Continuano i racconti di ALIA

Nuovo incontro con una breve presentazione scritta dalla curatrice Silvia Treves ad altri tre racconti tratti da ALIA Storie. Altri tre piccoli capolavori. E parlo seriamente…

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Con un titolo così non poteva passare inosservato: Che cos’è una “vuota dimenticanza”? Non lo sapevo (e forse non lo so tuttora), ma mentre “dimenticanza” è quel processo ben noto durante il quale rimuovo abilmente dalla mia agenda mentale ciò che dovrei fare – o comprare, o prendere con me – ma non riesco (o magari non voglio) a far rientrare nelle incombenze della giornata (solo 24 ore, gente, mica di più!), “vuota” evoca qualcosa di più e insieme di meno: una dimenticanza talmente ben riuscita da svuotare la mente di ogni consapevolezza in proposito. “Non l’ho fatto? Mi dispiace mi sono dimenticata… Dimenticato… dimenticato che cosa?”. Una dimenticanza totale, immemore, a prova di senso di colpa. Bellissimo.

Naturalmente il racconto è tutt’altra cosa.

Fumio Takano

LA CIOTOLA DELLA VUOTA DIMENTICANZA

Un ricercatore russo dal nome difficile che lavora all’università di Alma-Ata. Chiede l’autorizzazione a scavare in un sito per dimostrare l’esistenza di una civiltà autoctona progredita e originale del Kazak. Il generale al quale spetta l’ultima parola nega l’autorizzazione ma il giorno dopo lo convoca nel proprio ufficio e gli parla di una fonte letteraria cinese nella quale si racconta di splendide ceramiche tipiche della civiltà misteriosa. Sono misteriose anche ceramiche capaci, se fissate a lungo, di indurre la perdita della memoria… Naturalmente si tratta di una leggenda. O no?

Senza rendersene conto il povero ma cocciuto ricercatore si trova, è il caso di dirlo, proiettato in un’altra dimensione, seguito da spie, aiutato da una misteriosa segretaria…

Suggestivo, originale e di buon ritmo, il racconto si snoda fino a un finale che piacerebbe a qualunque studioso alla soglia della pensione ma ancora molto curioso…

Avete mai notato quanto un titolo contenente la parola “bambino” polarizzi i lettori? Ci sono quelli che: “Bambini? Piccoli tesori. Lo leggo subito!”, e quelli : “Bambini? Uffa! Il bambino che sognava…, Il bambino che leggeva…, Il bambino che corre… Questo racconto non lo prendo nemmeno in considerazione…

Io appartengo alla seconda categoria, l’avrete capito. Ma, dovendo leggere comunque, c’è un solo modo per affrontare dignitosamente un titolo con bambini: cominciare il racconto al più presto e farla finita. Be’ ho fatto bene, a non leggerlo mi sarei persa davvero qualcosa.

Cyril Wong (Singapore)

I BAMBINI DEL LAGO

Quando perdono un figlio spesso i due genitori si allontanano. Non importa quanto si siano amati, prima, non importa che entrambi siano innocenti rispetto alla morte del figlio… ora ogni segno del loro amore evoca la perdita, ogni gesto di conforto reciproco pare ingiusto, indegno. Così è accaduto a Lin e Han. Tornare al lago ghiacciato dove la figlia è annegata è inutile, ma Lin non può impedirsi di farlo. Forse cerca la morte, forse vuole raggiungere la bimba… nell’acqua freddissima che la inghiotte dopo che la crosta di ghiaccio si è spaccata non trova né l’una né l’altra., eppure qualcuno l’aspetta…

Come spesso accade nei racconti orientali, il mondo bianco e freddo di Lin ne rispecchia gli stati d’animo; la narrazione, piana e priva di retorica, è ricca di sfumature e sa evitare ogni dettaglio effettistico da favola nera.

Un titolo che richiami alla mente le mie esperienze di liceale è già significativo. Il futuro Resurgam, poi, suona promessa e minaccia. Aggiungete che l’autrice riesce sempre a sorprendermi e che ha già scritto altri racconti di grande atmosfera ambientati su un’isola greca… L’ho letto appena è arrivato.

Consolata Lanza

RESURGAM

Ci sono personaggi che, appena compaiono suscitano in chi legge il bisogno di prendere le distanze. Severino, Intellettuale, colto e tombeur des femmes. Questa probabilmente è l’immagine di sé che hanno quelli come lui, invariabilmente maschi e invariabilmente troppo sicuri del proprio appeal. In realtà i vari Severini irritano, suscitano diffidenza e non piacciono: Infatti questo Severino non piace a Rocco e ad Alberta, i due skipper che lo accompagnano alla piccola isola dove sorge un antico monastero; non piace nemmeno a Padre Josip, il monaco custode. Per la verità padre Josip è molto anziano, forse anche un po’ suonato, in ogni caso pieno di manie, sulle donne, per esempio: sull’isola non ne vuole più, tanto da vietare ad Alberta e a Bella – la fidanzata mite e un po’ oca dell’intellettuale – di sbarcare sull’isola.

Fa niente, nulla può frapporsi tra Severino e l’oggetto del suo prossimo saggio, custodito nella preziosa biblioteca del monastero. Quasi nulla, anzi, un “quasi” possente che non misura il mondo sul nostro metro e che torna a riprendere il proprio posto dopo un lungo, lungo riposo.

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