la marcia di ALIA Italia

Notizie fresche da Vittorio Catani al quale ho inviato i primi due racconti giunti per ALIA Italia, «Secondo messaggio» di Mario Giorgi e «Il Minotauro» di Fabrio Lastrucci.

Questo il commento di Vittorio:

«…ho appena terminato di leggere i due racconti inviatimi. Secondo me, pur essendo storie apparentemente “semplici”, nel senso che ciascuna d’esse e’ basata su una “semplice” idea, esse riescono a sviluppare questa idea ciascuna in modo molto personale, anche complessa. Il racconto di Lastrucci lo interpreto come una allegoria del nostro terrore nascosto riguardante la complessità tecnologica del mondo, complessità di cui noi stessi “utenti” poco sappiamo; e che essa possa sprigionare forze incontrollabili e distruttive. Quello di Giorgi e’ piu’ sofisticato, vagamente borgesiano, calviniano (Italo), buzzatiano, chestertoniano e molto altro, e condotto con mano molto sicura.
Mi pare si tratti di due lavori pubblicabilissimi,
anzi di ottima fattura.

Avanti così, ora.

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A che cosa serve un editore? Capitolo 4

[originariamente pubblicato sul  blog  fronte e  retro]

Riprendo il discorso più o meno dal punto al quale ero arrivato.
«E se invece si volesse proprio cercare un editore interessato?»
La prerogativa essenziale di chi cerca un editore e non è:

– già famoso per conto suo
– già ricco per altri motivi
– il congiunto di un editor, di un direttore editoriale o di un importante azionista della holding della quale fa parte il gruppo editoriale.
– lavora già presso la casa editrice con un altro incarico.

è disporre di molto tempo.

Il talento è importante, ma tempo lo è ancora di più.
Le probabilità di essere pubblicati entro un anno dall’invio del proprio manoscritto – impaginato decentemente, corretto, rivisto da qualcuno anche solo parzialmente competente – sono dello stesso ordine di grandezza di quelle di vincere 1.000.000 di euro a un qualsiasi gratta-e-vinci.
Se vinceste 1.000.000 euro probabilmente potreste fondare una casa editrice.
Forse conviene…
Ma no, siamo artisti. Ostiniamoci.
Un’avvertenza. In tutto il discorsetto che seguirà non sentirete più parlare di arte o di letteratura. Piazzare un manoscritto – qualsiasi manoscritto – è un duro lavoro e un investimento di tempo e denaro.
Che il vostro manoscritto sia un capolavoro non interessa praticamente a nessuno. L’importante è che sia abbastanza leggibile da poter essere venduto e fornire un utile all’editore e, marginalmente, a voi. I capolavori nella storia della letteratura sono pattuglia, mentre i libri pubblicati sono milioni e milioni. Conviene ragionare da subito sul qui-e-ora.

La cosa migliore è cercare un’agente editoriale.
Costa, naturalmente, ma fornisce un parere sul manoscritto e un parere sulla sua vendibilità.
In Italia non sono poi tanti, anche perché sono ancora poche le case editrici che affidano loro lo scouting dei nuovi autori, ma esistono. Vi basterà comporre «agenzie letterarie» nell’occhiello di qualsiasi motore di ricerca ed eccovi serviti.
Dopodiché potete telefonare, scrivere, combinare un incontro, richiedere un preventivo eccetera. Il vostro manoscritto verrà letto e valutato per una cifra da concordare.
«I nomi, vogliamo i nomi!»
Agenzia letteraria Agnese Incisa a Torino (che è l’agente di un mio buon amico nonché scrittore folle e originale: Mario Giorgi) e Grandi e Associati a Milano che ha già trovato autori, tra gli altri, per Mondadori e Marsilio.
Delle altre non so nulla quindi nulla dirò. Anzi mi scuso per la mia ignoranza.
Non avete intenzione di spendere un quattrino e non avete tempo da perdere?
Male. Ma siete proprio sicuri di voler entrare nel mondo dell’editoria?
Per diventare avvocati si spendono migliaia e migliaia di euro e si passano anni in un’istituzione alienante come l’università senza un lamento e per diventare scrittori al massimo il costo di due francobolli?
Tenete presente che un buon agente editoriale conosce la maggior parte della produzione editoriale e sarà probabilmente in grado di rivolgersi a un editore interessato al vostro tipo di opera: thriller in ambiente militare, biografia immaginaria di un addetto alle lampadine per lampioni, delirio erotico in ambiente circense o confessione di un broker pentito.
Volete proprio fare da soli?
Soltanto alcune brevi norme prima di cominciare.
Buona norma informarsi della produzione dell’editore.
Norma ancora migliore valutare con attenzione che cosa «tira».
Se come il sottoscritto avete scritto un romanzo di fantascienza, tanto per dire, potete anche tenervi il manoscritto nel cassetto o, al massimo, partecipare al premio Urania. La fantascienza non tira per nulla.
Tira il fantasy, invece.
Tira il finto diario adolescenziale e post-adolescenziale. Se costellato di accoppiamenti, è anche meglio.
Tira il thriller sia in versione provincia-profonda-e-feroce che in versione tekno-lugubre.
Tira la storia di famiglia con qualche membro della stessa malato o malatissimo, paranoico, skizzo, strafatto o maniaco.
Tira molto anche l’autore o l’autrice di origine mediorientale emigrato negli States e che racconta quanto stava male là e quanto sta bene lì.
Ma difficilmente può essere il vostro caso.
Altra buona norma annunciare per telefono l’invio del manoscritto.
Tranquilli, nervi a posto.
Il numero di telefono dell’editore è sulla guida.
Fare come se si stesse combinando un appuntamento con un’agenzia immobiliare o con la segretaria del vostro medico.
Vi dirà che c’è molto da aspettare. Lo sapete già. Che l’editor ha una stanza piena di manoscritti. Anche questo lo sapete già.
Dire che non si ha fretta. Dopodiché mettersi in letargo per sei mesi – un anno e poi provare a richiamare. Ovvio che conviene avere più copie del manoscritto e rivolgersi contemporaneamente a diversi editori con una produzione o una collana affini al vostro lavoro.
La cosa comincia ad apparire davvero lunga e costosa.
«E se non mi rispondono? E se non riconoscono il mio genio? Esistono scorciatoie poco meno dispendiose e faticose?»
Esistono i premi.
Ed esistono le scuole di scrittura creativa.
Ne parleremo nei prossimi post.
Sempre che non mi venga in mente altro sul tema manoscritti agli editori.
Cosa più che probabile.

Autopubblicazione

Ho parlato anche su queste pagine di pubblicare, pubblicazione, editori, editor, agenti letterari eccetera.

Adesso proviamo a fare pratica in corpore vili.

Se si ha un romanzo per il quale nessun editore – serio o poco serio – è disposto a investire un centesimo – nemmeno io – che cosa ne fate?

Lo tenete nascosto in una sub-sub-subdirectory della cartella «foto vacanze agosto 2002»? Lo stampate per regalarlo a quattro amici aspettandovi un sorriso agrodolce e un certo numero di scuse: «aha, un altro… certo, grazie. Quando avrò un momento… lo sai è un periodo molto pieno…», riprovate il giro delle sette chiese ma con zero speranze oppure, oppure… lo pubblicate in rete.

A che cosa serve pubblicare in rete?

Beh, a raccogliere opinioni, pareri, giudizi, impressioni e suggerimenti.
Se non si ha il tarlo di essere infallibili – tarlo che chiunque abbia provato a scrivere rischia comunque di avere – l’esercizio potrebbe rivelarsi utile o addirittura utilissimo.

Mi sono spesso stupito di sentire enumerare pregi e difetti delle poche cose che ho pubblicato. I difetti non erano quasi mai quelli che mi aspettavo e i pregi erano spesso diversi da quelli attesi.

Quindi pubblicare in rete, in un blog, può rivelarsi (forse) uno stimolo per le opere che non convincono completamente. Uno stimolo a cancellarle dalla subdirectory oppure a rimetterci sopra le mani, a rivederle, ripensarle, ridiscuterle.

Bisogna avere pazienza, molta pazienza. Non si può pretendere velocità né ci si può lamentare di imprecisioni, dimenticanze, incomprensioni ecc. Nove volte su dieci le incomprensioni ecc. sono responsabilità dell’autore.

Non prometto di essere olimpico come può apparire, ma mi sforzerò. Anch’io sono convinto di essere infallibile ma ho un certo senso del ridicolo…

Ultima osservazione prima di passare alle istruzioni.

Non credo che Internet sia un mezzo adeguato per la (vera) pubblicazione di un libro.
Perlomeno non di un libro ritenuto definitivo, completo e pronto a essere distribuito.
Può servire come officina – e questo è il mio caso – oppure svolgere una funzione di promozione. Regalare il proprio libro per diffonderlo e, in un secondo momento, metterlo in vendita.
Sia la prima che la seconda sono pratiche abbastanza diffusa nei paesi civili, molto meno in Italia.
Istruzioni:

Raggiungete il mio blog: http://fronteretro.blogspot.com/ .

In fondo a dx della mia home page trovate un collegamento: «Quante storie»
Cliccando nel collegamento che appare sotto:
(www.mio.discoremoto.alice.al)
vi troverete davanti tre cartelle:
«In controtempo + »
«Ultimo spettacolo»
«Zone inesplorate»
Nella prima troverete tre racconti già pubblicati in tre diverse edizione dell’antologia Fata Morgana e che quindi non ho potuto inserire nella mia antologia ma che sono omologhi a essa per ispirazione e temi.

Nella seconda i primi quattro capitoli di un mio romanzo (quasi) inedito. Si tratta di un romanzo di fantascienza, ma di un genere di sf che in Italia non ha molti precedenti. Lettori e autori di sf si prendono infatti maledettamente sul serio, mentre «Ultimo spettacolo» non è esattamente un romanzo serio. Scaricate prima il file «US – avvertenze e precauzioni».La pubblicazione degli altri capitoli è legata al gradimento di coloro che scaricheranno i primi capitoli.

Nella terza due racconti lunghi: «La testa tra le nuvole», vergognoso calco verniano a suo tempo uscito su FM 4 a firma Giulio Artusi e «Zero», pubblicato in FM 6, un modesto esempio di piccola Ucronia nostrana.
Tutti file sono in formato acrobat.pdf.
Possono essere letti a monitor o stampati. La seconda possibilità se le prime righe vi convincono.
Osservazioni commenti eccetera possono essere inseriti in coda a questo post o in coda al post che annuncia la pubblicazione sul mio blog o inviati direttamente a un indirizzo di posta elettronica che utilizzerò soltanto a questo scopo: massimo.citi@virgilio.it.
A questo punto, buona lettura e un grazie anticipato a chi vorrà dedicare qualche minuto a leggere e a commentare i miei lavori.

per Fata Morgana 11

Com’è ormai piacevole tradizione da qualche anno a questa parte

venerdì 28 marzo ore 21.00 presso la libreria CS (V. Ormea 69, Torino)

presentazione dell’ultima edizione di Fata Morgana, «Musica, note, pause, silenzi».

Non è un’occasione ufficiale, non è un party esclusivo, non bisogna vestirsi da scrittori (qualunque cosa significhi) né rileggere i classici, preparare un brillante discorso, portare gli autografi degli autori incontrati o gli elaborati stesi per la scuola di scrittura.

Verranno letti ad alta voce brani dell’antologia, si parlerà di lettura e scrittura, si berrà e ci sarà qualcosa da mettere sotto i denti.

Nulla di più.

Ma nulla di meno.

Tutto il Nero del Piemonte a Fontanile

Una notizia in parte connessa alle attività di alcuni Alia Boys (& Girls)…
Fontanile è un piccolo paese di 130 famiglie abbarbicato ad una collina astigiana.
Chiesa monumentale, cantina sociale…Velato di nebbia, le strade semideserte, bagnato da una pioggerella incerta ma incessante, Fontanile ha accolto ieri una parte del cast di Tutto il Nero del Piemonte per un incontro organizzato da Fulvio Gatti e ospitato dalla piccola ma ben fornita biblioteca comunale.

Numerosissimi i partecipanti, che hanno avuto modo di scoprire l’antologia noir piemontese attraverso le parole dei due curatori, Danilo Arona e Angelo Marenzana.

Gli autori presenti hanno poi illustrato chiacchierato brevemente ciascuno del proprio contributo al progetto, e la serata si è chiusa con chiacchiere sparse, brindisi a basa di Brachetto DOC di produzione locale, ed eccellenti prove di pasticceria fornite dagli sponsor.

Un successo, insomma.
Per cui si è accennato alla disponibilità di tutti a rifarlo.

Presto.

E spesso.