In altri mondi: il demone sterminatore

il_demone_sterminatoreCredete all’indipendenza dei recensori? Pensate che chi scrive di un libro non debba necessariamente aver nessun rapporto con chi il libro l’ha scritto? Temete di essere turlupinati da una recensione disonesta? Allora risparmiatevi la fatica di leggere quel che segue: conosco e stimo l’autore del libro presentato anche se, come Seneca, tendo a pensare che un approccio sincero a un testo sia preferibile per chi mi legge e anche per l’autore. Avendo lavorato per vent’anni o giù di lì per LN-LibriNuovi mi sono trovato spesso a recensire autori che conoscevo ma la mia linea di condotta, in questo caso, era quella di avvertire chi mi leggeva del rapporto esistente tra recensore e autore e invitando i lettori a tenerne conto. Presunzione? Non lo nego, ma preferisco agire così piuttosto che mettere in scena la consueta sviolinata – o le critiche pelose – di chi lavora nello stesso ambiente e conosce perfettamente l’autore ma fa finta di niente.

Fatta questa doverosa premessa, vengo al libro. Ma ti è piaciuto? Ho letto poca fantasy, in vita mia. È un genere che un tempo – diciamo venti/trent’anni fa – non era particolarmente frequentato, poco tradotto in lingua italiana, con l’esclusione del glorioso «Signore degli Anelli» – comunque circondato da un’aura negativa per le sue presunte tendenze di “estrema destra” – e di pochi altri testi di autori più o meno noti, come Robert Ervin Howard o, più tardi, Marion Zimmer Bradley o Terry Brooks. Nato dal gotico e da autori come William Morris, Lord Dunsany o Howard Phillips Lovecraft, il fantasy ha acquistato un successo crescente parallelo alla profonda crisi della sf, tanto da diversificarsi e da occupare gran parte del paesaggio del fantastico contemporaneo.

Da amante della sf e in generale della speculazione di radice scientifica ho avuto relazioni scarse e non facili con il fantasy. Ho doverosamente letto in tempi non sospetti il «Signore degli Anelli» e «Lo hobbit», ho assaggiato un paio di romanzi di Marion Zimmer Bradley, ho letto Morris e Dunsany e ho profondamente apprezzato H.P.Lovecraft, giudicandolo, tuttavia, un ottimo (ma verboso) autore di proto-fantascienza. Prima di approdare al libro di Vincent Spasaro debbo ammettere di aver letto poca fantasy, se non nelle sue versioni meno formali, con autori come China Mieville, Mary Gentle o Michael Swanwick, considerati – secondo gli appassionati di tassonomia fantastica – autori di «new weird» o di «scientific fantasy», categorie che possono ritenersi utili per uno storico della letteratura ma non troppo maneggevoli per un normale lettore.

Vincent-Spasaro

Vincent Spasaro

Il romanzo di Vincent Spasaro rientrerebbe nella categoria del «Dark Fantasy», ovvero di un genere dove caratterizzazione della vicenda è orientata verso una tendenza neo-gotica, dove fantasmi, apparizioni, mostri nati da incubi e in generale il «Male», inteso come categoria reale e materiale, determina i confini della vicenda. È davvero così? E si tratta del «Male» come categoria a-storica e sovra-umana o di una forma diversa di minaccia? Sinceramente non ho una particolare simpatia per il «Male» come entità definita, più o meno come tollero poco che si dichiari che Hitler in fondo «era soltanto un pazzo». Il «Male» contenuto nel romanzo di Spasaro, tuttavia, è di una categoria più simile a quella dell’Olimpo remoto e indifferente di H.P. Lovecraft che al – in definitiva sottilmente autocaricaturale – Sauron di R.R.Tolkien. I mondi di livello superiore, «i luoghi delle leggende che stanno al di là delle isole» dai quali viene il centauro Onnau, formano una curiosa visione di sapore utopico – o , volendo, fantascientifico – mentre lo sterminatore, che il lettore conoscerà soltanto nelle ultime pagine, ha la curiosa, rigida fissità del custode di Franz Kafka, quello per il quale (prego di scusare la citazione fatta a memoria) «Questa porta è stata finora aperta. Ora vado a chiuderla», ovvero l’oracolo di un mondo ulteriore, inafferrabile e incomprensibile per il personaggi.

Seicentottantadue pagine, un volume di dimensioni ragguardevoli, dove tre personaggi, il già citato centauro Onnau, il piccolo prete Luach e la zingara Fenahar – apparsa più volte nel libro sotto altre vesti e con altri nomi – sono alla ricerca dello «Sterminatore», l’entità colpevole dell’antico teocidio, del quale esiste soltanto un tenue e vago ricordo nel mondo del «fiume senza rive». E l’impresa dei tre personaggi è anche una ricognizione di questo mondo inferiore, dove vani e feroci sogni di potenza, ricordi perduti di una condizione umana migliore e una tecnologia limitata dalle condizioni ambientali. rendono il mondo del fiume un’entità da incubo, popolata da un ricca fauna di ombre e fantasmi, di un enigmatico «popolo bianco» e di innominabili creature degli abissi, in un universo che l’autore riesce a rendere curiosamente reale, quasi tangibile.

E poco a poco il complesso universo del «Demone Sterminatore» filtra attraverso le pagine, diventa, come nella narrativa nipponica, una dimensione della percezione della realtà, un substrato fatale di quel mondo che permea completamente la visione del mondo dei personaggi. Il «Fiume senza rive» diviene reale, una visione necessaria e sufficiente, come se non esistesse altra possibilità per sopravvivere. Onnau, «che viene dalla splendida città di Sivigne» finisce per perderne la memoria e a cercare inutilmente di resistere, con la visione del “suo” mondo che impallidisce a ogni passo; Luach che finisce con lo sposare completamente la ferocia del signore Tukiniat, a sua volta guidato da un desiderio di distruzione che va molto oltre il suo desiderio di possedere; Fenahar che nel suo instacabile mutare è guidata dal sogno di unirsi definitivamente al Demone Sterminatore.

rioIl mondo del fiume senza rive diviene così una caratteristica rappresentazione dell’inferno, ovvero un luogo senza speranza, senza redenzione né possibilità di mutare, un luogo di passaggio privo di un sole visibile, creato per capriccio da dei-demoni, alimentato da forme di vita apparente e in attesa di un’improbabile redenzione. Un’ontologia disperata e disperante che tenta di ripetere i mondi superni ma senza la loro grandezza. I mondi di Spasaro divengono sogni senza speranze, mondi intrinsecamente imperfetti dove anche la vita è soltanto un’illusione. Leggere «Il demone sterminatore» si rivela, in ultima analisi, una curiosa, inattesa esperienza mistica, qualcosa in grado di porre in discussione la visione stessa di Dio e della sua creazione, un universo dove Dio è necessariamente morto – come sostiene pervicacemente il prete Luach – e gli esseri umani sopravvivono senza nessuna speranza. Una rappresentazione ardita ma curiosamente efficace del genere umano in questi giorni senza apparente futuro.

Un romanzo “fluviale” per le dimensioni e particolarmente ambizioso nel tentativo di parlare insieme ai nostri sogni e alla nostra realtà. Difficile darne un giudizio che risulti comunque fondato e che ignori il valore didattico e gnoseologico del romanzo. La continua, instacabile descrizione del Fiume senza rive si rivela ipnoticamente efficace, anche se mi rendo conto che per alcuni può risultare faticosa, a tratti stucchevole. La ricerca del Demone Sterminatore è spesso illusione o sogno fallace e può risultare sottilmente assurda per un lettore che non voglia accettare i numerosi livelli e sottolivelli del romanzo. Personalmente sono uscito felicemente stremato dalla lettura, con il cervello carico di una visione barocca della realtà, simile a quella del mondo immaginato nel 1500, con Terre Incognite, mostri che infestano le acque e mondi celesti immobili che girano intorno alla Terra.Onestamente ne consiglio la lettura, come si può consigliare l’uso di una droga non abbastanza sperimentata, che può creare sogni difficili o incubi oscuri. Resta, in ogni caso, la capacità invidiabile di Vincent Spasaro di creare un universo coerente di questi tempi così poveri di sogni e di immaginazione, una vicenda ricca e complessa e personaggi a tutto tondo. Non è poco, davvero.

planisfero

Annunci

ALIA want you! (Evo 2.0)

alia-russoSì, si riparte.

Non dico sia facile né che non ci siano problemi, ma i risultati – più per i giudizi che gli incassi – ci fanno dire: «Beh ALIA Evo non è andata male, perché non farne un’altra?».

Un’e-book dal titolo ALIA Evo 2.0. Il nome di un programma nella la sua release più recente. Secondo la visione degli e-book che fino a non molto tempo fa aveva l’UE. Comincia lo sbattone nel trovare racconti che meritino – e non ne mancano, sul serio -, nel chiedere ad amici traduttori nuovi autori e nuove storie, nell’immaginare insieme qualcosa d’altro, qualcosa che agli ALIA precedenti è mancato.

Tra l’altro significa anche per noi – io e Silvia – cominciare a pensare che cosa scrivere per il prossimo ALIA, senza scavare nei racconti già scritti e mai pubblicati…

Le regole non cambiano, ma è bene ricordarle. I racconti selezionati di autore italiano saranno pubblicati senza alcun vincolo di proprietà e ciascun autore potrà disporne come preferisce, pubblicandoli in seguito con altro editore o in altro modo. Stessa regola vale per eventuali racconti già pubblicati in altra sede che potranno essere pubblicati in ALIA purchè disponibili all’autore senza doveri nei confronti di altro editore.

Regole in parte diverse per i racconti tradotti che resteranno di proprietà degli autori mentre le traduzioni saranno di proprietà dei rispettivi traduttori.

Non ci sono regole sulla lunghezza. Diciamo che non potrò pubblicare sul prossimo ALIA il romanzo breve (>150.000 caratteri) che sto scrivendo e meno che mai potrà farlo Silvia che viaggia sul milione di caratteri, ma fino a 60.000 / 70.000 caratteri ogni testo è accettabile. Altra regola che è bene ripetere è che i testi dovranno essere di natura fantastica. Come ha spiegato Silvia nel corso dell’intervista uscita su «Il pozzo e lo straniero»:

…il fantastico è un’aura, non un genere chiaramente definito e delimitato, è pieno di sfumature e di “figli” il fantasy, l’horror, la FS, la favola, lo steampunk, il racconto di ucronia, il racconto gotico ecc…

 Il che è come dire che siete assolutamente liberi di inventare quello che credete, da un mago alieno nelle soffitte di un antico castello in un’Europa dominata dal Califfo, a un castello alieno dove abita un Califfo e fatto solo di magiche soffitte, a un alieno sfrattato da una soffitta che cerca di recuperare una casa con l’aiuto di un amico mago e contro un perfido califfo a… vabbè, avete capito, credo.

alia_stargateAltro aspetto in apparenza poco simpatico ma che ha un suo perché: né autori né traduttori saranno pagati – come è stato nelle precedenti edizioni – per il loro lavoro.

Calma, un momento, ragioniamo.

ALIA rappresenta un punto d’incontro di molti autori e di diverse culture e se l’editore – CS_libri – avesse risorse economiche per finanziare un simile progetto non ci penserebbe due volte a pagare. Ma CS_libri – e in realtà anche io e Silvia, i due curatori – esistiamo per produrre ALIA nel miglior modo possibile e le vendite della precedente edizione – interamente depositati presso un conto su PayPal – non hanno, per la verità, un’entità tale da costituire uno stimolo sufficiente per nessuno. E tali poveri incassi non hanno nemmeno permesso, detto di passata, di stampare ALIA su carta. Diciamo che se vi piace il progetto non sarà gravoso lavorarvi gratis et amore deo altrimenti – con tutto il nostro dolore e la nostra convinzione che sarebbe stato bello se – è triste ma le nostre strade si separano qui. In ogni caso aggiungo che se ALIA vendesse qualche centinaio di copie – il che è fantascientifico ma non del tutto – traduttori e autori riceverebbero un degno guiderdone al loro impegno. «Ben un numero a due cifre…!» Ssshhhttt, silenzio.

Ultimo aspetto, il principale, in realtà. ALIA  è nato per permettere un confronto con il fantastico di altri paesi e di altre culture. La culture dell’estremo Oriente – Giappone, Cina, Singapore -, le culture di area anglofona – USA, GB, Australia, Canada – e quella di madrelingua italiana. Ma siamo aperti ad altri contributi. Dall’universo Ispano-americano, a quello nordico e germanico, al mondo slavo. Ai consueti traduttori che hanno collaborato al progetto – Massimo Soumarè, Davide Mana, Federico Madaro – ci piacerebbe affiancarne altri che operano in altre aree e lavorano su altre lingue. Sarà possibile anche senza mercede? Non è probabile ma non è nemmeno impossibile, aspettiamo e vedremo.

I tempi di consegna dei testi sono ovviamente larghi. Diciamo che il sogno mio e di Silvia sarebbe quello di ricevere tutto entro la fine del 2015 in modo da pubblicare il nuovo ALIA, ALIA Evo 2.0, entro marzo del 2016. Ma non ci illudiamo troppo in proposito. Se i testi riuscissero ad arrivarci entro febbraio 2016 sarebbe ancora possibile pubblicare tutto entro maggio 2016. Ancora più tardi  vorrebbe dire rimandare l’uscita di ALIA Evo 2.0 a settembre / ottobre, rischiando di finire troppo vicini a Natale e scomparire nel gorgo natalizio.

Resta una domanda che in molti hanno concepito mentre leggevano questo post: «Va bene, ma a voi due chi ve lo fa fare?» Rispondere è un pochino come raccontare un pezzetto della nostra vita ma lo faremo, sia pure in breve.

Come tanti altri anche noi abbiamo letto antologie di autori stranieri – di horror, di gotico, di sf, di fantastico – e ci siamo sempre detti (separatamente, allora): «ma non sarebbe bello – fantastico, stupendo, impensabile, meraviglioso – farne una noi?» Ecco il semplice segreto di ALIA. Finora abbiamo avuto la possibilità di varare sette ALIA ma siamo insaziabili. Bramiamo farne un’altra… E comunque ci sono poche cose che riescono a regalarci la stessa gioia di leggere come ricevere racconti fantastici da scegliere in anteprima. In realtà temo di dover ammettere che sia Silvia che io siamo due vampiri. Beneducati, gentili ma sempre vampiri. Ognuno ha le sue debolezze e i suoi scheletri nell’armadio.

Ultime note per coloro che intendono partecipare. I testi, in formato .doc, .rtf o .odt devono arrivare presso la casella postale aliaracconti[at]fastwebnet.it, accompagnata da una breve (max 200 caratteri) autopresentazione. Altre comunicazioni potranno arrivare sulla stessa posta elettronica o sulla nostra (massimo.citi[at]fastwebnet.it e s_3ves[at]fastwebnet.it). Altro modo di comunicare con noi è attraverso questo blog o sulla pagina FB di CS_libri.

Sicuramente ci saremo dimenticati qualcosa, ma intanto ci fermiamo qui.

Aspettiamo impressioni, dubbi, proposte, idee ecc ecc.

Ma sappiatelo: ALIA Evo 2.0 adesso esiste.

Silvia Treves e Massimo Citi

alia cccp

Un’intervista a una che ne sa

applausi02Sul blog «Il Pozzo e lo Straniero» è in onda l’intervista a Silvia Treves, co-curatrice dell’ultimo ALIA, ALIA Evo.

Non posso che invitare tutti i passanti a fare un salto sul blog e abbeverarvi davanti a tanta competenza.

No, parlo seriamente.

Piantala di ridere. Sì, lo so è mia moglie ma questo non c’entra. Sul serio. Anche se devo ammettere di averla sposata anche per questo.

Comunque non corso dell’intervista Silvia dichiara che ha intenzione di fare un altro ALIA: ALIA Evo 2.0. Cominciate a preoccuparvi. Io, che non ho nulla di pronto mi sto già preoccupando, per dire.

A proposito, l’intervista si trova QUI

intervista-500x300

ALIA, il Pozzo e lo Straniero

blog xenoProprio stamattina il blog Il Pozzo e lo Straniero, nuova maschera del sempiterno Solomon Xeno, ha pubblicato un articolo sull’ultimo ALIA, l’ALIA elettronica uscita lo scorso giugno.

Si tratta di un buon articolo che presenta l’antologia, cogliendone alcuni aspetti che non sempre sono stati colti con uguale precisione. Considerazioni di questo genere:

Il fantastico ha mille sfaccettature e l’approccio prevalente è quello di isolarle e affrontarle una alla volta, perché si ritiene che chi legge fantascienza non apprezzi il fantasy e così via. ALIA fa invece della diversità il suo punto di forza, e la usa per disorientare il lettore al punto giusto…

ci rende gonfi di orgoglio come tacchini…

Come anche il fatto che l’estensore sottolinei la «mancanza di un filtro di genere» e l’apertura ad autori «culturalmente distanti» rende il nostro lavoro non troppo ingrato. Possiamo addirittura affermare che non si è lavorato invano…

Un grosso ringraziamento a Salomon Xeno da parte di noi tutti e in particolare, credo, da parte di Mario Giorgi… Se leggete l’articolo scoprirete perchè.

katedra2