Ultimi passi prima dell’arrivo: l’introduzione di Vittorio Catani

Da Sibari, dove Vittorio sta trascorrendo quest’ultimo frammento d’estate, arriva l’introduzione ad ALIA Italia. Un paio di pagine che presentano e introducono i dodici racconti e i dodici autori coinvolti. Ci siamo chiesti, Silvia e io, se pubblicare in anteprima QUI il pezzo di Catani. Se era ragionevole, possibile, normale, consigliabile e accettabile. In fondo la prefazione parla dei racconti, li presenta, li commenta e ne offre una possibile lettura.

Allora?

Beh, gira e rigira abbiamo deciso per il «sì». Una buona introduzione ai racconti può far crescere la curiosità e il desiderio di leggerlo. Quindi…

di Vittorio Catani:

Rieccoci con nuove storie italiane del fantastico. Dodici racconti di altrettanti autori, praticamente già noti a chi frequenti le edizioni CS_Libri o comunque si interessi alla narrativa fantastica o a una delle sue diramazioni (fantascienza, horror, fantastico puro…) Anche stavolta i temi e gli stili si rivelano differenti e variegati: si va dalle musiche diaboliche ai roghi di lettori di libri, dai minatori nello spazio agli avvelenamenti ambientali, dal fascino ambiguo di creature ibride a misteriosi simulacri provenienti dal futuro. Temi spesso originali, o temi rivisitati e risolti in modo originale. Il fantastico è in effetti talmente vario e sfuggente a rigide classificazioni, da saper sconfinare in verosimili impossibilità, ma anche manifestarsi da infinitesime – seppure inquietanti – incongruenze della vita quotidiana. Il bello del fantastico, insomma. D’altronde è notorio che le nostre fantasie celano, esattamente come i sogni, segnali intriganti della realtà e di noi stessi: fantastico anche come più diretta esternazione (ad occhi aperti, si direbbe) dell’inconscio, a differenza della narrativa cosiddetta “realistica” che è maggiormante mediata dalla razionalità.

Ultimamente abbiamo assistito con interesse a qualche uscita di antologie italiane del fantastico: l’editoria sembra riscoprire un settore fondamentale della letteratura. Fondamentale ma anche, per così dire, specializzato: “sembra facile” scrivere un racconto fantastico. Esso ha le sue regole compositive, i suoi dosaggi delicati, i suoi particolari assemblaggi. Ma per tornare al presente volume: una carrellata sui dodici titoli risulterà forse esplicativa.

In A cena il giorno dei morti Alessandro Defilippi presenta una storia breve, ironica e fortemente corrosiva (l’autore stesso la definisce “gotica e gastronomica”), preceduta da un’illuminante epigrafe tratta da Montale: “…e ancora ignoro se sarò al festino farcitore o farcito”. La pagina scorre gradevole, lieve, vagamente angosciante… Segue a ruota Danilo Arona con Il caso Bobby Fuller, che mescola musica e orrore: melos e tanathos verrebbe da dire. Sono numerosi gli scrittori, anche di fama, che se ne sono interessati, da E.T.A. Hofmann a H.P. Lovecraft, fino ai nostri giorni. Arona ambienta la sua storia negli anni Sessanta e aggiorna il tema in modo particolarmente originale, creando al contempo una proteiforme Creatura del Male. E regalandoci con la sapiente ricostruzione d’un ambiente e tramite una scrittura ironica ed estrosa, la più coinvolgente e orripilante delle morti.

Vittorio Catani, alias il sottoscritto, ha l’onore di partecipare al banchetto con Ventiquattro ore nella terato-chimica, storia scritta in origine per la rivista di ecologia “Villaggio Globale”. Si tratta d’una breve anticipazione in toni grotteschi, ma forse non tanto, di ciò che sarà il nostro ambiente prossimo venturo. Al centro, un uomo e una donna che si guadagnano la vita (la vita?) con un lavoro adeguato al contesto. Ma i due si amano, nonostante tutto…

Massimo Citi (Leggere al buio) ama scenari di pianeti lontanissimi, strani ma perfettamente delineati; ambientazioni, queste, comuni a molte sue storie e che tuttavia solo in minima parte si ripetono, in quanto arricchite ogni volta dall’introduzione di nuovi mondi e personaggi. Qui siamo fra migliaia di anni e la narrazione oscilla dal fantascientifico all’onirico, talora con tratti esotici. Un mondo dove i libri sono banditi: ma se in Fahrenheit 451 Ray Bradbury raccontava roghi di biblioteche, qui insieme ai tomi brucia anche chi li possiede, o chi appena sappia leggere o scrivere. Il racconto, che è più un romanzo breve per il respiro ampio delle vicende, narra dunque d’un mondo deviato ma anche di una scoperta. Siamo a un’insolita e fantasiosa elaborazione sul tema attualissimo del degrado culturale: “Qualcuno diceva” ricorda il maestro Embered Ven Dor Utilia, protagonista “che i lettori non hanno paura di morire (…) Creature anfibie sospese tra le pagine di un libro e la realtà, essi avevano davvero meno paura della morte? Forse sì. Era lui per primo a esserne sorpreso. Ma quante delle storie che aveva letto e raccontato parlavano di un uomo in attesa della propria sorte? Anche lui era soltanto un uomo in attesa…” Dinanzi a una biblioteca bruciata, poi, il maestro Embered si accorge che “…il sentimento più forte in lui era una disperazione venata di stupore. Non sarebbe mai stato possibile riavere quei libri com’erano, nemmeno riunendo tutti i frammenti di ricordo dispersi tra qualche centinaio di lettori sopravvissuti. E il tempo avrebbe vinto, cancellando anche il ricordo della loro esistenza. Si sentì colto da un senso di vertigine…”

Nel suo peculiare linguaggio narrativo a metà tra racconto e saggio, Mario Giorgi racconta d’un possibile benché insolito contatto “contemporaneo” fra entità molto distanti. Riecheggia un po’ il classico “viaggio nel tempo”, ma presentato qui in un contesto e in termini personalissimi. Ne risulta, in poche pagine, una girandola di interrogativi logici importanti ma inestricabilmente attorcigliati che porteranno i personaggi a una paradossale decisione; la ragione umana rischia un corto circuito. Un divertissement, ma velato d’amaro. Siamo in una sorta di “fantastico speculativo”.

Nel fantastico venato di fantascienza può rientrare invece l’apparentemente giocoso racconto di Consolata Lanza Alla Rina (“Rina” è La Rinascente, da sempre il grande magazzino simbolo della lussuria consumista). Paradossale, grottesco, kafkiano, surreale, assurdo, simbolico: possiamo divertirci a trovare altri aggettivi, richiami narrativi, attinenze, perché questa storia è uno scatenato patchwork di modi e stili che l’autrice manovra con perizia postmoderna in un’avventura strampalata di vessazione del consumatore. O forse no. Forse è solo una scanzonata – in realtà disperata – allegoria delle nostre vite…

Vi siete mai soffermati a pensare quanta energia occorre per mandare avanti quotidianamente la… vita quotidiana? Il mondo è un meccanismo che dispone della forza di far girare la società, la realtà creata dall’uomo, l’uomo stesso. Siamo avvolti (forse non ci badiamo) dalle costanti manifestazioni di un’energia quasi sovrumana articolarta in miliardi di azioni, oggetti, necessità, emergenze. Quasi che nel cuore del pianeta qualcosa o qualcuno sia deputato al compito immane di mantenere in efficienza padroni-parassiti-scialacquatori insipienti… Un mistero? Per scoprirlo basta leggere La meccanica dell’ambaradan, di Fabio Lastrucci.

Davide Mana (Blooper) usa da esperto, con fantasia, temi e situazioni dell’ultima fantascienza (quella degli Egan, degli Stross, eredi del cyberpunk o vati del “postumano”) per abbozzare l’affresco d’un futuro verosimile, irreversibilmente compromesso con nuove spiazzanti tecnologie da un lato, dall’altro colluso con devastanti giochi di megapotere commerciale e megadegrado ambientale. Una fantascienza che ha una sua complessità, anche per l’esigenza d’esprimersi con una terminologia più tecnica. Pagine del genere traggono spesso il loro fascino dall’ambientazione, dalle numerose trovate che si susseguono anche nei piccoli dettagli (il fascino d’uno stupefacente progresso che sposa e al contempo partorisce il disfacimento), più che dal plot in sé… che comunque non difetta in Mana.

Storie di serial killer ne abbiamo lette e viste sugli schermi a dozzine, ma l’assassino recidivo che ci presenta Angelo Marenzana in Istinto dominatore ha origini e motivazioni decisamente strane. Il personaggio è già misterioso e sgusciante di per sé: unico sopravvissuto a un attentato terroristico contro una base d’addestramento dei corpi speciali, ovvero uno di quegli individui già avvolti da cortine di fumo. L’ideale, appunto, per svolgere certe soddisfacenti attività… Nella fattispecie, il nostro agisce perseguitato da un penetrante, insopportabile odore acido. Il suo olfatto è potenziato da un esperimento che… (per il seguito si rinvia alla lettura!)

Di evocazioni diaboliche e messe nere abbiamo letto e riletto, eppure anche qui… No, non è un battere la grancassa. Tutta la vosta base sono di appartenere a noi, di Elvezio Sciallis, è davvero una piccola (per numero di pagine) ma sorprendente, sapiente rivelazione, che contamina in modo magistrale vecchi e nuovi temi. Risultato eccellente.

Massimo Soumaré è noto per la sua profonda conoscenza del Giappone, della sua lingua e dei suoi miti. E antiche creature soprannaturali nipponici e occidentali rivivono e significativamente si mescolano nella delicata (a suo modo) Storia romantica, che racconta l’amore fra una donna-volpe e un uomo-pipistrello. La pagina scorre gradevole, velata di malinconia, seguendo le gesta di due pluricentenari protagonisti immersi in uno scenario di modernità, che stride con la loro natura e ne condizionerà drammaticamente le scelte.

Dulcis in fundo, I mondi di là di Silvia Treves, autrice che ha molte corde del fantastico al suo arco. Scrive storie che ruotano attorno ad alcuni temi preferiti, uno dei quali è proprio il mondo “di là”, a seconda dei casi paradisiaco o infernale. Qui siamo nel secondo caso: Tutu è una sorta di grande ciottolo spaziale (“una patata”), che orbita nella Fascia degli Asteroidi, fra Marte e Giove. Su Marte è attestata una base terrestre e Tutu è uno delle centinaia di migliaia di mini-mondi ricchi di minerali… La Storia non impara mai, perché si ripete, anche a milioni di chilometri dalla Terra. Storia di esseri viventi d’ogni tipo sfruttati e gettati allo sbaraglio ora da questo ora da quel “padrone” in viscere planetarie oscure asfissianti, claustrofobiche, infernali (appunto), che tuttavia hanno tratti in comune. Cioè l’esigenza di sopravvivere a ogni costo, organizzarsi, riscattarsi. Parte notevole nella storia hanno la vivida costruzione di un’ecologia dell’ambiente e i rapporti tra personaggi molto diversi fra loro uniti dal medesimo destino. Uno scenario che svela gradualmente al lettore ingegnosità e complessità.

Il lettore – riteniamo – avrà intuito, a questo punto, cosa intendevamo per modalità e stili differenti e variegati del fantastico. Non resta che verificare di persona.

Buona lettura!

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4 thoughts on “Ultimi passi prima dell’arrivo: l’introduzione di Vittorio Catani

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