Fantasy – il romanzo più originale

Mentre la discussione infuria riguardo alla forma ed ai contenuti del genere fantasy in particolare e di tutti i generi (ammesso che esistano) più in generale, proviamo su Alia Evolution a fare un piccolo esperimento di dinamica collaborativa, per provare a mettere in funzione la mente-alveare di Alia Evolution.

Lo scopo, è quello di definire non il cuore del genere fantasy, ma i suoi confini più estremi.

Il metodo è semplice – chiediamo a tutti i nostri visitatori di segnalare in un commento a questo post il romanzo fantasy più originale che abbiano letto, motivando la scelta con una breve spiegazione.
Il più originale, badate bene.

In seconda battuta, le menti migliori della blogsfera (?) dibatteranno il significato della lista di titoli.

Non ci saranno premi, non ci saranno classifiche.

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Spunto per la discussione

Questo è un cross-post su Strategie Evolutive e su Alia Evolution.

Tutto parte da un articolo di Simona Gervasone comparso sul blog Il Circolo degli Scrittori.
Un articolo interessante – perché cercare di definire il campo in cui giochiamo è sempre interessante.
Ho già affermato in un mio comento a quel post che dissento dalla quasi totalità delle posizioni della Gervasone – non per malizia o per ostilità nei suoi confronti, ma perché evidentemente apparteniamo a scuole diverse.

In generale – mia opinione – credo che l’articolo non rappresenti una panoramica del fantasy, ma piuttosto una personale maniera di concepire il genere, che io non condivido ma che volete, fatemi causa.
Non concordo sulla lotta fra il Bene e il Male come nodo centrale della narrazione, non concordo sull’importanza di caricare ogni oggetto ed ogni descrizione, non concordo sul fatto che modelli mitologici tradizionali e quest siano tanto importanti.

Non concordo sul fatto che il romanzo fantasy non invecchia.
Trattando essenzialmente di scelte morali, l’evoluzione della morale nel quortidiano porta ad un invecchiamento del fantasy – il modello tolkieniano per cui la razza determina la morale (ad esempio) è oggi inammissibile, e puzza di vecchio.
E poi il linguaggio invecchia – Thorne Smith era un cumulo di risate ed idee originali negli anni ’20, oggi è patetico e trito.
E poi i lettori invecchiano e – talvolta, con un po’ di fortuna – maturano.

Ma queste sono, come dicevo, mie opinioni relative alla mia scuola di pensiero, e c’è spazio per tutti finché non cominciamo a fare a spintoni.

Ma c’è una frase, ed una in particolare, che mi viene voglia di isolare e buttare in pasto alla popolazione.
Questa:

Il fantasy è quello di cui tutti hanno bisogno anche se ancora non lo
sanno perché la nostra condizione umana di miseri tapini che non
possono vivere realmente avventure in altre dimensioni o semplicemente
zittire il proprio capo ufficio con una magia, ha bisogno di trovare
sfogo e appagamento.

Con un unico romanzo possiamo sognare, inorridire, gioire e intristirci; cosa si può volere di più da un libro?

Ecco, ricordo bene che un discorso simile – se non lo stesso – veniva portato a supporto del successo dei fumetti di Superman.
Tarantino, per bocca di un grandissimo David Carradine, capovolge l’idea in Kill Bill 2, forse il momento più alto del film.

Siamo “poracci” e ci serve una valvola di sfogo.
Io questa posizione l’ho sempre trovata avvilente.
Addirittura un po’ offensiva.
Interpretare la narrativa fantastica come “la sacrosanta fuga del prigioniero” di tolkieniana memoria rende un pessimo servizio all’autore, ed al lettore.
Certo, la narrativa deve essere intrattenimento.
Ma escapismo puro?

Considerando che il fantasy permette di lavorare con gli assoluti (il Bene e il Male, il Caso e la Necessità) in situazioni perfettamente controllate e ritagliate su misura, non si dovrebbe ricercare la forza di questo genere nella sua capacità di esplorare tutte le opzioni, illuminare tutte le alternative, provare “in vitro” soluzioni alternative?

Non sarebbe il caso di chiedere a un libro – anche ad un fantasy – di renderci migliori, oltre che divertirci? 

O è per questo che oggi di fantasy veramente buono, sugli scaffali, ne vediamo maledettamente poco?

Qualche idea?

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Anno nuovo, vita nuova?

Un buon inizio 2008 a tutti i surfisti – lettori, editors e contributors – di Alia Evolution.

“Se l’Arte deriva da una vita di stenti, i lavoratori sono i veri maestri.”

Oh, yeah.
L’ha detto Mao Tse Tung.

Sarà per questo che molti autori nella classifica italiana dei bestseller sembrano più a proprio agio con la zappa che con la macchina per scrivere?

Seguirà dibattito…

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