Informazioni su Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

Il Futuro é Adesso

New Scientist, il settimanale scientifico più diffuso sul pianeta, ha deciso di frustare un cavallo morto, come si suol dire, riciclando il vecchio tema – ha ancora senso parlare di fantascienza?

science – and its handmaiden, technology – are changing so fast that it is impossible for science fiction to keep up

Niente di nuovo sotto il sole – lo stesso ragionamento venne sottoposto dai giornalisti della RAI a Fruttero & Lucentini il giorno dello sbarco sulla Luna.
Son passati quarant’anni.

Il lato interessante dell’iniziativa di New Scientist è che, dopo un articolo sostanzialmente sciapo, la palla viene passata a sei saggi, che possono dire la loro e sollevare la discussione dalla sua banalità di fondo.

I sei scrittori interpellati da New Scientist sono Margaret Atwood (che così implicitamente ammette in pubblico di essere un’autrice di fanascienza), Stephen Baxter, William Gibson, Ursula K. LeGuin, Kim Stanley Robinson e Nick Sagan.
Alcune delle loro osservazioni sono notevoli, e meritano di essere ripetute.

William Gibson by FredArmitage.jpgWilliam Gibson riesce quasi a diventarmi simpatico quando afferma

The single most useful thing I’ve learned from science fiction is that
every present moment, always, is someone else’s past and  someone else’s future. […] I grew up in a monoculture – one I found highly problematic – and science fiction afforded me a degree of lifesaving cultural perspective
I’d never have had otherwise

E davvero, a parte i soliti imbecilli – che tendono ad infiltrarsi ovunque, ahimé – è facile affermare che la maggioranza dei lettori di fantascienza che ho avuto modo di conoscere tende ad avere una visione del mondo molto più ampia e flessibile della media.
E poi siamo l’unica categoria che si occupi monoliticamente e “istituzionalmente” di futuro.
A chi volete chiedere come sarà il futuro?
Ai politici?
Agli industriali?

https://i2.wp.com/farm2.static.flickr.com/1159/1433800397_dc4fab9e6f.jpgEd è paradossale, questa nostra ossessione per il futuro, se ciò che sostiene Stephen Baxter è vero (come io credo che sia)

science fiction has – rarely – been about the prediction of a definite future, more about the anxieties and dreams of the present in
which it is written. In H. G. Wells’s day the great shock of evolutionary theory was working its way through society, so Wells’s 1895 classic The Time Machine is not really a prediction of the year 802,701 AD but an anguished meditation on the implications of Darwinism for humanity.

Noi non siamo quindi così interessati al futuro “grezzo”, quanto all’estensione delle nostre conoscenze, esperienze e convinzioni nel futuro.
Il che ci lascia comunque un paio di passi avanti rispetto a chi quelle conoscenze, esperienze e convinzioni dovrebbe/vorrebbe controllarle, o indirizzarle.
Gli appassionati di fantascienza non hanno paura del mondo che cambia.

Kim Stanley Robinson 2005.JPGE certo che cambia in fretta, perciò è lecito (anche se banale) domandarsi se nel futuro la fantascienza esisterà ancora come tale.
Ma qui arriva Kim Stanley Robinson a tagliare corta la discussione…

Science fiction is now simply realism, the definition of our time. You could imagine the genre therefore melting into everything else and disappearing. But stories will always be set in the future, it being
such an interesting space, and there is a publishing category devoted to them. So there is a future for science fiction.

È in fondo il vecchio sogno degli appassionati emarginati.
Ora siamo noi la norma.

The future is thus a kind of attenuating peninsula, running forward with steep drops to both sides. There isn’t any possibility of muddling
through with some good and some bad; we either solve the problems or fail disastrously. It’s either utopia or catastrophe. Science fiction is good at both these modes. Will it be fun too? Fun, entertaining, provocative. Yes.

Il futuro è adesso.
Abbiamo vinto.
… per lo meno sulla carta.

[pubblicatoin parallelo anche su strategie evolutive]

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Delia Sherman

https://i1.wp.com/www.sfsite.com/gra/0608/chlg.jpgDelia Sherman si è costruita negli anni una solida reputazione come antologista, partecipando alla produzione di due collezioni essenziali per il fantasy moderno, The Horns of Elfland (con K. Clarke e D.G. Keller) e l’indispensabile The Essential Bordertown (con Terri Windling).

Con Terri Windling ed Ellen Kushner, Delia Sherman è pure fondatrice e membro dell’Endicott Studio.

La Sherman ha frattanto dato alle stampe alcuni romanzi piuttosto interessanti, sia diretti ad un pubblico adulto che nella fascia dei cosiddetti “giovani adulti”, e solitamente classificati come fantasy of manners, ed ha avviato il cosiddetto movimento interstiziale.

Per arte interstiziale si definiscono quelle produzioni che apertamente sfidano la classificazione generica – non tanto trascendendo il genere (come nel caso del new weird) bensì presentando elementi che potrebbero permetterne la classificazione in molte caselle diverse.

Il lavoro della Sherman è stato finora poco rappresentato in Italia.
La novella La signorina Carstairs e l’uomo pesce ha visto le stampe quindici anni or sono, nel nostro paese, in un Urania Fantasy ormai dimenticato.
Verrà riproposto, in una nuova traduzione, illustrata, nel prossimo Alia Anglosfera, come Miss Carstairs e il tritone.

Perché Alia è anche interstiziale.

Ellen Kushner

https://i2.wp.com/www.fantasticfiction.co.uk/images/n1/n6428.jpgEllen Kushner è pressocché sconosciuta nel nostro paese, nonostante abbia un profilo decisamente alto negli Stati Uniti dove, parallelamente alla carriera di scrittrice, è anche antologista e presentatrice del proprio programma radiofonico.
Ha anche inciso dei dischi.

Ellen Kushner è al nucleo di quel sottogere che viene spesso definito fantasy of manners o – ironicamente, mannerpunk – tanto che sarebbe stata lei a inventare la definizione, poi formalizzata dalla critica ufficiale.
Con fantasy of manners si intende un genere di narrativa di immaginazione più interessata ad esplorare le relazioni fra diversi livelli di società immaginarie che non i recessi più oscuri di qualche geografia aliena.
Come riporta Wikipedia

The protagonists are not pitted against fierce monsters or marauding armies, but against their neighbors and peers; the action takes place
within a society, rather than being directed against an external foe; duels may be fought, but the chief weapons are wit and intrigue.

Un fantasy cortese, quindi, che attinge più a Wodehouse che a Tolkien, più a Dumas che a Howard, senza dimenticare la vasta produzione inglese dell’ottocento – dalle sorelle Bronte a Dickens.
E se l’antenato ultimo del genere è Mervyn Peake – spesso evocato su queste pagine – il lavoro di Ellen Kushner è considerato la summa del mannerpunk.

Non v’è traccia alcuna di Ellen Kushner nel Catalogo Vegetti, ma non è il caso di disperare.
Lo Spadaccino il cui nome non era Morte, racconto centrale nello sviluppo della poetica della Kushner, ci è stato regalato dall’autrice, e comparirà quindi nel prossimo Alia Anglosfera.

Perché su Alia, i generi classici ci stanno stretti.

Ted Chiang

https://i0.wp.com/www.asimovs.com/_issue_0307/Art/storiesofyourlife.jpgTed Chiang (classe 1967) proviene dall’industria del software ed è maledettamente in gamba.
No, davvero, è uno di quegli autori talmente maledettamente in gamba che ti fanno andar via la voglia di scrivere.
Perché non sarai mai in gamba come Ted Chiang.

OK, mi dicono i miei amici, quanto sarà in gamba ’sto tizio?
Ah!
Volete un’idea di quanto sia in gamba Ted Chiang?

Ted Chiang è abbastanza in gamba da allineare sul proprio scaffale 4 premi Nebula, due premi Hugo, un John W. Campbell Award, un Theodore Sturgeon Memorial Award, un Sideways Award e un Locus Award per la sua produzione.
Che si limita, al momento, a dieci racconti brevi.
Fate voi due conti…

Ted Chiang è abbastanza in gamba da aver rinunciato alla candidatura ad un Hugo perché la storia nominata per il premio, pubblicata di fretta, non era conforme ai suoi standard qualitativi.

Ted Chiang è abbastanza in gamba da pubblicare i propri racconti su Nature.

Di più – Ted Chiang è talmente in gamba che persino in Italia ce ne siamo accorti, ed i lettori italiani hanno avuto modo di leggere

La Torre di Babilonia (tre volte da Mondadori)
La Storia della Tua Vita
(una volta da Nord ed una da Mondadori)
L’Inferno è l’assenza di Dio (Nord)
Settantadue Lettere (Mondadori)

Per il piacere dei suoi affezionati lettori – e ancora di più per il piacere dei lettori che non l’hano mai conosciuto – Ted Chiang ci ha concesso i diritti di pubblicazione sul suo racconto comparso su Nature.
Si intitola Cosa ci si aspetta da noi.
Esce sul prossimo Alia Anglosfera.

Perché anche noi siamo dannatamente in gamba.

Karl Schroeder

Il manuale per autori di fantascienza della collana Complete Idiot’s Guide, scritto a quattro mani dal solito Cory Doctorow e da Karl Schroeder è fuori stampa da anni e una copia usata riesce a scucire anche un centinaio di euro su eBay.
Si tratta di un buon volume, con un sacco di buone idee, e sarebbe davvero bello se venisse ristampato.

Canadese, classe 1962, Karl Schroeder conduce una doppia vita – autore di fantascienza ed educatore in campo ambientale.
Suona familiare.
Lui però pubblica con Tor Books, ed ha all’attivo alcuni romanzi eccellenti, a cominciare dal titolo d’esordio, quel Ventus che accoppia space opera vecchia maniera e tecnologie di punta dell’ultima ora, in una miscela divertente, con un sacco di buone idee.
Ventus è scaricabile gratis sul sito dell’autore, o acquistabile in formato cartaceo.
Più recentemente, Schroeder ha avviato una fortunata serie di fantascienza avventurosa e hi-tech, tre romanzi collettivamente conosciuti come i libri di Virga.
Ingegneria a scala stellare, pirati spaziali, equilibrismi gravitazionali…
Schroeder non ha paura di essere innovativo.
Scrive anche fantasy, ma pare che pochi gliela filino (o così sostene lui).

Ventus è stato recentemente tradotto in francese.
In Italia, invece, stando al Catalogo Vegetti, Schroeder è stato ampiamente e bellamente ignorato dagli editori con una conseguente perdita da parte dei lettori – che non sanno cosa si perdono.
Un peccato.
Fortunatamente, sul prossimo volume di Alia Anglosfera comparirà una storia che Karl Schroeder ha regalato al nostro progetto.
Si intitola Halo, ed esce in traduzione in contemporanea con un’edizione in Brasile.
È un mondo piccolo.

Tim Pratt

Diplomato del prestigioso Clarion Workshop, il californiano Tim Pratt (classe 1976) appartiene all’ultimissima generazione di autori di narrativa fantastica.
Narratore, saggista e poeta, ha esordito con un corpus di racconti oggi etichettati come “new weird” e dimostra anche nella propeia narrativa lunga una tranquilla irriverenza per le barriere di genere.
Il suo romanzo più noto, The Strange Adventures of Rangergirl (2005), nominato per il Mythopoeic Award e vincitore del premio della critica di Romatic Times come miglior romanzo, è un fantasy contemporaneo con elementi vagamente lovecraftiani, ma è anche un western.
I racconti raccolti in Little Gods e Hart & Boot & Other Stories sono ugualmente di difficile classificazione.
Sempre nel 2005, il suo poema lungo Soul Searching ha vito il Rhysling Award.
Pratt è stato pure stato finalista del Campbell Award e nominato al Nebula per la sua narrativa breve.

“In the field of fantastic literature, there’s an exciting group of
new young writers poised to take us into fascinating new directions.
Tim Pratt is among the best of them. His stories have moved me,
enchanted me, frightened me….and always leave me wanting more.”
–Terri Windling

La forza di Pratt si concentra nella narrativa fluente, senza barocchismi inutili, e nella felicità ed originalià delle invenzioni.
Considerata la giovane età, il californiano promette molti anni di liete sorprese per gli appassionati di fantastico.

Stando al Catalogo Vegetti, nulla di questo giovane autore è tuttavia disponibile nella nostra lingua.
Per ora.

Alia Anglosfera 2008 includerà infatti Barbablù e il Bisonte Bianco, un racconto della serie Rangergirl che Tim Pratt ha amichevolmente donato alla nostra antologia.

Basta avere un po’ di pazienza…

Prime Indiscrezioni su Alia Anglosfera

Alia Giappone è appena stato recensito – con toni più che lusinghieri – sul supplemento del weekend del Manifesto.
E mentre la cultura mainstream si accorge del primo dei tre volumi di Alia, il secondo è sul punto di andare in macchina – o così mi dicono.
Alia Italia sta per vedere la luce, e le premesse sono eccellenti.

Rimane il mistero di Alia Anglosfera, del quale mi sto occupando da qualche tempo e riguardo al quale non ho ancora rlasciato informazioni.

Comincio allora col dire che sono state consegnate le prime illustrazioni interne del volume, e sono splendide.

Alia Anglosfera conterrà sette racconti, sei dei quali inediti in Italia ed il settimo in una nuova traduzione.
Dalle trame – diversissime – delle storie, che spaziano attraverso il tempo e lo spazio, emerge un tema comune – la falsificazione della storia.

Sarà grande.
Dovrete solo avere un po’ di pazienza…