Informazioni su Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

Manifesto personale

La cosa è nata sul blog di Massimo Citi, ma abbiamo pensato di trasferirla qui.

Finora abbiamo visto come scriviamo, materialmente – dove, in quali circostanze, con quali strumenti.
Ora l’idea è quella di mettere giù un (breve?) testo che riassuma quali sono le nostre personali linee guida quando mettiamo mano al foglio.
Quali temi ci interessano, cosa vogliamo o speriamo caratterizzi la nostra scrittura.
Idee, preoccupazioni personali, “vision & mission”.
Un personale manifesto artistico.
Una privata lettera di marca.

Comincio io, tanto per dare un’idea.

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Io continuo a fiscalizzarmi come autore di fantascienza.
Immagino futuri plausibili e vi ambiento storie moderatamente avventurose.
Considero la fantascienza l’unico genere in grado di fornire una visione di futuri possibili, addolcendo l’impatto dei futuri reali quando arrivano.
Non amo le storie a formula e quelle basate su un unico gadget e credo che la strada da battere (quella per lo meno che starei
cercando di battere io) sia segnata da una combinazione di fattori.

Mi interessano soprattutto gli universi positivisti – nei quali i problemi vengano affrontati e risolti con l’intelligenza – e egualitari – uguali diritti, uguali doveri, indipendentemente dalla varietà.
Sono fermamente convinto che intelligenza e compassione siano le due chiavi che permetteranno al genere umano di uscire più o meno indenne anche dalle peggiori situazioni. La mistica è un’eccellente stampella morale, ma non paga i conti del dentista.

Se dovessi elencare una serie di “tag” per le storie che sto scrivendo ora, io direi che i miei ingredienti principali sono

  • ecologia – non nel senso di “abbracciamo un albero” ma nel senso di complesse interazioni fra organismi e ambiente
  • nuove tecnologie e loro impatto sociale; in particolare, negli ultimi tempi, il transumanesimo – la modifica (non necessariamente il miglioramento) dell’essere umano in risposta a circostanze particolari
  • nuovi modelli partecipativi – come le persone si organizzano e frazionano doveri e responsabilità
  • complessità – interdisciplinarità, statistica, caos
  • nuove frontiere – solo l’esplorazione e lo sfruttamento responsabile di spazio e oceano ci garantirà una via d’uscita
  • esplorazione, avventura – se non ci sono un po’ d’azione e un po’ di divertimento, diventa un saggio cammuffato da storia.

Tendo a scrivere di scienziati o tecnici, o comunque persone competenti che svolgono un lavoro.
Tendo a considerare la politica istituzionale come una fonte di problemi più che di soluzioni (cfr Marshall MacLuhan, “La politica ci fornisce le risposte di ieri ai problemi di domani”).
La fiducia tanto nella collaborazione disinteressata fra le persone che in una sana mentalità imprenditoriale fanno probabilmente di me uno strano animale politico (“hard left-wing libertarian”?), ma quello è casomai un problema mio.
Ho scritto anche un sacco di ucronie, ma quello dipende dal mio hobby – la storia – e dal divertimento di rimescolare delle carte che si conoscono bene.

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Chi è il prossimo?

Tutto il Nero del Piemonte a Fontanile

Una notizia in parte connessa alle attività di alcuni Alia Boys (& Girls)…
Fontanile è un piccolo paese di 130 famiglie abbarbicato ad una collina astigiana.
Chiesa monumentale, cantina sociale…Velato di nebbia, le strade semideserte, bagnato da una pioggerella incerta ma incessante, Fontanile ha accolto ieri una parte del cast di Tutto il Nero del Piemonte per un incontro organizzato da Fulvio Gatti e ospitato dalla piccola ma ben fornita biblioteca comunale.

Numerosissimi i partecipanti, che hanno avuto modo di scoprire l’antologia noir piemontese attraverso le parole dei due curatori, Danilo Arona e Angelo Marenzana.

Gli autori presenti hanno poi illustrato chiacchierato brevemente ciascuno del proprio contributo al progetto, e la serata si è chiusa con chiacchiere sparse, brindisi a basa di Brachetto DOC di produzione locale, ed eccellenti prove di pasticceria fornite dagli sponsor.

Un successo, insomma.
Per cui si è accennato alla disponibilità di tutti a rifarlo.

Presto.

E spesso.

Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza

[originariamente pubblicato su strategie evolutive]

Riprendiamo la notizia da FantasyMagazine, su segnalazione dell’eccellente Shamanic Journey

E’ italiana. E’ giovanissima. E’ autrice di un romanzo fantasy… e ha conquistato una delle più blasonate case editrici italiane, che con questo romanzo si è decisa ad aprire le porte al genere fantasy

Cominciamo col porci una domanda… ma perché questa ossessione per le autrici giovanissime?
È un tratto culturale, il fascino della gerontocrazia per la jeune fille, vapida creatura priva di opinioni che si cincischia i capelli, e per le sue esternazioni su carta stampata?
Moccia & Muccino ormai annidati nel nostro DNA?
Un’astuta tattica di marketing, per far leva sul voyeurismo di un pubblico sfatto, che non potendo guardare nella biancheria intima delle ragazzine spera di ricavare uno straccio di titillazione dal guardare nel loro cervello?

Diciamolo chiaro e tondo: gli autori giovanissimi non sono una garanzia di qualità.
Neanche quando hanno il buon gusto di morire alla svelta.

Ma proseguiamo con l’articolo di Fantasy Magazine…

La scelta di Einaudi di guardare al fantasy è soltanto l’ultimo tassello in questo grande mosaico che abbiamo seguito nel corso di questi anni. Una delle più blasonate case editrici d’Italia (fondata nel 1933 da Giulio Einaudi) ha deciso di aprire le porte al genere che tanto ci appassiona. E l’ha fatto, a nostro avviso, nel migliore dei modi: puntando lo sguardo sugli autori di casa nostra. Dando una possibilità alle creazioni nostrane, senza dover ricorrere alla produzione straniera (per quanto pregevole essa possa essere). La qualità, quella vera, sta di casa anche in Italia.

Sarebbe bello leggere recensioni e non marchette.
La monumentale scelta di Einaudi, che blasonata lo rimane solo sulla carta e che da una quindicina d’anni ha cessato di essere editore di qualità per diventare editore di cassetta, è una pura manovra di marketing.
Quale genere “tira” al momento?
Volete un indizio?
Harry Potter.
Aha, bravi, indovinato, il fantasy mirato ad un pubblico adolescenziale di tutte le età.

Sul fatto che la qualità stia di casa in Italia, sospendiamo il giudizio (avendo perpetrato anch’io del fantasy, mi tirerei la zappa sui piedi, giusto?).
Certo, assicurarsi il manoscritto di un’esordiente italiana al margine dei diciassette (come cantava Stevie Nicks) costa sei/otto volte inmeno rispetto ad acquistare e tradurre un solido romanzo straniero (e ce ne sono tanti).
E notate i tempi – Rowlings esaurisce il suo prodotto, Einaudi ha il rimpiazzo pronto.

Ma cosa si preparano ad ammannirci, la blasonata Einaudi e la giovanissima promessa…

La scelta è così caduta sul primo volume di una giovanissima autrice italiana, soltanto diciassettenne, dando vita a una specie di caso letterario nel caso letterario. Lei è Chiara Strazzulla e il suo primo romanzo, un volume di 500 pagine in uscita a maggio 2008, nella collana Einaudi — Stile libero extra, s’intitola Gli Eroi del Crepuscolo.

Visto? Edge of seventeen.
Ai miei tempi, i diciassettenni erano troppo impegnati a fare le loro prime esperienze sessuali per aver tempo di scrivere fantasy. Oggi, col fatto che cominciano ad essere sessualmente attivi a quattordici, a diciaassette già si sentono pronti a scrivere romanzi.

Il titolo è falso e scontato, e come altri hanno fatto notare, ricorda maledettamente il primo volume della saga di Dragonlance, ripetitiva ma competente polpetta fantasy scritta da Weiss & Hickman una ventina d’anni or sono, frutto delle loro partite a Dungeond & Dragons.

Ma un momento, magari, nonostante un’autrice troppo giovane, una casa editrice rapace ed un titolo patetico, il romanzo è interessante, giusto?
mai dire mai…

Il Signore delle Tenebre ha rapito la figlia del Re degli Eterni e a Dardamen la guerra è alle porte. Il giovane Lyannen, mezzomortale innamorato della principessa, si offre di partire con un gruppo di fedeli amici per salvarla. Slyman non ha mai visto Dardamen, è cresciuto lontano da tutto e tutti, non sa da dove viene né di chi è figlio, non sa nemmeno chi è. Ma si unirà a Lyannen e gli altri per salvare il Regno. Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati.

Sottolineiamo i cliché…

Insomma, le premesse ci sono tutte per una benemerita porcheria.
Meno di un mediocre modulo per D&D.
E d’altra parte, povera ragazza, ma cosa vi aspettate?
Ha diciassette anni!
Un’età nella quale il Signore delle Tenebre e l’acne incombono con uguale pathos all’orizzonte.
I sentimenti sono malformati, le esperienze nulle, le opinioni indegne di essere scritte su carta.
Cosa vi aspettate che scriva, povera ragazza?

E qui qualcuno potrebbe anche inalberarsi.
la ragazza ha diciassette anni ed il diritto di far quel che le pare, e chi sono io per stroncarla senza nenache aver letto il suo libro?
Sacrosanto – la ragazza ha il diritto di fare ciò che più la diverte.
Ma nessuno spacciatore di libri ha il diritto di vendercela come il dono di Dio al fantasy quando tutto lascia presagire solo una lecitissima, anche rispettabile, montagna di banalità da liceale; il genere che si riscopre con un certo imbarazzo, a trent’anni, in uno scatolone in soffitta e ci si domanda se – fra il lavoro da finire per il mese prossimo e la revisione degli ultimi tre racconti – non si riuscirebbe magari a trovare il tempo per rivederlo e cavarne fuori qualcosa di buono.
Magari una parodia.

Perché tutti abbiamo scritto libri a diciassette anni.
Per rimorchiare.
O per sottolineare la nostra immagine di outsider.
Per tirarsela.
O per vedere che effetto fa.
Si tratta di una lecita, necessaria, indispensabile forma di onanismo.
ma poi, come in campo sessuale si gettano i calzettoni di spugna e si passa alle donne, così il nostro primo romanzo lo gettiamo in fondo a un cassetto e cominciamo a scrivere davvero.

L’operazione di Einaudi è pornografica, poiché mostra ciò che non si dovrebbe mostrare – e lo fa per danaro.

Oltre a ciò, l’uscita in pompa magna di cose come questa ha due ulteriori effetti orribili.
Primo – santificando l’autrice alla sua opera prima, le viene formalmente impedito di crescere e migliorare; venduto questo, gli editori vorranno solo “more of the same”. Magari lei si adatta – dopotutto, ben venga il pattume se significa diventare best seller con Einaudi. Oppure si troverà presto stretta nel ruolo che l’editore le ha ritagliato (le consigliamo a questo punto un bello pseudonimo per le opere più mature che scriverà fra quindici anni).

Secondo – il pubblico viene ulteriormente drogato con bassissima qualità spacciata per capolavoro.
La critica è giuà stata armata col “caso letterario nel caso letterario”, e opportunamente lubrificata dall’editore.
E i fan, lo abbiamo già detto in passato, sono cretini.
Non basta essere diciassettenni ed italiani, e pubblicati da Einaudi, per scrivere capolavori. ma volete scommettere? Traboccheranno di lodi, i blog dei decerebrati, e vi spiegheranno nel dettaglio perché non avete capito nulla.

La tentazione del G.A.F.I.A. è sempre più forte.