Questo è un genere per vecchi

La fantascienza è diventato un genere per vecchi. Vecchi lettori, vecchi libri, vecchie storie. E spesso per morti.

Di seguito un paio di recensioni, una a un libro di Jack Williamson, l’altra a un libro di Ray Bradbury, entrambe scomparsi, l’uno nel 2006, l’altro nel 2012, Non ho idea se i libri recensiti esistano e si trovino ancora o se siano anch’essi morti, come i loro autori. So per certo che qui, nel mio cuore esistono ancora. E anche nella mia libreria, detto per inciso.

TheBlackSun

Jack Williamson, come Ray Bradbury, Frederick Pohl, Jack Vance e Poul Anderson è stato uno dei grandi autori della SF, abbastanza arzillo e lucido da scrivere una storia come Il Sole Nero a ottant’anni suonati, con lo stesso spirito e la stessa vivacità dei suoi capolavori dei tempi d’oro (Il Figlio della notte e Gli Umanoidi, tanto per citarne due).

La partenza del romanzo è parecchio pasticciata, tra ecoterroristi stupidotti e violenti e biechi – anzi biechissimi – speculatori, ma quando finalmente l’astronave decolla e arriva nel sistema del Sole Nero le cose prendono tutt’altra piega. Il Sole Nero, infatti, è esattamente ciò che suggerisce il nome: una stella morta e fredda, un’ombra lugubre nel cielo buio di un pianeta ghiacciato.

L’aspetto intrigante della cosa è che, come ne La porta dell’Infinito di Frederick Pohl, non solo i viaggiatori dello spazio non hanno scelto la loro destinazione, ma neppure possono, ragionevolmente, riaccendere il motore e andarsene da lì. Definitivamente naufragati su un pianeta che almeno un miliardo di anni prima deve essere stato simile alla Terra e altrettanto popolato, gli infelici colonizzatori devono vedersela con un comandante pavido e ubriacone e la sua cricca di frustrati e poco di buono, cercare una spiegazione alla comparsa di enigmatiche manifestazioni di vita, sopravvivere a incubi e visioni ispirate da misteriosi manufatti alieni, resistere a forme di possessione, scampare a un clima che è poco definire allucinante, mentre cercano di abituarsi all’idea di fondare una comunità umana in un luogo tanto spettrale.

Vicino per qualità della suggestioni a film come Alien, il Sole Nero non è soltanto un ottimo esempio di sf d’avventura, ma è anche un’opera dotata di una fortissima carica evocativa. Per buona parte del romanzo si avverte come un brivido l’abisso insondabile del tempo, si prova la sensazione inconscia dell’infinito, sia nelle descrizioni che nei dialoghi, che si immaginano stranamente assorti e risonanti. Questo è esattamente ciò che viene definito come il senso del meraviglioso, un’emozione inquietante eppure familiare, una forma letteraria di ascesi dalla quale è difficile disintossicarsi.

Quicker Than the Eye - Ray Bradbury_resizedcover

Nel 1996 Ray Bradbury (autore, per chi non lo ricordasse anche di Fahrenheit 451, Cronache marziane e Il Popolo dell’Autunno) pubblicò un’antologia dal titolo: Quicker then eye (Più veloce di un battito di ciglia), divenuta, nella traduzione italiana: I fiori di Marte, editore Mondadori Urania.

Geniale, no? Soprattutto in un libro dove non solo non c’è nessun racconto che porti questo titolo, e dove in 262 pagine la parola Marte non ricorre mai. Ma in fondo la colpa è dell’autore, è stato lui a iniziare con Marte…

Bene, siamo seri. Racconti, si diceva. Per lo più brevi e che, in genere, hanno ben poco a che vedere con la sf. Storie di fantasmi, racconti surreali o gotici, ma anche semplici storie d’infanzia e adolescenza, sogni, fantasie o bizzarrie. La nota dominante di Bradbury è una struggente, divertita malinconia, una coscienza acuta del tempo trascorso e dell’unicità di ogni momento, una nostalgia che non ha nulla di stucchevole, ma che è reminiscenza di oggetti quotidiani e piccole abitudini, luci e colori, delle piccole, terribili avventure dell’infanzia. Ho molto amato alcuni racconti di questa antologia (Finnegan, il ragno saltatore [storia piuttosto agghiacciante, da leggere ad amici aracnofobici]; La donna nel prato; L’altra autostrada; Folgorazione; Garbati omicidi) perché, in un certo senso, sono stata lì, ho visto, ascoltato le stesse parole, vissuto le stesse emozioni e sono sicura che dell’uomo e della donna di Folgorazione, del loro rapporto fatto di angoscia e attrazione – per esempio – non riuscirò mai più a dimenticarmi, proprio come sarà difficile per me cancellare dalla memoria il fantasma della madre/fanciulla di La donna nel prato, anche perché realizza un sogno inconfessato di molti: incontrare la propria madre giovane, sapere ciò che ha provato, ricostruire la sua vita per intero.

Bradbury vela con un sottile umorismo la sofferenza per il tempo trascorso, per le radici perdute, per quella parte della vita nella quale era ancora possibile provare stupore. Il suo rapporto con la sf è probabilmente segnato proprio da quel desiderio di stupirsi ancora, di provare meraviglia come nell’età compresa tra i 5 e i 10 anni, quando tutto sembra molto serio e molto nuovo.

I coloni terrestri di Cronache Marziane, positivi, materiali, coraggiosi sono sensibili soltanto alle visioni che i marziani risvegliano in loro e ne hanno un sacrosanto terrore. Vincono, alla fine, perdendo se stessi. Un po’ quello che sta capitando a noi tutti. Fortunamente ci sono ancora scrittori come Ray Bradbury capaci di risvegliare il ricordo dei nostri ieri dimenticati.

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6 thoughts on “Questo è un genere per vecchi

  1. Ma io ci ho 36 anni e la fantascienza mi piace eccome! 😉
    A mio figlio che ne ha due, lo faccio dormire tra Gibson e Scott Card… faccio male? 🙂

    ps: E adesso mi tocca ebay-are per recuperare questi due titoli… che fatica a questa età…

    • @Eddy; ovviamente il titolo che ho scelto è sostanzialmente provocatorio, soprattutto nei confronti di chi – editori, operatori, intellettuali e altri fastidiosi soggetti – danno per morta la sf… Io di anni ne ho venti in più, ma se non altro ho una figlia e un quasi genero altrettanto appassionati. Con in più il non piccolo particolare di NON considerare la sf un ghetto della letteratura ma una forma di narrativa. In fondo non mi pare un cattivo risultato 🙂

  2. Secondo un mio vecchio amico si tratta di utilizzare un sistema moderatamente nazista, minacciando di orripilanti rappresaglie qualunque bambino osi toccare un libro di sf, affermandone ad alta voce l’immoralità, la vacuità e l’intrinseca stupidità. Se sorpresi a leggerne si potrà affermare con bella improntitudine che “tu sei troppo piccolo per comprendere”. Non so bene se funzioni, ma io ci farei un pensierino.

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