Avviso di lettura

Immagino che chiunque passi per questo blog abbia quantomeno un certo interesse – se non una vera e propria passione – per la narrativa fantastica, comunque intesa. Sarebbe sicuramente interessante raccontare in questo spazio comune qual è l’ultimo testo letto – romanzo, antologia, saggio – in qualche modo legato al fantastico e, se è risultato gradito, illustrarne i motivi ad altri potenziali lettori.

Questo ciò che è bello e giusto fare e che certamente nessuno ha intenzione di scoraggiare o impedire. Ma nel mondo del fantastico – come sanno bene tutti coloro che lo amano – allignano una quantità di cloni maligni o anche soltanto sciatti, cattive imitazioni, mediocri riscritture, pessime idee e rivisitazioni non richieste, tanto da riempire numerose biblioteche.

Il motivo? Probabilmente in primo luogo l’habitus mentale degli editori che immagina il lettore di fantastico come un fresco bietolone disposto ad accettare senza battere ciglio opere mediocri, traduzioni frettolose, refusi, tagli, aggiunte e interpolazioni, inversioni e arbitrii nella pubblicazione di opere in più parti e volumi. E il guaio è che spesso questo risponde (almeno in parte) a verità. Il lettore di fantastico ama appassionatamente la sua letteratura preferita ed è quindi mediamente più tollerante – fino al masochismo, e oltre – nei confronti di individui di pochi scrupoli che approfittano indegnamente della sua passione.

Sarebbe interessante provare, oltre che a segnalare opere e autori meritori, mettere sull’avviso altri navigatori sulla qualità problematica di opere recentemente lette. Sul mio blog l’ho fatto presentando un’infelice antologia di narrativa fantastica appena pubblicata da Mondadori. Altrettanto ha fatto Elvezio Sciallis sul suo blog parlando, guarda caso, proprio della stessa antologia. Ma è improbabile che io ed Elvezio siamo gli unici ad avere preso un pacco.

Senza trascendere, mantenendo un giusto distacco e un nobile noncuranza sarebbe sicuramente utile e interessante, magari addirittura appassionante, leggere qualche commento a opere che si ritiene abbiano profondamente e proditoriamente tradito le nostre aspettative. Anche per smentire il luogo comune relativo ai lettori di fantastico come fregnoni di bocca buona.

Chi vuole cominciare?

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5 thoughts on “Avviso di lettura

  1. Questo post mi ha spalancato un baratro sotto ai piedi: non mi ero finora reso conto che da almeno cinque anni io non leggo più narrativa in italiano (tranne i volumi pubblicati da CS).
    Saggistica si, un po’ per lo meno.
    Ma narrativa – e soprattutto fantastico – basta.
    In inglese costa meno, c’è più varietà e c’è più qualità.
    Detto questo, che altro potrei aggiungere?

    Mi sono sentito proditoriamente tradito da Mondadori quando, prima, ha stampato solo i primi due volumi della trilogia della Contea di Orange di Kim Stanely Robinson, e poi solo il primo volume della tetralogia marziana, ancora di Kim Stanley Robinson.
    Che ci sia qualcuno in Mondadori che ce l’ha con l’autore californiano, e gli mozza tutte le serie?

    Stesso effetto “a serie mozza” per i quattro volumi di “A Man of His Word” di Dave Duncan, un gran bel fantasy atipico e lieve che Fanucci ha tradotto a metà, e poi abbandonato.

    E mi ha irritato da impazzire “Down in the Bottomlands”, di Lyon Sprague De Camp e Harry Turtledove, che Delos ha pubblicato rimuovendo ogni riferimento all’autore più anziano – una cialtronata inspiegabile.
    Quando Mondadori aveva fatto un giochino simile, semplicemente mettendo in secondo piano il nome di Gentry Lee sulla copertina di un volume scritto a quattro mani con Arthur C. Clarke (“Cradle”, mi pare), Sir Arthur gli aveva scritto e li aveva cazziati a morte.
    Turtledove farebbe lo stesso, credo, ma probabilmente non ha mai saputo che la sua collaborazione con Sprague De Camp è stata pubblicata in italiano.

    Io i libri chestampa ‘sta gente non li compro più.

  2. Pingback: Cammina come parli « strategie evolutive

  3. Per onestà, spesso ritrovo gli stessi meccanismi di base anche in raccolte “indipendenti” e persino nelle fanzine… Come dice Davide, è meglio rivolgersi all’estero. Una grossa delusione l’avevo provata sempre con Mondadori, una antologia di racconti horror italiani che di horror non avevano nemmeno l’ombra, ora non ricordo il titolo. E deludente è l’intera gestione degli Urania extra, ma vabbè…

  4. Sulla gestione delle ristampe in Urania sorvoliamo.

    Parlando di raccolte di cui non si ricorda il titolo – mi è capitata fra le mani una copia di una recente antologia del “nuovo fantasy italiano” nella quale il racconto più originale e meglio scritto (e divertente) era un perfetto pastiche di Leigh Brackett, circa 1950…
    Era anche quello, probabilmente, dal taglio più moderno.

    È Il nuovo che avanza – nel senso che ne è rimasta una mezza porzione in frigo… qualcuno la vuole?.

  5. Esiste una categoria economico-imprenditoriale denominata «rischio». Si spende il giusto per mettere insieme qualcosa che si reputa interessante per un numero x di lettori e lo si rivende e distribuisce a un prezzo tale da garantire il rientro dei costi e un utile che permetta di progettare altre operazioni di questo genere.
    Questo si chiama «editore».
    Esistono poi «operatori economici» che pubblicano libri sostanzialmente per occupare spazio sui tavoli delle librerie e che intasano ogni possibile categoria dell’umano scibile con le loro produzioni, ottenute delegando individui poco competenti e sottopagati perché grattino in fondo al barile alla ricerca di avanzi letterari e saggistici a costo zero.
    Tali operatori arrivano ovunque e fanno i soldi. Non si sa per quanto, ma la cosa non preoccupa i CEO, che pensano esclusivamente alla villa con piscina, all’amante costosa e al collegio svizzero per i rampolli.
    Gli editori, invece, i soldi facilmente li perdono.
    Chi durerà di più?

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