Cristalli sognanti di Theodor Sturgeon, una lettura

CRISTALLI SOGNANTI

Un libro pubblicato e ripubblicato da diversi editori, tra questi l’Adelphi, con due edizioni, la seconda nel 1997. All’epoca scrissi la recensione che segue, ancora incredulo che qualcuno si fosse accorto di quale romanzo straordinario fosse e che genere di autore fosse Sturgeon. Senza bisogno di anniversari o di ricordi inauguro in questo blog un piccolo spazio che dedicherò ad autori che giudico in equilibrio tra la narrativa di genere e la letteratura. Autori che ricordo e che vorrei che altri potessero conoscere. Altrimenti a che cosa serve un blog?

Cristalli sognanti, ovvero un romanzo scritto nel 1950 e rivisto da Sturgeon nel 1977, pubblicato una prima volta in Italia dalla Libra del buon Malaguti, con una traduzione se non proprio sopraffina almeno decorosa, e riproposto (e ritradotto) da Adelphi.

Una breve considerazione personale: trovare Theodor Sturgeon pubblicato da Adelphi mi ha fatto la stessa impressione che potrebbe farmi vedere Cordwainer Smith nei Meridiani o Jack Vance nei Millenni Einaudi. Una sensazione di rivincita dopo anni di adolescenza e giovinezza a sentirsi dire: « Ma tu leggi quella roba lì? ». Fine dell’inciso.

Adesso il mio compito sarebbe quello di spiegarvi perché Cristalli Sognanti è essenzialmente un capolavoro. Il primo impulso sarebbe quello di dire: « Beh, leggetelo e vedrete. » ma non mi sembra serio, quindi procedo.

Protagonista del romanzo è Horty, un orfano adottato dal Giudice Bluett mentre concorreva a una campagna elettorale locale, all’unico scopo di ben impressionare l’elettorato. Dopo la fatale trombatura (il giudice Bluett è un poco di buono) il povero Horty comincia a passarsela davvero male, tanto che davanti all’ennesima violenza del patrigno fugge di casa e trova rifugio nel circo dei mostri del “Cannibale”, ossia Pierre Monetre, ex-medico geniale radiato dall’ordine e in guerra con l’umanità.

Fin qui si tratta di temi e situazioni da feuilleton felicemente rivisitato, magari con una spruzzata di malinconia felliniana, ma con l’ingresso in scena del Cannibale il romanzo muta radicalmente pelle. Infatti Monetre è finora l’unico essere umano a rendersi conto che sul nostro pianeta oltre alla vita animale e vegetale germoglia da tempo immemorabile la silenziosa vita dei cristalli. Cristalli che sognando riescono a riprodurre fedelmente qualsiasi creatura animata con cui entrano a contatto. «Ci siamo, arrivano i replicanti nei baccelloni» starete pensando. E invece no, perché se è vero che i sogni dei cristalli producono fedeli repliche di creature viventi, è altrettanto vero che quest’attività per i cristalli è frutto di un sogno, ovvero non ha nulla di conscio né tantomeno fa parte di un disegno di dominio del mondo.

«C’erano migliaia, forse milioni di cristalli che vivevano la loro strana vita dimentichi dell’umanità, come l’umanità lo era di loro, poiché i cicli vitali e gli scopi delle due specie erano completamente separati. Eppure… quanti uomini c’erano al mondo che non erano affatto uomini (…) che si mescolavano ai loro prototipi senza che nessuno immaginasse che fossero un sogno alieno, senza storia a parte il sogno stesso?».

fantadv_5002Forse a questo punto comincia ad essere chiara la strategia narrativa di Sturgeon. A partire da metà del libro ci si comincia a chiedere quali tra i personaggi siano sogni dei cristalli e quali gli esseri umani genuini e il bello è che qualunque ipotesi in proposito si rivela in breve tempo sbagliata. Tutti i comportamenti presentati, anche i più perfidi e devianti sono indiscutibilmente umani e la caccia al sogno serve solo a comprendere quanta profonda umanità sia nascosta in ognuno di noi, quanto di sublime e infimo riescano ad ospitare i nostri simili e noi stessi.

Considero Sturgeon un autore crudelmente allegro, un assassino di buon cuore, un idealista senza illusioni, un esempio mirabile – in sostanza – di come si possano (e debbano) imbrogliare le carte per affermare concetti profondi e universali. Si esce da Cristalli Sognanti colmi di meraviglia, come si fosse assistito a una genesi privata che ha dato per la seconda volta un nome a tutte le cose. Il circo di Pierre Monetre ospita il frutto degli incubi dei cristalli, da lui obbligati a infami esperimenti, e insieme ospita veri esseri umani deformi, creature sfortunate e sofferenti. Eppure la gente del circo dei mostri è solidale, qualche volta allegra, più spesso malinconica. In una parola è infinitamente più umana di Monetre o del Giudice Bluett che di cristallino non hanno assolutamente nulla.

Quanto il romanzo debba in fatto di suggestioni a film come “Freaks” di Tod Browning solo Sturgeon può saperlo, ma in ogni caso non si tratta di plagio quanto di felice ispirazione. Una delle migliori caratteristiche della fantascienza è quella di saper utilizzare i paesaggi e le suggestioni altrui per immaginarne di nuove.

Per tornare al romanzo, credo che ben pochi epiloghi come questo riescano tanto bene a riconciliare con l’umanità. Ci si trova rapiti a respirare un‘aria diversa, un risultato veramente raro e prodigioso per un libro…

ted03-a-sturgeon

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