, così a occhio.

5) Perché: È il caso di ripeterlo? No, non credo proprio.

Coraggio, aspetto vostre risposte.

P.S.: nel caso si stabilisse che NON esistono autori stranieri disponibili a pubblicare – probabilmente anche con ragione – con un’editore fantasma, che cosa dobbiamo fare? Risposta personale: pubblicare ALIA ugualmente, anche solo con autori italiani. Ma anche qui è ovviamente possibile aprire una discussione on line.

Io sto coi talebani, in ogni caso, visto che a quanto pare vincono sempre.

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Generativi

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[questo pezzo compare in contemporanea sul mio blog strategie evolutive]

Abbiamo già toccato un paio di volte, su questo blog e altrove, il discorso su Creative Commons e libera circolazione dei documenti in rete.
Normalmente capita che qualcuno mi dia dell’idiota e mi spieghi che non ho il diritto di guadagnarmi da vivere, ma talvolta ne viene fuori qualcosa di valido.

Dal blog di David Brin salto sul blog di Kevin Kelly, che contiene alcune interessanti riflessioni sulla vendita di contenuti on-line.
In un mondo in cui esiste internet, sostiene Kelly, qualsiasi documento è infinitamente replicabile.
E qualsiasi cosa sia disponibile in infiniti multipli è priva di un valore commerciale.
Ciò che tuttavia non è replicabile sono quelli che Kelly definiscei “generativi” della nostra opera.

A generative value is a quality or attribute that must be
generated, grown, cultivated, nurtured. A generative thing can not be
copied, cloned, faked, replicated, counterfeited, or reproduced. It is
generated uniquely, in place, over time. In the digital arena,
generative qualities add value to free copies, and therefore are
something that can be sold.

Kelly ne distingue otto…

Immediatezza – prima o poi troveremo tutto su eMule; ma avere il lavoro che ci interessa nel momento in cui viene pubblicato (e non due anni dopo) è qualcosa per cui potremmo essere disposti a pagare.

Personalizzazione – “l’aspirina è gratis, ma un’aspirina specificamente disegnata per il tuo DNA è molto cara”. Per le opere d’ingegno, la personalizzazione implica un dialogo fra creatore e fruitore.

Interpretazione – Linux è gratis, i manuali si comprano (ed i corsi per imparare ad usare il “softaware libero” sono spesso piuttosto costosi). E se devo mettere sul Cd una racolta di vecchi blues, preferisco John Mayall a Zucchero.

Autenticità – le copie non sono necessariamente perfette, e chiunque abbia mai acquistato o scaricato un bootleg degli “altri” Fleetwood Mac, sa cosa significhi essere bidonati sull’autenticità.

Accessibilità – potremmo voler pagare qualcuno che mantenga le cose che ci interessano (una biblioteca digitale on demand, un album fotografico) o che ci fornisca lo stato dell’arte – rimpiazzando il vecchio software o hardware ad ogni nuovo aggiornamento.

Materializzazione – le copie digitali non hanno una fisicità. Qualsiasi feticista del libro stampato potrebbe intrattenerci per ore sull’argomento…

Patrocinio – può darsi che il fruitore voglia pagare l’autore, per mostrare il proprio apprezzamentoe garantire la sopravvivenza del poverello, che così magari produrrà di più, e di meglio.

Reperibilità – molto di ciò che viene distribuito gratuitamente scompare (basta restare per un paio di giorni agganciati al feed di Gnome per scoprire migliaia di software che passano e vanno, nonostante persone dedicate continuino a svilupparli). E in fondo come funziona Amazon, se non permettndoci di trovare (quasi) tutto ciò che ci interessa dato un argomento anche molto generico?

Il discorso di Kelly è solo all’inizio, e probabilmente andrà contropelo ai fautori del hasta la fotocopia siempre!, ma vale la pena di essere preso in considerazione, io credo, se non altro perché sposta l’attenzione da cosa paghiamo (in libreria, ad esempio) a cosa ci piacerebbe pagare, e perché.