ALIA (in) Italia

salgari_04È passata poco più di una settimana dall’incontro che ha riproposto ALIA a lettori ed autori e il tempo passato non è stato certo sprecato.

Sto meditando su altri possibili contatti, ho ripreso i contatti con gli autori delle precedenti edizioni e ho ricevuto altre proposte e suggerimenti, quanto basta per darmi da un lato qualche patema d’animo e dall’altro convincermi che la vita di ALIA era tutt’altro che terminata.

salgari_02Il primo a muoversi è stato l’ottimo Fabio Lastrucci, scultore, illustratore, scrittore, animatore del gruppo FB “Romanzi di fantascienza” e redattore della rivista on line Fralerighe-fantastico, curioso, appassionato, impulsivo e generoso è subito partito alla carica con Vincent Spasaro – di cui si terrà una presentazione proprio stasera a Torino -, Maurizio Cometto e  Dario Tonani invitandoli a collaborare con il futuro ALIA. E in giornata ho già ricevuto risposte e osservazioni dai soggetti indicati, a conferma che ALIA non è poi così sconosciuta come temevo (l’immagine qui sopra con Salgari e’ opera di Andrea Bonazzi).

Il giorno successivo ho scritto a Mario Giorgi, autore di fantastico tra quelli che apprezzo di più e in risposta ho avuto molto di più che una letterina di consenso, ma un lungo racconto Avvistamenti che abbiamo iniziato subito a leggere.

salgari_03Dopodiché ho scritto a Vittorio Catani – che non mi pare il caso di perder tempo a presentare – e lui, senza minacce, blandizie e peraltro senza batter ciglio, mi ha promesso un racconto per il prossimo ALIA. Degli altri italiani ne ho parlato già nel precedente post e quindi non mi ripeterò qui. La cosa davvero importante è che ALIA esiste, sia pure per il momento soltanto tra i confini nazionali e che il progetto sta continuando. Altra cosa, altrettanto interessante, è che credo esista una necessità – anche questa molto sentita – di incontrarsi e confrontarsi con un pubblico di lettori, una necessità divenuta vitale per gli autori di fantascienza e fantastico in Italia. No, non voglio ritornare sul tema troppe volte sottolineato della situazione del fantastico oggi in Italia, ma lasciatemi dire che avere un’occasione in più di farsi leggere e di collaborare con altri autori può essere una buona opportunità. Una buona occasione per scrivere e una altrettanto buona per essere letti. Adesso ritorno alla lettura, del racconto di Giorgi, ovviamente. A rileggerci presto!

Ultimissimo particolare, di interesse minimo ma tutto sommato non irrilevante, le immagini di questo post ricordano un grande autore di fantastico italiano…

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Quando inizia un lungo viaggio…

alia2Come forse avrete iniziato a immaginare questo blog ha cominciato una nuova vita. Resterà, come è stato negli ultimi tempi, un blog dedicato alla fantascienza – in fondo sono un fissato della materia, avendone letto qualche milione di pagine e scritto per qualche migliaio – ma diventerà anche la fabbrica, l’opificio, il gabinetto, il laboratorio, il cantiere, l’officina, la fucina del nuovo ALIA.

Il nuovo ALIA, forse ALIA Evo, in omaggio a questo blog, compie i suoi passi dai prossimi giorni. Ricomincerà a prendere contatto con gli autori e i curatori delle precedenti edizioni, gente come Vittorio Catani, Consolata Lanza, Fabio Lastrucci, Mario Giorgi, Angelo Maranzana, Elvezio Sciallis e tanti altri. Assenti ahimé giustificati Vittorio Curtoni (ALIA 2) e Riccardo Valla (ALIA 3), al ricordo dei quali va tutto il nostro affetto, puntualizzo che Danilo Arona e Alessandro De Filippi sono già stati “arruolati” dopo un incontro all’Incubatoio del Salone del Libro, dove Arona presentava il suo L’autunno di Montebuio, scritto insieme a Micol De Gouges. Per gli autori stranieri – americani, asiatici e di altre strane e impensabili zone del mondo – saranno Davide Mana, Massimo Soumaré e Federico Madaro a ricercare, dialogare e tradurre. Io e Silvia Treves [1] saremo (inevitabilmente) i curatori della nuova edizione.

Nuova edizione che, secondo l’incontro avvenuto al Salone del Libro, dovrà essere in primo luogo in forma di e-book e soltanto successivamente in forma cartacea. Siamo coscienti dei problemi connessi a un’edizione digitale, sia di semplice compatibilità che di resistenze più o meno conscie all’uso di un e-reader, ma ci sembra che i tempi siano maturi per un mutamento. Come sarà l’e-book, se in formato .epub o .mobi (probabilmente tutti e due), se dotato di DRM o meno (per quanto mi riguarda è un bel NO rotondo), se illustrato o meno (bisogna sentire anche i disegnatori, naturalmente) è oggetto di discussione, e questo è uno dei luoghi di discussione, una discussione il più possibile pubblica.

Ma quante pagine avrè questo e-book? Chi e quanti saranno gli autori? Sarà un solo volume o ALIA ritornerà in forma antologica a scadenza più o meno annuale? Belle domande, non sappiamo ancora rispondervi ma lo faremo comunque su queste pagine.

In ogni caso ricordiamo che presto uscirà il video della presentazione di ALIA proprio su queste pagine, in modo che tutti sappiate esattamente che cosa ci siamo detti. Modello Grillo ma molto, molto meglio. A presto, ALIAnti!

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Soffio del vento, illustrazione di Alessandro Bioletti (part.)

[1] Segnalo che sul blog di Silvia Treves è uscito ieri un commento proprio all’incontro su ALIA e una promessa che ovviamente ci siamo subito segnati per poterla in seguito ricattare. Un salto qui non vi farà male.

Il giorno dopo ALIA

La mattina successiva, per la verità.

Ci siamo visti, una manciata di eroi, stanchi, cinici, delusi ma non depressi, pronti ancora una volta a rovesciare il mondo del fantastico per pochi spiccioli e soprattutto per il gusto  di farlo.

14_DF-06492R.jpgCi hanno videoripreso e presto pubblicheremo il filmato, sperando che l’eccellente violinista klezmer che ci ha accompagnati per tutto il tempo della presentazione dallo stand della Regione Piemonte, non abbia completamente cancellato le poche parole che ci siamo scambiati.

Silvia ci ha ricordato in che cosa consiste il fantastico, io, Massimo Citi, ho ricordato che cosa aveva scritto Vittorio Catani sul fantastico italiano nella prefazione alla prima edizione – attualmente esaurita -, Davide Mana ci ha raccontato che vuol dire trattare con autori come David Brin, Walter John Williams (e con la sua bestia nera, Robert Silverberg) e Fulvio Gatti ci ha raccontato il suo gusto di partecipare ad Alia entrando così nella tribù di David Brin. Se non avete capito nulla della frase precedente continuate a leggere.

È stata un’ottima serata, conclusa con la solenne promessa di creare un altro ALIA. Sul serio. Un ALIA in forma di e-book al quale segua a breve lo stesso ALIA in forma cartacea. I tempi sono cambiati, giudabacco, e i libri anche. Non c’è più la libreria, noi siamo stanchi, cinici e delusi, ma un altro ALIA non ce lo toglie – e non VE LO toglie – nessuno. Fate attenzione, voialtri lì fuori, noi abbiamo ricominciato a  tramare. The young Sylvia sarà di nuovo l’editor e noi tutti i traduttori, gli autori, i distributori, i fiancheggiatori del nuovo ALIA.

Ci vediamo presto, là fuori.

Ah, già. Davide ci ha raccontato anche questo: quando chiese a suo tempo a David Brin l’auorizzazione a pubblicare un suo racconto in ALIA Anglosfera, Brin si fece spiegare il progetto e poi rispose più o meno: “Siete della mia tribù e vi dò il racconto”. Appunto.

Qui sotto, Silvia con accanto un povero pirla, visibilmente disturbato (dal violinista).

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ALIA live

libriIl salone del libro di Torino non serve a moltissimo, siamo sinceri. Molti dei libri che potete incontrare li potete vedere anche in libreria. Però – e non è tanto piccolo questo però – potete anche incontrare molti altri libri impossibili da vedere in libreria, editori poco noti ma decisamente interessanti, autori sconosciuti ma sorprendenti.

Per noi, sopravvissuti di ALIA è l’occasione se non altro di incontrarci di nuovo. Dispersi, vittime di una diaspora che ha colpito persone e librerie, ci ritroviamo al Salone, nello stand degli editori piemontesi, con l’ultimo nato della serie, uscito nel 2011 ma poco presentato e ancor meno rintracciabile. ALIA Storie contiene, qualcuno lo ricorderà, tre scrittori cinesi, sei giapponesi, tre di Singapore, uno spagnolo, uno statunitense e sette italiani, per un totale di 22 racconti e 340 pagine. E quattro traduttori. E nove disegnatori. E ci sono voluti mesi per metterla insieme.

L’appuntamento, per coloro che desiderano incontrarci, è nello stand degli editori del Piemonte, R118-S117, alle ore 21.00 di venerdì 17 maggio. Ci sarà il curatore, Silvia Treves, i traduttori – perlomeno quelli che non sono stati trattenuti da impegni o dalla distanza – gli autori – italiani, ovviamente – e buon ultimo l’editore,  Massimo Citi. Vi aspettiamo!

N.B.: Si prega evitare commenti e battute sulla data, in ogni caso non da noi scelta.

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Rare luci dell’Universo

light

Continuo il mio tranquillo viaggio tra gli apparenti «minori» della sf con un autore decisamente particolare e con un suo libro – uno dei tre romanzi pubblicati in Italia – che merita la fatica di cercarlo, nonostante l’ovvia fatica di ritrovarlo, soprattutto perchè i possessori sono – almeno nel mio caso – molto riluttanti a cedere la propria copia.
M. John Harrison è un autore inglese, nato nel 1945 e autore di numerosi romanzi e novelle, come abbiamo visto quasi mai tradotte in italiano. Anche la serie che comprende Light, la  Kefahuchi Tract trilogy non è ancora completa, dal momento che a Light e a Nova Swing – pubblicato in Urania nel giugno 2010 – non ha ancora seguito Empty Space, comunque uscito in lingua originale soltanto nel 2012. Diciamo che Urania ha ancora un po’ di tempo…
Ultimo particolare, Light. pubblicato in Gran Bretagna nel 2002 (e in Italia nel 2006), ha vinto il James Tiptree jr. Award.

M John Harrison

La sensazione che la fantascienza sia almeno agonizzante, se non proprio defunta, nasce da tanti piccoli indizi. Tra questi il declino di una gloriosa testata come «Urania», un declino che la politica non propriamente audace dell’attuale direzione della rivista non basta a spiegare. Sui motivi della crisi o quantomeno del rarefarsi dei lettori – soprattutto tra i giovani – e della povertà di idee e di nuove proposte si è discusso parecchio anche su queste pagine e non mi pare il caso di ritornarci sopra. Resta il fatto che uno dei generi letterari che più punta sul «fascino» delle sue intuizioni e delle sue visioni sembra ormai tra i meno affascinanti, puntando a una semplice sopravvivenza fatta di stanche ripetizioni e goffe autoimitazioni.
Ma agli appassionati come me capita talvolta di chiedersi se si tratti di puro e semplice strabismo dovuto alla posizione defilata di noi lettori italiani e alla sostanziale scomparsa di editori italiani «dedicati». Ed ecco che la pubblicazione di un romanzo come Luce dell’Universo (Light) di M. John Harrison riesce a compiere due piccoli miracoli. A creare interesse per la cara vecchia Urania e contemporaneamente a rassicurare chi, come noi, pensa ancora che la fantascienza abbia ancora un lungo futuro davanti a sé.
Luce dell’Universo è un romanzo straordinario, nel senso letterale di fuori-dall’ordinario. Con un’ambientazione sospesa tra il XX e il XXV secolo racconta in parallelo le vicende di Micheal Kearney, un fisico mentalmente instabile, perseguitato da una visione terrificante, di Ed Chianese, uno spostato di genio inseguito un po’ troppo da vicino dal suo passato e di Seria Mau, un’astronauta dal carattere aspro e spigoloso, viva soltanto per inseguire i suoi inaccessibili fantasmi.
La fortissima suggestione di Light nasce dalla combinazione dell’efficacia icastica del linguaggio – mirabilmente resa dalla traduzione di Vittorio Curtoni – con il fascino allucinato dei luoghi descritti, un fascino che innerva e illumina ogni momento del romanzo, il presente dai freddi colori acidi come il lontano futuro, raccontato con il distacco epico di autori come Raphael Lafferty, Cordwainer Smith o il Frederick Pohl de La porta dell’Infinito.
Per chi si è impigrito sul linguaggio seriale di tanta fantascienza frettolosamente tradotta la combinazione M. John Harrison / Vittorio Curtoni può risultare micidiale, ma una volta scrostato un po’ il cervello è facile accorgersi che Light è uno di quei romanzi da leggere trattenendo il fiato, camminando in punta di piedi e abbandonandosi – in qualche passaggio superbo – alla pura e semplice contemplazione.
La fantascienza è senso del meraviglioso, certo, ma qui è anche il racconto di vite spezzate e contorte, dolore, umorismo, mito, follia e smarrimento. Con Light M. John Harrison riesce a regalarci un tipo di emozione che appartiene allla stagione che segna il termine dell’infanzia. L’intuizione – breve e infinita – delle dimensioni incommensurabili dell’universo del quale siamo diventati parte.
Un’emozione che, forse, soltanto la migliore fantascienza può nuovamente regalare.
Ovviamente è del tutto probabile che il romanzo risulti ormai introvabile. Beh, esiste sempre la possibilità di richiederlo come arretrato. E, in ogni caso, è bene parlare di Luce dell’Universo nella speranza che qualcuno alla Mondadori prenda in considerazione la possibilità (improbabilissima) di ristamparlo in altre collane, regalando al libro una vita un po’ meno breve e stentata.

luce universoM. John Harrison, Luce dell’Universo
Mondadori «Urania», € 4,10
trad. V. Curtoni

L’Ucronia, il presente che non è – parte seconda

Ed ecco la seconda parte dell’articolo di Luca Masali, Ucronia, il presente che non è. Qui il link alla prima parte dell’articolo.

Tutti i miei migliori ringraziamenti all’autore dell’articolo e ai lettori che hanno partecipato venendo fin qui a leggerlo. Il fatto che la seconda parte dell’articolo esca nel giorno della festa dei lavoratori è ovviamente del tutto casuale e non intende affermare alcunché sul rapporto tra la storia dei lavoratori e l’ucronia. Giusto? Giusto.

alternate-history

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4. Ibridazioni pericolose

Il confine tra romanzo ucronico e romanzo storico talvolta è molto labile, può capitare che i due generi siano talmente avvinghiati che è impossibile dire dove cominci uno e dove finisca l’altro, così come spesso è arduo dire se un certo testo è fantascienza o ucronia, o anche se l’ucronia faccia parte della fantascienza o no. Visto che grazie al cielo in letteratura non esiste una cartina al tornasole per attribuire un certo testo a un genere o a un altro, lascerei volentieri la questione agli editor delle case editrici, che devono sbrogliare la matassa per decidere quale collana potrebbe ospitare il romanzo di difficile collocazione. Però forse si può fare qualche considerazione. Negli Stati Uniti, l’ucronia è generalmente accostata alla fantascienza, non foss’altro perché molti dei suoi testi migliori sono stati scritti da scrittori più o meno vicini al genere. In Italia invece l’ucronia ha origini più mainstream. Con questo voglio dire che i migliori testi ucronici nella nostra lingua sono stati scritti da scrittori che poco o nulla hanno a che fare con la fantascienza o qualsiasi altra etichetta dal sapore pulp. Penso soprattutto a Guido Morselli, che tra i sei romanzi pubblicati solo dopo la sua morte ha scritto ottime ucronie, come Contro-passato prossimo e Roma senza papa. Oggi Morselli è considerato una delle figure più significative del Novecento letterario italiano, ma finché era vivo non riuscì a pubblicare nulla. Anche perché l’ucronia è una brutta bestia da pubblicare, essendo ai margini di tutto: ai margini del mainstream, ma anche ai margini della fantascienza, una piccola nicchia in costante pericolo di estinzione. Per difendersi, spesso l’ucronia si maschera, e si contamina col genere che abitualmente viene considerato più vicino, la fantascienza, usando trucchetti che in qualche modo «giustificano» il cambiamento del corso della storia, come i viaggi nel tempo o i «mondi paralleli». Talvolta si tratta di un puro intervento cosmetico, che non aggiunge e non toglie nulla all’impianto della storia, mentre altre volte l’artificio diventa parte integrante della vicenda, consentendo all’autore di sfaccettare sempre di più il suo presente ucronico, visto che se c’è un mondo parallelo possono essercene antri centomila, e se si può cambiare il presente viaggiando nel tempo si possono fare non una, ma decine di «correzioni»:  per esempio, Black in time di John William Jakes, titolo che si regge sul gioco di parole tra «nero» e «indietro», è un’ucronia caleidoscopica dove il presente si modifica in continuazione a causa della lotta nelle pieghe del tempo tra un afroamericano deciso a migliorare le condizioni di vita della sua gente modificando il passato e un aguzzino del KKK che lo bracca tra i secoli. Divertentissima e scoppiettante, questa ucronia ha anche il pregio (ai miei occhi) di non essere per nulla politically correct. Più delicato è il caso in cui l’ucronia si ibrida col romanzo storico, magari con la foglia di fico letteraria di non portare l’ucronia fino in fondo, ma suggerendo che, se un piccolo evento si fosse (o non si fosse) verificato, le cose avrebbero potuto andare in modo diverso. È un caso che si verifica in moltissimi romanzi, anche in testi difficili come L’ultima tentazione di Cristo di Nikos Kazantzakis, diventato anche un film diretto da Martin Scorsese: l’ucronia-bomba, cioè la tentazione di Cristo di evitarsi la croce per crearsi una tranquilla famiglia con la Maddalena, si risolve in una fuga onirica dalla realtà, ma alla fine Gesù accetta il suo destino.
La commistione storia-ucronia è delicata, e non sempre il risultato è all’altezza delle premesse. Per esempio, nel testo di Robert Harris (solo quasi-omonimo del creatore di Hannibal) Fatherland, siamo di fronte a un classico dell’ucronia: l’azione si svolge negli anni sessanta «modificati», dove Hitler ha pareggiato la guerra, raggiungendo una pace onorevole. Il regime nazista, molto simile a quello che negli anni sessanta «reali» reggeva la Germania Est, va verso la dissoluzione a seguito di una indagine non autorizzata del classico sbirro dal volto umano (che qui veste i panni della Gestapo) che scopre la terribile verità nascosta dal regime, e cioè l’olocausto. Nonostante il testo sia considerato generalmente come un ottimo romanzo, personalmente mi lascia perplesso: l’olocausto è una realtà storica che conosciamo benissimo, non si capisce perché dovrebbe essere questa la sorpresa che incombe sulla cupa vicenda: o meglio, è ovvio che sia una rivelazione orribile per i personaggi, ma per chi legge è tutto ovvio. Volendo concedere a Harris il beneficio del dubbio si potrebbe pensare che voglia fare una satira contro le tesi negazioniste, ma le mie perplessità rimangono, e continuo a considerare Fatherland come un pasticcio, pretenzioso nell’impianto e mediocre nei risultati. Molto più divertente, sempre in tema di nazisti, Il signore della svastica di Norman Spinrad, dove Hitler emigra in America e scrive un romanzo di fantascienza. Il romanzo è per l’appunto uno dei testi di Hitler.

the iron dream5. Qualche tema alla moda

Qual è l’epoca che si presta meglio all’ucronia?
La risposta è: Boh!
In effetti gli scrittori si sono cimentati in un po’ tutte le epoche, quasi sempre tenendo conto della necessità di cui abbiamo accennato sopra, e cioè scegliere un evento che sia ben conosciuto e si presti a diventare simbolico. Vediamone qualcuno, in rigoroso ordine cronologico, tralasciando quelle che riguardano la seconda guerra mondiale, che sono talmente tante da diventare un caso particolare.

5.1. Cambriano (500 milioni di anni fa). Estinzione di massa dei dinosauri, evoluzione delle specie

Temi lontani ma ben rappresentati. Uno dei capisaldi è la trilogia Eden di Harry Harrison, dove l’estinzione di massa dei dinosauri non c’è mai stata, e i lucertoloni sono diventati intelligenti. Molto carino, per quanto riguarda la preistoria remota, il raccontino di Giù nel paleozoico di Robert Silverberg, che parla di una colonia penale, posta in un passato remotissimo: addirittura l’Ordoviciano, era in cui le terre emerse non erano ancora state colonizzate dagli animali e dalle piante, mentre c’era una discreta fauna marina a base di trilobiti, ammoniti e bestiacce consimili.
Il cuore della storiella (pubblicata in Urania nella raccolta Strade Senza Uscita. Il numero è il 505, quindi risale a un bel po’ di annetti fa!) riferisce come a un certo punto la colonia viene smobilitata a causa dell’incivilirsi dell’opinione pubblica, e i carcerati ritrasferiti nel nostro tempo. L’ultimo uomo che decide di fermarsi nell’Ordoviciano ha però nelle sue mani (o meglio nel suo piede) il destino di tutta l’umanità, perché mentre passeggia per la spiaggia primeva nota un trilobite che faticosamente esce dal mare, epigono dei successivi suoi fratelli che avrebbero conquistato i continenti, evolvendosi in dinosauri, scimmioni e uomini. Dopo lunghe riflessioni il nostro eroe decide (bontà sua) di non vendicarsi spatasciando l’animaletto.

winter in eden5.2 Grandi migrazioni attraverso lo stretto di Bering (12.000 avanti Cristo, più o meno)

Senza migrazioni, l’America non sarebbe stata popolata: niente Aztechi, niente Toro Seduto, niente conquistadores. Il tema è stato scelto da Harry Turtledove nel ciclo A Different Flesh, sette romanzi che raccontano la violenza e il razzismo della conquista delle Americhe immaginando che la mancanza di passaggio attraverso lo stretto di Bering abbia portato a un’evoluzione parallela in America, dove vivono ancora mammuth, tigri dai denti di sciabola e soprattutto un popolo strano, evolutosi dall’Homo erectus, considerato subumano e usato come schiavo e cavia per le ricerche mediche da parte degli europei.

5.3. Impero romano (753 a.C. – 395 d.C.)

Un tema sfruttatissimo, ovviamente. Tutto quello che avrebbe potuto succedere se Roma non fosse caduta. Ma anche che avremmo visto se Cartagine avesse vinto le guerre puniche, come scrive Pierre Barbet in Rome doit être détruite. O se i Romani avessero inventato la macchina a vapore (Aquilia in the New World, di S.P. Somtow) e scoperto l’America. Forse il testo più riuscito è Waiting for the Olympians, di Frederick Pohl, dove l’Impero Romano regna su tutta la terra e aspetta l’arrivo degli dèi dell’Olimpo, che sono extraterrestri.

5.4. Esecuzione di Gesù di Nazareth e avvento del cristianesimo (30 d.C.)

Altro tema ben rappresentato: divertentissimo Ecce homo, di Michael Moorcock, dove un curioso viaggiatore del futuro si lascia crocefiggere al posto di Gesù Cristo, per mettere a posto i pasticci seguiti dalla sua gita nel tempo. Nel racconto Ponzio Pilato, Roger Caillois immagina che Pilato liberi Cristo, così il cristianesimo non si afferma. E un saggio celta scrive un’ucronia in cui Pilato non libera Gesù… Il vecchio gioco delle scatole cinesi, peraltro molto ben raccontato.

5.5. Grande peste nera del Medioevo (1348 d.C.)

Ne La porta dei mondi, Robert Silverberg immagina che a seguito della peste nera i turchi abbiano conquistato l’Europa. Il romanzo, per ragazzi, è ambientato nel 1963 «modificato», dove la tecnologia è ferma più o meno all’epoca vittoriana e l’eroe scopre l’America, o meglio l’impero Azteco.

5.6. Scoperta dell’America

Oh yeah, non solo Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere hanno cercato di pasticciare con il nuovo continente e la sua scoperta (in questo caso per evitare che la sorella di Troisi sposi un marinaio americano che si comporta da stronzo). Secondo L. Sprague de Camp (in Vineland) sono stati i vichinghi nel X secolo a colonizzare il nuovo continente, la cui capitale – New Belfast – guarda caso è proprio dove sorge New York. Anche i cinesi potrebbero aver fatto l’epocale scoperta, come capita in Ink from the New Moon di A.A. Attanasio. E magari avrebbero potuto scoprirla allo stesso tempo di Colombo, col risultato che gli uni spingevano la frontiera verso est, gli altri verso ovest, per incontrarsi al centro del continente più o meno verso il 1560: è quello che immagina ancora Sprague de Camp, in The Round-Eyed Barbarians.

amazing_stories_1992015.7. Rivoluzione francese e Napoleone

Uomo del destino per eccellenza, Napoleone ha ispirato moltissimi testi, ma che sarebbe stato di lui se Luigi XVI fosse stato un pochino più furbo e avesse dribblato Robespierre e soci? In tema di fallita rivoluzione francese c’è una vasta letteratura, un po’ accademica, fiorita in Francia tra gli anni venti e trenta, con autori del calibro di André Maurois e René Jeanne.

5.8. Guerra di Secessione

Tema ovviamente caro agli scrittori anglofoni, è stato anche esplorato da uno scrittore italiano, Pierfrancesco Prosperi, con Garibaldi a Gettysburgh. Divertente soprattutto all’inizio, quando il Nord perde la guerra per colpa dell’incapacità militare di Garibaldi.

5.9. Prima guerra mondiale e rivoluzione russa

Oltre al già citato Morselli di Contro-passato prossimo, la Grande guerra è diventata il campo di battaglia per le ucronie di molti autori. Paradossalmente non riscuote lo stesso successo la rivoluzione d’Ottobre, se si eccettua Alexandra, di Jacqueline Dauxois e Vladimir Volkoff in cui la rivoluzione non avviene e la Russia diventa «la nazione più potente e più corrotta del mondo». Romanzo tutto sommato noioso e poco interessante; molto più divertente è The Histornaut di Paul Seabury, che immagina un americano, convinto anticomunista, che riesce a tornare indietro nel tempo per far saltare in aria il treno che riporta Lenin a Mosca. Lenin muore, la rivoluzione fallisce e l’eroe torna a casa, per scoprire che a seguito della sua mossa la Germania ha vinto la seconda guerra mondiale e l’America è terra nazista.

fantafascismo

5.10. Dal secondo dopoguerra a oggi

Anche la storia recente piace agli ucronisti. Per esempio la crisi dei missili di Cuba, rivista da Larry Niven in All the Myriad Ways, dove l’escalation della tensione porta alla guerra atomica. O la crisi degli ostaggi a Teheran all’epoca dell’amministrazione Carter, rivisto da Alexis Gilliland, o la morte di papa Luciani: in un racconto di Laura Resnik, The Vatican Outfit ci pensa la diplomazia vaticana a incasinare la vicenda, mandando un mafioso ad avvertire il pontefice del suo imminente assassinio, col risultato che questi prende saldamente la Chiesa nelle sue mani. Sempre in tema di mafia, è molto interessante Cosa nostra che sei nei Cieli, di Edward Paul Wellen, ambientato ai giorni nostri in un presente alternativo in cui la mafia ha preso ufficialmente il potere negli Stati Uniti, mettendo fuori legge il governo che si è ridotto a un manipolo di corsari fuorilegge. Però gli uomini del presidente riescono a far credere alle cosche che c’è il serio pericolo dell’imminente arrivo di un meteorite che li spazzerà via, i mafiosi ci cascano e scappano nello spazio con un’astronave.