Fralerighe ALIA

ME_335_DiversityOfOpinionLa rivista on line Fralerighe dedica un articolo al nostro ALIA Evo, con una recensione a firma Lerigo Onofrio Ligure. Una recensione ricca, meditata e sicuramente non facile. Recensire un’antologia di diversi autori, infatti, è il tipico gatto selvatico dal quale chiunque scriva recensioni cerca di tenersi il più possibile lontano. Ma il recensore riesce a uscirne più che dignitosamente, sia dando una propria interpretazione e un proprio giudizio sull’operazione ALIA sia sforzandosi di valutare in toto il lavoro dei curatori.E, particolare tutt’altro che trascurabile, non citando mai il nome degli autori ma sforzandosi di commentare i racconti uno ad uno.

Ovviamente, in quanto co-curatore, ho qualche “naturale” riserva su taluni giudizi del buon menestrello Lerigo Onofrio Ligure, come non sono del tutto d’accordo sulla sua convinzione dell’esistenza di una “doppia anima” di ALIA, ma mi rendo perfettamente conto che ciò che viene colto e giudicato da un lettore – e a maggior ragione da un recensore – è automaticamente sacro e insindacabile. ALIA è nata come rassegna del fantastico e volutamente gioca su più tavoli, rischiando ogni volta qualche giustificata reprimenda sulle scelte fatte e sui racconti selezionati. Resta il fatto che se di un esame si è trattato possiamo affermare serenamente di averlo superato. Recensioni come quella apparsa su Fralerighe giustificano l’esistenza di ALIA e ne sottolineano il valore. Siamo stati per un decennio un buon esempio di fantastico nato in Italia da autori, curatori e traduttori italiani e anche quest’ultima nata è all’altezza della nostra fama. Non è poco, davvero. Grazie di cuore al nostro “menestrello” Lerigo Onofrio Ligure e a rileggerci presto.

ALIASL

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4 thoughts on “Fralerighe ALIA

  1. Rileggendo la recensione di L. Onofrio Ligure capisco un po’ meglio perché manchino tuttora recensioni dell’antologia su Amazon.it. Ovviamente i suoi due argomenti principali mi sembrano opinabili: a me non sembra che via siano “due binari distinti”, anzi, direi che ci sia una sostanziale coerenza “sotterranea” fra i diciassette racconti, qualcosa di più profondo della varietà di stili e di temi.

    Anche la mia graduatoria degli alti e dei bassi è ovviamente diversa da quella del recensore, e non vorrei parlarne in questa sede. Mi diverte, piuttosto, che finora nessuna delle interpretazioni di “F come Frankenstein” si sia avvicina al significato che avevo voluto dargli… ma ormai il testo vive di vita propria e ognuno può leggerlo a modo suo.

  2. Credo che l’unità profonda di ALIA si riesca a cogliere solo con una lettura un po’ particolare, che richiama il lavoro precedente, le tante antologie fatamorganatiche, per dire, o i precedenti ALIA, un tipo di lettura che ovviamente non è facile afferrare senza essere stati parte del progetto. Quindi mi sembra inutile sottolinearlo, ALIA vive di vita propria e i lettori – e le loro vite – sono infiniti come i libri scritti.
    Esiste comunque un filo comune, «una coerenza sotterranea fra i diciassette racconti», come scrivi giustamente, un punto di vista interrogativo nei confronti della narrativa e della realtà che mi piace di ALIA come di poche altre cose. ALIA nasce da una sorta di insoddisfazione, di un non bastarsi divenuto narrazione. La lettura di ALIA deve lasciare insoddisfatti, polemici, interrotti a metà di un gesto. Questa, detto per inciso, è la funzione e la struttura della narrativa fantastica, perennemente inconclusa, come un desiderio che tormenta subito prima di dormire.
    Le recensioni arriveranno, credo, ma nulla che sia facile incasellare. Non siamo un’antologia come tante altre – il che non significa migliore o peggiore, sia chiaro -, siamo diversi perché veniamo da un tratto di vita comune e da una visione personale del narrare, senza cercare un modello né una formula di successo. Siamo gente che ama perdere tempo e costruire cattedrali di bolle di sapone. E personalmente ne sono molto lieto.

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