Manifesto personale

La cosa è nata sul blog di Massimo Citi, ma abbiamo pensato di trasferirla qui.

Finora abbiamo visto come scriviamo, materialmente – dove, in quali circostanze, con quali strumenti.
Ora l’idea è quella di mettere giù un (breve?) testo che riassuma quali sono le nostre personali linee guida quando mettiamo mano al foglio.
Quali temi ci interessano, cosa vogliamo o speriamo caratterizzi la nostra scrittura.
Idee, preoccupazioni personali, “vision & mission”.
Un personale manifesto artistico.
Una privata lettera di marca.

Comincio io, tanto per dare un’idea.

—–

Io continuo a fiscalizzarmi come autore di fantascienza.
Immagino futuri plausibili e vi ambiento storie moderatamente avventurose.
Considero la fantascienza l’unico genere in grado di fornire una visione di futuri possibili, addolcendo l’impatto dei futuri reali quando arrivano.
Non amo le storie a formula e quelle basate su un unico gadget e credo che la strada da battere (quella per lo meno che starei
cercando di battere io) sia segnata da una combinazione di fattori.

Mi interessano soprattutto gli universi positivisti – nei quali i problemi vengano affrontati e risolti con l’intelligenza – e egualitari – uguali diritti, uguali doveri, indipendentemente dalla varietà.
Sono fermamente convinto che intelligenza e compassione siano le due chiavi che permetteranno al genere umano di uscire più o meno indenne anche dalle peggiori situazioni. La mistica è un’eccellente stampella morale, ma non paga i conti del dentista.

Se dovessi elencare una serie di “tag” per le storie che sto scrivendo ora, io direi che i miei ingredienti principali sono

  • ecologia – non nel senso di “abbracciamo un albero” ma nel senso di complesse interazioni fra organismi e ambiente
  • nuove tecnologie e loro impatto sociale; in particolare, negli ultimi tempi, il transumanesimo – la modifica (non necessariamente il miglioramento) dell’essere umano in risposta a circostanze particolari
  • nuovi modelli partecipativi – come le persone si organizzano e frazionano doveri e responsabilità
  • complessità – interdisciplinarità, statistica, caos
  • nuove frontiere – solo l’esplorazione e lo sfruttamento responsabile di spazio e oceano ci garantirà una via d’uscita
  • esplorazione, avventura – se non ci sono un po’ d’azione e un po’ di divertimento, diventa un saggio cammuffato da storia.

Tendo a scrivere di scienziati o tecnici, o comunque persone competenti che svolgono un lavoro.
Tendo a considerare la politica istituzionale come una fonte di problemi più che di soluzioni (cfr Marshall MacLuhan, “La politica ci fornisce le risposte di ieri ai problemi di domani”).
La fiducia tanto nella collaborazione disinteressata fra le persone che in una sana mentalità imprenditoriale fanno probabilmente di me uno strano animale politico (“hard left-wing libertarian”?), ma quello è casomai un problema mio.
Ho scritto anche un sacco di ucronie, ma quello dipende dal mio hobby – la storia – e dal divertimento di rimescolare delle carte che si conoscono bene.

—–

Chi è il prossimo?

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11 thoughts on “Manifesto personale

  1. Madonna, che argomento da “dici niente”. Inoltre, la tua consapevolezza a proposito di quello che scrivi mi intimidisce. Hai intenzioni, programmi, tutte cose che ammiro e non so gestire. Comunque il tema è più che stimolante, lo riprenderò nel mio blog.

  2. Per Consolata: ti dispiace se poi faccio un bel copia-e-incolla del tuo post su questo blog?
    Non mi sono mai posto seriamente il problema di avere un programma, un intento o un’estetica. Anche perché sono un blob e mi scappo da tutte le parti. Se inchiodo un angolo di me stesso da qualche parte c’è un’altra parte di me che sostiene la visione o l’intenzione opposta. Soltanto nelle cose che non mi piacciono divento piuttosto rigido e intollerante. Ma anche qui l’età sta avendo i suoi benefici (?). Sto diventando paziente, tollerante, comprensivo. Probabilmente un po’ smidollato.
    Prevalentemente mi ritengo un autore di fantascienza anche se in realtà ho scritto un po’ di tutto, compresa una storia per bambini, un fantasy, diverse parodie,un romanzo mainstream e parecchi racconti gotici – per la maggior parte usciti nell’antologia «In controtempo».
    A muovermi l’interesse per tutto ciò che è casuale, inatteso, incompleto e potenziale. Per le situazioni al limite, per gli enigmi che non ammettono soluzioni troppo facili né indolori. Ma anche per i tentativi falliti, i sogni votati al fallimento, le ambizioni senza speranza. Mi affascinano i luoghi abbandonati, le solitudini, il rapporto tra psiche e natura e la capacità di quest’ultima di alterare i comportamenti umani. Ho fiducia nella capacità umana di comprendere e reagire ma sono altresì convinto che la folla indistinta – l’animale collettivo – abbia norme e comportamenti diversi e incompatibili con la tolleranza e il raziocinio. Quindi ne sono attirato. Mi stimola l’esperienza letteraria della guerra – lunghi momenti di noia intervallati da brevi attimi di terrore – perché la prossimità alla morte dà ai comportamenti una diversa risonanza. Considero infine il sesso letterario un formidabile strumento di ascesi e di osservazione ravvicinata dei comportamenti. Cullo infatti il proposito di scrivere prima o poi un romanzo erotico, anche se dubito di esserne capace.
    Temo che tutto ciò non costituisca né un programma né una dichiarazione di intenti. Al massimo un’estetica un po’ sbilenca, una «crooked philosophy» che utilizzo esclusivamente a fini narrativi.
    Non ha molto a che vedere con la mia personale visione del mondo. Anzi, non sono pochi i casi nei quali debbo reprimere la mia estetica a favore dell’etica.
    Ma è una vita che mi succede.

  3. Ora non fatemi sentire come un secchione.
    O peggio come uno che chiacchiere tante, fatti pochissimi.

    L’ho scritto – più che un manifesto programmatico è una lettera di marca.
    Nel senso che poi il sottointeso è “guarda cosa riesci a farci, sennò improvvisa”.
    D’altra parte, quando si scrive, uno straccio di idea della direzione in cui vanno i protagonisti ed il mondo in cui vivono, credo la si debba avere.
    Così come credo sia essenziale poter dire non solo “Io faccio questo”, ma anche “Io faccio questo, così, perché….”
    E negli ultimi tempi ho riflettuto un sacco sul perché scrivere certe storie e non altre.
    Ma su questo magari faccio un post a parte.

    @Massimo
    Anch’io vorrei provare a scrivere una storia erotica – se non altro per dimostrare che sono capace di scrivere qualsiasi cosa.
    Ho anche un simpatico manualino…
    Il problema è che i modelli che ho avuto modo di studiare fin qui erano estremamente vuoti e privi di gioia e di allegria.
    E se uno non ci mette un po’ d’allegria, in certe cose…. 😉

  4. Secchione? Affatto. Semplicemente si vede che «negli ultimi tempi ho riflettuto un sacco sul perché scrivere certe storie e non altre», mentre io e anche altri non l’hanno fatto di recente.
    Comunque,dovessi dire qual è il mio intento nella scrittura direi che per me è importante immaginare nuovi punti di vista. Punti di vista non umani – per farlo serve la fantascienza o il fantasy – punti di vista storicamente diversi – ucronia – punti di vista estremi – il gotico.
    Per quanto riguarda l’erotismo ciò che mi affascina è il fatto che nel rapporto sessuale, non necessariamente e obbligatoriamente ortodosso – si crea una situazione di equilibrio sottile tra prossimità e aggressività, abbandono e distacco. Credo che il sesso condivida con la relatività la proprietà di dilatare il tempo.
    Da qui a scriverne, tuttavia, c’è la distanza che passa tra il talento e il genio.
    Ma siccome sono convinto che il genio, come il buon artigianato e il talento, si imparino, non ho perso le speranze. Ovviamente, tuttavia, vorrei scrivere una storia ambientata in un mondo estremo, quindi distopico e sf.

  5. @ Max: non è che non voglio scrivere qui, figurati! ti risparmio il copia e incolla. Io comunque non so che cosa voglio scrivere. E neanche quello che non voglio scrivere. Parto sempre (tranne, ovviamente, le indispensabili eccezioni) da una sensazione: la mia percezione del mondo è sensoriale e estetica. Questo non vuol dire che non abbia un’etica e che non utilizzi mai il pensiero, diciamo che sono sovrastrutture necessarie ma non del tutto spontanee. Per costruire una storia parto da un odore, da una luce, da un paesaggio, da una sensazione di calore, di umido, di narici disidratate, di oscurità, da un’eco, dal rimbombo di una sala d’aeroporto, dal gelo di una sala di museo… Ecc. Di lì germina un personaggio, e poi una vicenda, e altre sensazioni che aiutano a creare la vicenda, e così via. Mi inoltro nella storia come un palombaro dentro al personaggio che seguo: vedo con i suoi occhi, mi muovo con le sue gambe, tocco con le sue mani. Parlo con la sua bocca e rispondo a chi gli parla, mi identifico con il personaggio. La sfida consiste nell’andare sempre un po’ più in là di quello che farei io per adattarmi al personaggio. So più o meno dove deve andare la storia, ma ovviamente, seguendo il personaggio, devo operare continui adattamenti, compromessi, tra la mia volontà e quella vita transitoria che ho creato. In questo senso non è detto che una storia mi obbedisca, che diventi fantastica o realistica a comando, di solito nasce già con le sue leggi interne su cui ho un’influenza relativa. Per esempio, non riuscirei mai a trasformare una storia in prima persona in una in terza, una volta che si è formata così. Diciamo che prima nasce il mondo transitorio poi c’è l’attività di esplorazione compiuta dai personaggi.
    Quanto agli argomenti non ho preclusioni, ma solo limiti. Mi piacerebbe moltissimo scrivere una storia per bambini (il libro che più desidererei avere scritto io è Alice nel paese delle meraviglie) ma non credo di esserne capace. Inoltre affronto sempre argomenti che conosco un po’, scrivo solo cose che riesco a immaginare con una certa plausibilità, e faccio controlli solo a posteriori.

  6. Pingback: Intenti letterari « strategie evolutive

  7. Siccome sono quella che ha detto “uau, sei proprio in gamba, ma io non ce la farei mai”, e lo ammetto senza problemi (inoltre lo penso, che sei in gamba), vorrei però dissociarmi dai concetti di mistica dell’autore, talento e ispirazione che non mi appartengono. E’ che non tutti hanno la stessa chiarezza di idee né la stessa agenda. Io quando ho crampi alla creatività, e purtroppo mi succede sovente, se posso viaggio e mi guardo intorno con gli occhi ben aperti. Sono questi i miei esercizi muscolari. Sarà l’abitudine femminile, ma preferisco farmi penetrare dal mondo circostante che perseguire un mio obiettivo razionale. O almeno, quello so fare. (e qui pietà, so di avere usato un’immagine mooolto discutibile, ma per piacere non discutiamone…)

  8. Il mio post su strategie evolutive non era inteso come critica – ed era una generalizzazione abbastanza ironica.
    Non uso normalmente il termine fanfaluche quando parlo sul serio.

    Credo tuttavia che molto spesso chi scrive abbia le idee più chiare di quanto non creda – semplicemente, non ci fa caso.
    Io amo molto ascoltare (o leggere) gli autori quando discutono del proprio mestiere.
    E credo che le leggende relative a ispirazione, talento e quant’altro nascano nell’ascoltatore (o nel lettore) quando rimane insoddisfatto; chi scrive infatti è spesso molto vago nel descrivere i propri processi creativi.
    Per riempire il vuoto, il pubblico si inventa le Muse… anche perché al pubblico pioace immaginare l’autore come qualcuno di speciale, di fuori dalla norma.

    Detto ciò, come ho poi indicato nel mio post, anche chi nega di avere le idee chiare dimostra poi di avercele eccome.

    Diamo semplicemente una forma diversa alle mappe che utilizziamo per arrivare dall’idea di partenza al racconto finito.

  9. Trovo molto belle e molto convincenti le motivazioni di Massimo, con le quale sento moltissimi punti di contatto. Mi affascinano le sue storie di fantascienza “umanistica” (le definirei così, probabilmente con un termine inappropriato), altrettanto amo i vuoti parlanti delle cose inanimate e le solitudini ballardiane di cui spesso racconta. Coi personaggi di queste ultime storie “In controtempo” provo fratellanza personale, prima che letteraria. Per questo i personaggi di cui spesso scrivo sono disadattati, “Elephant man” al contrario (normali fuori, abnormi dentro), in attrito con l’ambiente e senza nessuna ambizione o fiducia di saperlo cambiare.
    Altrettanto però, potrei dire che a una forma di ispirazione portante, che non ambisce ad essere un estetica, mi piace il gusto della scoperta di lasciare la fantasia libera di agire per conto suo. In assoluto, credo che per me scrivere sia cercare cose sconosciute. Scoprire emozioni non previste, comportamenti, vite estranee alla mia. La matrice narrante sono io, con i soliti tic e micragne ricorrenti, ma l’approdo mi sembra essere stimolante solo quando è nuovo e inaspettato a me per primo. Un approccio imparentato alla scrittura automatica dei surrealisti, oppure una sorta di invasamento benevolo, funzionante a dovere quando parte dal materiale autobiografico per riversarsi dentro un mare aperto dove c’è ancora da esplorare.

  10. @fabio
    «mi piace il gusto della scoperta di lasciare la fantasia libera di agire per conto suo. In assoluto, credo che per me scrivere sia cercare cose sconosciute. Scoprire emozioni non previste, comportamenti, vite estranee alla mia. La matrice narrante sono io, con i soliti tic e micragne ricorrenti, ma l’approdo mi sembra essere stimolante solo quando è nuovo e inaspettato a me per primo»
    Posso dire che sottoscrivo ogni singolo pixel del «manifesto» di Fabio?
    Scrivere – e leggere, ovviamente – sono un’occasione formidabile per vivere altre vite, percorrere strade che si sono lasciate alle spalle o esorcizzare i propri incubi.
    @davide
    «anche chi nega di avere le idee chiare dimostra poi di avercele eccome»
    Non nego di avere le idee chiare, ma temo che sia un po’ come quando si deve scegliere un menu al ristorante: «questo mi piace, questo no». Dalle predilezioni si può sicuramente risalire ai gusti personali e persino all’impronta genetica, ma non è detto che si sia perfettamente consci del motivo della loro persistenza.
    Comunque,siccome sono capace di ancorare le mie scelte unicamente a un progetto proverò a presentarle in rapporto a una cosa che ho in progetto di scrivere:
    – Tempo, luogo e situazione: qualche secolo nel futuro, un planetoide della Fascia di Kujper. Ambiente militare.
    – Protagonista: un graduato qualunque proveniente dalla Terra. Mediamente indottrinato, con un 50% di probabilità di non rivedere più la propria famiglia. Una buona assicurazione sulla vita e una registrazione completa di sé lasciata su una memoria artificiale esterna. Se muore i suoi potranno incontrarlo nuovamente ma soltanto in forma virtuale, con ricordi, convinzioni e desideri congelati al momento della sua partenza.
    – Sviluppo e conclusione: grazie alle sue esperienze e ai suoi incontri l’uomo perde via via la propria visione schematica delle cose e finisce per sentirsi insieme tradito e traditore. Dagli sviluppi ne deciderò la conclusione.
    Da questo schema posso ipotizzare che:
    – mi interessano le storie dove il protagonista acquisisce una nuova consapevolezza di sè, anche se non in modo indolore.
    – le situazioni estreme come la guerra (una rivoluzione, una rivolta, un moto di piazza) sono narrativamente interessanti perché accellerano i tempi affinché emerga consapevolezza della realtà.
    – amo i personaggi che non hanno molto in comune con me e sono profondamente diffidente verso qualunque sistema di pensiero che presupponga l’adesione acritica a un principio morale di qualche genere.
    – ho fiducia nella capacità degli esseri umani di comprendere e immedesimarsi.
    – tendo a costruire storie che siano prove di maturità e percorsi iniziatici. Evidentemente – e io stesso lo ignoravo – le filosofie orientali hanno una profonda influenza su di me.
    @consolata:
    Concordo: mistica dell’autore, del talento e dell’ispirazione sono cimeli ottocenteschi dei quali sarebbe ora di liberarsi una volta per sempre. Scrivere è un processo, non un fenomeno.

  11. Per quanto mi riguarda, essenzialmente cerco di scrivere qualcosa capace di emozionare o almeno comunicare delle sensazioni al lettore. Se ritengo un’idea o una “visione” interessante ci lavoro sopra. Per me e’ importante soprattutto credere in quello che scrivo, per cui durante la stesura cio’ che descrivo assume una sua realta’.
    Mi piace la letteratura fantastica proprio per il fatto che lascia un’ampia liberta’ di agire, ma, in verita’, mi interessano poco le distinzioni tra i generi. Quindi
    credo che alcuni miei lavori siano probabilmente collocabili sul confine tra diversi filoni. Inoltre trovo stimolante avere una meta a portata di mano. Lavorare sapendo che un racconto andra’ su una data antologia o rivista mi spinge sicuramente a dare il meglio di me. Inoltre trovo una sfida interessante quella di adeguarsi a richieste di racconti con temi particolari o generi specifici. Mi costringe ad inventare nuove soluzioni…

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