ALIA Sol Levante apre la serie!

È disponibile da oggi, 20 giugno 2008, il primo dei tre volumi di ALIA 2008, «ALIA Sol Levante» interamente dedicato agli autori di fantastico e di fantascienza giapponesi.

Il volume, composto da 11 racconti tradotti dall’originale giapponese da Massimo Soumaré per XXX+186 pagine, con copertina di Suemi Jun e cinque tavole fuori testo, è stato pubblicato da CS_libri e verrà posto in vendita al prezzo di € 14,00.

Per ulteriori informazioni e ordinazioni:

info@aliaracconti.info

cs_libri@fastwebnet.it

www.aliaracconti.info

CS_libri

V. Ormea 69

10125 Torino

Tel 0116503158

fax 0116503502

Indice:

p. v Dove stiamo andando: fare il punto di Silvia Treves

Alia Sol Levante

xi Tra fanciulle dell’estate e samurai robot marziani

di Massimo Soumaré

p. 3 La ragazza dell’estate di Hayami Yûji

11 L’ombra bianca di Hikawa Reiko

33 La storia del paradiso delle tartarughe di Kitano Yûsaku

47 L’uomo che guarda il mare di Kobayashi Yasumi

71 Diario di un computer di Kurimoto Kaoru

93 All’aurora, lui giunge dalle fantasticherie di Makino Osamu

109 Il gatto uovo di Minagawa Hiroko

123 Granelli di Shibata Yoshiki

139 Nancy Gordon di Marte di Tanaka Hirofumi

155 La spia che stava in cucina di Tsutsui Yasutaka

175 L’adipocera di Yamada Masaki

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Generativi

https://i0.wp.com/www.gramagliasrl.it/Images/Articoli/4080c.PNG

[questo pezzo compare in contemporanea sul mio blog strategie evolutive]

Abbiamo già toccato un paio di volte, su questo blog e altrove, il discorso su Creative Commons e libera circolazione dei documenti in rete.
Normalmente capita che qualcuno mi dia dell’idiota e mi spieghi che non ho il diritto di guadagnarmi da vivere, ma talvolta ne viene fuori qualcosa di valido.

Dal blog di David Brin salto sul blog di Kevin Kelly, che contiene alcune interessanti riflessioni sulla vendita di contenuti on-line.
In un mondo in cui esiste internet, sostiene Kelly, qualsiasi documento è infinitamente replicabile.
E qualsiasi cosa sia disponibile in infiniti multipli è priva di un valore commerciale.
Ciò che tuttavia non è replicabile sono quelli che Kelly definiscei “generativi” della nostra opera.

A generative value is a quality or attribute that must be
generated, grown, cultivated, nurtured. A generative thing can not be
copied, cloned, faked, replicated, counterfeited, or reproduced. It is
generated uniquely, in place, over time. In the digital arena,
generative qualities add value to free copies, and therefore are
something that can be sold.

Kelly ne distingue otto…

Immediatezza – prima o poi troveremo tutto su eMule; ma avere il lavoro che ci interessa nel momento in cui viene pubblicato (e non due anni dopo) è qualcosa per cui potremmo essere disposti a pagare.

Personalizzazione – “l’aspirina è gratis, ma un’aspirina specificamente disegnata per il tuo DNA è molto cara”. Per le opere d’ingegno, la personalizzazione implica un dialogo fra creatore e fruitore.

Interpretazione – Linux è gratis, i manuali si comprano (ed i corsi per imparare ad usare il “softaware libero” sono spesso piuttosto costosi). E se devo mettere sul Cd una racolta di vecchi blues, preferisco John Mayall a Zucchero.

Autenticità – le copie non sono necessariamente perfette, e chiunque abbia mai acquistato o scaricato un bootleg degli “altri” Fleetwood Mac, sa cosa significhi essere bidonati sull’autenticità.

Accessibilità – potremmo voler pagare qualcuno che mantenga le cose che ci interessano (una biblioteca digitale on demand, un album fotografico) o che ci fornisca lo stato dell’arte – rimpiazzando il vecchio software o hardware ad ogni nuovo aggiornamento.

Materializzazione – le copie digitali non hanno una fisicità. Qualsiasi feticista del libro stampato potrebbe intrattenerci per ore sull’argomento…

Patrocinio – può darsi che il fruitore voglia pagare l’autore, per mostrare il proprio apprezzamentoe garantire la sopravvivenza del poverello, che così magari produrrà di più, e di meglio.

Reperibilità – molto di ciò che viene distribuito gratuitamente scompare (basta restare per un paio di giorni agganciati al feed di Gnome per scoprire migliaia di software che passano e vanno, nonostante persone dedicate continuino a svilupparli). E in fondo come funziona Amazon, se non permettndoci di trovare (quasi) tutto ciò che ci interessa dato un argomento anche molto generico?

Il discorso di Kelly è solo all’inizio, e probabilmente andrà contropelo ai fautori del hasta la fotocopia siempre!, ma vale la pena di essere preso in considerazione, io credo, se non altro perché sposta l’attenzione da cosa paghiamo (in libreria, ad esempio) a cosa ci piacerebbe pagare, e perché.

Per chi se li fosse persi… (o per un assaggio)

Sul blog fronte & retro in questa pagina ho pubblicato ieri quattro miei racconti apparsi, rispettivamente, in ALIA1, ALIA2, ALIA3 e Fata Morgana 10 («Colori»). Questa mossa, in apparenza assai poco commerciale, è stata dettata dall’imminenza dell’uscita del nuovo ALIA Sol Levante.

I miei racconti sono una sorta di «assaggio» – sia pure un po’ estemporaneo – che posso offrire senza creare problemi di copyright di alcun genere dal momento che essendo io autore e editore non rischio dissidi se non interiori.

Ma l’idea della pubblicazione è anche scaturita dall’esilarante scoperta che il primo dei racconti – Il perdono a dio – vincitore del Premio Omelas 2003 è tuttora disponibile sul sito Fantascienza.com ma in forma dimezzata. Il racconto, cioè, si ferma a pagina 18 (a metà di una parola, detto per inciso) su un totale di 33 pagine.

Ohibò.

Qualcuno se n’è persino accorto e, armato di buona volontà, mi ha scritto.

Quindi ho scelto la via più breve, cioé la pubblicazione on line sul mio blog.

L’aggiunta degli altri tre racconti ha la funzione di presentare un po’ meglio l’intero disegno narrativo del quale fa parte «Il perdono a dio».

Buona lettura a chi mi farà visita, quindi.

Ultima nota: il «dio» minuscolo del titolo non è un errore di battitura e ha una sua spiegazione che – naturalmente – si scoprirà soltanto leggendo il racconto.

Alia Sol Levante, un ambiguo universo

Alia Sol Levante è ormai in tipografia. L’uscita è prevista – a meno di piccoli o grandi cataclismi – per il 18 giugno. È un volume di 218 pagine con l’immagine di copertina – una tela – di Suemi Jun. Undici racconti fantastici con una propensione più marcata che nelle altre occasioni verso la fantascienza. Dire in questa sede che si tratta di racconti davvero notevoli ha un sapore naturalmente un po’ fasullo («chiedi al’oste…») ma parlando «da lettore» – e anche da autore a mia volta – non posso nascondere uno stupore che sfiora l’incredulità. Non voglio parlare dei singoli racconti (anche perché i gusti son gusti) e meno che mai fare classifiche ma leggendoli più volte mi è venuta in mente un breve commento di Elvezio Sciallis alla sezione giapponese del primo ALIA: «I racconti giapponesi sono strani, ma proprio strani» e che paro paro si può ripetere per questa quinta raccolta. Ma non si tratta di una stranezza che nasca da situazioni improbabili, contorte o studiatamente assurde, quanto piuttosto di una stranezza onirica che coniuga il fantastico, il possibile e la vita quotidiana creando inattesi e sorprendenti conflitti tra percezione e realtà. Il conflitto può partire come una sottile incrinatura da un semplice oggetto – Il gatto-uovo di Minagawa Hiroko – fino a mandare la realtà in frantumi o può essere da subito parte del paesaggio come ne L’uomo che guarda il mare. Il registro può essere divertito come in Nancy Gordon di Marte di Tanaka Hirofumi o ne La storia del paradiso delle tartarughe di Kitano Yûsaku o ancora ne La spia che stava in cucina di Tsutsui Yasutaka o assorto e malinconico come ne L’adipocera di Yamada Masaki o ne La ragazza dell’estate di Hayami Yûji. Il surreale può alternarsi al reale come in All’aurora lui giunge dalle fantasticherie di Makino Osamu o crescere gradualmente fino all’irruzione della follia come nel Diario di un computer di Kurimoto Kaoru o in Granelli di Shibata Yoshiki. In quasi tutti questi racconti, tuttavia, è evidente lo sforzo dell’autore di spingere chi legge sulla strada del fantastico gradualmente, senza forzature né esibendo toni e modi da domatore di draghi, vampiri o astronavi, piuttosto donandogli una doppia visione che permetta di afferrare nessi e significati che il rumore quotidiano nasconde. Più che di «stranezza» sarebbe forse più appropriato parlare di percezione dell’instabilità. Della realtà fattuale come del nostro giudizio. Non un risultato da poco per una «semplice» antologia.

Avviso di lettura

Immagino che chiunque passi per questo blog abbia quantomeno un certo interesse – se non una vera e propria passione – per la narrativa fantastica, comunque intesa. Sarebbe sicuramente interessante raccontare in questo spazio comune qual è l’ultimo testo letto – romanzo, antologia, saggio – in qualche modo legato al fantastico e, se è risultato gradito, illustrarne i motivi ad altri potenziali lettori.

Questo ciò che è bello e giusto fare e che certamente nessuno ha intenzione di scoraggiare o impedire. Ma nel mondo del fantastico – come sanno bene tutti coloro che lo amano – allignano una quantità di cloni maligni o anche soltanto sciatti, cattive imitazioni, mediocri riscritture, pessime idee e rivisitazioni non richieste, tanto da riempire numerose biblioteche.

Il motivo? Probabilmente in primo luogo l’habitus mentale degli editori che immagina il lettore di fantastico come un fresco bietolone disposto ad accettare senza battere ciglio opere mediocri, traduzioni frettolose, refusi, tagli, aggiunte e interpolazioni, inversioni e arbitrii nella pubblicazione di opere in più parti e volumi. E il guaio è che spesso questo risponde (almeno in parte) a verità. Il lettore di fantastico ama appassionatamente la sua letteratura preferita ed è quindi mediamente più tollerante – fino al masochismo, e oltre – nei confronti di individui di pochi scrupoli che approfittano indegnamente della sua passione.

Sarebbe interessante provare, oltre che a segnalare opere e autori meritori, mettere sull’avviso altri navigatori sulla qualità problematica di opere recentemente lette. Sul mio blog l’ho fatto presentando un’infelice antologia di narrativa fantastica appena pubblicata da Mondadori. Altrettanto ha fatto Elvezio Sciallis sul suo blog parlando, guarda caso, proprio della stessa antologia. Ma è improbabile che io ed Elvezio siamo gli unici ad avere preso un pacco.

Senza trascendere, mantenendo un giusto distacco e un nobile noncuranza sarebbe sicuramente utile e interessante, magari addirittura appassionante, leggere qualche commento a opere che si ritiene abbiano profondamente e proditoriamente tradito le nostre aspettative. Anche per smentire il luogo comune relativo ai lettori di fantastico come fregnoni di bocca buona.

Chi vuole cominciare?