La chiave è la distribuzione?

Segnalo un interessante articolo comparso sull’Huffington Post, un quotidiano virtuale che esiste solo in rete.
In The Democratization of the Music Industry, Jeff Price (già proprietario della casa discografica di gruppi come i Pixies, Camper Van Beethoven, The Church etc.) racconta la propria esperienza di discografico indipendente, passato dal vinile alla vendita di Mp3 online.
Il discorso si fa interessante nel momento in cui Price identifica come elemento chiave dell’intero ambaradan la distribuzione, un primo grande filtro alla circolazione della musica…

For the past century, artists could record, manufacture, market, and,
to some degree, promote their own music, but no matter if they were The
Beatles, Elvis or Led Zepplin, they could not distribute it and get in
placed on the shelves of the stores across the country
[…]
Record labels were in a very unique position of power due to their
exclusive access to distribution, they were not only the singular
gatekeepers to a career for an artist by “signing” them to an exclusive
contract, but they were also the subjective “deciders” as to what music
was pushed out and promoted to the media outlets. With a “signing,” the
labels acquired exclusive rights to and from the artist. In return, the
label advanced money while providing the relationships, expertise and
infrastructure to record, manufacture, market, promote, distribute and
sell the music. Of all the artists and music creators in the world, far
less than 1% got chosen by the labels due to the risks and economics of
the “brick and mortar” world. Of all the music created around the
globe, even less has had the opportunity to be discovered and heard by
the masses.

Il parallelo con la situazioni degli autori di narrativa e delle case editrici mi pare molto forte.

Price prosegue analizzando il secondo filtro (la pubblicità/promozione) e come la distribuzione di musica in formato digitale stia alterando questo modello rimuovendo i due filtri.

Subjectivity and filters have been removed. All music can be
discovered, downloaded, shared, promoted, heard and bought directly by
the audience itself. It is truly the democratization of an industry.

Certo, ciò che Price descrive è colossale e coinvolge un elevato numero di fattori.
Probabilmente estendere il discorso all’editoria cartacea diventa molto più complicato – soprattutto perché alcuni fattori stentano a farsi coinvolgere.
Ma chissà che qualcosa non si stia muovendo….

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2 thoughts on “La chiave è la distribuzione?

  1. Bello il concetto di «democratizzazione» ovvero la possibilità per ogni artista di trovare il proprio pubblico e per ogni possibile pubblico di trovare il proprio artista.
    Soltanto alcune riflessioni sparse, stimolate dal post.
    Bypassare i vincoli della distribuzione è certamente facile per la musica che, grazie alla digitalizzazione e all’esistenza dei lettori MP3 può essere fruita in più luoghi e situazioni rispetto alla lettura. Il libro in forma cartacea, tuttora medium della lettura per eccellenza, è infatti pratico e maneggevole ma comporta uno standard di confezione (rilegatura ecc.)e di organizzazione professionale del testo per risultare accettabile al lettore.
    Il web fa “saltare” la mediazione delle case editrici discografiche nella distribuzione ma temo non risolva, se non ancora marginalmente, il problema della promozione. Sinceramente credo poco alla favoletta dell’artista che pubblica le proprie canzoni e viene “trovato” nel web. Si tratta certamente di una bella storia che piace molto al pubblico ma che fatico a credere vera in questi termini.
    Sia per la musica che per la letteratura è indispensabile la mediazione di figure professionali (dallo scout che scova gli artisti all’editor/arrangiatore che valorizza il loro lavoro) che finora facevano parte dello staff della casa editrice o erano ad essa comunque collegati in termini di consulenza. La necessità della loro presenza resta un interrogativo senza risposta all’interno di una possibile diversa organizzazione della distribuzione.
    Infine: anche all’interno di un media democratico come internet esistono poli di aggregazione, dotati della capacità di far emergere talenti di un certo genere nascondendone altri. Conseguenza di investimenti non più mirati sulla produzione quanto sulla promozione. Questo senza contare il formidabile peso di promoter come le radio.
    Per il libro – è ancora così – il principale strumento di promozione sono i quotidiani e i settimanali. Di proprietà degli stessi gruppi ai quali appartengono le grandi case editrici. Altro che corto circuito! I lettori di libri sono ancora poco abituati (e poco invogliati, vista la quantità di materiale scadente che circola) a cercare letture sul web. Purtroppo mancano statistiche aggiornate sul tema, anche perché l’Associazione Italiana Editori (AIE) tende – per motivi facilmente intuibili – a rubricare la lettura sul web come hobby stravagante.
    Troppa carne al fuoco, lo so. Spero sia utile a creare un po’ di discussione.
    Dimenticavo la formula magica per procacciarsi passaggi: «Premio Italia».

  2. Concordo su gran parte dei punti.
    Il bello dell’mp3 è che poi posso ascoltarlo sul lettore che mi pare.

    Possiamo immaginare una situazione, in un futuro prossimo, in cui io autore scrivo la storia che mi pare, passo il mio lavoro ad un editor freelance di mia fiducia (scelto fra quelli disponibili in rete), contratto un illustratore per la copertina, ed a questo punto rendo il mio lavoro disponibile come file a pagamento, affidando la promozione ad uno dei promoter freelance che posso rintracciare via web. I miei acquirenti possono pagare il file, e poi indirizzarlo al servizio POD di loro preferenza per farselo stampare in cartaceo.

    La cosa non è poi così demente – ma risulta immediatamente evidente che mancano certe figure professionali (editor e promoter freelance) e che alcune parti del meccanismo (il POD) sono ancora poco sviluppate e troppo concentrate e quasi monopolistiche.

    Però….

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