ALIA, un post definitivo

Di nuovo ALIA? Ma non sei stufo?
No, non lo sono.
Tanto più che esistono persone che si comportano nei confronti di ALIA come il famoso San Paolo caduto da cavallo, improvvisamente folgorato dall’esistenza della divinità.
Non scherzo, potete dare un’occhiata al sito ALIA Evolution dove rispondo a un cortese ma deciso lettore che lamenta la scarsa pubblicità condotta per recuperare ALIA. Sicché eccomi qui, fuori programma, per presentare l’antologia con ciò che rimane della sua parte cartacea.

ALIA è nata nel 2003, nientepopodimeno. Le circostanze della sua nascita sono riportate in un pagina di questo blog, proprio qui. Ne esistono ancora due copie, tutte e due scassate e malconce che ospito nella libreria di casa. Quindi si può considerare esaurito.

Dopo il primo ALIA, sottotitolo «L’arcipelago del fantastico», ne uscirono altri… nove.
ALIA 2, nel 2005, 388 pagine e 26 autori. Praticamente esaurita, ne rimane soltanto la copia elettronica, sia del testo che della copertina. ALIA 3, nel 2006, 378 pagine e 25 autori. Ne rimangono (credo) cinque copie nella cantina di mia madre, cantina vasta e non del tutto esplorata. Se le vuole il braccio destro di Dio posso ripescarle, altrimenti voglio essere ricoperto d’oro come se cercassi El Dorado. A parte gli scherzi, chiedendo con grazia posso anche studiare un modo per recuperarle, ma con molta grazia, mi raccomando.

Tutti e tre i primi ALIA sono presentati qui, con intro, titoli dei racconti e nomi degli autori. Un esercizio un po’ malinconico, lo so, ma che si può fare.

ALIA [giappone], 2007. Otto racconti e otto autori, 152 pagine, copertina di Terada Katsuya. Per scoprire i nomi degli autori dei tre volumi dovete andare qui. Sostanzialmente esaurita, ne ho una copia qui sulla scrivania che posso offrire per 10.000 euro. 10.000 e uno, 10.000 e due, 10.000 e tre… aggiudicato al signore col bastone di cristallo e la redingote arancio.

ALIA [italia], 2007. Dieci autori, dieci racconti e 194 pagine. Per vedere titoli e autori sempre qui.  Disponibile in un certo numero di copie, ISBN 9788890145575, prezzo 12,00 euro. Presso IBS e altre librerie on line. Volendo anche scrivendo a cs_libri[at]fastwebnet.it. Senza spese di spedizione.

ALIA [anglosfera], 2007. Otto autori, otto racconti e 220 pagine. Tra gli autori David Brin, Cory Doctorow, Michael Moorcock e Walter Jon Williams e l’elenco completo qui. ISBN 9788890145582, € 12,00. Disponibile Presso IBS o, come sopra, ordinandolo a cs_libri[at]fastwebnet.it.

Seguì poi, a distanza di un anno:

ALIA Autori Italiani, 2008, 12 autori, 12 racconti e 208 pagine. Copertina di Suemi Jun, titoli e autori qui. Disponibile senza se e senza ma, ISBN 9788895526102, € 14,00. Sempre presso IBS e ordinandolo a cs_libri[at]fastwebnet.it.

ALIA Sol Levante, 2008, 11 autori , 11 racconti e 186 pagine. Titoli e autori come sempre qui, disponibile entro pochi giorni sia presso IBS e similari o scrivendo a cs_libri[at]fastwebnet.it.

Un altro anno e nel 2009 esce ALIA Anglostorie, 2009, 144 pagine, 7 racconti, 7 autori tra cui Ted Chiang e Karl Schroeder e altri, tutti qui. Disponibile senza problemi, ISBN 9788895526164, € 14,00, sia presso IBS e altre librerie on line o scrivendo al solito cs_libri[at]fastwebnet.it. Sempre invio senza spese.

Coraggio, ci siamo quasi.

Nel 2011 esce ALIA Storie, 340 pagine con copertina di Hitoshi Yoneda e autori Giapponesi, Cinesi, Italiani, Spagnoli, Americani e di Singapore autori di 22 racconti. Qui l‘elenco degli autori. Disponibile anche di notte e negli week-end per € 19,50, presso IBS e compagnia bella o vergando due righe al solito cs_libri[at]fastwebnet.it.

E arriviamo al 2014. Nel mezzo c’è stata la chiusura della libreria CS (2012) e qualche altro problema – personale e no.
Nel 2014 esce ALIA Evo 1.0, prima versione del nuovo ALIA interamente elettronico. Ovviamente è disponibile in formato .mobi presso Amazon.it e presso LN-LibriNuovi in formato .epub e .rtf. 361 pagine, diciassette titoli e diciassette autori, quattro dei quali stranieri. In vendita a € 5,99.

E nel 2016, proprio il 17 marzo, a distanza di 4 anni dalla chiusura della libreria CS, esce ALIA Evo 2.0, per la prima volta un Alia interamente italiano e a detta di qualcuno — no, i nomi non li dico, ma non mento — un’ottima antologia. Evidentemente gli italiani hanno imparato a scrivere fantastico. 507 pagine (!!!), diciassette autori e diciassette storie che si possono trovare qui in formato kindle e qui, presso LN-LibriNuovi in formato .epub e .rtf. Sempre € 5,99.

Bene.
Adesso, quando avrò finito e avrò postato il tutto mi verranno in mente altre tre o quattro cose che dovevo assolutamente dire… tra le altre che da domani ALIA Evo 1.0 verrà diminuito di prezzo e che il lettore che l’ha acquistato oggi ha diritto a € 1,22 di rimborso…
Vabbé.
Adesso almeno per qualche giorno resterà questo post, non solo biecamente commerciale ma moltiplicato per tre, su Alia Evolution, F&R e LN-LibriNuovi.
A rileggerci presto, è stata dura ma ne valeva la pena…

N.B.: questo post è apparso contemporaneamente su Fronte & Retro e su LN-LibriNuovi.

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ALIA Evo 2.0, presente e futuro

sf 5Salve a tutti. Il lavoro per giungere alla pubblicazione del prossimo ALIA continua. Agli autori già giunti (Vittorio Catani, Francesco Troccoli, Danilo Arona, Chiara Negrini, Vincent Spasaro, Fabio Lastrucci, Maurizio Cometto, Mario Giorgi, Davide Zampatori, Paolo Cavazza) si sono aggiunti Eugenio Saguatti che ha promesso un racconto steampunk – genere molto apprezzato dai curatori – cioé Silvia Treves e io – e l’immancabile, immarcescibile e delizioso Massimo Soumaré. Da Consolata Lanza non abbiamo ricevuto altre notizie ma confidiamo nella sua partecipazione mentre non abbiamo ancora ricevuto notizie da altri autori che hanno promesso di partecipare. Nessun problema, il termine di consegna del racconto è la metà del prossimo dicembre e prima di allora avremo loro notizie. .

sf 3Nel frattempo, discutendo con Mario Giorgi, è nata un’idea che sarebbe bello discutere con gli altri autori che fanno e che hanno fatto parte del progetto. In breve: sarebbe bello far nascere dagli autori di ALIA una collana di testi monografici – romanzi e raccolte di racconti – che verrebbero pubblicati in forma di e-book, creando una collana, «ALIA» che continuerebbe il lavoro creato con ALIA e permetterebbe ai lettori di seguire i propri autori preferiti.Cosa ne dite? Pensate sia fattibile? Aspetto i vostri pareri. Si comincerebbe all’indomani dell’uscita del prossimo ALIA con i primi e-book e si continuerebbe con una cadenza trimestrale. A far parte dei testi pubblicati potrebbero essere testi già apparsi su ALIA o testi nuovi , tutti rigorosamente fantastici. A noi, Giorgi, Silvia e il sottoscritto, sembra una buona idea, ma rimaniamo in attesa di vostri segnali in proposito.

sf 1La scelta di puntare decisamente su testi in forma di e-book può sembrare forse azzardata, rischiando di tagliare fuori una quota di lettori, d’altro canto l’e-book garantisce una praticità senza pari nella distribuzione e facilità per l’acquisto senza rese né errori di tiratura. Mi rendo conto che per molti – me compreso – il fascino del libro in carta con la copertina colorata, i risguardi, la seconda e terza illustrate come furono gli ultimi ALIA, ha un fascino non facile da eguagliare ma posso assicurare chi mi legge che anche veder comparire la copertina di un e-book dalle profondità di un e-reader o di un kindle ha un buon allure.

Per il momento mi fermo qui. Abbiamo ancora tempo per discuterne e per vedere le forme possibili della collaborazione. Intanto un grosso abbraccio a tutti e a rileggerci presto!

La Terra al tramonto, The Dying Earth

dying earthQuesto è il titolo («The Dying Earth») del libro pubblicato da Jack Vance nel 1950. Un testo che impressionò non poco il pubblico della fantascienza dell’epoca. All’epoca non furono pochi coloro che ritennero che il nome con il quale venne firmata l’antologia fosse uno dei tanti pseudonimi di Henry Kuttner. Una volta chiarito che il vero autore era un ex-marinaio poco più che trentenne, al vasto mondo degli appassionati di sf non restò altra possibilità che imparare ad apprezzare uno degli autori più curiosi, abili, personali e anticonvenzionali del mondo fantascientifico americano.

La Terra di Dying Earth è un pianeta giunto molto vicino alla fine del primario del sistema. Senza curarsi particolarmente della vera sorte del nostro sole, destinato, secondo i maggiori esperti, ad attraversare una fase di crescente attività prima della rottura del suo equilibro interno e della sua prima espansione, Vance immagina un sole “antico” di colore vermiglio che splende in un cielo azzurro scuro e illumina una Terra dove sono passate e scomparse milioni di generazioni, una Terra ancora viva ma vecchia e consumata, che assiste stanca alla lenta agonia del sole.

La Terra ospita ancora esseri umani, anche se in numero molto inferiore all’attuale, umani divenuti fatalisti, irrazionali, inclini a credere alla magia, unica ed ultima forma di interazione con il mondo reale in un universo dai colori terminali. Che cosa ne sia stato degli altri umani non è chiaramente spiegato, ma si può immaginare che il pianeta, nel corso degli eoni trascorsi si sia gradualmente svuotato nella conquista di altri pianeti. I terrestri raccontati da Vance sono creature ciniche, incoerenti e paradossali, prive di sogni e di desideri, che vivono gomito a gomito con creature orribili originatesi nel corso dei secoli precedenti e dotati di un senso estetico perverso, curioso, innaturale e spesso crudele. Ed è proprio la crudeltà – una crudeltà spesso condotta ai limiti dell’inatteso, del ridicolo e dello humour nero – a costituire uno degli elementi sorprendenti di questa curiosa antologia, tanto più curiosa pensando al genere di sf che andava per la maggiore negli anni ’50.

crepuscoloIl libro è articolato in sei episodi, i cui titoli potrete trovare qui, fiabe surreali, dove individui di indole perfida e meschina come Liane il Viaggiatore o ingenui sognatori come Guyal di Sfere o donne bellissime ma prive di anima come T’Sais sono chiamati a risolvere dilemmi pericolosi o combattere avversari stravaganti, grotteschi o resistere e/o collaborare con maghi e stregoni sapienti, folli o monomaniaci. Il risultato è una serie di bozzetti abili e potenti, situazioni curiose e imprevedbili in un mondo terminale curiosamente conscio di esserlo.

Il legame con il fantasy per ciò che è diventato in questi ultimi anni – ambientazione paramedievale, onnipresenza della magia, destini predefiniti, personaggi troppo spesso incololori o monocordi – è del tutto casuale. La magia in Vance è ciò che resta all’indomani di una perdita definitiva della scienza, che infati viene ricordata con nostalgia e timore dagli ultimi uomini. Uomini e donne i cui destini sono perennemente in discussione, non avendo nessuna garanzia né della fatale vittoria sul Male né del loro valore in quanto più o meno eroici combattenti. Proprio ciò che rende questo volume prezioso.

Vance riprese in seguito la Terra al tramonto nel suo in The Eyes of the Overworld, con protagonista Cugel l’astuto, nomignolo che secondo uno dei personaggi di Vance egli merita sia per la sua mancanza di scrupoli che per il suo comportamento da perfetto bietolone…

Di recente è uscito in traduzione italiana per Urania un volume di racconti curato da George R.R.Martin e Gardner Dozois.Uscito in edizione originale nel 2009, Songs of Dying Earth, è nato per commemorare Jack Vance e la sua Terra morente. Sette buoni racconti che riportano sul palcoscenico il suo sole vermiglio e il suo cielo azzurro scuro, scritti da Dan Simmons, George R.R.Martin, Neil Gaiman, Tanth Lee, Byron Tetrick, Elizabeth Hand e Howard Waldrop. Particolare non secondario, tutti gli autori convenuti per la celebrazione ammettono di non ritenersi all’altezza della sua prosa. Come scrive Neil Gaiman: «… Vance non è uno scrittore che mi sognerei mai di imitare. Non credo sia imitabile.»

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Il mondo di Durdane

jack_vance_durdane_omnibus_by_taisteng-d5dce1pSono qui per una promessa.

Nella mia non breve vita ho letto praticamente tutto ciò che è uscito in italiano di Jack Vance: Che, così a occhio, direi dovrebbero essere tra i trenta e i quaranta libri. Praticamente un intero piano della mia libreria dello studio. L’autore è scomparso di recente e con lui se n’è andato uno dei miei compagni di avventure, un benevolo e dispettoso Principe Demone, con il quale ero spesso filosoficamente, politicamente, esistenzialmente in disaccordo ma senza il quale vivere era più difficile.  Mi è capitato, nella vita, di aver qualche amico molto di destra, per dire, ma questo comunque non mi ha mai impedito di amarli. È in questo modo – detto tra parentesi – che si capisce che cosa dev’essere costata la Resistenza.

Ho promesso, dicevo, di presentare un po’ per volta alcuni dei libri di Vance, quelli che per me sono stati i più importanti. Nulla di serio, nulla di definitivo. Non sono uno storico della letteratura né un giornalista letterario, al massimo un micro-collega con qualche piccola, ridicola fissazione letteraria. Lo stesso ho intenzione di fare con Iain [M.] Banks.

Il Mondo di Durdane, uscì in lingua originale tra il 1971 e il 1973. Fu pubblicato in Italia dall’Editrice Nord nel 1976 con introduzione di Riccardo Valla a tutti e tre i volumetti, il primo tradotto da G. Staffilano e gli ultimi due da Roberta Rambelli. Piccolo particolare, nell’edizione originale il secondo e terzo volume contenevano un riassunto delle puntate precedenti scritto dall’autore e che l’edizione italiana puntualmente replicò traducendoli.

Complessivamente i tre volumi contano meno di 600 pagine in traduzione italiana, i relativi titoli sono Il mondo di Durdane [Anome], Il popolo di Durdane [The Brave Free Men] e Asutra [Asutra]. Piccolo particolare di interesse scarso ma a suo modo rilevante, io posseggo un cofanetto dei tre volumi insieme, ciascuno dei quali risulta rilegato all’americana, ovvero con le pagine che si staccano e tendono ad andare alla deriva ognuna per conto suo. L’edizione originale, nella collana Argento, era viceversa cucita.

vance con banjoProtagonista di tutte e tre i volumi è Gastel Etzewane, un musicista – anzi un musicante – suonatore di Khitan, uno strumento a corde dotato di un collo, ovvero di una tastiera, e di un corpo. Lo so, a qualcuno probabilmente è venuta in mente una vecchia foto di Vance che suona un banjo… Ma il Khitan, per come viene descritto, parrebbe uno strumento un po’ più complesso e musicalmente più ricco. In ogni caso il nostro Gastel nasce in un cantone periferico del continente di Shant, diviso in due aree politiche, una governata dall’Anome, l’altra – Palasedra – dai Duchi Aquila. Più vasto, poco abitato e sostanzialmente selvaggio il secondo grande continente di Durdane, Caraz.

«Il pianeta Durdane è stato colonizzato migliaia di anni fa da vari gruppi di persone che volevano sfuggire a una Terra troppo meccanizzata, e col passare dei secoli è diventato il regno di ogni sorta di comunità eccentriche.»

Il nostro musicante, che non ha mai ricevuto il suo «torc» – un raffinato strumento di controllo personale e sociale, ovvero una piccola carica di esplosivo che può far saltare al testa se opportunamente azionata da una subalterno dell’Anome – dopo un’infanzia complicata nel mondo dei “bimbi puri chiliti” e un’apprendistato non facile tra i manovali della Pallonvia, giunge nella capitale in compagnia di Ifness, un misterioso terrestre. Da qui nasceranno le sue complicate e divertenti avventure.

asutraIl romanzo procede brillantemente nei primi due volumi, segnando un po’ il passo nel terzo, ma si tratta ovviamente di un parere personalissimo. Di davvero interessanti ci sono alcuni aspetti del romanzo che merita sottolineare, anche perché ci permettono di comprendere la visione del mondo dell’autore:

– I bimbi puri chiliti, un gruppo di puritani fissati con la contaminazione che viene dal principio femminile. Difficile trovare qualcosa di altrettanto ironico e crudele verso una pratica religiosa.

– Il Torc: senza torc non si può trovare lavoro ma con il torc si diventa sudditi e non cittadini. Gastel non solo non lo indosserà ma farà l’impossibile per eliminarne l’uso.

– I rogushkoi: ferocissimi assassini e violatori, alti due metri e mezzo e non più svegli di un Orchetto, ma rossi, molto rossi ; )

– L’Anome: il potere politico ignoto. Ognuno può essere un Anome, ma il suo sistema è lento, poco efficace, facilmente permeabile a un’entità aliena.

– Gli Asutra: un esempio paradossale di parassiti parassitati.

– I duchi-aquila: molto seri, molto temibili, molto oscuri e poco avvicinabili. In tutto e per tutto Fantasy ma degnamente presenti anche in un romanzo di sf. Una piccola, deliziosa abitudine di Jack Vance.

Cosa desurmene da un simile insieme di particolari? Beh, che il nostro buon Vance era quantomeno poco ortodosso da un punto di vista religioso, ovvero che era un laico laicista, come si usa dire in questi tempi. Che diffidava del potere, in qualunque forma apparisse o si presentasse, che amava giocare con i temi classici della sf e che non disdegnava costruire entità chiaramente ripescate dal fantasy. E che, in generale, credeva tanto profondamente nella sf da non prenderla troppo sul serio.

Jack-Vance-cat-dogFinisce qui il primo incontro con John Holbrook Vance. Ritorneremo su alcuni aspetti della sua estetica e della sua (mancanza di) etica. Per il momento invito chi mi legge a cercare la trilogia: è una buona lettura, molto meno banale di quanto possa apparire.

ALIA live

libriIl salone del libro di Torino non serve a moltissimo, siamo sinceri. Molti dei libri che potete incontrare li potete vedere anche in libreria. Però – e non è tanto piccolo questo però – potete anche incontrare molti altri libri impossibili da vedere in libreria, editori poco noti ma decisamente interessanti, autori sconosciuti ma sorprendenti.

Per noi, sopravvissuti di ALIA è l’occasione se non altro di incontrarci di nuovo. Dispersi, vittime di una diaspora che ha colpito persone e librerie, ci ritroviamo al Salone, nello stand degli editori piemontesi, con l’ultimo nato della serie, uscito nel 2011 ma poco presentato e ancor meno rintracciabile. ALIA Storie contiene, qualcuno lo ricorderà, tre scrittori cinesi, sei giapponesi, tre di Singapore, uno spagnolo, uno statunitense e sette italiani, per un totale di 22 racconti e 340 pagine. E quattro traduttori. E nove disegnatori. E ci sono voluti mesi per metterla insieme.

L’appuntamento, per coloro che desiderano incontrarci, è nello stand degli editori del Piemonte, R118-S117, alle ore 21.00 di venerdì 17 maggio. Ci sarà il curatore, Silvia Treves, i traduttori – perlomeno quelli che non sono stati trattenuti da impegni o dalla distanza – gli autori – italiani, ovviamente – e buon ultimo l’editore,  Massimo Citi. Vi aspettiamo!

N.B.: Si prega evitare commenti e battute sulla data, in ogni caso non da noi scelta.

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Ricordando il 2001

immagine coperta sf1Dodici anni fa usciva un libro – un piccolo libro – dedicato a un convegno di fantascientifici e del quale vi ho parlato qui, in apertura dell’intervento di Vittorio Catani.

La scorsa settimana ho inviato la richiesta all’ottimo Luca Masali, autore all’epoca di un intervento sull’ucronia (Ucronia, il presente che non è) di poter ripubblicare il suo intervento su queste pagine e su quelle di LN-LibriNuovi. La risposta di Masali è stata in tutto degna dell’autore de “I biplani di D’Annunzio”, cioé rapida, poetica e squisita.

Ma certo Massimo, mi fa molto piacere. […] magari lo aggiorno essendo passata parecchio tempo…

Questa è ovviamente una buona notizia ma anche, da un certo punto di vista, una cattiva notizia. Infatti per questa settimana l’intervento di Masali non uscirà. Fermo restando che non appena disponibile uscirà su queste pagine, “in sostituzione”, come si diceva qualche tempo fa in TV, vi trasmetto la presentazione di un capolavoro della sf di ogni tempo: Condominium, di James Graham Ballard.

condominium 

Un capolavoro tradotto per la prima volta da Urania, nei primi anni Settanta, e rimasto fervidamente nel ricordo di coloro che lo lessero all’epoca. La storia è basata su una situazione limite, com’è tipico di molti romanzi di Ballard, e sull’unicità di luogo: in questo caso un titanico condominio di cinquanta piani, assolutamente indipendente dal resto della città e parte di un complesso di edifici progettati dall’architetto Royal.
Nella costruzione risiedono all’incirca duemila essere umani, con a disposizione un asilo, una banca interna,.due piscine, un centro commerciale, due ristoranti, aria condizionata e numerosi altri confort. Gli appartamenti costano uno sproposito e gli abitanti del condominio sono professionisti affermati, dirigenti d’azienda, gente dello spettacolo e della TV, artisti: insomma la crema del ceto medio produttivo e il fiore fiore del rampantismo (allora ancora pre-tatcheriano). Tutto normale, quindi? No, proprio no. Molti hanno esperienza delle minuscole, meschine eppure rabbiose, isteriche liti di condomino. Provate a elevarle a potenza dieci, venti, cento, e avrete un’idea ancora abbastanza pallida di quello che accade nel libro di Ballard. Si comincia con i litigi e le penose ripicche per bambini e cani che sporcano e si giunge ben presto all’inferno, dapprima alla guerra per bande, poi ad un’anarchia da incubo, fino a quando la situazione si stabilizza con un numero di abitanti ridotto all’incirca ad un decimo del numero originale, quasi in una puntuale realizzazione delle osservazioni di Konrad Lorenz sull’aggressività negli spazi chiusi e limitati.
Ma il libro di Ballard non si lascia certo leggere con una chiave così povera: lo scivolamento dalla citivtà al comportamento “tribale” non ha nulla di naturale, gli uomini e le donne del palazzo, trasformati da qualche secolo di civiltà, sono assolutamente incapaci anche di una collaborazione da ominidi e da canidi. In realtà sembrano cadere in una condizione pseudo-infantile, giocano alla guerra ed allo stupro con la serietà a volte lugubre di bambini abbandonati, resa oscena dai tic e dall’habitus mentale di adulti sciocchi e senza principi. Come negli altri libri della serie catastrofica di Ballard (Vento dal nulla; la foresta di cristallo; Deserto d’acqua; Mondo sommerso) a suo tempo pubblicati da Urania, ciò che viene investigato con attenzione minuziosa è il mutare, in una situazione estrema, dei riferimenti etici che guidano il comportamento dfel cosiddetto uomo civile occidentale, soluzione narrativa che permette all’autore di sceneggiare la solitudine, lo stupore, il vuoto, di investigare, cioè, lo spazio interno (l’Inner Space della New Wave nella FS anni ’70) per scoprirlo desolatamente vuoto o aberrante.
Ciò che trovo particolarmente affascinante di questo e degli altri romanzi di Ballard è l’irriducibilità del comportamento dei personaggi ai sistemi di interpretazione più canonici (psicoanalisi, marxismo, antropologia culturale, sociobiologia), senza confinarlo alla pura e semplice irrazionalità: solo l’illustrazione piana e spietata di comportamenti possibili.
Molto in questo libro ricorda Il Signore delle mosche di William Golding: il desolato disincanto, l’atteggiamento freddo e sereno dell’autore, il filo sottilissimo di humour nero e di gelida intelligenza che vivifica il libro, un insieme di emozioni che meritano tutta la nostra attenzione e il nostro orrore.

Tutto il Nero del Piemonte a Fontanile

Una notizia in parte connessa alle attività di alcuni Alia Boys (& Girls)…
Fontanile è un piccolo paese di 130 famiglie abbarbicato ad una collina astigiana.
Chiesa monumentale, cantina sociale…Velato di nebbia, le strade semideserte, bagnato da una pioggerella incerta ma incessante, Fontanile ha accolto ieri una parte del cast di Tutto il Nero del Piemonte per un incontro organizzato da Fulvio Gatti e ospitato dalla piccola ma ben fornita biblioteca comunale.

Numerosissimi i partecipanti, che hanno avuto modo di scoprire l’antologia noir piemontese attraverso le parole dei due curatori, Danilo Arona e Angelo Marenzana.

Gli autori presenti hanno poi illustrato chiacchierato brevemente ciascuno del proprio contributo al progetto, e la serata si è chiusa con chiacchiere sparse, brindisi a basa di Brachetto DOC di produzione locale, ed eccellenti prove di pasticceria fornite dagli sponsor.

Un successo, insomma.
Per cui si è accennato alla disponibilità di tutti a rifarlo.

Presto.

E spesso.