ALIA, un post definitivo

Di nuovo ALIA? Ma non sei stufo?
No, non lo sono.
Tanto più che esistono persone che si comportano nei confronti di ALIA come il famoso San Paolo caduto da cavallo, improvvisamente folgorato dall’esistenza della divinità.
Non scherzo, potete dare un’occhiata al sito ALIA Evolution dove rispondo a un cortese ma deciso lettore che lamenta la scarsa pubblicità condotta per recuperare ALIA. Sicché eccomi qui, fuori programma, per presentare l’antologia con ciò che rimane della sua parte cartacea.

ALIA è nata nel 2003, nientepopodimeno. Le circostanze della sua nascita sono riportate in un pagina di questo blog, proprio qui. Ne esistono ancora due copie, tutte e due scassate e malconce che ospito nella libreria di casa. Quindi si può considerare esaurito.

Dopo il primo ALIA, sottotitolo «L’arcipelago del fantastico», ne uscirono altri… nove.
ALIA 2, nel 2005, 388 pagine e 26 autori. Praticamente esaurita, ne rimane soltanto la copia elettronica, sia del testo che della copertina. ALIA 3, nel 2006, 378 pagine e 25 autori. Ne rimangono (credo) cinque copie nella cantina di mia madre, cantina vasta e non del tutto esplorata. Se le vuole il braccio destro di Dio posso ripescarle, altrimenti voglio essere ricoperto d’oro come se cercassi El Dorado. A parte gli scherzi, chiedendo con grazia posso anche studiare un modo per recuperarle, ma con molta grazia, mi raccomando.

Tutti e tre i primi ALIA sono presentati qui, con intro, titoli dei racconti e nomi degli autori. Un esercizio un po’ malinconico, lo so, ma che si può fare.

ALIA [giappone], 2007. Otto racconti e otto autori, 152 pagine, copertina di Terada Katsuya. Per scoprire i nomi degli autori dei tre volumi dovete andare qui. Sostanzialmente esaurita, ne ho una copia qui sulla scrivania che posso offrire per 10.000 euro. 10.000 e uno, 10.000 e due, 10.000 e tre… aggiudicato al signore col bastone di cristallo e la redingote arancio.

ALIA [italia], 2007. Dieci autori, dieci racconti e 194 pagine. Per vedere titoli e autori sempre qui.  Disponibile in un certo numero di copie, ISBN 9788890145575, prezzo 12,00 euro. Presso IBS e altre librerie on line. Volendo anche scrivendo a cs_libri[at]fastwebnet.it. Senza spese di spedizione.

ALIA [anglosfera], 2007. Otto autori, otto racconti e 220 pagine. Tra gli autori David Brin, Cory Doctorow, Michael Moorcock e Walter Jon Williams e l’elenco completo qui. ISBN 9788890145582, € 12,00. Disponibile Presso IBS o, come sopra, ordinandolo a cs_libri[at]fastwebnet.it.

Seguì poi, a distanza di un anno:

ALIA Autori Italiani, 2008, 12 autori, 12 racconti e 208 pagine. Copertina di Suemi Jun, titoli e autori qui. Disponibile senza se e senza ma, ISBN 9788895526102, € 14,00. Sempre presso IBS e ordinandolo a cs_libri[at]fastwebnet.it.

ALIA Sol Levante, 2008, 11 autori , 11 racconti e 186 pagine. Titoli e autori come sempre qui, disponibile entro pochi giorni sia presso IBS e similari o scrivendo a cs_libri[at]fastwebnet.it.

Un altro anno e nel 2009 esce ALIA Anglostorie, 2009, 144 pagine, 7 racconti, 7 autori tra cui Ted Chiang e Karl Schroeder e altri, tutti qui. Disponibile senza problemi, ISBN 9788895526164, € 14,00, sia presso IBS e altre librerie on line o scrivendo al solito cs_libri[at]fastwebnet.it. Sempre invio senza spese.

Coraggio, ci siamo quasi.

Nel 2011 esce ALIA Storie, 340 pagine con copertina di Hitoshi Yoneda e autori Giapponesi, Cinesi, Italiani, Spagnoli, Americani e di Singapore autori di 22 racconti. Qui l‘elenco degli autori. Disponibile anche di notte e negli week-end per € 19,50, presso IBS e compagnia bella o vergando due righe al solito cs_libri[at]fastwebnet.it.

E arriviamo al 2014. Nel mezzo c’è stata la chiusura della libreria CS (2012) e qualche altro problema – personale e no.
Nel 2014 esce ALIA Evo 1.0, prima versione del nuovo ALIA interamente elettronico. Ovviamente è disponibile in formato .mobi presso Amazon.it e presso LN-LibriNuovi in formato .epub e .rtf. 361 pagine, diciassette titoli e diciassette autori, quattro dei quali stranieri. In vendita a € 5,99.

E nel 2016, proprio il 17 marzo, a distanza di 4 anni dalla chiusura della libreria CS, esce ALIA Evo 2.0, per la prima volta un Alia interamente italiano e a detta di qualcuno — no, i nomi non li dico, ma non mento — un’ottima antologia. Evidentemente gli italiani hanno imparato a scrivere fantastico. 507 pagine (!!!), diciassette autori e diciassette storie che si possono trovare qui in formato kindle e qui, presso LN-LibriNuovi in formato .epub e .rtf. Sempre € 5,99.

Bene.
Adesso, quando avrò finito e avrò postato il tutto mi verranno in mente altre tre o quattro cose che dovevo assolutamente dire… tra le altre che da domani ALIA Evo 1.0 verrà diminuito di prezzo e che il lettore che l’ha acquistato oggi ha diritto a € 1,22 di rimborso…
Vabbé.
Adesso almeno per qualche giorno resterà questo post, non solo biecamente commerciale ma moltiplicato per tre, su Alia Evolution, F&R e LN-LibriNuovi.
A rileggerci presto, è stata dura ma ne valeva la pena…

N.B.: questo post è apparso contemporaneamente su Fronte & Retro e su LN-LibriNuovi.

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ALIA Evo. Una volta finita la festa…

festaBeh, forse la festa non è del tutto finita, ma è più di un mese che non ne viene ordinata nemmeno una copia, così…

Il problema, giunti a questo punto, è quello di riuscire a ricreare uin minimo di curiosità e di interesse per un’opera scomparsa dall’orizzonte degli eventi. Ciò che mi è capitato più volte sia con i libri stampati da CS_libri che con i libri acquistati di altri editori. Le possibilità sono, a questo punto:

sollecitare nuove recensioni inviando il testo ad altri possibili recensori interessati.

Sempre possibile, ovviamente, anche se sui due piedi non mi vengono in mente altri possibili interessati. Il grosso problema di ALIA, un problema che si è posto in pratica sempre nel corso della sua esistenza è il suo essere una chimera, fatta di diversi tipi di fantastico. Il risultato è, come si potrà immaginare, che si rischia di essere ignorati nei gruppi dedicati a un sottogenere in particolare. Se qualcuno ha qualcosa da proporre sono tutto orecchie… In ogni caso nei prossimi giorni è previsto l’arrivo di una nuova recensione scritta da un buon recensore. Speriamo che questa muova un po’ le acque.

abbassare il prezzo di copertina della pubblicazione e/o farla uscire in formato cartaceo.

La prima delle due è una possibilità, la seconda no. Sinceramente non pensavo che 7,20 euro fossero un problema tenendo conto che l’antologia aveva una paginazione superiore alle 400 pagine, ma tutto è possibile. Portare il prezzo e 3,60 euro o a 3,00 euro è senz’altro possibile, anche se… Una delle intenzioni di noi curatori e traduttori era quella di giungere ad un incasso sufficiente da poter procedere a stampare l’antologia, ma a un prezzo più basso la cosa si rivela sostanzialmente impossibile. Questo è anche il motivo per il quale al momento procedere a una stampa anche di un numero limitato di copie è impraticabile, a meno di non mettere in preventivo una perdita sicura e non di pochi euro. Abbiate pazienza, ma essere un editore vuol dire anche questo. In ogni caso procedere a un rilancio dell’antologia a un prezzo più basso è possibile. Fatemi solo sapere il vostro parere.

pubblicare un assaggio dei racconti o alcuni racconti, non più di tre, per spingere gli incerti ad acquistare.

Sono cose che ho già fatto ma con esiti scarsi. Diciamo che i racconti pubblicati vengono letti e buonanotte. In quanto a pubblicare l’incipit non serva praticamente a nulla, se non a provocare un certo rancore per la frustrazione tra i pochi interessati.

Questo è lo stato delle cose, Abbiamo creato un buon prodotto – chiedo scusa ma mi trovo qui in quanto “editore” e non come autore o curatore – ma le vendite sono inferiori a quanto sperato. Nulla che ci debba spingere a urlare e strapparci i capelli – in fondo è un brutto momento per tutta l’editoria e abbiamo utilizzato un genere di media ancora poco diffuso in Italia – , anzi tenendo conto del rapporto di vendite esistente tra p-book ed e-book potremmo persino vantarci un pochino dell’interesse suscitato, ma rimane il fatto che il progetto è rimasto quantomeno incompleto. A questo punto possiamo ringraziare gli intervenuti e chiudere la serranda sul progetto ALIA. Oppure possiamo tentare qualcos’altro. Io sono disponibile, datemi soltanto qualche idea

fine della festa

I racconti, in breve

Come promesso pubblico di seguito le prime (brevi) presentazioni a tre dei racconti pubblicati nell’ultimo ALIA Storie.

Le ha scritte la curatrice, Silvia Treves,dimostrando – se non altro – di aver davvero letto i racconti. La suddetta ha anche promesso di inserire qui con cadenza settimanale tre presentazioni dei testi stampati creando, alla fine del lavoro, una breve guida all’antologia.

Il totale di tre alla settimana per sette settimane fa 21, però. E i racconti sono 22. Un buon sistema, in sostanza, per non parlare del  proprio racconto. Una cautela che indubbiamente le fa onore, soprattutto perché ultimamente  il mondo pullula di autopresentazioni, autorecensioni e di autopanegirici.

Pero l’antologia non può mancare di una presentazione e così a recensire il suo racconto provvederò personalmente. Inutile farmi notare che immancabilmente la mia presentazione sarà amicale, parziale e forzatamente benevola. Io sono qui per vendere, non per sprecare fiato e pazienza. E, in ogni caso, è decisamente probabile che i racconti pubblicati mi piacciano, dal momento che ho speso del vile denaro per renderli disponibili e leggibili per tutti.

Quindi…

«Lo scout» non ha nulla in comune con la consueta immagine del bambino «vestito da cretino, comandato da un cretino vestito da bambino» secondo l’interpretazione di G.B.Shaw. È un adulto, un individuo solitario e malinconico che ha come compito nella vita quello di accompagnare i moribondi nei territori sconosciuti dell’oltrevita. Accompagnarli fino al limite dell’esistenza terrena, conducendoli per un passaggio difficile e disagevole. I suoi compagni di viaggio sono spesso agitati, nervosi, spaventati. Suo compito è rendere il loro passaggio naturale e sereno. Non è un compito facile e ha come conseguenza una sensazione di opprimente solitudine che nessuna religione – lo scout è programmaticamente agnostico – può colmare.

Un racconto curioso e sorprendente, una meditazione sulla trascendenza guidata da una perfetta atea.  Merita leggerlo per la stanca umanità del protagonista e per il finale, capace di moltiplicare all’infinito le Strade per il nostro esilio.

E ora la parola a Silvia:

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Come co-curatore di Alia ho il piacere di leggere i racconti man mano che vengono inviati dall’autore o dal traduttore. È un privilegio che non lascerei a nessun altro. In vista delle scadenze di consegna – o quando i traduttori ne hanno preparati un certo numero – arriva contemporaneamente un grappoletto di racconti e io me li ritrovo sul PC, in una directory battezzata sempre e solo “Alia__” (6, questa volta). Io li leggo i racconti a caso, scegliendo esclusivamente in base al titolo, condizionata, naturalmente, dall’umore del momento e dai temi che ritegno più affini. Di solito vengo ricompensata, ma suppongo dipenda più dalla chiarezza d’intendi dell’autore (e del traduttore) che dal mio fiuto personale. La tomba, ad esempio, è stato il primo racconto asiatico che ho letto quest’anno.

 Qiufan Chen

LA TOMBA

Guardino, ma non vedano”, sta scritto sull’insegna, all’entrata. Infatti, gli inquilini di questa sorta di inferno ad personam non vedono il mondo come noi. Lo vedono ognuno a modo suo, perché il loro «filtro», la distorsione che li ha colpiti, è unica. Una di loro non riesce a percepire gli oggetti in movimento, le cose le appaiono all’improvviso, come fantasmi. Un altro vede ma è convinto di non poterlo fare, per un altro il mondo è bidimensionale. Una donna non riconosce più i volti noti, il suo mondo è un universo popolato di estranei…

Forse questi “filtrati” sono pazienti degni di comparire in un saggio di Oliver Sacks, forse sono peccatori che cercano la redenzione. Forse tutti noi siamo “filtrati” e il nostro dialogo su come vediamo il mondo è una convenzione che ci permette di non impazzire…

Quando ho scelto di leggere La tomba non ero del mio umore migliore, ma sicuramente di quello giusto per apprezzarlo. Vorrei averlo saputo scrivere.

Ricordo il giorno in cui ho cominciato a leggere “Invisibile”. La scelta, quella volta, non era caduta sul titolo ma sul tema. Il traduttore mi aveva detto che parlava del rapporto tra una docente e un’alunna. “La sorte me ne scampi!”, mi dissi, ed ero solo a pagina 6…

 Tôya Tachihara

INVISIBILE

 Anche al docente più navigato, il primo giorno con una nuova classe crea un po’ di ansia e un po’ di aspettativa. “ Faticherò a reggerli, mi ci affezionerò, mi annoieranno a morte, mi metteranno alla prova come piace me?”. La classe della prof protagonista è una classe media. abbastanza piacevole, abbastanza disciplinata, abbastanza studiosa (per lo standard giapponese, quindi per noi mostruosamente diligente). Tutto fila liscio, con una sola eccezione: la signorina Kyôko Yamano. Intendiamoci, lei è puntualissima, assidua, preparatissima, dedita al volontariato, generosa con i compagni. Ha soltanto un neo: non si fa mai vedere. La prof è un po’ risentita con lei, fino a quando scopre che tutti – compagni e colleghi – vedono e apprezzano Yamano. Tutti tranne lei…

Ho doverosamente solidarizzato con la povera prof, anche se il mio diavoletto custode mi ricordava che l’invisibilità, almeno temporanea, di un paio dei miei alunni peggiori non mi avrebbe gettato nello sconforto più nero. Però l’autrice, cancellando Yamano dall’orizzonte degli eventi dell’insegnante non ha voluto regalarle un paio di settimane di tranquillità ma minare le fondamenta del reale. E ci è riuscita benissimo…

Ma come si fa a battezzare un racconto DB? Perché l’autore ha scelto un titolo così sottotono? Così incolore? Non lascia trapelare nulla, non svela il tema, le intenzioni, non suscita curiosità… Voglio proprio vedere di che cosa parla, ecco.

 Fabio Lastrucci

DB

 Uno dei peccati capitali della nostra civiltà occidentale, qualunque cosa significhi questo termine pomposo, è l’incapacità di accettare i limiti, la determinazione a cancellare tutto ciò che ci ricorda che abbiamo – noi e il nostro mondo – una data di scadenza. Imperfezioni, malattia, vecchiaia, morte sono parole indecenti: noi siamo ragazzi fino a quarant’anni, giovani per sempre grazie a creme e chirurgia estetica e trapianti di capelli e più soldi abbiamo più possiamo dimenticarci delle leggi di natura (ma non convincere loro a dimenticarsi di noi). Perché dunque accettare il limite che separa i vivi dai morti? Aspettate prima di dire che l’idea non è nuova: di solito nei racconti c’è un trasgressore per volta, fantasma, vampiro o succhiatore di vita che sia. E di solito, la sua trasgressione non gli porta la felicità. Ma che dire di una intera società che tenta di mettersi in contatto con i cari estinti grazie al più grande Data Base del mondo: Dead Book? Il racconto è bello, pieno di echi. Ha un solo “difetto” quando lo finisci ti chiedi subito “E poi?”

Lastrucci, per favore, non lasciarci a metà…

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A rileggerci presto!

Dopo un eone (o giù di lì)

Carissimi – e pochissimi – lettori.

È da qualcosa come quasi due anni che nessuno scrive su questo disgraziatissimo blog.

Impegni? Problemi? Difficoltà? Certo. E altri innumerevoli inciampi che, tutti insieme, hanno inchiodato il blog a luglio 2009.

Sinceramente non prometto che questo intervento sia un segnale di vita. Semmai, come per Mr. Valdemar, potrà apparire come uno spasmo, un singulto in un corpo ormai definitivamente defunto.

C”è una necessità, innanzitutto, che mi spinge a scrivere nuovamente qui. Si tratta della pubblicazione dell’ultimo volume della serie «ALIA», un ALIA “storie” che riunisce 7 autori italiani, già tutti apparsi nei precedenti ALIA, 6 autori nipponici, tre cinesi, quattro di Singapore, uno spagnolo e uno americano, per un totale di 22 autori e di 400 pagine con 22 racconti inediti in Italia. Il tutto arricchito dalle illustrazioni originali di 9 disegnatori.

Un buon risultato, penso, tanto più arduo e complicato a voler tenere conto di che cosa è accaduto in questi quasi due anni nel’editoria italiana. Non sto a ripetere ciò che ho scritto nel mio blog personale – http://fronteretro.blogspot.com/2011/03/il-punto.html, – mi basta sottolineare che la situazione di piccoli editori e librerie indipendenti è attualmente drammatica. Come, a pensarci, la situazione del commercio e dell’economia in Italia.

Come fare a possedere l’antologia?

No, non vi dirò: «nelle migliori librerie», e nemmeno nelle peggiori.

ALIA, in vendita a 19,50 euro, si può trovare presso l’editore – C.S. Libri, Torino, indirizzo e-mail coopstudi@inwind.it – spedizione a mezzo posta senza spese di spedizione, o a mezzo le librerie on line che si preoccupano di distribuire anche i piccoli editori, come IBS, DeAStore, Webster, ecc. con l’esclusione di Amazon.it e di BOL che non trattano gli editori piccoli e bruttarelli. Si può richiedere anche nel sito del Corriere della Fantascienza, nella pagina di delostore.

In quanto al motivo per il quale merita di spendere ben 19,50 per impadronirsene… beh, non potete aspettarvi un giudizio equilibrato e insindacabile proprio da me. Diciamo che presto, cioé entro due o tre giorni, inserirò qui una breve  presentazione di alcuni racconti curata da Silvia Treves – uno degli autori italiani e uno dei curatori dell’antologia.

Ne approfitto per ricordare – di nuovo – che sono profondamente rammaricato di aver dovuto rinunciare ad inserire nell’antologia Signori Autori di fantastico e fantascienza che sono stati pubblicati nei precedenti ALIA. Parlo di Vittorio Catani, Mario Giorgi, Alessandro Defilippi, Elvezio Sciallis, Danilo Arona, Riccardo Valla, Alberto Cola e tutti gli altri, dei quali nessuno si è dimenticato. Semplicemente la nascita di questo ALIA non è stato affatto facile né liscia. Abbiamo dovuto rinunciare a richiedere racconti a diversi autori italiani perché a lungo incerti non solo sulle dimensioni dell’antologia ma anche sulla sua possibile esistenza.

ALIA è un’impresa non facile, ingrata da un punto di vista economico (ovviamente) ma che è comunque giunta alla sua sesta edizione. È nata da un piccolissimo editore ma spero che nel prodotto cartaceo questo aspetto non si noti troppo. Mi auguro, anche se non posso dire seriamente di aspettarmelo, che qualcuno dei lettori di ALIA – quest’ultimo o anche i precedenti – passi da queste parti e lasci qualche traccia di sé e del suo giudizio sull’antologia. Anche perfido, bastardo, immotivato, ingrato e pusillanime. Tutto è meglio di un perfetto silenzio. Anche perché può venire il dubbio di essere talmente bravi da lasciare il mondo senza parole. Il che è male per uno che scrive…

Ultima cosa, l’indice di quest’ultimo ALIA:

  • p. 3 Sulla distesa d’acqua di Alice Arisugawa (Giappone)
  • 17 La tomba di Qiufan Chen (Cina)
  • 27 Ultimi giorni di Dave Chua (Singapore)
  • 39 Il soffio lontano del vento di Massimo Citi (Italia)
  • 53 La fine del mondo di Fei Dao (Cina)
  • 59 Senza parole di Fulvio Gatti (Italia)
  • 69 Il regno dorato di Reiko Hikawa (Giappone)
  • 7 Resurgam di Consolata Lanza (Italia)
  • 101 DB di Fabio Lastrucci (Italia)
  • 111 La Fenice di Lucia Gonzales Lavado (Spagna)
  • 127 Pianeta rosso di Davide Mana (Italia)
  • 153 La casa della lespedeza rossa di Yûko Matsumoto (Giappone)
  • 161 La città eterna di Haitian Pan (Cina)
  • 173 Ghosts di Alvin Pang (Singapore)
  • 179 Volo di gru di Benjamin Rosenbaum (USA)
  • 207 Le stravaganti vacanze estive di una maga e di una volpe
  • di Massimo Soumaré (Italia)
  • 237 Invisibile di Tôya Tachihara (Giappone)
  • 263 La ciotola della vuota dimenticanza di Fumio Takano (Giappone)
  • 295 Brilla brilla, lumicino di Mei Ching Tan (Singapore)
  • 299 Lo scout di Silvia Treves (Italia)
  • 331 I bambini del lago di Cyril Wong (Singapore)
  • 339 Primo amore di Arimi Yazaki (Giappone)

e l’elenco dei disegnatori:

Illustrazioni originali realizzate appositamente per Alia6:

copertina di Hitoshi Yoneda,

disegni di MoMa KoN, Chiara Negrini, ScarletGothica, Laura Garijo, Yowkow Fujiwara, Ryô Kanai, Cris Ortega, Keitarô Arima.

A rileggerci prestissimo.

Avviso di lettura

Immagino che chiunque passi per questo blog abbia quantomeno un certo interesse – se non una vera e propria passione – per la narrativa fantastica, comunque intesa. Sarebbe sicuramente interessante raccontare in questo spazio comune qual è l’ultimo testo letto – romanzo, antologia, saggio – in qualche modo legato al fantastico e, se è risultato gradito, illustrarne i motivi ad altri potenziali lettori.

Questo ciò che è bello e giusto fare e che certamente nessuno ha intenzione di scoraggiare o impedire. Ma nel mondo del fantastico – come sanno bene tutti coloro che lo amano – allignano una quantità di cloni maligni o anche soltanto sciatti, cattive imitazioni, mediocri riscritture, pessime idee e rivisitazioni non richieste, tanto da riempire numerose biblioteche.

Il motivo? Probabilmente in primo luogo l’habitus mentale degli editori che immagina il lettore di fantastico come un fresco bietolone disposto ad accettare senza battere ciglio opere mediocri, traduzioni frettolose, refusi, tagli, aggiunte e interpolazioni, inversioni e arbitrii nella pubblicazione di opere in più parti e volumi. E il guaio è che spesso questo risponde (almeno in parte) a verità. Il lettore di fantastico ama appassionatamente la sua letteratura preferita ed è quindi mediamente più tollerante – fino al masochismo, e oltre – nei confronti di individui di pochi scrupoli che approfittano indegnamente della sua passione.

Sarebbe interessante provare, oltre che a segnalare opere e autori meritori, mettere sull’avviso altri navigatori sulla qualità problematica di opere recentemente lette. Sul mio blog l’ho fatto presentando un’infelice antologia di narrativa fantastica appena pubblicata da Mondadori. Altrettanto ha fatto Elvezio Sciallis sul suo blog parlando, guarda caso, proprio della stessa antologia. Ma è improbabile che io ed Elvezio siamo gli unici ad avere preso un pacco.

Senza trascendere, mantenendo un giusto distacco e un nobile noncuranza sarebbe sicuramente utile e interessante, magari addirittura appassionante, leggere qualche commento a opere che si ritiene abbiano profondamente e proditoriamente tradito le nostre aspettative. Anche per smentire il luogo comune relativo ai lettori di fantastico come fregnoni di bocca buona.

Chi vuole cominciare?

A che cosa serve un editore? Capitolo 6

Post tosto, anzi tostissimo.
Si tratta di affrontare due-temi-due.
L’utilità dei premi letterari per opere inedite. L’utilità non in termini assoluti – esistono premi letterari che danno in omaggio prodotti locali come prosciutti, polenta, castagnacci, torte, salsicce, formaggi tipici, vino ecc. e che quindi sono sicuramente utili e preziosi – ma l’utilità ai fini di una possibile pubblicazione con qualche editore che vi dia del denaro (e non ve lo tolga) per ciò che scrivete.
In secondo luogo affrontare il tema dei concorsi per racconti.
Peggio che andar di notte, considerando che scrivo racconti, pubblico racconti, ho una moglie che scrive racconti, mia figlia ha preso un premio (75 euro) per un racconto pubblicato on line, ho un sacco di amici che scrivono racconti e che hanno vinto qualcosa pubblicando racconti. Che è come dire che praticamente TUTTI LORO o quasi possono legittimamente dire qualcosa in proposito e magari schiantarsi dalle risate leggendo le quattro scemenze che scriverò.
Ma contro il ridicolo sono assicurato, quindi proseguo.
Punto 1.
Ne abbiamo parlato diffusamente nel post precedente e nei commenti e repliche al post.
E abbiamo fatto una collezione di affermazioni necessariamente parziali. Nel senso che sicuramente vincere un premio – un premio che non preveda la pubblicazione del testo, naturalmente – migliora l’autostima, permette di avere un riscontro e persino di tirare su qualche soldino ma il non averlo vinto (qui sta il nocciolo del problema) non è necessariamente la controprova di nulla, se non del fatto che a qualcuno il vostro testo non è piaciuto. Può avere avuto ragione, certo, nel senso che avete idee banali, uno stile sciatto, un incipit barboso, un finale sconclusionato, inserite scene che non c’entrano un tubo, avete tendenza alle digressioni pseudofilosofiche, non avete ritmo o – peggio – avete troppo ritmo, tanto che il lettore rischia il nistagmo ecc.
Ma anche, forse, che siete un po’ troppo originali, politicamente scorretti, sessualmente devianti, coltivate l’assurdo o l’iperreale.
O, semplicemente, che il lettore non sa bene dove appendere il vostro romanzo.
E ai lettori per i premi viene l’orticaria se non sanno dove appendere un libro.
Se non riescono a stabilire chi è il vostro padre nobile.
Le ascendenze.
Gli influssi.
I riferimenti.
I giurati dei premi sono quasi sempre forti lettori che per giudicare un libro debbono prima di tutto situarlo, operazione legittima e utile ma con un certo sapore scolastico. E che rischia di crocifiggere il malcapitato scrivente al suo vero o presunto riferimento.
Per essere abbastanza originali da sorprendere e circuire un giurato bisogna avere letto un bel po’, tanto da non imitare (inconsapevolmente) l’autore prediletto. E bisogna avere sempre con sé un metaforica valigetta dalla quale estrarre le suggestioni e sistemarle.
Un momento alla Conrad, un attimo di Carver, un passaggio buzzatiano, una suggestione borgesiana, un tocco alla Cortazar, un’atmosfera ballardiana, un ricordo à la Proust.
Non una riscrittura di Marquez o di Raymond Queneau («ti ho beccato!», mormora il giurato), ma una combinazione personalissima di «ombre letterarie» guidate dalla vostra mano.
Il che è facile a dirsi, ovviamente…
L’importante, comunque, è che tutte queste ricchezza di riferimenti salti all’occhio dopo aver scritto e non prima. Possibilmente almeno un paio di mesi dopo aver finito di scrivere, quando il manoscritto è «freddo» e leggete soltanto le parole effettivamente scritte e non anche quelle soltanto immaginate.
Non è una mia soluzione, l’ha enunciata formalmente Calvino e chiunque scriva sa che è sacrosanta e andrebbe scritta nella pietra.
In tutti i casi fare il genio incompreso è peggio che inutile.
È chiaro che un genio viene riconosciuto persino dai lettori del Calvino ma un certo numero di buone idee affogate in un romanzo poco strutturato, grezzo e cigolante non permettono di vincere molto.
Non è il caso di buttarsi giù, comunque.
Il problema resta che è difficile capire perché il vostro romanzo non sia stato accettato.
E l’unica soluzione che mi venga in mente – a parte richiedere le schede di lettura, se il concorso le prevede – è quella di darlo da leggere a quante più persone diverse possibile.

Come si fa?

Si pubblica on line.

Certo, perché la gente venga a leggere il vostro libro dovete sbattervi non poco. Tenere in piedi e aggiornare un sito o un blog (che vuol dire lavoro), cercare di dire cose anche non mostruosamente intelligenti ma perlomeno plausibili (altro lavoro), rispondere gentilmente a chi vi scrive (lavoro, lavoro, lavoro…) e così via.
Il tutto senza nessuna garanzia che la prossima volta prenderete un premio…
Ma in fondo questo non è poi così importante, se nel frattempo avrete imparato almeno un pochino a scrivere e avrete trovato dei lettori… Che è poi ciò che dovrebbe spinge un autore degno di questo nome a scrivere.
Il mio parere, in definitiva, è che l’utilità dei premi ai fini della pubblicazione sia quantomeno dubbia.
Opinabile.
Perfino sospetta.
Sarà forse – o sicuramente – perché io di premi ne ho vinti ben pochi e anche quei pochi attribuiti per motivi curiosamente diversi da quelli da me immaginati.
Un’altra simmetria rispettata, a pensarci bene.
Oltre al dubbio che, in realtà, i premi non siano un punto di partenza per la pubblicazione ma un punto di arrivo.
Se sapete già scrivere avete buone possibilità di vincere un premio.
Ma che vi frega, a quel punto, di vincere un premio?
Resta il Punto 2.
Ma l’ho già fatta troppo lunga.
Ne parleremo presto.

A che cosa serve un editore? Capitolo 5

Riprendo, con criticabile ritardo (molte scuse!), la pubblicazione dello «speciale» su editoria e autori esordienti apparso sul blog fronte & retro.

Avvertenza: ricordo che la serie di articoli è nata come modesta guida critica per evitare ai navigatori in cerca di editore grossolane delusioni e volgari bidoni. Non ha lo scopo di fornire informazioni per la pubblicazione né vuole suggerire strategie narrative o affrontare il tema della creazione narrativa artistica.

Deve essere semplicemente inteso come contributo da un soggetto che, a titolo di libraio e piccolo editore, lavora da tre decenni nel mondo del libro.

Premi e concorsi.
Poco sistematico e ancor meno scrupoloso non tenterò neppure di presentare un elenco dei duemila e passa concorsi e premi letterari che esistono in Italia. Un buon motore di ricerca può fare meglio al caso vostro senza contare che esistono siti come www.wuz.it che possono fornire una quantità prodigiosa di info sia per quanto riguarda le scuole di scrittura creativa che per i premi e concorsi.
No, ciò che mi interessa qui è provare a fare qualche ipotesi sull’utilità effettiva, ai fini della pubblicazione, della partecipazione a un premio letterario.
Anche e soprattutto a partire dalla mia personale esperienza.
Ammettiamo che abbiate il vostro manoscritto.
Di narrativa, beninteso, romanzo o raccolta di racconti.
«A chi lo mando?».
Categoria romanzo.
Le scelte non sono poi troppe ma nemmeno così poche.
Andate sul sito www.danaelibri.it e cominciate a cercare. Troverete un elenco di premi per romanzi inediti di lunghezza e tema variabile.
Alcuni, anche di un certo relativo “rilievo” come il premio L’autore di Firenze Libri, non richiedono alcuna tassa di partecipazione.
Però, però…
Ho conosciuto personalmente alcuni partecipanti e un vincitore del premio L’autore. Le esperienze in proposito sono varie. Qualcuno ha ricevuto molti complimenti e… la proposta di essere pubblicato a pagamento, qualcun altro è stato semplicemente pubblicato senza – in apparenza – pagare pegno, ma anche senza alcuna distribuzione. Stesso discorso per il vincitore che, a parte il sussiego, non ha visto il suo libro distribuito da nessuna parte.
In sostanza, anche se vincitore o pubblicato nessuno è riuscito a farsi leggere al di fuori della stretta cerchia dei propri amici e parenti.
E ha “bruciato” inutilmente un testo che (forse) avrebbe meritato qualcosa di più.
Esistono fortunatamente numerosi siti di discussione legati, per esempio, al sito www.ozoz.it dove, disponendo della giusta quantità di tempo, è possibile trovare qualche informazione di prima mano sull’affidabilità di certi concorsi.
Ma, tanto per ritornare al problema centrale, un premio vinto non garantisce automaticamente reale visibilità al vostro lavoro. In sostanza: il libro esiste ma non potete trovarlo in libreria. Che è come dire che esiste un po’ meno.
Avere vinto un premio è una grandissima soddisfazione, beninteso, ma l’amarezza di non vedere la propria creatura a disposizione dei potenziali lettori non è facile da ingoiare.
A questo punto è necessaria una breve digressione “tecnica”.
Per andare in libreria – privata o di catena – un libro deve essere pubblicato da un editore che abbia un contratto con un distributore nazionale. I distributori nazionali sono pochi. Quelli che movimentano (seriamente) editori di narrativa soltanto 4 o 5. Gli editori con un contratto nazionale di distribuzione non più di 300-400. Di questi una trentina realizzano il 90% del fatturato nazionale di libri di narrativa. Questi editori hanno in genere un interesse scarsissimo per gli esiti dei premi letterari. Sanno bene che le giurie dei premi medesimi sono, nella maggior parte dei casi, composte da dilettanti entusiasti il cui orizzonte degli eventi arriva fino al giorno della premiazione e che non danno – giustamente – alcun peso alla vendibilità del testo del vincitore.
Fine della digressione.
A fare eccezione pochi premi.
Il Calvino prima di ogni altro.
Un premio annuale e con un costo di partecipazione abbordabile che comporta la possibilità di ricevere le schede di lettura. Un premio serio ma, ahimé, schizofrenico.
Nella roulette dei lettori per il premio – persone benemerite che leggono gratis anche un centinaio di romanzi a edizione ma che inevitabilmente finiscono per gettare la spugna proprio quando hanno messo insieme una buona competenza – può capitarvi, come è capitato a me, di passare una volta in seconda lettura perché avete incontrato un lettore che ama il fantastico e essere scacciato come un barbone a un anno di distanza e con lo stesso testo – con poche modifiche – avendo incontrato sulla mia strada un lettore svogliato, poco dotato di fantasia e che non arrivava a distinguere l’Armata Rossa Sovietica dalla Rote Armee Fraktion.
In sostanza di essere stato incoraggiato, poi brutalmente respinto.
In certi ambienti per molto meno tirano fuori il coltello.
Ma io mi sforzo di essere un non-violento e poi, comunque, con un romanzo di tema fantastico non avevo molte speranze, via. Ho giocato sapendo di perdere, quindi non mi stupisco più che tanto.
Resta il fatto che è capitato di avere vinto il Calvino ma non avere trovato un editore interessato. Cosa, ammettiamolo, molto più allarmante.
Servono a qualcosa questi accidenti di premi, in definitiva?
Ne parleremo nel prossimo post.