Generativi

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[questo pezzo compare in contemporanea sul mio blog strategie evolutive]

Abbiamo già toccato un paio di volte, su questo blog e altrove, il discorso su Creative Commons e libera circolazione dei documenti in rete.
Normalmente capita che qualcuno mi dia dell’idiota e mi spieghi che non ho il diritto di guadagnarmi da vivere, ma talvolta ne viene fuori qualcosa di valido.

Dal blog di David Brin salto sul blog di Kevin Kelly, che contiene alcune interessanti riflessioni sulla vendita di contenuti on-line.
In un mondo in cui esiste internet, sostiene Kelly, qualsiasi documento è infinitamente replicabile.
E qualsiasi cosa sia disponibile in infiniti multipli è priva di un valore commerciale.
Ciò che tuttavia non è replicabile sono quelli che Kelly definiscei “generativi” della nostra opera.

A generative value is a quality or attribute that must be
generated, grown, cultivated, nurtured. A generative thing can not be
copied, cloned, faked, replicated, counterfeited, or reproduced. It is
generated uniquely, in place, over time. In the digital arena,
generative qualities add value to free copies, and therefore are
something that can be sold.

Kelly ne distingue otto…

Immediatezza – prima o poi troveremo tutto su eMule; ma avere il lavoro che ci interessa nel momento in cui viene pubblicato (e non due anni dopo) è qualcosa per cui potremmo essere disposti a pagare.

Personalizzazione – “l’aspirina è gratis, ma un’aspirina specificamente disegnata per il tuo DNA è molto cara”. Per le opere d’ingegno, la personalizzazione implica un dialogo fra creatore e fruitore.

Interpretazione – Linux è gratis, i manuali si comprano (ed i corsi per imparare ad usare il “softaware libero” sono spesso piuttosto costosi). E se devo mettere sul Cd una racolta di vecchi blues, preferisco John Mayall a Zucchero.

Autenticità – le copie non sono necessariamente perfette, e chiunque abbia mai acquistato o scaricato un bootleg degli “altri” Fleetwood Mac, sa cosa significhi essere bidonati sull’autenticità.

Accessibilità – potremmo voler pagare qualcuno che mantenga le cose che ci interessano (una biblioteca digitale on demand, un album fotografico) o che ci fornisca lo stato dell’arte – rimpiazzando il vecchio software o hardware ad ogni nuovo aggiornamento.

Materializzazione – le copie digitali non hanno una fisicità. Qualsiasi feticista del libro stampato potrebbe intrattenerci per ore sull’argomento…

Patrocinio – può darsi che il fruitore voglia pagare l’autore, per mostrare il proprio apprezzamentoe garantire la sopravvivenza del poverello, che così magari produrrà di più, e di meglio.

Reperibilità – molto di ciò che viene distribuito gratuitamente scompare (basta restare per un paio di giorni agganciati al feed di Gnome per scoprire migliaia di software che passano e vanno, nonostante persone dedicate continuino a svilupparli). E in fondo come funziona Amazon, se non permettndoci di trovare (quasi) tutto ciò che ci interessa dato un argomento anche molto generico?

Il discorso di Kelly è solo all’inizio, e probabilmente andrà contropelo ai fautori del hasta la fotocopia siempre!, ma vale la pena di essere preso in considerazione, io credo, se non altro perché sposta l’attenzione da cosa paghiamo (in libreria, ad esempio) a cosa ci piacerebbe pagare, e perché.