Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza

[originariamente pubblicato su strategie evolutive]

Riprendiamo la notizia da FantasyMagazine, su segnalazione dell’eccellente Shamanic Journey

E’ italiana. E’ giovanissima. E’ autrice di un romanzo fantasy… e ha conquistato una delle più blasonate case editrici italiane, che con questo romanzo si è decisa ad aprire le porte al genere fantasy

Cominciamo col porci una domanda… ma perché questa ossessione per le autrici giovanissime?
È un tratto culturale, il fascino della gerontocrazia per la jeune fille, vapida creatura priva di opinioni che si cincischia i capelli, e per le sue esternazioni su carta stampata?
Moccia & Muccino ormai annidati nel nostro DNA?
Un’astuta tattica di marketing, per far leva sul voyeurismo di un pubblico sfatto, che non potendo guardare nella biancheria intima delle ragazzine spera di ricavare uno straccio di titillazione dal guardare nel loro cervello?

Diciamolo chiaro e tondo: gli autori giovanissimi non sono una garanzia di qualità.
Neanche quando hanno il buon gusto di morire alla svelta.

Ma proseguiamo con l’articolo di Fantasy Magazine…

La scelta di Einaudi di guardare al fantasy è soltanto l’ultimo tassello in questo grande mosaico che abbiamo seguito nel corso di questi anni. Una delle più blasonate case editrici d’Italia (fondata nel 1933 da Giulio Einaudi) ha deciso di aprire le porte al genere che tanto ci appassiona. E l’ha fatto, a nostro avviso, nel migliore dei modi: puntando lo sguardo sugli autori di casa nostra. Dando una possibilità alle creazioni nostrane, senza dover ricorrere alla produzione straniera (per quanto pregevole essa possa essere). La qualità, quella vera, sta di casa anche in Italia.

Sarebbe bello leggere recensioni e non marchette.
La monumentale scelta di Einaudi, che blasonata lo rimane solo sulla carta e che da una quindicina d’anni ha cessato di essere editore di qualità per diventare editore di cassetta, è una pura manovra di marketing.
Quale genere “tira” al momento?
Volete un indizio?
Harry Potter.
Aha, bravi, indovinato, il fantasy mirato ad un pubblico adolescenziale di tutte le età.

Sul fatto che la qualità stia di casa in Italia, sospendiamo il giudizio (avendo perpetrato anch’io del fantasy, mi tirerei la zappa sui piedi, giusto?).
Certo, assicurarsi il manoscritto di un’esordiente italiana al margine dei diciassette (come cantava Stevie Nicks) costa sei/otto volte inmeno rispetto ad acquistare e tradurre un solido romanzo straniero (e ce ne sono tanti).
E notate i tempi – Rowlings esaurisce il suo prodotto, Einaudi ha il rimpiazzo pronto.

Ma cosa si preparano ad ammannirci, la blasonata Einaudi e la giovanissima promessa…

La scelta è così caduta sul primo volume di una giovanissima autrice italiana, soltanto diciassettenne, dando vita a una specie di caso letterario nel caso letterario. Lei è Chiara Strazzulla e il suo primo romanzo, un volume di 500 pagine in uscita a maggio 2008, nella collana Einaudi — Stile libero extra, s’intitola Gli Eroi del Crepuscolo.

Visto? Edge of seventeen.
Ai miei tempi, i diciassettenni erano troppo impegnati a fare le loro prime esperienze sessuali per aver tempo di scrivere fantasy. Oggi, col fatto che cominciano ad essere sessualmente attivi a quattordici, a diciaassette già si sentono pronti a scrivere romanzi.

Il titolo è falso e scontato, e come altri hanno fatto notare, ricorda maledettamente il primo volume della saga di Dragonlance, ripetitiva ma competente polpetta fantasy scritta da Weiss & Hickman una ventina d’anni or sono, frutto delle loro partite a Dungeond & Dragons.

Ma un momento, magari, nonostante un’autrice troppo giovane, una casa editrice rapace ed un titolo patetico, il romanzo è interessante, giusto?
mai dire mai…

Il Signore delle Tenebre ha rapito la figlia del Re degli Eterni e a Dardamen la guerra è alle porte. Il giovane Lyannen, mezzomortale innamorato della principessa, si offre di partire con un gruppo di fedeli amici per salvarla. Slyman non ha mai visto Dardamen, è cresciuto lontano da tutto e tutti, non sa da dove viene né di chi è figlio, non sa nemmeno chi è. Ma si unirà a Lyannen e gli altri per salvare il Regno. Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati.

Sottolineiamo i cliché…

Insomma, le premesse ci sono tutte per una benemerita porcheria.
Meno di un mediocre modulo per D&D.
E d’altra parte, povera ragazza, ma cosa vi aspettate?
Ha diciassette anni!
Un’età nella quale il Signore delle Tenebre e l’acne incombono con uguale pathos all’orizzonte.
I sentimenti sono malformati, le esperienze nulle, le opinioni indegne di essere scritte su carta.
Cosa vi aspettate che scriva, povera ragazza?

E qui qualcuno potrebbe anche inalberarsi.
la ragazza ha diciassette anni ed il diritto di far quel che le pare, e chi sono io per stroncarla senza nenache aver letto il suo libro?
Sacrosanto – la ragazza ha il diritto di fare ciò che più la diverte.
Ma nessuno spacciatore di libri ha il diritto di vendercela come il dono di Dio al fantasy quando tutto lascia presagire solo una lecitissima, anche rispettabile, montagna di banalità da liceale; il genere che si riscopre con un certo imbarazzo, a trent’anni, in uno scatolone in soffitta e ci si domanda se – fra il lavoro da finire per il mese prossimo e la revisione degli ultimi tre racconti – non si riuscirebbe magari a trovare il tempo per rivederlo e cavarne fuori qualcosa di buono.
Magari una parodia.

Perché tutti abbiamo scritto libri a diciassette anni.
Per rimorchiare.
O per sottolineare la nostra immagine di outsider.
Per tirarsela.
O per vedere che effetto fa.
Si tratta di una lecita, necessaria, indispensabile forma di onanismo.
ma poi, come in campo sessuale si gettano i calzettoni di spugna e si passa alle donne, così il nostro primo romanzo lo gettiamo in fondo a un cassetto e cominciamo a scrivere davvero.

L’operazione di Einaudi è pornografica, poiché mostra ciò che non si dovrebbe mostrare – e lo fa per danaro.

Oltre a ciò, l’uscita in pompa magna di cose come questa ha due ulteriori effetti orribili.
Primo – santificando l’autrice alla sua opera prima, le viene formalmente impedito di crescere e migliorare; venduto questo, gli editori vorranno solo “more of the same”. Magari lei si adatta – dopotutto, ben venga il pattume se significa diventare best seller con Einaudi. Oppure si troverà presto stretta nel ruolo che l’editore le ha ritagliato (le consigliamo a questo punto un bello pseudonimo per le opere più mature che scriverà fra quindici anni).

Secondo – il pubblico viene ulteriormente drogato con bassissima qualità spacciata per capolavoro.
La critica è giuà stata armata col “caso letterario nel caso letterario”, e opportunamente lubrificata dall’editore.
E i fan, lo abbiamo già detto in passato, sono cretini.
Non basta essere diciassettenni ed italiani, e pubblicati da Einaudi, per scrivere capolavori. ma volete scommettere? Traboccheranno di lodi, i blog dei decerebrati, e vi spiegheranno nel dettaglio perché non avete capito nulla.

La tentazione del G.A.F.I.A. è sempre più forte.

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106 thoughts on “Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza

  1. Post ricco e decisamente stimolante, tanto più perché permette di fare il punto – deprimente – sullo stato della narrativa fantastica in Italia.
    Qualche ulteriore notizia, prima di tutto, dal momento che in quanto libraio ho appreso dell’uscita del libro di Strazzulla – e sono stato invitato a prenotarne un certo numero di copie – già all’inizio di gennaio.
    Nella brochure per i librai è scritto, tra l’altro:

    «Come in un romanzo di formazione, alla fine di questo faticoso viaggio Lyannen e Sylman prenderanno coscienza di sé, della propria identità»
    e ancora
    «La giovanissima Chiara Strazzulla costruisce una storia robusta e prodigiosamente avvincente. […] La loro avventura (dei due eroi n.d.r.) è la metafora della lotta contro la tenebra che è in ognuno di noi.

    In questo modo credo che la trombonata Einaudi Stile Libero (importante notare le due parole che seguono a «Einaudi») sia completa.
    Personalmente credevo che la locuzione “romanzo di formazione” fosse riservata a romanzi come “I dolori del giovane Werther” o “Il diavolo in corpo”. Ma staccare l’etichetta da un barolo e attaccarla su una bottiglia di vino di bastone è un’operazione semplice.
    Qualche osservazione sparsa, adesso.

    1) Uno dei motivi per i quali non apprezzo certo fantasy è per l’aspetto elementare del conflitto tra «bene» e «male», categorie che nella migliore letteratura (senza distinzioni di genere) sono storicizzate e relative mentre nella peggiore (di nuovo, senza distinzioni) sono assolute.
    La “tenebra” coincide qui – e non solo qui – con il male, ovvero con il peccato. Il peccato non è un elemento caratteristico della saga pagana norrena – che preferisce parlare di destino – alla quale, sia pure più volte annacquato e sofisticato, il fantasy pretende di ispirarsi.
    È invece un cardine del pensiero cristiano. Postconciliare.

    2) A un pensiero elementare – il bene contro il male, Bush contro Al Qaeda, Inter contro Juve – corrispondono generalmente modalità di espressione elementari. Elementare non è sinonimo di scorrevole, ovviamente. Dalla brochure Einaudi e dall’età dell’autrice posso quindi supperre di trovarmi a leggere un romanzo «flat», nel quale i bbbuoni sono buoni e i kattivi sono kattivissimi e il plot è legato all’impresa e agli incontri che la nostra “compagnia” farà. Ci sarà forse qualche cambiamento di fronte per movimentare un po’, ma nulla di più. Probabile che nel confronto l’ambiguo e sciagurato Gollum tolkeniano faccia la figura di un Raskol’Nikov.

    3) La trama è quanto di più ovvio si possa immaginare, ma fin qui… in fondo anche la Divina Commedia è un viaggio – una ricerca – costellata di incontri, al termine della quale il protagonista è diventato più saggio. Ma la presentazione parla di «due adolescenti che combattono contro la loro insicurezza, contro chi ancora non sa che diventeranno degli eroi».
    Predestinazione. Non esattamente un elemento tipico del pensiero moderno e progressista, se posso permettermi l’osservazione.
    Come dire che uno nasce con il destino dell’eroe e l’altro con un destino da traditore. Siamo in apparenza dalle parti della saga, ma si tratta soltanto di illusione ottica. L’elemento drammatico delle letterature antiche nasceva dal contrasto tra destino e volontà. Per cui l’eroe tentava di non esserlo e l’assassino cercava di non diventarlo. Qui il problema principale sembra quello di non essere compresi e valutati.
    Molto adolescenziale (ho una figlia di sedici anni, so di cosa parlo) e sicuramente adatto alla lettura e all’immedesimazione da parte di un pubblico adolescente.
    Infatti se il pregio della narrazione fosse nell’adempiere il proprio destino – luminoso o terribile – anche una riscrittura dell’Edipo Re dovrebbe calamitare le folle.
    Ma non succede.

    4) Fantasy da Einaudi?
    Einaudi ma «Stile Libero», da non sottovalutare.
    Einaudi, come tutti sanno, fa parte del gruppo Mondadori che è provincia dell’impero berlusconiano. Produce libri per venderli, esattamente come qualsiasi editore con un minimo di sale in zucca.
    Soltanto… Esistono Vie per ottenere questo risultato oppure scorciatoie.
    Le Vie sono lente, comportano costi per selezionare autori e manoscritti, tempo per far crescere i nuovi autori (che i geni letterari fioriscano bradi, belli e pronti per la casa editrice è una patetica balla), tempo e spese per farli conoscere ai lettori ecc. Le scorciatoie vivono di marketing, bruciano gli autori invece di farli crescere, seguono il pubblico e non lo cercano né lo precedono.
    Gli indizi relativi alla nascita di questo libro mi fanno pensare a questa seconda scelta. Si tratta con ogni probabilità di un fantasy adolescenziale, dallo stile telecomandato da qualche editor e nominalmente scritto da una Aidoru diciassettenne che vedremo in televisione e sul web fino a quando non apparirà qualche altro soggetto meglio dotato al fine di una campagna di marketing.
    Prontissimo a cambiare opinione quando avrò in mano una delle copie che ho prenotato all’editore (tre, la brochure non mi ha convinto a investire granché sul capolavoro) , ma non credo accadrà.
    Per un genere letterario esiste comunque qualcosa di peggio che l’essere ignorato.
    Essere di tendenza.

    5) Nella discussione seguita alla presentazione su FantasyMagazine del libro ritorna spesso il proposito: «Se hanno pubblicato Strazzulla, gli mando – o gli rimando – il mio romanzo». Ben gli sta all’editore, vien voglia di dire. Ma anche avendo un fantasy nel cassetto lo manderei a Einaudi (Stile Libero) soltanto se fossi un adolescente autistico con esperienze di abusi sessuali e uso di crack. Giusto per dare una mano al marketing nel suscitare interesse per l’autore. Che il libro sia brutto non importa, tanto poi lo aggiustano.

    Concordo in pieno, per finire, con il dettato e la prassi del G.A.F.I.A.

  2. Beh, anche “Pinocchio” è un romanzo di formazione.

    Ma l’ultimo punto è un elemento che non avevo ancora considerato in pieno.
    A parte l’asopetto ideologico e il tema consolatorio, una delle attrattive di un certo fantasy per un certo pubblico sta nell’effetto lotteria.
    Chiunque può farlo ed avere successo, e non richiede alcuna abilità.
    Basta avere un manoscritto e l’indirizzo di un editore.
    Da lì in poi è come una lotteria.
    Perché fantasy e non – per dire – poliziesco o pornografia.
    Ma è semplice – perchè il fantasy, secondo questa gente “non ha regole”, “è il dominio dell’immaginazione più pura”.
    Baggianate, naturalmente.
    Le regole del fantasy sono ferree, e l’immaginazione è solo una parte della storia.
    Ma sono gli editori stessi (si veda la caccia all’autore sui forum di certe riviste on-line) ad alimentare quest’idea dell'”Anche tu autore di fantasy”.
    E i gonzi abboccano.

  3. Mi permetto di aggiungere due parole a queste analisi impietosamente penetranti.
    Alcuni anni fa Fruttero e Lucentini tenevano una splendida rubrica su Rai 3, si chiamava se ben ricordo “L’arte di non leggere”.
    Detto da due scrittori, il titolo era una provocazione bella e buona. Ma perchè “non leggere” quando in Italia già si legge così poco? Il motivo fondamentale era spigabile con la brevità della vita: se risparmio il tempo di leggere un brutto libro, mi dò l’opportunità di leggerne uno davvero buono. Non è una proposta insensata. Il nostro tempo è quello che è, limitato. Sciuparlo non solo indigna, ma ruba spazio ad altro.
    Per esempio, posso affondare i denti nelle 484 pagine de “La versione di Barney”, oppure sorbirmi le 500 pagine di “Gli eroi del Crepuscolo” in cerca di un buon motivo per averlo comprato.
    Non bisogna essere un critico letterario, ma solo un ficcanaso. Sbirciare una sinossi e cinque righe di incipit ti mettono sull’avviso. Ci si potrà sbagliare, certo, ma in certi casi le bufale sono così grosse che scalpitano già dalla quarta di copertina.
    Come si fa a cascarci?
    L’editore fa il suo mestiere – più o meno onestamente. Vende. Espone in vetrina dei prodotti. Ha i mezzi per suggestionare il pubblico, infinocchiarlo, però no. Quello ci pensa da solo il lettore se si accontenta della prima cosa che gli sfila sotto il naso.
    O no?

  4. Bene arrivato, Fabio!

    Non credo che il lettore si accontenti, tanto più che l’offerta è molto massiccia. Più che altro molti lettori sono disorientati. Hanno un’idea piuttosto vaga di che cosa stiano cercando.
    Focalizziamo: « Cerco un fantasy » =>
    1) vado nella sezione fantasy della libreria (se vado in libreria)
    2) dò una scorsa agli ultimi usciti al supermercato.
    3) attendo di ricevere un input da giornale / radio / Web.
    Chiaramente le possibilità di essere infinocchiati sono in crescita da 1 a 3.
    Il lettore più scafato (1) sceglie tra trenta / quaranta titoli, il lettore più confuso di (2) sceglie tra tre o quattro, il lettore (3) ne sceglie uno, quello più sostenuto dal marketing.
    Se il libro non è granché dichiara: «Escono soltanto brutti libri!» (cosa non vera), salvo ricascarci la volta successiva.
    Molto schematico, lo so. Ma vero la maggior parte delle volte.

  5. Non mi permetterei mai di insegnare il mestiere a un professionista, tuttavia, Max, hai scordato un dettaglio fondamentale.

    Focalizziamo: “Cerco un fantasy” ==>
    1) vado nella sezione fantasy della libreria
    2) dò una scorsa agli ultimi usciti al supermercato

    …. e guardo la copertina.

    Certo, in libreria la scelta è maggiore che al supermercato, o seguendo la lista dei bestseller.
    Ma il primo impatto – specie sul fantasy – è la copertina.
    Questo è il motivo per cui Licia Troisi vende più di Steven Erickson.

  6. Hai ragione.
    Personalmente nella maggior parte dei casi le copertine del fantasy mi irritano perché sono puerili. Non infantili, proprio puerili. Mi sono quindi abituato a dare una scorsa ai libri di fantasy che mi arrivano trascurando la copertina, praticamente certo che in ogni caso non avrà nulla a che fare con il libro. E qui il discorso di come gli editori italiani trattano l’illustrazione – di copertina o meno – si fa urgente e grave… possibile che non passi nessun Dalmatius, Chiara o «MoMa Kon» Bioletti nei dintorni per approfondire un po’ il discorso?
    In ogni caso mi piacerebbe girare la tua osservazione in forma di domanda a chi passa per questo blog: « Che peso ha la copertina nella scelta di un libro? È essenziale? Trascurabile? Irrilevante? Fuorviante? ».

    Ancora soltanto una noticina: l’editore Giano, che ha tradotto e stampato autori come James Sallis e ristampato e ritradotto Theodor Sturgeon, lo scorso anno ha ceduto il marchio e abbandonato l’attività. I suoi libri erano rossi, gialli, viola ecc. ovvero monocromi, con il solo logo dell’editore e il titolo senza alcun disegno, sul modello della Piccola Biblioteca Adelphi.
    Ottimi libri racchiusi in una veste grafica (auto)punitiva.
    A sancire la fine di Giano sarà stata la scelta grafica suicida o la difficoltà da piccolo editore di bucare lo sfondo in libreria?
    Credo che la seconda possa essere la risposta esatta, ma non so ponderare il peso della prima.

  7. In attesa che qualcuno più graficamente dotato di me passi da questi lidi, aggiungo due righe.

    Credo che uno dei motivi per cui sul genere fantastico la copertina pesi di più – per dire – che sul giallo – sta nel fatto che l’elemento visivo, nel fantastico, ha sempre avuto uno spazio ed una importanza maggiore.
    Forse perché trattando di paesaggi e creature insolite e curiose, vogliamo vederle illustrate.
    Il risultato è che ci sono copertine migliori dei libri che illustrano – penso al lavorodegli Hildebrandt per Terry Brooks, o tutti i bravi illustratori sprecati su spin-off di Dungeons & Dragons.

    Ma d’altra parte, come sarebbero i libri di Howard senza le illustrazioni di Frazetta, o Alice nel Paese delle Meraviglie senza le tavole di Tenniel.
    Poi magari io preferisco le illustrazioni di Peake per il libro di Carroll, ma ecco, l’illustrazione è parte integrante del pacchetto.
    Lo stesso Tolkien illustra (in maniera puerile) alcuni dei suoi capitoli del Signore degli Anelli – e se le illustrazioni dei Fratelli Hildebrandt lo lasciarono perplesso, certo dovette ammettere che contribuivano non poco alle vendite.

    E ammettiamolo – Urania quando c’era Karel Thole era meglio.

  8. E’ vero che la copertina è un buon allettamento per il lettore, anche se spesso non interpreta, anzi snatura il contenuto del libro. Io temo che spesso si ricorra addiritura a prodotti stock market per dar una spruzzata di Draghi, Principesse e Guerrieri – purchè iperrealistici, che tanto chi se ne accorge se coincidono col contenuto o no? Il caso di Frazetta è diverso. Il buon vecchio Frank trasudava di personalità, quindi in ogni caso siglava un prodotto. Non si potrebe dire lo stesso di tanti altri tecniconi come Boris Vallejo o altri (già Segrelles è più interessante) che non aggiungono niente alla storia.
    Ecco, questa è la difficoltà: interpretare e poter dare una dimensione in più alla lettura. Ne ricordo solo uno che migliorava i romanzi da illustrare. Il grandissimo Karel Thole.
    Thole è inimitabile.
    E ammettiamolo – Urania quando c’era Karel Thole era meglio.
    Concordo pienamente. I pacchi che ho acquistato e letto attratto solo dalle sue copertine! Quelle atmosfere uniche tra surrealismo e pop-art, quel senso di magia, il “non detto” delle immagini. Beh, quello sì che era un Signor illustratore.
    Mi son fatto prendere la mano, nevvero? Ma sì. E’ tutta invidia, lo so, solo quello…

  9. L’uso improprio di copertine è una piaga italiana.
    Cosa ci fa la copertina di Michael Whelan per “Tiger by the tail” (una storia di Poul Anderson su Dominic Flandry) sul volume della Nord decicato a Northwest Smith?
    Perché c’è Palmer Eldritch (quello delle Tre Stimmate) sulal copertina di Cacciatore di Androidi?
    E così via.

    Poi certo, Frazetta o Thole erano _Artisti_, Vallejo è un illustratore.

    Qualche mese fa il blog dedicato alla fantascienza di The Digger aveva organizzato un sondaggio sulla peggior copertina di un romanzo di fantascienza – io ero arrivato tardi per votare, ma comunque aveva vinto l’uomo-uccello che fa sfoggio di se sulla copertina di Neuromante, Oscar Mondadori.

    Una cosa che era venuta fuori da quel sondaggio, tuttavia, era che il pubblico percepisce come “brutte” anche le copertine di Paul Kidby per Terry Pratchett.
    Certo, una bonazza di Vallejo appaga l’occhio più della sagoma incartapecorita e grottesca di Cohen il barbaro.
    Però Kidby è grande, e fa per Pratchett ciò che Frazetta fece per Howard.

    Eppure, pur fatte tutte le concessioni all’arte ed al gusto, io continuo a credere che le tipe in corazza di cuoio attillata e addominali esposti su certe copertine di Mondadori abbiano contribuito, e parecchio, alle vendite di un recente ciclo di romanzi.
    Cerchérò di portare dati a supporto…

  10. Normalmente in America ed in Giappone le copertine dei volumi vengono eseguite direttamente su commissione. Quindi l’editore fa leggere il testo o parte di esso all’illustratore che poi esegue il disegno. L’importanza di avere un buon artista ormai e’ accettata da tutti. Uno scrittore del livello di Kikuchi Hideyuki non fa nessuna fatica ad ammettere che la popolarita’ dei romanzi di Vampire Hunter “D” sia in parte dovuta anche alle copertine realizzate da Amano Yoshitaka. Molti autori giapponesi concordano con l’editore a quale disegnatore affidarsi e ci sono casi in cui, addirittura, l’uscita di un volume viene posticipata nel caso l’illustratore in questione abbia tanto lavoro da non essere disponibile subito. E’ ormai innegabile che la copertina e le illustrazioni interne di un volume siano una parte determinante nel successo di quest’ultimo. Ovviamente questo comporta che gli illustratori abili siano pagati molto bene e che, certo, il loro utilizzo incida decisamente sui costi di produzione. Ricordo come Lipsett della Kurodahan Press a Yokohama si lamentasse su quanto fosse costoso far realizzare un disegno ad un illustratore giapponese. Tanto per dire, un lavoro eseguito insieme da Bon Eggleton e Kato Naoyuki e’ stato venduto per 16.000 dollari…!

    http://bobsartdujour.blogspot.com/2007_09_01_archive.html

    Poi arriviamo all’Italia e, come sempre, tutto cambia, tutto diventa dilettantistico e approssimativo (anche se nel passato non era cosi’). Gli scrittori qui spesso non ci pensano neanche al fattore copertina e neppure gli stessi editori paiono curarsene molto. Chi se ne frega di un disegno, no? Qui noi facciamo letteratura seria! (Pero’ si scordano facilmente dei lavori di Gustave Dore’ per la Divina Commedia). Prendere i diritti di materiale gia’ pronto costa meno che far realizzare una copertina originale. Risultato? Abbiamo draghi per storie completamente prive si lucertoloni alati, vampiri per storie di licantropi…Quando va bene e non ci sono semplicemente copertine brutte e basta!
    Ma in fondo lavoriamo in “bassa economia”. Per 100 o 200 euro a copertina non si puo’ certo pretendere che gente in gamba possa continuare a lungo a lavorare nel settore. Ecco quindi che molti illustratori italiani pubblicano all’estero.
    Frazetta molto spesso utilizzava figure femminili per i suoi lavori (e anche molto conturbanti).
    Sulla tipa in corazza di cuoio attillata e addominali esposta su certe copertine di Mondadori, se confrontata con il povero Elric di quell’altro editore il nostro eroe albino scompare! Una bella copertina e’ sinonimo della cura che l’editore ha prestato all’opera.
    Una cosa che mi fa sempre sorridere e’ il fattore illustrazione dei volumi di ALIA. Nei tre libri di ALIA4 ci sono ben dieci (copertina compresa) illustrazioni originali di autori italiani e giapponesi, su ALIA5 ce ne saranno probabilmente ben sedici! Pochi se ne sono accorti, ma persino un editore come Mondadori o Feltrinelli faticherebbe parecchio a riuscire a proporre lavori di un tale livello e quantita’ visto l’onere economico che comporterebbe; virtualmente costano quasi quanto la cifra che si paga ad un autore…ALIA EVOLUTION!!!

  11. « Poi arriviamo all’Italia e, come sempre, tutto cambia, tutto diventa dilettantistico e approssimativo »

    Vero, anche se non sono convinto che tutto si possa risolvere semplicemente essendo meno dilettantistici e approx. Il cattivo rapporto dell’editoria italiana con l’illustrazione viene da lontano, penso.
    – La letteratura di genere è stata prima di tutto editoria di “pulp”, ovvero di pubblicazioni a basso prezzo dove “sparare” la copertina più attraente poteva fare la differenza. Il rapporto tra editoria “alta” e “bassa” in Italia è rimasto irrisolto e incompiuto. Negli anni ’30 in Italia esistevano periodici di narrativa ma ciò che è mancato – e che manca – è un pubblico abbastanza vasto di lettori appassionati. Con un 19% di lettori sulla popolazione complessiva all’inizio del ‘900, giunto poco sopra il 30% alla caduta del fascismo e al 42% nel XXI secolo, c’era e c’è poco da fare e da investire. Se poi si considera che i lettori italiani si sono sempre ritenuti un’élite che si compiaceva di leggere “veri libri” e non fascicoli copertinati con donnine scollacciate, il quadro è completo.
    Pensate all’Einaudi anni ’60 e ’70, con le copertine bianche e un riquadro monocromo per la saggistica e la riproduzione di un quadro o di una fotografia in formato francobollo per la narrativa e vi sarete fatti un’idea.
    Sul tema dell’illustrazione l’editoria italiana è partita in ritardo (tanto per cambiare…) e credendoci poco. Investendo poco – il problema è sempre di investimento, tanto per cambiare – e senza creare un rapporto vitale con illustratori spesso di livello molto alto – qualcuno ricorda la rivista Frigidaire?
    Adesso che le librerie stanno declinando come punto di smercio di titoli ad altissima tiratura – e i librai hanno la loro responsabilità nell’aver sottovalutato costantemente il valore promozionale di una copertina – esibire una copertina di “forte impatto” è diventato fondamentale. L’editoria giapponese, un’editoria compiutamente industriale, l’ha capito per tempo: per non scomparire nelle grandi superfici sono necessarie copertine di elevata professionalità.

    «Una bella copertina e’ indizio della cura che l’editore ha prestato all’opera»

    Se alla parola “cura” sostituisci la parola “denaro” fai un centro pieno.
    Un libro è un investimento e i grandi editori definiscono fin dalla progettazione del volume la quota di investimento relativa al costo di produzione del volume. Normale, quindi, che una copertina Mondadori sia migliore di una copertina Fanucci.
    Tirature più alte, migliore distribuzione, campagna promozionale più ampia e articolata.
    Per ALIA il discorso è ovviamente diverso: si tratta di un piccolo miracolo che bene o male riusciamo a condurre in porto ogni anno, basato sulla buona volontà di tutti coloro che vi partecipano. Si avvicina di più alla produzione di editori come Instar Libri o Alet molto attenti alla grafica.
    Scusate la lunghezza…

  12. Io resterei sul rapporto immagine/vendite.
    Faccio un esempio.

    È noto che considero Charles DeLint un grande autore.
    È pubblicato da ottimi editori (Tor, Viking, etc.) e quindi ha delle copertine di elevata qualità.
    Date però un’occhiata alle due copertine per il romanzo The Blue Girl (2004).

    Vediamo se indovinate quale delle edizioni ha venduto di più – pur trattandosi dello stesso testo e, essenzialmente, della stessa copertina.

    Altre copertine sono disponibili presso http://www.sfsite.com/charlesdelint/covergallery.htm

  13. A naso direi la seconda. Si vede più pelle e c’è il fantasma dell’autoreggente. Oltre a questo la posa è decisamente più suggestiva.
    In ogni caso il tratto è davvero rimarchevole.

  14. Bingo!
    Tant’è vero che è stata usata anche per il paperback.
    E in effetti, dettagli “suggestivi” a parte, è più bello da guardare.
    [e c’è quell’ombra inquietante, con gli artigli tesi, che l’occhio non registra ma la mente si….]
    Il pubblico, trovando entrambi i volumi sullo scaffale, a parità di prezzo (o per un paio di dollari in più), prendeva preferenzialmente quello con la copertina “alternativa”.

  15. Ma io non ho recensito il libro.
    Io ho commentato, e molto negativamente, la scelta editoriale dell’Einaudi – basandomi sul materiale informativo dall’Einaudi stessa distribuito, ed usando prevalentemente forme ipotetiche e dubitative nel parlare del romanzo nello specifico.
    Ed ho commentatol’effetto generale di scelte come quella dell’Einaudi.
    E ho espresso la mia opinione sulla saggezza di scelte del genere.
    Lo stesso è accaduto nei commenti.
    Poi s’è parlato di marketing, copertine, scelte editoriali in genere.
    Ma recensire un libro non letto? No.

  16. Valutare un libro esclusivamente sulla base delle informazioni rese disponibili dall’editore è un’operazione praticamente quotidiana per chiunque faccia il mio mestiere, che sia un piccolo libraio o un grande buyer Feltrinelli. Non è un’abitudine incolta, nel senso che si basa su un’esperienza di anni. Si può sbagliare, nel senso di sottovalutare o sopravvalutare il valore (commerciale, esclusivamente commerciale) di un libro, ma si tratta comunque, come per il comune lettore, di decidere se spendere o meno del denaro per acquistare un titolo. Una copia, dieci copie o mille copie è marginale.
    Quindi valutare un’uscita sulla base delle info disponibili è non soltanto legittimo ma assolutamente normale.
    Dietro il sottile velo del gioioso mondo dei felici e creativi acneici esiste un tenebroso sottomondo di meno- e andropausici che decidono delle fortune di giovani e temerarie autrici. Molto fantasy e molto vero.
    In ogni caso molte delle recensioni che escono dopo l’uscita di un libro sono semplici “ukaze” degli uffici stampa delle case editrici, scritti (ricopiati?) da persone che non solo non hanno letto il libro del quale parlano ma che anzi, programmaticamente, non lo fanno per evitare di mettere in gioco i propri gusti personali. Pratica comunissima, peraltro, tra i promotori editoriali che per svago leggono libri non pubblicati dall’editore che rappresentano.
    Quindi una recensione non garantisce che un libro sia stato realmente letto.
    Anche questa è una sinistra e oscura magia, normale nel mondo degli andro- e menopausici, cara Asadar.
    Meglio saperlo, prima di estrarre lo spadone.

  17. Massimo, deduci che “Asadar” sia un nome femminile dal riferimento alla menopausa, o sai qualcosa che io non so?

    [mentre aspetto una risposta, chiederò alla signora Hudson di portare dell’altro té]

  18. Menopausa è suggestivo, ma viene spesso utilizzato in modo improprio anche a indicare il calo delle prestazioni sessuali maschili. Quindi non è risolutivo.
    Asadar – oltre che significare “quindi” in rumeno – è il nome di un elfo cymwalls in un gioco di ruolo, attività che non conosco e non frequento. Però la scelta di impersonare un elfo mi pare interessante. Ancora più interessante il modo apodittico di intervenire. Non un contributo ma una maledizione, scagliata senza andare oltre la lettura delle prime righe. Non dico che esista un modo “maschile” e uno “femminile” di intervenire, ma i maschi tendono a dilungarsi, a mostrarsi magnieloquenti, colti, raffinati e di ampie vedute. Mostrarsi, che non significa esserlo.
    Infine se avessi postato un intervento polemico sarei andato a leggere le risposte e, trovandomi definito al femminile difficilmente avrei resistito alla tentazione di dire: “cicca, cicca non sono una femmina, scemo!”.
    Finora nessuna risposta diretta.
    Personalmente, comunque, sono convinto che abbiamo ricevuto Visita dall’Autrice in persona o da qualcuno che le è molto intimo.
    Ma non chiedo ci meglio che essere smentito.
    Bello smentire i tromboni.

  19. In venticinque anni di gioco di ruolo non ho mai avuto occasione di uccid— ehm, di incontrare un elfo cynwalls.
    Credo si tratti di giochi di miniature.
    Attività esecrabile 😉

    Restiamo in attesa di conferme o smentite.

  20. Questo commento a ‘Eroi del crepuscolo’ è la prova che noi italiani siamo un popolo di IDIOTI, oltrechè ignoranti. Tu che hai scritto questa recensione al libro, innanzitutto, se ammetti di non aver letto il libro di questa ragazza, allora è la chiara dimostrazione che sei cretino, non c’è altra spiegazione. Ma come ti permetti di commentare un libro (o qualsiasi altra cosa) scritto da una persona che (forse) ha speso gran parte del suo tempo per scriverlo?
    Avessi letto per intero il libro avresti potuto dare un’opione quanto meno decente, ma quello che hai scritto è un modo per mettere in risalto la tua idiozia, e niente altro. “L’Einaudi apre al fantasy e chiude all’intelligenza”? Dico, ma ti sei fumato una canna, per caso?
    Saranno pure affari dell’Einaudi se pubblicare libri balordi o meno, mi sbaglio?
    Le case editrici pensano solo al marketing e al guadagno… perchè, che ti aspettavi? Di certo nessuna casa editrice pubblica libri per beneficienza, lo fa esclusivamente per i soldi, e non per beneficienza. Ho dicciannove anni, ma vedendo quello che hai scritto, potrei pensare che sei fuori come un balcone, se scrivi delle idiozie così grosse, persino un deficiente sarebbe in grado di capire che il lavoro delle case editrici consiste nel GUADAGNO, e non nel semplice INTRATTENIMENTO del pubblico; hai mai pensato che, se adesso i libri sono sempre più scadenti, è per il semplice fatto che gli italiani non comprano più libri?
    L’unica soluzione allora è pubblicare storielle stupide e senza contenuto come “Cento colpi di spazzola…” (per inciso, mi permetto questo commento perchè IO l’ho letto) dove l’unica cosa importante è leggere di una povera cretina che la da a cani e porci come se non fosse sua!
    QUESTO è un libro osceno ( e non solo per le scene pornografiche) o come dici tu PORNOGRAFICO, sai perchè? Perchè oltre a non avere nemmeno un minimo di trama è scritto in modo penoso e deprimente, l’unica cosa che importa sono le scene V.M. e basta!
    Sai qual’è la cosa peggiore? La leggono anche le bambine di dieci anni! Sì, proprio così, hai capito bene!

    ‘Harry Potter’ è il libro che va di più… e allora? Te ne deve fregare qualcosa di quello che leggono gli altri, mica ti obblighiamo a farlo, mi sembra! Per inciso, ho letto tutti i libri di Harry Potter e posso dire senza problemi che mi hanno fatto schifo, o meglio, una buona base c’era nei primi quattro, più o meno… poi evidentemente il successo deve aver dato alla testa alla scrittrice e così ha terminato il tutto in modo deprimente e scontato… E ALLORA?
    Di sicuro preferirei che mia figlia leggesse Harry Potter o, appunto, ‘Gli eroi del Crepuscolo’, piuttosto che vederla influenzata da una deficiente che sa a malapena coniugare i verbi!
    La cosa peggiore di noi italiani è che non siamo attratti dai libri ‘veri’, perchè a noi ormai non interessano più le trame oppure le storie profonde, questo è vero… ma non ho bisogno che un montato come te venga a dirmi cosa devo leggere o meno! Sono adulta e so riconoscere un pessimo libro da uno scadente! Saremo per la maggiore gente che non legge, ma il tuo è un deliberato insulto a chi ha ancora un pò di cervello per scegliere che libro comprare e, lo ribadisco, tu questo libro non l’hai letto nemmeno!
    Se ho capito bene ha trent’anni, giusto? Ebbene, io ne ho dicciannove, come ho già detto… e come minimo sei capace di pensare “Oh poverina, a quest’età ha solo in mente sesso!”
    Ebben sì, lo ammetto! Ci penso e anche tanto, ma non per questo ho intenzione di farmi insultare in modo così palese da uno come TE! Non me ne fregherebbe di dirlo e sinceramente l’idea che tu lo sappia mi irrita, ma anch’io scrivo libri, e fossi in quella povera ragazza ti citerei per diffamazione o comunque ti scriverei una mail carica di insulti, come sto facendo io adesso!
    Io non sono ancora diventata una scrittrice a tutti gli effetti, ma posso assicurarti che, se mai dovessi riuscire a pubblicare il mio romanzo, l’idea che tu lo legga mi far star male, dico sul serio!
    Nessuno ti ha obbligato a leggere ‘Gli eroi…’ eppure tu non hai esitato un istante, e hai voluto esibire la tua mancanza di rispetto nei confronti di questa ragazza, scrivendo queste sciocchezze senza senso su di lei o sul suo romanzo.
    Sai qual’è la cosa bella di questo tuo post? NIENTE.
    Scrivendolo hai dimostrato solo di essere una pessima persona e non mi importa minimamente se mi risponderai a suon di insulti o chissà cos’altro, non mi importa nemmeno se mi dirai che non ho avuto rispetto per te insultandoti più volte: sei un maleducato, e il fatto che io lo sia stata con te è solo un modo per farti capire quanto mi hai irritato e quanto disprezzi certe cose.

  21. Alessandra, leggere senza capire è come mangiare senza digerire.

    Io non ho recensito il libro – come già osservato il 23 febbrao (commento numero 16 qui sopra), mi sono limitato a commentare ciò che la campagna stampa dell’editore promette riguardo ad una autrice che – pur avendo tutto lo spazio per crescere e migliorare – rischia di restare intrapopolata nel ruolo che le è stato assegnato.

    In particolare non diffamo affatto la Strazzulla – mi limito a dubitare della qualità letteraria dell’opera prima scritta a diciassette anni da un’autrice per quanto dotata di talento possa essere.
    Il materiale reso disponibile dall’editore sembra confermare i miei dubbi.

    Così, a titolo di puro suggerimento, direi che darsi una calmata e rileggere i commenti prima di postarli potrebbe evitare la pubblicazione di testi deliranti.

    Buona giornata!

  22. Resta comunque il fatto che il tuo giudizio a parere mio è stato completamente fuori luogo e troppo brusco. Ognuno ha il diritto di leggere il libro che preferisce e può dare un proprio giudizio, ma onestamente, hai provato anche solo a leggere, che so, almeno la prima pagina del capitolo 1?

    Ah, chiamando il tuo commento recensione è stato un errore: su questo mi scuso.

    Se è così allora non ho problemi ad ammettere che mi sono sbagliata, ma in caso contrario…
    Hai espresso un tuo giudizio sul resoconto della stampa, okay, sarebbe una cosa normale… ma era proprio necessario essere, come ho già detto, così bruschi?
    Anch’io ho avuto delle reazioni più o meno simili, ma si è sempre atrttato di libri che avevo letto e che, purtroppo, mi avevano deluso tantissimo… un libro che non hai intenzione di leggere non ha senso commentarlo a quel modo, soprattutto perchè non penso che nessuno di noi abbia il diritto di influenzare il pensiero altrui. D’accordo che non hai detto “Per carità non leggette ‘sto libro” però non lo trovo ugualmente giusto, tutto qui. Credo che sarebbe stato più… “producente”, diciamo, se avessi semplicemente detto “Questo libro non mi ispira, non ho intenzione di leggerlo”, tutto qui.
    Un’altra cosa che non mi è andata giù è stato quando si è detto che non vedi tutta questa utilità nel dire che l’esordiente ha 17 anni. Vero, non ha senso… ma non hai pensato che (tralasciando il fatto che magari la ragazza scrive per scopi tutt’altro che nobili) che le statistiche indicano che in Italia non si leggono più libri, il fatto che un’esordiente sia così giovane, possa, forse, incrementare ancora di più le vendite.
    E’ un trucchetto di mercato bieco e calcolatore, ma così facendo quello che compra il libro non può che rimanere affascinato da questa giovane ragazza… è fin troppo ovvio e scontato. Senza contare che qualcuno potrebbe arrivare a pensare “Se scrive già romanzi, allora è un genio!”

    Ti ringrazio per il consiglio delle calmata, ma è un problema che posso gestire anche senza aiuto esterno…
    GRAZIE!

  23. Visto che siamo passati dalla maledizione alla semplice discussione, mi permetto qualche osservazione. Premetto che il mio lavoro è il libraio e che quindi ho avuto occasione di «entrare in contatto» con il libro di Strazzulla da febbraio di quest’anno, in sede di prenotazione novità.
    Non so se questo potrà consolare o far vieppiù inviperire Alessandra, che – contumelie a parte – mi sembra una lettrice accanita e appassionata, ma il libro di Chiara Strazzulla è stato presentato ai librai come un esperimento sicuramente dubbio da un punto di vista culturale ma mirato alla conquista di un pubblico giovane e giovanissimo. Gli editori sono cinici, l’abbiamo detto tutti nel corso di questo dibattito e gli autori giovani come Strazzulla e Licia Troisi, tanto per dire, sono molto più malleabili da un punto di vista strettamente economico di autori meno giovani o addirittura di agenti editoriali americani.
    Il materiale promozionale ricevuto (l’ultimo proprio oggi) presenta il libro come una sorta di Lord of the Rings adolescenziale. Fatte salve le mie perplessità su buona parte del fantasy – elementare nella sua opposizione bene/male – il libro sembra avere come principale caratteristica quella di essere pubblicato da Einaudi: «Il primo romanzo fantasy pubblicato da Einaudi».
    Dopodiché, sempre sulla base di quanto giunto oggi in libreria (un opuscolo illustrato di 16 pagine) noto che:
    – Il protagonista si chiama Lyannen Mezzomortale. Ricorda nulla?
    – I buoni sono detti Gli Eterni. In piena decadenza. Per caso qualcuno ha detto la parola «elfo»?
    – Tyke di Mirnar (un altro buono) è erede di un trono usurpatogli.
    – C’è una «Dardamen dalle bianche guglie» e il gruppo di salvatori del mondo si chiama «LA COMPAGNIA dei rinnegati».
    Per quanto mi riguarda direi che si tratta di un libro che ho già letto.
    Certo, non mi sogno di recensire un libro che non ho letto, ma come tutti ho diritto a una scelta sulla base delle informazioni fornite dall’editore.
    In realtà il commento iniziale di Davide, del quale mi proclamo complice e sodale, era basato esclusivamente sulle info fornite dall’ufficio stampa dell’editore. I nostri commenti erano quindi incentrati sul senso di un’operazione perfettamente commerciale presentata come grande scoperta narrativa.
    È probabile comunque che noi due non siamo il target dell’operazione e che quindi tendiamo a coglierne maliziosamente gli aspetti più ridicoli.
    Ma discutere tra lettori è diverso che tirarsi dardi infuocati in quanto appartenenti a target differenti.

  24. Pingback: Solo il titolo « strategie evolutive

  25. Un modo di dire dei nostri nonni ammoniva di non giudicare un libro dalla copertina ma nulla è stato detto (sempre dai nostri nonni) circa le politiche di marketing che patinano la storia di cui quel libro è custode…

    Quando vado in libreria e comincio a curiosare tra libri non letti e autori sconosciuti, ovviamente mi attira il titolo, (se è particolarmente “bella”) la copertina ma è indubbiamente decisiva la quarta di copertina (da cui può dipendere una veloce lettura di qualche pagina per decidere l’acquisto).

    “…Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati”!

    Irresistibile! Come non precipitarsi alla cassa e comprarne almeno 10 copie, per te e i tuoi amici?

    Questo non vuole essere un giudizio di merito sul libro ma è ovvio che una quarta del genere non è stata sicuramente scritta per me (ossia che non rientro nel target di riferimento della casa editrice anche se non sono ancora in menopausa 😉 ).

    PS ricorderei alle amazzoni qui sopra, che il rispetto della netiquette (e conseguentemente delle persone) non è derogabile nelle interazioni in rete (a differenza di quello che succede nella real life), anche se sei in disaccordo con chi scrive.

  26. Il target della quarta di copertina – che è poi il target del romanzo – è una ulteriore fonte di depressione.
    Perché se il breve testo suona ridicolo e reppellente per una persona non interesata al genere (che ne ricava oltretutto una conferma del fatto che fantastico = ciarpame), dall’altra urta profondamente gli appassionati storici del genere.

    L’editore (per insipienza o convenienza) ha deciso che fantastico = ragazzini, e questa scelta traspare dal linguaggio che utilizza per vendere il proprio prodotto.
    Che ci sia gente che da trenta/quarant’anni il fantastico lo legge, lo pratica, lo studia e lo scrive non rientra nell’immagine del mercato che l’editore sottoscrive.

    Il risultato complessivo è il peggiore possibile.
    Strano, per qualcuno che palesemente vuole solo fare quattrini dall’intera faccenda.

  27. Il libro è arrivato stamattina.
    Un tomo rilegato di 772 pagine + 2 di indice e 2 di ringraziamenti.
    Prezzo: 20 euro.
    Pari a 2,59 eurocent/pagina.
    Un prezzo ragionevole.
    Naturalmente, visto quanto se ne è discusso, mi faccio un punto d’onore di leggerlo. Leggerlo tutto, senza saltare nemmeno una riga. Non me ne importa molto, ma lo farò ugualmente. E lo recensirò per LN, per questo blog e per il mio. Così nessuno potrà dirmi: «L’hai recensito senza leggerlo». Grazie al cielo sono veloce, io, a leggere. In esclusiva e anteprima la rece per questo blog benedetto da Chtulhu.
    Addendum: ho ordinato 3 copie del libro, come ho spiegato in uno dei miei primi interventi. Me ne sono arrivate 8. Succede, in editoria. Vuol dire che qualcuno alla distribuzione ha ritenuto la mia prenotazione troppo bassa e ha pensato bene di rimpinguarla un po’.
    Mica tanto normale se si pensa che in fondo i soldi sono nostri, mica loro. Ma va così, inutile prendersela più che tanto.
    Interessante comunque notare che quando gli editori si comportano così è perché tutto il tam-tam presso i librai non ha provocato prenotazioni grandiose. Evidentemente certe perplessità sui modi di presentare l’opera non sono soltanto un segnale della nostra «perfidia».
    Comunque sia, da vile bottegaio spero di venderle tutte…

  28. Noi (librai) ne abbiamo ordinate cinque e cinque copie sono arrivate.
    Il libro si presenta bene, con copertina di Massimiliano Frezzato (se questo nome non vi dice nulla provate a fare un salto in una qualsiasi fumetteria).
    Onestamente non capisco tutto questo accanimento contro il fantasy visto che mediamente i lettori di questo genere sono molto critici ed attenti.
    Sarebbe più saggio discutere su tutta la spazzatura che si vuole far passare per roba da “colti”.

    Piccolo appunto:
    Contrariamente a quanto si pensa i libri del ciclo di Dragonlance non sono frutto di nessuna sessione di gioco, casomai è il contrario. Si tratta di una leggenda tirata fuori per dare più fascino ai libri (che comunque sono chiaramente ispirati a D&D) e soprattutto per pubblicizzare e comemrcializzare l’omonima ambientazione.

    P.s. le polpette sono buone

  29. Un appunto sull’appunto:

    “Dragons of Autumn Twilight is important to the Dragonlance World because it is the first novel of the entire Dragonlance series. It was based upon a Dungeons & Dragons session played by the authors, Margaret Weis and Tracy Hickman, as well as some of their friends, some of whom became Dragonlance writers themselves. The novel was written after the first Dragonlance game modules the book was based on were completed.” [cfr Wikipedia]

    Qui non siamo accaniti contro il fantasy.
    Da appassionati, casomai siamo molto critici e attenti.
    😉

  30. azz. qui le nostre fonti sono in contrasto, wiki italiana mi ha detto che:

    “Nonostante circoli la leggenda metropolitana secondo cui Dragonlance abbia avuto origine da una campagna di gioco di ruolo per Dungeons & Dragons a cui avevano partecipato gli autori, la realtà è lievemente diversa (e un po’ meno romantica):

    All’inizio degli anni ’80 la TSR intendeva pubblicare un’ambientazione i cui eventi fossero strettamente collegati a quelli di una collana di romanzi; per fare questo creò una nuova ambientazione a partire da una campagna di Jeff Grubb con molte aggiunte da parte di altri membri dello staff TSR (tra cui Tracy Hickman e sua moglie). Terminata la creazione del mondo la TSR ingaggiò quindi Tracy Hickman e Margaret Weis per scrivere la versione romanzata delle avventure preparate dal team di sviluppo dei moduli di avventura. Queste avventure sono la cosiddetta serie “DL”, cominciata con DL1: Dragons Of Despair e che conta più di una decina di moduli.

    Con il passare del tempo Tracy Hickman e Margaret Weis raggiunsero il gruppo che scriveva i moduli e cominciarono a scrivere storie che non seguivano semplicemente quelle dei moduli (anche se gli eventi dei moduli venivano comunque legati a quelli dei romanzi).”

    Ora, non ci metto la mano sul fuoco, ma la seconda versione mi convince di più.

    Davide hai ragione al 100%, in effetti un intervento così inutile potevo tranquillamente evitarmelo/velo ^^

    Però povera Strazzulla! Me l’avete massacrata °_°

  31. Il massacro non è nemmeno ancora iniziato, caro Mezzonano.
    No, scherzo.
    Il fatto è – come avrai letto – che la campagna Einaudi sul libro ha fatto saltare la mosca al naso a più d’uno. Non c’entra la passione o meno per il fantasy. Tantomeno c’entra il libro che nessuno di noi ha finora letto. Premesso che sono d’accordo con te quando dici che molti lettori di fantasy sono critici e attenti, non solo, aggiungo, sono anche molto attenti ai bidoni, penso che un invito alla lettura che punta tutto oltre che sugli (eccellenti) disegni di Frezzato (che conoscevo anche prima, non vengo esattamente giù dal pero) e sulla giovane età dell’autrice ha un po’ il sapore di una presa in giro. Poi siamo tutti d’accordo che il solco l’ha tracciato Dazieri e la sua Licia Troisi, ma se le cose stanno così c’è da pensare che il target non sia il lettore di fantasy abituale ma il lettore giovanissimo, un po’ meno attento e un po’ meno critico. Siccome penso che la nascita di un libro sia un processo e non un fenomeno, tendo a pensare (ma sarò felicissimo di scoprire che non è così)che un libro presentato in chiave così apertamente commerciale debba avere qualche evidente debolezza narrativa. Visto che fai il mio stesso mestiere ti chiedo: ti ricordi City di Baricco? La campagna che l’ha preceduto? L’atteggiamento tra il paternalista e il terroristico degli ispettori Rizzoli che si aspettavano prenotazioni da favola? L’hai letto, poi? Io sì. Ha avuto l’enorme pregio di togliermi ogni dubbio sul valore di Baricco come autore.
    Ecco, quando un libro viene strapompato così mi si rizza il pelo sul collo. E agito la coda. Proprio come la mia gatta.
    Ultima cosa: buon per te che non ti hanno «rafforzato» la prenotazione iniziale. Vuol soltanto dire che nella tua zona il rappresentante Einaudi ha raggiunto i suoi obiettivi e non c’è stato bisogno di un rabbocco. La mia, evidentemente, è rimasta sotto e qualcun altro ci ha pensato. Come sai la «piletta» è ritenuta fondamentale da tutti i commerciali di tutte le case editrici.
    Comunque mi ha fatto molto piacere il tuo passaggio e il tuo intervento. In molti blog si parla troppo di libri senza porsi la domanda (ferale): ma come ci arrivano in libreria? E perché?

  32. @Mezzonanobenefico
    C’è stato, nel corso degli anni, uno shift piuttosto interessante nel marketing della T$R/WotC che corrisponde proprio – ora che ci penso – al passaggio T$R/WotC (ma inpartecredo anche legato all’invecchiamento della popolazione di giocatori).
    T$S tendeva a venderti romanzi e supplementi dicendo “Questa ambientazione è stata creata artigianalmente e poi giocataa morte per vent’anni da appassionati ed ora la pubblichiamo in modo che tutti possano goderne” (cfr Forgotten Realms)
    Oggi WotC vende dicendo “La nostra ambientazione è stata creata a tavolino dai migliori autori della categoria…” e poi ti spara giù moduli, romanzi e quant’altro (vedi il piacevolissimo ma quasi ingiocabile – per me ed i miei – Eberron).
    Le due voci di wikipedia riflettono questo diverso approccio, credo.
    E questo diverso approccio la dice molto lunga su come sia cambiato l’hobby in questi venticinque anni.

    Buon argomento per futuri post…

    @Maxciti
    Ma come ci arrivano in libreria ‘sti libri?
    Sarebbe un buon soggetto – tanto per cambiare – per futuri post.

    Così tra l’altro ci togliamo da questa palude del fantasy per adolescenti per un po’ 😉

  33. … come se spiegarlo fosse facile & rapido.
    In parte ne ho già parlato spiegando come i librai scelgono i libri.
    Ma ci ritornerò presto sopra parlando in una prossima puntata di «A che cosa serve un editore». Questa volta però prometto di postarla CONTEMPORANEAMENTE sul mio blog e sul blog di ALIA.

  34. Ma quanta polemica che diamine!!! Ma perchè invece di criticare tanto l’einaudi non la elogiate una buona volta per tutte per NON aver scelto il solito libro pornografico della Melissa P(uttana) di passaggio che nella vita non hanno di meglio da fare se non far le puttane e poi raccontarlo a tutti???

    Tanto si sa come va di questi tempi, scrivi un libro che parli di sesso e wup! Voli ai primi posti della classifica di bestseller, anche se il libro fa schifo, l’importante è che parli di sesso!

    PER UNA VOLTA che una casa editrice promuove un libro NON pornografico di una 17enne che invece di amare scamarcio, amici, c’è posta x te e puttanate simili ama invece Joyce e il teatro e il grande fratello non sa manco cosa sia!

    E invece no, dovete sempre guardare il lato negativo della cosa, infangare anche questo fatto positivo… poi è ovvio che pubblichino solo porcate se voi avete sempre da criticare ogni cosa!
    Il libro di Strazzulla potrà anche fare schifo, la scelta di einaudi potrà anche essere discutibile e/o commerciale, ma per carità, una come Strazzulla che ama Joyce, teatro e odia il grande fratello merita solo applausi e RISPETTO! Come RISPETTO merita l’einaudi, per non aver scelto il solito libro pedopornografico e SOPRATTUTTO per aver puntato su un autrice ITALIANA!

    Francamente mi fate tutti pena. Chiudetevi nei cessi a leggervi (?) Melissa P(uttana), visto che non sapete far altro che criticare!

  35. Quindi ricapitolando:
    Fa magari schifo, magari è una porcheria, ma c’è di peggio e poi è una porcheria delle nostre, quindi onore al merito?
    Mi sembra un’argomentazione un poco delirante.

    L’operazione Einaudi, come ampiamente discusso, è in sé dubbia – punta sui dati anagrafici dell’autrice anziché sulle sue qualità letterarie, punta sulla novità di un titolo di genere nel proprio catalogo anziché sull’originalità effettiva del lavoro.
    Desta perciò nel pubblico più smaliziato un forte sospetto ed una certa irritazione.

    Che poi Chiara Strazzulla ami James Joyce e il teatro va certo a suo merito, ma non garantisce la qualità della sua scrittura.

    “Comprate questo libro, l’autrice ama Joyce!” è altrettanto sciocco e vuoto che “Comprate questo libro, l’autrice ha diciassette anni!”.

    Ma com’è che nessuno ha ancora preso le difese del libro sulla base delle sue qualità letterarie?

  36. Hai ragione nessuno ha ancora giudicato le abilità letterarie della Struzzulla. Io non ho letto ancora il libro, ma ho letto la trama del romanzo e fracamente penso che sia poco originale. Troppe volte abbiamo già visto i soliti eroi che affrontano grandi avventure, sconfingendo sempre infine le Malvage Forze del Male. Quando finirà tutto questo ? C’è bisogno di qualcosa di nuovo, di un nuovo genere che sappia penetrare negli animi di chi legge. E questo, sencodo me, è in grado di farlo sia un adolescente che un adulto, perché credo ci siano veri e giovani talenti pronti ad emergere.

  37. … forse perché non l’hanno ancora letto. In fondo sono 700 e fischia pagine.
    Ho letto anch’io comunque l’articolo (anzi, la sviolinata o il marchettone) su Strazzulla apparsa su Il Venerdì di Repubblica. Un articolo degno dei profili dei padri della patria nella defunta URSS. Mancava, è vero, «Chiara guarisce i ciechi» o «Chiara ferma i treni a mani nude» ma il resto c’era. Ma siamo poi sicuri che a mostrare la poveretta come un fenomeno paranormale che ama Joyce, non ama Il Grande Fratello (sottinteso: il popolo bue dei suoi coetanei invece sì) il teatro, i classici greci e latini («Ha appena finito di leggere le Argonautiche di Apollonio Rodio»!!) le si faccia un favore? Il commento di mia figlia (16 anni) è stato «Mi’, ma quanto se la tira questa!». Insomma, se il pubblico di lettori di Chiara dev’essere formato da adolescenti e post-adolescenti, temo che Repubblica abbia fatto il più classico degli autogol.
    In quanto alla tirata su Melissa P. consiglierei a Volvagia di darsi una calmata. Melissa P. ha scritto, se va bene, la sua firma. Il libro è stato un esercizio piuttosto banale di pornografia redazionale telecomandata dall’editore. L’aspetto interessante, al di là del valore nullo del libro, è che anche per Melissa P. si è presentato il personaggio PRIMA del testo.
    Insomma due diciassettenni sparate sulla folla in netto anticipo dell’uscita del libro. In questo le due operazioni – di Einaudi e di Fazi – sono identiche, nel senso che mirano a creare «il caso». E noi di questa operazione abbiamo parlato, non del libro che, poveretto, anche per l’editore sembra davvero un dettaglio irrilevante.
    E adesso sarebbe bello se tutta questa discussione si incentrasse sul merito del libro, possibilmente dopo la sua lettura.
    E altrettanto bello sarebbe che chi interviene lo faccia DOPO aver letto gli interventi pubblicati e PRIMA di invitare il prossimo a chiudersi nel cesso o in qualsiasi altro luogo.

  38. Rispondo solo a Davide: di delirante io trovo solo il tuo voler a tutti i costi infangare questo libro, come se fosse lo scopo della tua vita, rispondendo addirittura ad ogni singolo commento positivo che facciano in questa pagina. Tanto accanimento da parte tua e il voler trovare cose negative in ogni cosa a casa mia lo chiamano delirio.

    Che l’operazione einaudi è in sè dubbia, almeno in questo sono d’accordo con te, però stop, finita là! L’operazione è dubbia. Fine. Invece no, tu e molti altri vi state proprio accanendo, e si vede lontano km e km, ne state facendo una ragione di vita.

    Ora non mi è chiaro se il tuo è un invito al boicottaggio, hai fatto tante polemiche e tante critiche, ma non sei arrivato al punto, comunque a leggere i tuoi toni sembra proprio un invito al boicottaggio. Ora boicottare un libro senza manco averlo letto lo trovo molto stupido, anzi DELIRANTE. Boicottare l’einaudi in generale invece lo trovo più costruttivo, MOLTO più costruttivo.
    Perchè la Strazzullo non ha alcuna colpa, ha solo scritto un libro, che grazie a dio non è pedopornografico.

    “Ma com’è che nessuno ha ancora preso le difese del libro sulla base delle sue qualità letterarie?”

    Forse perchè il libro è uscito soltanto da una settimana e che quindi PRIMA bisogna comprarlo (non tutti hanno una libreria sotto casa, nel mio paese addirittura la libreria più vicina è a 40 km) e POI bisogna leggerlo? …768 pagine non si leggono in mezz’ora.

    Io comunque comprerò questo libro, perchè prima di tutto adoro il genere fantasy da sempre e poi perchè me l’ha consigliato un’amica che ha iniziato a leggerlo due giorni fa.

    Ah, ricapitolando hai colto male il mio messaggio. Molto male.
    Ricapitolando NON volevo dire “Fa magari schifo, magari è una porcheria, ma c’è di peggio e poi è una porcheria delle nostre, quindi onore al merito?”, ma semplicemente “Ma quanta polemica, che diamine!!!”
    E confermo: Quanta polemica!!! Ogni singola cosa che ho detto (e che han detto anche altri), l’hai smontata rigo per rigo.

  39. Considerando che non mi pare corretto recensire un libro senza averlo letto. Oh… leggo ora che questa non vuole essere una recensione. Considerando che tirare le somme su un’operazione di marketing, quando questa muove solo i primi passi non credo sia lungimirante. Oh… leggo ora che il suo commento riguarda le tendenze del mercato. Comunque, considerando che saltando una riga e l’altra pure io, IO, ho letto TUTTO il suo commento. Anzi Le dirò, l’ho anche riletto, e questa volta ho saltato solo poche parole, quelle più lunghe. Mi risulta ben chiaro che il suo intento è quello di denigrare una scelta coraggiosa. L’einaudi apre a un mercato, che mi permetta, io considero di nicchia, come il fantasy, certo Harry Potter potrà arrivare con l’intera saga anche a un milione di copie, ma sulla terra abitano MILIARDI di persone, forse questo lei non lo sa, o bellamente, fa finta di ignorarlo.
    Caro signor Mana, anzi dottore, mi scusi, vedo dal suo sito che si fregia di titoli accademici… la micropaleontologia, tsé, so io cosa ha Lei di micro… e poi sappia che io ho anche avuto, dopo la laurea a pieni voti, una borsa di ricerca del MIUR (che, come è noto, sono TUTTE assegnate seguendo una severa legge meritocratica)… ritornando al suo commento inacidito: presumo sia dovuto al fatto che i suoi miseri sforzi narrativi non siano arrivati a una casa editrice blasonata: questa è l’invidia caro dottore…
    Poi la signorina Chiara Strazzulla, ha impiegato ben un anno per scrivere il suo romanzo. Certo lo so, lei potrà dirmi che Julia Glass ha iniziato a scrivere “Tre volte giugno” a quarant’anni, e che quello, che era il suo primo romanzo e quindi un esordio, ha vinto il National Book Award, e potrà anche dirmi che il libro non è stato pubblicato dall’Einaudi… certo, lei potrà pure dirmi che Hilma Wolitzer ha impiegato dodici anni per scrivere “La figlia del dottore”, pubblicato non dall’einaudi, ché ‘ste gestazioni lunghe son sintomo di insicurezza, ma, come la Glass, dalla Nutrimenti, che pubblica autori astrusi e lontani dalla realtà tipo quello di Glifo, che già dal nome uno si spaventa e cambia strada.
    Chiara Strazzulla è un’autrice fresca, giovane, vicina al mondo vero e il suo utilizzo dei “topoi” classici del fantasy è ovviamente una scelta non dettata dalla scarsa esperienza, ma dal tentativo di rinnovare il genere partendo dall’interno.
    “Lyannen non è un eroe. Ma spinto dall’amore parte con un gruppo di amici in cerca di Eileen”.
    Non siamo in una puntata di Amici, questa è la poesia che rivitilizza un genere!
    Solo voi Sumeri, potete non notare il coraggio dell’Einaudi. La Strazzulla ha già annunciato che sta lavorando a un nuovo fantasy. Ma badi bene, caro dottore, non sarà una continuazione, un banale sequel. La giovane autrice punta in alto. Sarà un romanzo completamente diverso. Completamente, ha capito?
    I suoi attacchi come quelli del signor MaxCiti55, altro assirobabilonese incartapecorito, non possono che amplificare la bellezza di un romanzo che nasce PURO per definizione. Le sue insinuazioni sulla sessualità sono squallide, me lo lasci dire. Questo accanirsi contro gli autori esordienti, mi sembra prorpio un sintomo di gelosia, poiché io non scrivo, posso DAVVERO apprezzare a pieno la VERA letteratura. Anche Paolo Giordano è stato criticato, ma quando avrà in tasca il Premio Strega voi critici dalla penna pungente cosa potrete dire? Che lo Strega lo vincono romanzi patetici come Caos Calmo? Che alla Solitudine dei numeri primi hanno tagliato oltre 200 pagine per renderlo presentabile? Tsé, tsé…
    Vi lascio ai vostri racconti e/o film intellettualoidi, ai vostri Sorrentino, al vostro onanismo mentale… noi siamo avanti, liberi e tranzolli.

    [L’autore del messaggio ha effettivamente conseguito una laurea con lode in farmacia e ha svolto un lavoro di ricerca con una borsa cofinanziata dal MIUR (ricevuta in maniera -a suo dire- onesta e legale, e -precisando poi che- “il concetto di legalità è relativo al paese erogante l’assegno di ricerca, ovvero l’Italia”). Sulla sua scrivania attualmente potete trovare i libri di Richard Powers, Hilma Wolitzer, Martin Amis, un’edizione economica di William Somerset Maugham, e una vecchia edizione di “Ossi di seppia”. Alcuni amici sostengono che dovrebbe parlare usando i sottotitoli].

  40. Riporto la quarta di copertina di un romanzo letto qualche mese fa in anteprima ( notizia news group) per gentile concessione del suo autore, il quale ne mandava alcune copie in cambio di recensione e chi gliene faceva richiesta. Si è dimostrato un romanzo di fantasia originalissimo se non unico nel suo genere, ma da quanto osservo credo non sia ancora pubblicato. Il titolo è (o almeno così era) – La priggione degli asini Rossi -.

    <>

    Il testo è originalissimo, la scrittura scorrevole e la trama avvincente. Secondo me un capolavoro. Sono curiosa di vedere chi se lo accaparra per pubblicarlo.
    Questo per dire che di autori capaci e originali ne abbiamo anche da noi.

  41. Indubbiamente – non esiste un monopolio degli autori validi.
    Il problema – e il caso citato pare essere une sempio calzante – è la difficoltà di portare il libro dalla scrivania dell’autore alla poltrona del lettore.
    E del lettore giusto – perchè i gusti son gusti, come si suold dire.

    Ma comunque è sicuro – autoricapaci e originali ne abbiamo anche noi.
    Meriterebbero magari maggiore visibilità.

  42. Putroppo signori chi vede la realtà come l’autore di questo articolo, o più o meno sulla stessa linea d’onda, deve annaspare nella stretta e odiata minoranza alla quale è recluso dagli oligarchici. Queti ultimi sono la cuspide dell’Olimpo (ripeto) oligarchico regnante sull’economia e società italiana. Loro possono guidare questo incosciente popolo (parlo della maggioranza dei suoi componenti) come fosse un gregge, riuscendovi con una terribile facilità.
    Purtroppo la maggior parte degli italiani sfogano il loro patriotismo nei versanti sbagliati o meno importanti, come i mondiali di calcio, ma non in ciò che offende e sottomette la loro intelligenza. Per riscattarsi devono prendere coscienza e dare una bella lezione a chi crede di poterli manovrare a proprio piacimento. Tantopiù se credono di poterli prendere in giro, facendo passare la pubblicazione di raccomandati immeritevoli come la Strazzulla o la Troisi come la scoperta di talenti esplosivi, contribuendo a fare abbassare ancora di più il livello dell’editoria italiana.
    I lettori possono iniziare a ribellarsi e dare una piccola lezioncina agli oligarchici semplicemente interscambiando le idee fra di loro, tramite internet, i circoli letterari, gli insegnanti, le associazioni di ciascun genere ecc. Ci sono tanti punti di riferimento accreditati e rispettabili che possono farci prendere coscienza di che prodotto si tratti un’opera prima di buttare via i soldi a comprarla e contribuire al mantenimenti di lestofanti nemici della meritocrazia.

    Ripeto, impariamo ad informarci con i mezzi accreditati e rispettabili, di cui ho appena accennato qualche esempio, e dimostriamo che non ci possono prendere per i fondelli tanto facilmente.

    In Italia per far emergere il proprio talento si devono avere a scelta, o complementarmente a seconda dei casi specifici, 4 requisiti principali:

    -SOLDI-
    -ANZIANITA’-
    -RACCOMANDAZIONI-
    -SAPER VENDERE ARIA FRITTA E FRODARE GLI ALTRI-

    Ma da che Mondo è Mondo le cose si possono cambiare…

    Saluti Sergio

  43. L’incipit è questo:
    “Il primo giorno fu un giorno di sole.”
    Se non sbaglio si tratta di un endecasillabo a maiore a cui conferisce un tocco suggestivo il sapiente ordo verborum, con l’effetto eco prodotto dalla quasi geminatio (a rigore non c’è contatto tra le due parole)della parola giorno. L’uso dell’endecasillabo è certamente inconsapevole, prodotto di una memoria ritmica sviluppata grazie ad una lettura assidua di poesia.
    saluti a tutti
    P.S.
    Perchè fermarsi ai preliminari e non parlare del libro?

  44. Perché questo è un post sui preliminari – la campagna di lancio del volume, ciò che l’editore ha ritenuto opportuno sottolineare per attrarre pubblico.
    Il libro, proprio per via di quella campagna, non mi interessa.
    Mi interessa casomai, e mi preoccupa, l’effetto che certe operazioni hanno sul pubblico meno sofisticato.

    Quanto all’incipit – bello aprire con un endecasillabo.
    Non che sia una certificazione di qualità, però bello, davvero.
    E davvero bella l’analisi strutturale.
    Ma…
    E se io dicessi che l’incipit è una citazione di una canzone di Jovanotti?

  45. Direi che sbagli. Jovannotti in un “Giorno di sole” scrive “e disse oggi è un giorno di sole ” e in un Raggio di sole “ma con in mano un raggio di sole”. Si tratta di due endecasillabi di struttura ritmica diversa da quello della Strazzulla. Manca, infatti, l’effetto eco di cui ho parlato nel post precedente. In comune con il primo verso di Jovannotti l’incipit condivide “un giorno di sole” a chiusura del verso, ma a mio avviso ciò non è sufficiente per
    parlare di citazione.

    Ma…

    E se io dicessi che ti ha tradito la memoria ritmica?

  46. Finalmente si cambia. Questo e’ il pensiero e il grido di sfogo successivo alla attenta lettura del romanzo di Chiara Strazzulla. Uscendo dal pre-recensione e dalle critiche piu’ o meno velate alla campagna pubblicitaria dell’editore, possiamo dire che il libro e’ ben scritto. E’ fluente, rispettoso della cultura fantasy e in alcuni punti epico-cavalleresco. Auguro alla neo-scrittrice di coronare la sua fatica con un megacontratto cinematografico con qualche casa americana, visto che in Italia non siamo in grado di valorizzare le menti e le volonta’ positive.

  47. Questo è un romanzo che fa strabuzzullare gli occhi. Endecasillabi di qua, ottonari di là. E gli anacoluti, e le metonimie, e le sinchisi, e le sinfisi (no questa è anatomia). Poi in questo mondo caotico, che non sai dove girarti, ci voleva proprio un romanzo rispettoso della cultura fantasy (non sia mai che a qualcuno venga in mente di innovare) e anche epico-cavalleresco, che Chrétien de Troyes in confronto…

  48. Una novità in libreria: libro della Strazzulla sui bancali centrali caricati all’inverosimile di copie. Gente che si accalca a sfogliare. Ma io dico, le pecore siamo noi o gli ovini che vediamo pascolare??? Che vergogna! Che insulto alla letteratura fantasy.

  49. Poteva anche essere una buona recensione, non fosse per i toni inutilmente arroganti e offensivi.
    e dimostra ancora una volta come la gente abbia scarsa stima dei ragazzi e di ciò che fanno.
    Se il libro della Strazzulla è pieno di cliché, questa recensione è piena di pregiudizi.
    Prima di tutto mi sfugge perché questo debba essere per forza il suo primo romanzo, come se la facoltà di scrivere e di inventare storie si acquisisse intorno ai sedici anni.
    In secondo luogo perché debba per forza fare tanto schifo
    O perché i ragazzi a diciassette anni debbano essere fissati con il sesso e incapaci di qualsiasi attività intellettuale complessa.
    valutare un libro dalla recensione è da pezzenti. Centinaia di ottimi libri hanno trame di una banalità assurda e situazioni trite e ritrite, ma ciò non impedisce a queste storie di dirci sempre qualcosa di nuovo, dipende dall’abilità dell’autore e dalla propria sensibilità
    Che l’editoria italiana faccia schifo è risaputo, ma a dire il vero questo non mi sembra il caso più rappresentativo di questa situazione.

    E per chi ha detto che nel fantasy regna il manicheismo, legga Stroud, per il suo bene.

  50. Ripeto per l’ennesima volta che non si tratta di una recensione al libro, come chiunque dotato di una minima dimestichezza con la lingua italiana dovrebbe essere in grado di notare alla prima lettura, ma di un giudizio estremamente negativo sul modo in cui l’editore del volume ha deciso di presentarlo al pubblico.
    Un modo che è sì, offensivo dell’autrice, dell’opera e dell’intelligenza dei lettori.
    E che solleva anche dei ragionevoli dubbi – se il libro fosse effettivamente buono non si cercherebbe di venderlo sulla scorta dell’età dell’autrice e della (presunta) autorevolezza dell’editore o (successivamente) sulla qualità delle illustrazioni, ma semplicemente sulla base di effettivi meriti letterari.
    Che tuttavia rimangono sospettamente impliciti.

    L’editore nel presentarci il volume ha detto “se è così giovane e la pubblichiamno noi, deve per forza aver scritto un capolavoro”
    Beh, mi permetto di avere dei dubbi.

    A nome poi di tutti i pezzenti che a volte si lasciano guidare da una recensione nella scelta di ciò che occuperà le prossime serate di lettura, vorrei davvero sapere quale sia l’alternativa.

    Buona lettura.

  51. Pingback: L’elite si ribella « strategie evolutive

  52. Viola, parlando liberamente mi chiedo: «Che cazzo vuol dire “Valutare un libro dalla recensione è da pezzenti?”» Che cosa intendi? Che soltanto i ricchi che possono comprarsi tutti i libri che vogliono e possono così godere dei piaceri della letteratura? Ma i ricchi, poi, leggono? O si preoccupano soltanto di far soldi?
    Non penso che parlassi di questo.
    Allora, se non è così, è bene che utilizzi con maggiore attenzione le parole.
    Che non sono neutrali né innocue.
    La recensione è uno strumento di conoscenza. Se è libera, ovvero non è frutto di rapporti commerciali, amicali, di contiguità, di comuni merende e comuni passioni sessuali è uno strumento eccellente di guida per il lettore che non ha tempo né il denaro per comprarsi tutto. Una recensione è qualcosa di completamente diverso non soltanto dal post di Davide sull’Operazione Strazzulla (CHE NON È MAI STATA UN RECENSIONE) ma anche dai marchettoni che appaiono su quotidiani e settimanali accomunati ai libri in quanto editi dallo stesso gruppo di proprietari. La recensione oggi in Italia è uno strumento di promozione, non una guida alla lettura, ma dire che la recensione è inutile è come dire che dare notizie è inutile tanto sono tutte cattive e pilotate. Un modo ideale per essere completamente alla mercé di chi ha i mezzi e il consenso (pilotato) per governare.
    Poi certo, le buone recensioni come la buona informazione non ti cascano in braccio, devi cercarle. E sceglierle. E procurarti gli strumenti per misurarne l’onestà intellettuale.
    Ovviamente l’età anagrafica non è di per sé uno strumento di giudizio di un’opera.
    Il «Wojzek» è stato scritto dal diciannovenne Büchner e uno dei migliori romanzi usciti lo scorso anno «Il muro invisibile» è stato scritto dal 96enne Harry Bernstein. Ci si può comunque ragionevolmente attendere che la stragrande maggioranza delle opere di buona qualità sia scritta da autori di età meno estreme e un po’ di cautela prima di gridare al miracolo del giovane genio è almeno normale. Parlando di musica, quanti giovani fenomeni sono musicalmente scomparsi dopo il primo disco?
    Esiste una cosa che si chiama marketing, per la quale conviene valorizzare un’opera giocando su elementi che non hanno una reale attinenza con l’opera stessa. Il libro di Strazzulla – anche per la giovane età dell’autrice – si è prestato perfettamente a questo genere di operazione. Punto e basta. È vero, la letteratura deve essere valutata sulla base delle caratteristiche proprie al testo, insomma bisogna che qualcuno scriva una…. RECENSIONE. Onesta, sincera, puntuale, precisa ed esauriente. Saremo tutti felicissimi di leggerla. Altrimenti meglio non perdere altro tempo a discutere sul nulla.

  53. Qualcuno ha scritto che il libro della Strazzulla sia fluente e ben scritto.
    Punto 1: fluente dove?
    Punto 2: ben scritto; be, bisogna vedere la mole di revisioni che il romanzo ha ricevuto dalla “saggia” casa editrice Einaudi. Dubito che sia rimasto molto dell’originario progetto della diciassettenne Chiara!

    Ciò non significa non incoraggiare i giovani a scrivere, ma neanche sbandierare con operazioni di marketing capolavori che in realtà NON lo sono. Grazie al cielo non siamo tutti idioti e sappiamo discernere.

    CARA VIOLA, se per te valutare un libro da una recensione è da pezzenti, dillo a chi questa professione la fa di mestiere. Magari consiglierebbe anche a te qualcosina; ad esempio come usare meglio in lingua italiana maiuscole e segni d’interpunzione! Ciao Democrito

  54. io la conosco personalmente e ti posso assicurare che ha tutte le capacità di questa terra ma soprattutto si merita quello che le sta succedendo il mio non vuole essere un commento di parte perchè anche io ancora devo leggere il romanzo però definire una porcheria un lavoro del genere mi sembra abbastanza esagerato. E po scusami ma perchè a 17 anni non si puo essere in grado di scrivere romanzi che possano essere definiti capolavori?
    Anke io scrivo si certo non scrivo a quel livello ma scrivo e se permetti provo solo ammirazione nei suoi confronti perchè non è da tutti i 17enni del nostro paese scrivere cose simili. Con questo non intendo che non sia possibile anzi io sarei ben lieto di poter leggere oltre di Chiara anche di altri giovani interessati all’arte dello scrivere. Oggi ci lamentiamo di chi si disinteressa, ma se poi quando ci troviamo davanti a tale bravura sminuiamo allora mi vien da chiedere, ma noi in che società vogliamo vivere?

  55. Mozart compose i suoi concerti per violino all’età di diciassette anni.
    Si tratta di lavori che fanno parte del repertorio standard della musica classica o colta, e contribuiscono, con molti altri, alla fama di genio del buon Wolfgang.
    Io stesso, che poco sopporto Mozart, li trovo eccellenti.
    Ma non sono eccellenti perché li ha scritti a 17 anni.
    Ascoltarli o, peggio, trovarli “geniali” perché li ha composti un diciassettenne è irrispettoso dell’autore – è farne un fenomeno da baraccone anziché un musicista.
    Li si ascolta perché sono dannatamente belli, e geniali – e se anche l’autore avesse avuto trentacinque o cinquantasette anni le cose non cambierebbero.

    In questa sede non abbiamo commentato il libro della signorina Strazzulla, ma il modo in cui l’editore ha cercato di convincere i potenziali lettori della bontà del testo – non basandosi sul testo, bensì sull’età dell’autrice e sulla fama di serietà e alto livello dell’editore stesso.
    Abbiamo parlato di marketing – da cui i commenti su argomenti che col libro di Einaudi c’entrano pochino (tipo le copertine dei romanzi di Charles De Lint).
    Pochi se ne sono accorti, ma quello era l’oggetto della discussione.

    A questo si aggiunge il fatto che, sulla base del materiale reso disponibile dall’editore, il libro in questione sembra costruito su una serie di cliché prevedibili e già visti, da chi legge fantastico, non meno di cinquanta volte negli ultimi vent’anni.

    Ed anche in questo non ci sarebbe nulla di male – un autore di diciassette anni ha il diritto di dimostrarsi derivativo, ed ha tutto il tempo di crescere e migliorare, maturare e trovare una voce e dei temi più originali.
    Ma anche qui, il rischio è che il marketing glielo impedisca.
    Venduta fin da subito come autrice geniale di un capolavoro inarrivabile, se Chiara Strazzulla scrivesse qualcosa di meglio (probabile, se è davvero in gamba), e di diverso (auspicabile, se è davvero in gamba), farebbe probabilmente fatica a pubblicarlo col proprio nome.
    E forse addirittura il pubblico lo rifiuterebbe.

    Può un diciassettenne scrivere un capolavoro?
    Non vedo perché no – anche se mi risultano pochissimi casi, e che lascianopresagire il peggio: Jane Gaskell scrisse un libro geniale (anche se non privo di difetti) a quattordici anni, ma successivamente scrisse cose molto meno memorabili,
    [ http://strategieevolutive.wordpress.com/2008/06/23/la-strana-storia-della-scrittrice-adolescente/ ]

    Se avessi davanti due autori, uno di diciassette e uno di sessant’anni, e se dovessi puntare sulla qualità ed avessi solo l’età come parametro per fare la mia scommessa, scommeterei sull’autore più vecchio.
    Perché?
    In generale, pare accertato che la scrittura sia una cosa che si impara con gli anni (non viene automatica, non nasce dal nulla, l’ispirazione non esiste – è duro lavoro), e le esperienze personali spesso contano più dell’entusiasmo nel costruire una buona storia (o così sosteneva Edna O’Brien che non era una adolescente, esordì a trent’anni, ma scriveva maledettamente bene).

    Mi pare tuttavia che la questione del libro di Chiara Strazzulla stia assumendo toni generazionali – i vecchi lettori ottusi e incartapecoriti che non vogliono ammettere che i diciassettenni sono dei grandi artisti.
    Tutti.
    Indistintamente.
    E rendiamo grazie, perché così dimostrano un certo livello intellettuale che il sistema sembra non volergli riconoscere (bastardi!)
    Beh, stiamo calmi, e ricordiamo la Legge di Sturgeon.

    Nota – scrivere per far vedere quanto siamo intelletttuali di solito non funziona.

    Quanto alla società in cui vorrei vivere – a parte le colonie spaziali e l’energia solare, credo mi accontenterei di una società nella quale gli autori non fossero ridotti a fenomeni da baraccone per far incassare più quattrini ad editori astuti, e nella quale i diciassettennni, i cinquantacinquenni e settantanovenni avessero tutti la medesima dignità, e la libertà di scrivere (o giocare a pallone, o fare l’astronauta) senza essere tramutati in simboli, icone, idoli o capri espiatori.

    Oh, e nella quale quelli che scrivono “Anke” venissero frustati a sangue – ma non tanto, la prima volta 😉

  56. Io non capisco proprio come gente che si presuppone colta per il semplice fatto di avere letto molti libri e di aver avuto dunque esperienza del romanzo di formazione oppure delle tematiche dello scontro tra il bene ed il male possa rivolgere delle critiche così snob e polverose ad un opera seppur dopo aver letto solo la recensione.
    Credo di poter dire che se si critica ad un opera letteraria,perchè indipendentemente da tutto, il libro in questione è un opera letteraria, il fatto di porre troppo in risalto un abusato scontro tra il bene ed il male, si potrebbe criticare benissimo anche l’etica, o persino il concetto di valore e cadrebbe la nozione di volontà di condotta…il discorso è semplice l’etica si basa sui valori e valore è ciò che è bene e (lo è in assoluto) e non esiste ciò che è bene se non in rapporto a ciò che è male, l’uomo indirizza la sua volontà su ciò che è bene e viene punito se compie un azione sbagliata. Un libro di qualsiasi tipo percorre bene e male come una linea di confine perchè questi sono immanenti all’umana condizione. E perchè una ragazza di 17 anni non può esprimere il suo concetto di bene e male che è sicuramente storicizzato? non possiamo scrivere nulla se non condizionati dalle atmosfere che caratterizzano la nostra crescita.E poi come si fa a dire che bene e male sono trattati in maniera assoluta se relativi a dei personaggi.Sarà pur vero che il cattivo sarà cattivissimo ed il buono buonissimo,ma perchè ciò non può destare interesse? perchè non si può pensare che ci sia una visione diversa della dialettica bene-male anche se solo per il semplice fatto di essere un opinione.E ricordiamoci che chiunque è libero di opinare.
    E poi giudicare un opera dalla recensione credo sia una scorciatoia. é come dire che il fantasy è manicheista ah ah, oppure dire che Melisso e Leopardi dicevano la stessa cosa.
    Non voglio credere che la gente possa pensare che a 17 anni non si possa scrivere o pensare ad una complessa dialettica del reale solo perchè la società funziona in un certo modo.
    Non c’è ragione in questo ed il consiglio di non leggere va rivolto a chi giudica dall’anagrafe e da due righe appiccicate in copertina l’intera arte di una ragazza che se invece di scrivere stesse in mezzo alla strada forse sarebbe meno fastidiosa per i ben pensanti

  57. Storia di una notte di metà autunno
    di Chiara Strazzulla

    LA NOTTE ti frega, giovane, credimi quando lo dico. Non
    puoi opporre resistenza. Ti frega e se ne ride.
    Tornavo a casa a piedi, alle due del mattino. Non avevo bevuto:
    una birra sola, Dio testimone, coi soldi di tasca mia. Poi non avevo
    trovato nessuno ad offrire birra né altro. Neppure una sigaretta.
    Ero a piedi perché, prima beffa della notte, qualcuno mi aveva
    rubato l’auto parcheggiata fuori dal bar. I soldi per l’autobus li
    avevo spesi, così andavo a piedi, pensando tra me per vendetta che
    il ladro si sarebbe accorto del guasto dei freni dell’auto, che
    funzionavano una volta ogni dieci. Camminavo sulla solita strada
    fatta mille volte, prendendo a calci le bottiglie vuote per terra, le
    avessi almeno bevute io. Arrivai all’angolo, girai, e sbucai, per il
    solito vicolo, nel bosco.
    Il bosco?
    Solo dopo averne percorsi duecento metri mi resi conto che per
    arrivare a casa mia non si doveva attraversare nessun bosco. Mi
    volto, sbatto la testa in un ramo, guardo indietro per vedere dov’è
    che ho sbagliato strada. Inutile. La strada era sparita, quasi non ci
    fosse stata mai, quasi me la fossi sognata io. Ero nel bosco, e il
    bosco continuava da tutte le parti, apparentemente infinito. Sotto i
    miei piedi, terra e foglie secche. Un dannato bosco. Ero in mezzo
    a un dannato bosco senza sapere come c’ero arrivato né tanto
    meno da che parte fosse l’uscita. Decisi di proseguire e chiedere la
    strada al primo passante. Se era spuntato un bosco sulla strada per
    casa mia, i vicini dovevano aver dato l’autorizzazione a mia
    insaputa e mi avrebbero sentito l’indomani. Ma intanto mi
    avrebbero detto come tornare al cancello.
    Dunque, io sono nel bosco. Querce. Per carità, non che abbia
    qualcosa contro le querce, ma è un tantino sgarbato da parte loro
    piazzarsi qui da un giorno all’altro senza avvertire. Alberi grossi,
    le radici affondano nel terreno. Dove diamine è finita la strada? Mi
    chiedevo. E intanto andavo avanti nel bosco, sempre più perso.
    Neanche mi ha sfiorato l’assurdità della situazione, cioè, andiamo,
    come ci si può perdere in un bosco mentre si torna a casa per
    vicoli?
    Avrò camminato per mezz’ora. Poi, a un tratto, vidi una luce tra
    gli alberi: bene, dico, cominciamo a ragionare. Da dovunque fosse
    spuntato quel dannato bosco, l’essenziale era che fosse finito. Nel
    caso migliore, quella era la luce di casa, potevo andare a letto e mi
    sarei preoccupato del bosco la mattina dopo, con una motosega. O
    era un lampione, e almeno avrei capito dov’ero, per tornare
    l’indomani con la sega. Al peggio, era una macchina, e avrei
    chiesto dov’ero per le ragioni sopra citate.
    Raggiunsi la luce, e scoprii che le ipotesi erano tutte sbagliate. La
    luce veniva da una lanterna. O meglio, c’era un tizio con una
    lanterna seduto sotto un albero. Vestito di nero, aveva le labbra
    dipinte di nero. Portava gli occhiali neri. Andiamo bene, penso,
    questo sembra più matto di me, probabilmente è ubriaco e non è
    neppure del quartiere. Comunque, mi avvicinai.
    «Scusi, sa dirmi da che parte è via Garibaldi?».
    Lui si alzò, dondolando la lanterna. Aveva proprio un’aria strana.
    Si leva gli occhiali e mi guarda come se il matto fossi io e non lui,
    che uno non deve stare poi bene per vagare in un bosco con una
    lanterna, gli occhiali scuri e le labbra dipinte di nero.
    «Stanotte è luna piena» mi fa.
    Se lo fosse o no non lo sapevo e non m’importava. Se quello mi
    credeva in grado di orientarmi con la luna e le stelle aveva
    sbagliato i conti, io mi perdo anche coi cartelli, e in un bosco non
    ci sono neanche quelli.
    «Va bene se vado dritto?» azzardo, speranzoso.
    Il matto aveva l’aria di non avermi sentito. Si rimise gli occhiali.
    «Con la luna piena» disse «si tiene nel bosco il raduno delle fate».
    Urca! Ma bene! Vedi tu se devo finire in un bosco che al più tardi
    tre ore fa non c’era, e incontrare giusto uno che gira con una
    lanterna cercando fate.
    «Scusi, ma lei chi è?» mi informai.
    Iniziavo a temere che fosse evaso da una casa di cura.
    «Che domande» fa lui «una fata, no?».
    In quel momento mi accorsi che dalle spalle gli spuntavano un
    paio di alucce nere.
    Ora, io sono un uomo tutto d’un pezzo, ma ero sobrio, e trovarsi
    in un bosco a parlare con una fata maschio che pare un serial killer
    senza aver bevuto scuoterebbe i nervi a chiunque. Io, ad esempio,
    quasi svenni. Lui, chiunque fosse, sorrideva. Lo guardo, gli tiro
    una spallata e me la do a gambe per il bosco. Come nei film
    dell’orrore.
    Non so quanto corsi, convinto che lui e chissà quanti come lui mi
    braccavano. Ma so che non mi sarei fermato se non fossi finito
    contro un lampione.
    Un lampione?
    Finii a terra, il cuore in gola. Ebbene sì, avevo sbattuto contro un
    lampione e perdevo sangue dal naso. Ero davanti a casa. Mi voltai:
    strada, fin dove potessi vedere. Nessun maledetto bosco, e
    neanche un cane in giro. Ovvio, erano le tre di mattina. Mi alzai,
    barcollavo. La portinaia mi guardava dalla finestra, di certo
    pensava: “Ubriaco!”. Sapevo di non esserlo.
    La morale di tutto ciò è che la notte ti frega, e in fondo non c’è
    morale. Non ho più visto quel dannato bosco e spero che non si
    trovi più a passare di qua, né lui né chiunque ci si rifugi. In ogni
    caso le notti di luna piena mi chiudo in casa. L’ultima volta ho
    trovato una ghianda sullo zerbino. È là fuori appostato che mi
    aspetta, il bosco maledettissimo. Ma non gli permetterò di
    prendermi.
    Per nulla al mondo.
    Chiara Strazzulla
    Nata a Augusta nel 1990

    nonostante quello che si possa pensare della giovane età degli scrittori, della strazzulla in questo caso particolare, devo riconoscere (e credetemi, sono molto critica su queste cose, essendo coetanea della ragazza e avendo le sue stesse inrtenzioni) che non è male davvero. ha fantasia, è dotata di umorismo e, cosa non da poco, ha uno stile che coinvolge, forse non i settantenni, ma i coetanei si.
    le auguro di dimostrare al meglio ciò che può fare.
    a titolo informativo, anche le diciassettenni sanno scrivere. e se la volete sapere tutta, preferisco la strazzulla a moccia, 1000 a 1.

  58. Comunicazione di servizio.
    Evitiamo di copiare nei nostri post articoli o racconti nella loro interezza.
    Se sono diponibili on-line diamo un link funzionante, se sono pubblicati in cartaceo diamo un riferimento bibliografico e poi citiamo i brani pertinenti.

    Esiste oltretutto la possibilità che il il testo sia coperto da copyright, e postarlo qui costituisca una infrazione che danneggerebbe il blog.
    Qualora dovessimo venire informati di tale infrazione, provvederemo a rimuovere il testo in questione onde non incorrere in ulteriori complicazioni.

    Grazie.
    Buona giornata.

  59. Sul fatto che il marketing possa impedire ad un autore di migliorarsi beh non credo sia vero, da persona che scrive, ciò che scrivo lo scrivo non per soldi (che so che non arriveranno mai) o per farmi vedere, lo faccio semplicemente perchè credo in quello in cui scrivo e perchè voglio “distrarre” il mondo da quello schifo in cui si è ridotto, si è vero sembra una cosa macroscopica e irraggiungibile ma io ci provo e ci credo, quindi pensare che un’autrice del suo livello, e continuerò a sottolinearlo sempre che ha un gran livello di scrittura, non possa migliorarsi mi sembra un po’ un’assurdità anche se come paletto viene posto il fattore marketing. Dico questo perchè lei evidentemente crede nel significato più profondo di ciò che scrive e soprattutto ho la ferma convinzione che non sia una montata di testa che si fermerà a cullarsi sugli allori di un successo raggiunto.
    Sul fatto di negare l’esistenza dell’ispirazione mi sembra un po’ un azzardo, voglio dire, quando hai da scrivere scrivi punto non ti metti a calibrare parole o soffermarti sulla forma, badi al contenuto che poi revisionerai dopo sul piano stilistico certo ma lì per lì non si può negare l’esistenza dell’ispirazione.
    Un’ultima cosa forse il discorso è stato deviato su altri temi perchè la discussione non è stata posta nei giusti termini.

  60. La mia era palesemente una provocazione,o forse un ragionamento per assurdo, è chiaro che molte delle cose scritte erano delle castronerie,cmq il mio era un esempio di come sia sbagliato ragionare per categorie,e fino ad ora le critiche lette sono tutte basate esclusivamente su pregiudizi.Adesso siccome accusare un opera di essere carica di cliches impostando il ragionamento su pregiudizi come età,operazioni di marketing e “gli adolescenti scrivono perchè fanno sesso talmente presto che si stufano già a 17 anni” non mi sembra una cosa proprio intelligente,il consiglio che darei è di liberarci di tutti questi vincoli mentali e provare a leggere questo libro cercando di lasciarsi coinvolgere dai percorsi della scrittrice senza pensare a bene e male,età,cliches e quant’altro,e se alla fine non ci rimane niente,di sicuro non sarà stato tempo perso.Comunque avremo sognato almeno per un po di essere diciassettenni in un mondo di magia.
    Quindi Davide era uno “scherzo”…ma dovuto all’indignazione a seguito di post veramente ingiusti e senza fonadamento!!

  61. Beh questo è alla fine il senso logico con cui andrebbe letto ogni libro, osservato ogni quadro e ascoltata ogni canzone, il fatto fondamentale, credo, è che oggi tutta la nostra società si basa sul pregiudizio generale contro qualcosa che è “nuovo” o semplicemente riscoperto. Sembra che ci sia un pensiero neopositivista in corso. Ci rifugiamo tutti in arte elettronica e siamo restii ad aprirci di nuovo verso ciò che possa essere definito più “antico”.
    E’ la riscoperta che ci manca o forse non abbiamo più il coraggio di affrontare nuovamente quel bagaglio che ci portiamo dietro.

  62. Sai se fossi stato un ignorante avrei come dice il termine stesso ignorato questo post e non avrei risposto e se fossi stato presuntuoso non avrei accettato ciò che veniva scritto ma continuato a criticare e basta senza aver provato a dare un minimo di costruttività a ciò che stavo dicendo.

  63. Franz scrive:

    “io la conosco personalmente e ti posso assicurare che ha tutte le capacità di questa terra ma soprattutto si merita quello che le sta succedendo il mio non vuole essere un commento di parte perchè anche io ancora devo leggere il romanzo però definire una porcheria un lavoro del genere mi sembra abbastanza esagerato”

    Il tuo E’ un commento di parte. Ma poi scusa, cosa giudichi se non l’hai nemmeno letto? E’ pazzesco, su che pianeta vivi? Non ce l’ho con i diciassettenni, possono essere bravi quanto vogliono, ma andiamoci comunque cauti con i giudizi e con l’obiettività: si valuta contenuto e forma, non l’età di chi scrive.

  64. Sono rimasta sinceramente indignata dal fatto che l’autore dell’articolo si sia impegnato a gettar fango sul lavoro della strazzulla SENZA AVER LETTO IL ROMANZO.
    ora, è comprensibile la diffidenza verso l’opera di un’autrice appena diciassettenne sorga spontanea, ma non vi è sorto il dubbio che FORSE se l’einaudi l’ha pubblicata non deve essere proprio tutta cacca?
    L’accurata operazione di piallatura morale che l’articolo ha praticato, a mio avviso, lascia trasparire solo e unicamente una profonda INVIDIA nei confronti della ragazza perchè si, lui, ha scritto un romanzo ma… gliel’hanno forse pubblicato?
    consiglierei a CHIUNQUE quindi di LEGGERE quello di cui si discute prima di intavolare una critica mirata solo a sgonfiare i sogni di una ragzza che chiaramente ce l’ha messa tutta per concludere questa impresa. scopo di questa critica? convinversi che è solo colpa della stupidità della gente se questa ragazza ha pubblicato ed è già tuto sommato famosa mentre quello che la critica NOn LO E’!
    adesso scommetto che vi chiederete: ma lei per parlare così, il romanzo l’ha letto?
    ed ecco che vi rispondo:
    si, l’ho letto.
    e siccome l’ho letto ho ragione di affermare che l’opera non è affatto pessima. i difetti ci sono, e li riconosco: la ragazza ha una chiara inesperienza, è+ troppo legata al Classico da cui proviene e pertanto i contenuti sono troppo pomposi, solenni, e a volte le avventure sono ricalcature di Tolkien. senza contare che tutto lo stile di scrittura è, ripeto, poposo e sopratutto LENTO. ma nei discorsi tra i ragazzi, nelle vicende in cui la strazzulla si discosta da un ideale tolkeniano, il libro diventa fresco e divertente.
    questo e il mio giudizio, per esprimere il quale ho letto il libro accuratamente.
    ed è ciò che consiglio di fare A CHIUNQUE prima di sparare sentenze.
    positive o negative che siano.

  65. Ma io non ho recensito il libro.
    Io ho commentato, e molto negativamente, la scelta editoriale dell’Einaudi – basandomi sul materiale informativo dall’Einaudi stessa distribuito, ed usando prevalentemente forme ipotetiche e dubitative nel parlare del romanzo nello specifico.
    Ed ho commentatol’effetto generale di scelte come quella dell’Einaudi.
    E ho espresso la mia opinione sulla saggezza di scelte del genere.
    Lo stesso è accaduto nei commenti.
    Poi s’è parlato di marketing, copertine, scelte editoriali in genere.
    Ma recensire un libro non letto? No.

  66. Pingback: Fantastico italiano VS fantastico italiano « Masshimo Masshimo’s Weblog

  67. certi commenti andrebbero firmati. se si ha il coraggio. perchè tanto livore verso la BLASONATA ( aggettivo più volte ripetuto) einaudi? è la logica del “piccolo è bello?”. c’è livore, non critica. o invidia, che è ancora peggio.

  68. In effetti, tutti i commenti pertinenti sono firmati – a cominciare dal post principale.

    Mi dispiace che venga percepito del livore – che per quel che mi riguarda, non c’è.
    C’è – decisamente – la scarsa prova fornita da un editore, che danneggia più che appoggiare un proprio autore al solo fine di pompare le vendite con una certa fascia di pubblico.
    Il fatto che si tratti di un editore ad alto profilo è solo un’aggravante.

  69. Difficile trovare del livore nei commenti.
    Al massimo una certa delusione, anche cocente e rabbiosa, per il modo di operare di un editore che, fino a prova contraria, ha costituito – e in parte ancora costituisce – un punto di riferimento per la cultura in Italia.
    Vedere Einaudi fare le smorfie e urlare a gran voce come uno che abbia un banchetto per il gioco delle tre carte e solo per sostenere un’operazione di marketing equivoca e indegna del suo nome, può indisporre chi ha un concetto un minimo più alto del libro. Anche/persino del libro di fantasy.
    Ma per chi ci prendono i signori di Einaudi, se lo è chiesto, Mr. Fasanotti? Dobbiamo per forza credere che il librotto della Strazzulla sia un capolavoro solo perché anche Einaudi ha deciso di correre dietro a una moda letteraria del momento, tentando di occupare lo spazio lasciato libero dal temporaneo silenzio della Rowlings?? «Il primo fantasy pubblicato da Einaudi»: avevano ancora il nome da giocarsi e adesso che se lo sono venduto per il più classico piatto di lenticchie? Ma siamo seri, via. Tutta l’operazione – peraltro non brillantissima, visti gli esiti di vendita – dimostra soltanto ciò che molti avevano già capito, cioé che Einaudi è diventata una bella armatura vuota, un triste cavaliere inesistente…
    «Ormai conta solo il fatturato», potrà rispondermi e io non avrò altra replica che il silenzio.
    Ma almeno evitiamo certe manfrine da imputato ingiustamente perseguitato. Ce ne sono già troppi in giro, mi pare.
    Per concludere, visto che non posso pretendere che tutti sappiano chi sono, mi firmo Massimo Citi e faccio il libraio. Per altre info consultare wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Massimo_Citi).

  70. ((((((certi commenti andrebbero firmati. se si ha il coraggio. perchè tanto livore verso la BLASONATA ( aggettivo più volte ripetuto) einaudi? è la logica del “piccolo è bello?”. c’è livore, non critica. o invidia, che è ancora peggio.

    Commento di pier mario fasanotti — Luglio 23, 2008 @ 8:32 am )))))))))

    La gente mette la firme se serve a qualcosa, ma temo che in Italia non sono i consumatori ad avere potere con la propria opinione. Ecco perché questo spazio non è frutto di livore, ma di profonda stanca indignazione da tanto disgusto.

  71. Una cosa.

    Il romanzo lo hai letto, perlomeno? chi ti ha detto che gli scrittori 17enni fanno tutti pena?
    Ringraziamo che tra gli adolescenti ci sia qualcuno che pensa anche ad altro, oltre a pomiciature varie! Mica tutti sono come Claudia92 che ha scribacchiato su Moccia!

    Non ho letto l’opera di questa ragazza, ma lavoro per una casa editrice. Di porcherie ne ho lette tante ma ho letto anche molte cose splendide di ragazzi giovanissimi. Ho un sito dedicato agli autori esordienti e, tra gli autori che pubblico, c’è una ragazzina di 13 anni che scrive divinamente.

    Leggiamo, prima di sputare veleno su una trama.

  72. Ho letto, Davide. Ho letto tutto prima di commentare.
    “Le premesse ci sono tutte per una beneamata porcheria”.
    L’esperienza mi insegna a non giudicare prima di conoscere effettivamente le cose.

    Chi lo sa, magari la ragazza ha uno stile eccellente e riesce a rendere bella una storia banale (non nego che la trama lo sia, da quel che ho letto sulla quarta di copertina ieri sera in libreria).

    Ma la cosa che a me ha dato fastidio è la generalizzazione che hai fatto nei confronti di tutti i diciassettenni che scrivono, come se tutti fossero capaci di scrivere solo banalità.
    Vieni a farti un giro sul mio forum e leggi quel che scrivono gli autori lì dentro. C’è della banalità, innegabilmente…ma ci sono autori, diciassettenni, che scrivono divinamente.

    Ripeto e ribadisco: di Chiara Strazzulla e del suo libro a me non importa nulla. Dalle recensioni che ho letto su IBS sembra che il libro sia noioso, e mi dispiace che l’Einaudi contribuisca a pubblicare (e pubblicizzare) libri di poco spessore.
    A me interessa che non si generalizzi.

    Io sono PIENAMENTE concorde sul costante calo di qualità della narrativa italiana. Più che calo qualitativo lo possiamo chiamare scempio, visto che nella libreria Giunti nella quale sono entrata ieri sera c’era Moccia nel reparto “Classici”, con Tolstoj al suo fianco.
    Questa è stata una cosa che mi ha fatto fuggire dalla libreria…

  73. Il punto centrale di questi post è – un buon autore diciassettenne non è bravo perché diciassettenne.
    È bravo e basta.
    Il fatto che abbia diciassette anni non lo rende più o meno bravo di un quarantenne, e venderlo sulla scorta dell’età e non delle qualità letterarie è barare – e rendergli un pessimo servizio.

    Per il resto, non dubito affatto che esistano validi scrittori di qualsiasi età.
    Sostengo però che sia necessario lasciar loro spazio per crescere.
    La narrativa non è solo scrittura – è anche esperienza.
    Rielaborata, frullata, trasformata, farcita di invenzioni e menzogne creative, ma l’esperienza deve esserci.
    Perciò, scrivere divinamente, ma di cosa?

    Nella mia esperienza, sono pochi gli adolescenti che riescano ad accoppiare un buon livello di scrittura con dei contenuti solidi, originali, coinvolgenti.
    Specie nell’ambito del fantastico, che è ciò di cui ci occupiamo su queste pagine.
    Specie sulla distanza di 400 e rotte pagine.

    Mi fa poi molto piacere scoprire iniziative come la tua – anche perché normalmente lasciano agli autori (di ogni età e livello di esperienza), lo spazio per crescere, per crearsi uno stile, una poetica, e un bagaglio di esperienze, ed offrono loro un forum sul quale confrontarsi con altri, imparare ad accettare le critiche, migliorare.
    Evviva.

    Ma questo non è ciò che fanno le majors in questo momento – pare quasi, anzi, si sia aperta la caccia al teenager, e si vada al ribasso: due dei miei tredicenni per un tuo diciassettenne.
    Questo è sciocco, promuove pessime abitudini da parte del pubblico (che è invitato ad apprezzare l’età, non i contenuti), e soffoca le possibilità di crescita degli autori, inserendoli in una catena di montaggio.

  74. Su questo sono pienamente d’accordo.
    Purtroppo, l’editoria italiana, oltre ad essere una giungla pericolosa per gli esoridenti (editori a pagamento di vario genere) è di infima qualità.
    Non vale più la legge del testo migliore: si punta sulla pubblicità, su autori che possono colpire per la loro giovane età (la Scavia, per esempio, pubblicata dalla Mondadori con la sua storia <> a “Lolita” di Nabakov)e non per la loro abilità con la penna.
    E si calca sempre di più sulla notorietà della casa editrice.
    L’editrice per cui lavoro io è piccola, aperta da poco, ma seria e attenta alle scelte che compie. Quando sceglie un testo lo fa in base alla sua validità e nient’altro.

  75. Hai appena spiegato perchè Umberto Eco è riconosciuto in tutto il mondo. Punto.
    Se poi vogliamo continuare ad essere fantasiosi nel vedere la realtà prego, ma non lamentiamoci se poi le porcherie diventano il nostro prodotto quotidiano e con il quale veniamo bollati.

    Davide, per carità, continua a far sentire la voce perchè il monopolio che gentaglia come i dirigenti Mondadori e company hanno è veramente schifoso e da clientelismo a danno del buono.

  76. Scusate ma il precedente post inizia con questo richiamo:
    ((La narrativa non è solo scrittura – è anche esperienza.
    Rielaborata, frullata, trasformata, farcita di invenzioni e menzogne creative, ma l’esperienza deve esserci.
    Perciò, scrivere divinamente, ma di cosa?))

  77. La narrativa, soprattutto fantastica, è scrittura e fantasia. Se prendi Tolkien, Brooks o Pinco Pallino e lo rielabori dove sta l’innovazione?
    E’ inutile rigirare il discorso.

    E, badate bene, non sto dicendo che per scrivere bene non è importante leggere molto. E’ fondamentale.

  78. L’originalità assoluta è rarissima.
    Ed è possibile prendere a piene mani da un altro autore e comunque venire fuori con qualcosa di originale.

    Ad esempio, Tad Williams, con Memory, Sorrow & Thorn, riprende massicciamnete Tolkien (e di conseguenza Brooks 😛 ) ma poi ne ricava una storia originale e interessante, possibilmente più interessante dell’originale.
    Il trucco, nel suo caso – affrontare di petto l’inerente razzismo del Signore degli Anelli, facendolo diventare il tema centrale della trilogia.

    Per scrivere bene narrativa fantastica è essenziale leggere molto, su uno spettro molto ampio (non solo fantasy), è essenziale capire cosa si è letto, rielabolarlo, incrociarlo, ibridarlo, epoi avere il coraggio di essere originali.
    Non che sia facile.

  79. Io penso che sia essenziale leggere molto, moltissimo. Qualsiasi genere. Affina la grammatica, il modo di scrivere, la capacità di innescare un buon motore narrativo e tenerlo vivo.
    Ma sono convinta anche che non occorre “specializzarsi” nel genere di cui intendi scrivere.

  80. Se si vuole scrivere un determinato genere, conviene conoscerlo molto bene- se non altro per evitare di proporre al pubblico idee già viste mille volte.
    Ma leggere solo quello è la ricetta per il suicidio.
    In fondo è questo il limite di molti fantasisti nostrani di belle speranze – hanno letto poco, e quel poco in un campo molto ristretto di titoli.

    Una delle carenze “classiche”, che si notano nell’opera dei fantasisti giovani, è costituita dalla narrativa d’avventura – Dumas, Sabatini, Mundy, Salgari, Burroughs….
    Magari sanno tutto di strategia campale rinascimentale ed hanno sedici nomi diversi per la comune “spada” – ma poi non sanno fondere dialogo ed azione, raccontano storie noiose, si perdono in intrighi da Almanacco di Topolino…

  81. Ah, Salgari…adoro i suoi libri. Ed è un autore snobbato da ragazzi e “giovani adulti”.

    Se è vero che siamo diventati tutti esterofili, per quel che riguarda la letteratura fantasy, ne abbiamo ben donde, visto che in Italia ci sfornano opere assurde, pretendendo pure che non siano criticate. La Troisi, ad esempio, ha dichiarato che a lei non interessa scrivere fantasy, che preferisce concentrarsi sulle vicende dei personaggi; personaggi in cui ogni adolescente si deve rispecchiare.

    …potrebbe tranquillamente scrivere romanzi rosa, allora.

    Ho letto varie recensioni del libro della Strazzulla, ma quella che mi risulta più attendibile è quella di Gamberetta, su Fantasy Gamberi. E a quanto pare i problemi sono i soliti: nessuna documentazione sul piano militare, banalità, stereotipi a non finire.

  82. Personalmente trovo le recensioni di Fantasy Gamberi estenuanti.
    Il termine inglese è “overkill”
    L’overkill non è un sostituto per l’autorevolezza (anche se molti ci cascano).

    In realtà stereotipi, cliché e conoscenze tecniche superficiali non sono necessariamente male, nelle mani di un buon narratore – la narrativa è anche una forma di illusionismo.
    Quindi io non sarei così ossessivo sul “non ha letto Von Klausewitz” o simili altre baggianate: spesso è più importante conoscere bene i cliché (per usarli creativamente e sorprendere i lettori) che non la tattica e la strategia nei tempi antichi.

    Riguardo al fantasy italiano: l’offerta dominante è essenzialmente un pastiche fatto in casa di materiali anglosassoni.
    Come tale, ha il valore – ed i difetti – di qualsiasi pastiche.
    La colpa non è tanto degli autori – chiunque può scrivere ciò che gli aggrada, dopotutto – ma degli editori che lo pubblicano per soddisfare le richieste del minimo comun denominatore.

    Discorso sentito due giornio or sono in una libreria…
    Ragazzina 1: “Leggi libri fantasy?”
    Ragazzina 2: “Solo quelli!”
    Ragazzina 1: “Quali preferisci?”
    Ragazzina 2: “Quelli spessi.”

    Poi ci sono ottimi autori di fantastico, nel nostro paese.
    Ma essendo sostanzialmente “elven-free”, hanno poco mercato con gli hoi polloi.

  83. Salve a tutti.
    Stavo fermo davanti al monitor del computer e ho pensato di digitare su Google il nome di Chiara Strazzulla, tanto per vedere che ne usciva fuori. Ci sono molti link a forum, come normale che sia dopo tanto che è uscito il suo libro. Ne ho visitati un po’, tra cui questo qui. Anche io quando ho letto il post di Davide e maxciti55 mi ero fatto prendere un po’ dalla collera per i toni e volevo rispondere, ma poi ho pensato (bene, ho scoperto in seguito) di proseguire nella lettura delle risposte.
    Faccio una premessa: posso definirmi un ragazzo di 28 anni di cultura medio-bassa per quello che riguarda la lettura e la letteratura (ho studiato all’I.T.I.S., lavorato come magazziniere e letto per lo più Agatha Christie, Stephen King, M. Chrichton, Terry Brooks e fantasy in generale).
    Detto questo vorrei però, timidamente, alzare la mano e dire la mia.
    Quando ho comprato il libro “Gli Eroi..” non avevo idea che ci fosse stata, o che stesse per arrivare, tutta la pubblicità che lo ha sovrastato.
    Sono entrato in libreria e, devo ammetterlo (falena che va contro la luce) sono stato attratto dalla copertina e dalla trama. Non avevo letto che avesse 17 anni.
    Quindi, essendo stato traviato soltanto in parte dalla messa in scena commerciale (copertina+trama abbastanza avvincente secondo me) l’ho letto in un paio di giorni (sì, lo so, ma quando non ho nulla da fare…). L’idea non è male, anche se avrei preferito non leggere la parola Elfi, ormai diventati un po’ troppo comuni. Ci sono parti del libro che mi hanno un po’ annoiato, ma nel complesso il lavoro è riuscito a tenermi concentrato quel tanto che mi è bastato a giudicarlo (per un perito e magazziniere) buono. Di solito i libri che non mi piacciono rimangono con il segnalibro a pagina 1 a prendere polvere sulla mia libreria (BUTTARE I LIBRI E’ UN PECCATO!!)
    quando l’ho terminato, mi sono poi soffermato sul trafiletto che riguarda alcuni cenni all’autore (non mi ricordo mai se si chiama terza o quarta di copertina) ed ho letto che ha 17 anni, il che, ripeto, non conoscendo il tipo di pubblicizzazione che l’editore stava fornendo, mi ha un po’ meravigliato, ma anche incoraggiato.
    Incoraggiato perchè: primo, come già citato in precedenti post, la generazione dopo la mia ama ancora scrivere (e non solo sms con parole accorciate e prive di significato), ma soprattutto sa ancora descrivere termini come eroismo, valore, amore ed avventura, soggetti che secondo me, osservando gli adolescenti di oggi, non riescono a trovare spazio se non in libri privi di significato (scritti per giovani da persone adulte e che della gioventù di oggi ne sanno veramente poco, secondo me).
    Secondo perchè (e qui tutti strabuzzerete gli occhi al cielo dicendo “eccone un altro, uffa!”) anche io sto scrivendo un libro. Fantasy per giunta.
    Devo dire che la voglia di scriverlo è nata più per continuare ad immaginare le vicende che leggevo e puntualmente terminavano all’ultima pagina, ma anche come una sfida personale. Mi sono detto che fare qualcosa che non ho mai provato a fare prima potrebbe essere un metodo accettabile per conoscere altri aspetti della mia personalità.
    Purtroppo, un po’ per lavoro, un po’ per altro, sono ormai tre anni che scrivo e sono solo a pagina 100. non che l’ispirazione manchi, ma, come già evidenziato (GIUSTAMENTE) in precedenti post, l’originalità a volte va a farsi benedire e ti ritrovi a dover inventare, con tutto ciò che ne consegue, vicende o personaggi totalemnte nuovi. (Cito un esempio si Stan Nicholls che on la saga “Orchi” ha dato un tocco di originalità al fantasy che ero abituato a leggere).
    In sintesi (anche perchè qualcuno potrebbe iniziare a chiedere “Sì, ma dove vuoi arrivare?”) volevo solo dire che il libro di Chiara Strazzulla mi è piaciuto, certo, non come quelli di Terry Brooks, ma mi è piaciuto.
    Vorrei anche ringraziarvi per avermi aperto gli occhi sul mondo dell’editoria: intendiamoci, non cado dal pero, lo so come vanno certe cose. Gli editori mirano alle vendite e chiederebbero di tuto all’autore per raggiungere il target. Però devo dire che prima di leggere questo forum ero quasi intenzionato a mandare il lavoro, se mai lo finirò, alla Mondadori o alla Einaudi. adesso penso invece che forse lo manderò a Linda.

  84. Caro Emanuele
    Il fatto che anche tu scrivi – anche se avendo 28 anni difficilmente potrai essere presentato come giovane fenomeno – è un buon segno, non c’è dubbio. Anche solo nel senso che hai sentito la necessità o l’esigenza di sorbirti tutto il lunghissimo zuppone che man mano è cresciuto dopo l’intervento iniziale di Davide. Non starò a ripetere l’assunto iniziale del discorso: il libro è uscito ormai da 3 o 4 mesi e per la maggior parte delle librerie è ormai andato in resa. Il fatto che Strazzulla sia stata presentata come 17enne (come è accaduto con Paolini, peraltro) è stato un semplice e breve gioco del destino – o calcolo aziendale – destinato a lanciarla. Che sia riuscito pienamente, in base alla notizie di vendita che ne ho, non è stato. Ma ha comunque suscitato una “bella” e animatissima discussione.

  85. io a momento sonon a pagina 495 di “gli eroi del crepuscolo”,e sinceramente…non so cosa mi sta dando la forza di continuare a voltare le pagine! già detto che la storia è banale,già detto che sarebbe apprezzabile solo se fosse una parodia… ma pensare che qualcuno si sia preso la briga di pubblicarlo… e non dovrebbero neanche eloggiarla tanto perchè è giovane,dato che pur troppo c’è qualcuno che a soli quindici anni ha scritto un…un…spiacente,non posso chiamarlo “fantasy”! ma in confronto,è persino meglio…
    proprio ieri un mio amico è andato in libreria e l’ha trovato,questo mostro,ed ha aperto un’accesa discussione con la proprietaria che,senza neanche averlo letto o almeno sapere di che trattasse,difendeva con passione Chiara Strazzulla. e guarda un pò qual’era la sua scusa preferita? “infondo ha solo diciassette anni”…
    pensare che a me l’hanno rifilato a scuola questo libro,ed io l’ho pure preso tutta contenta pensando che un’altra italiana,e per giunta mia coetanea,si fosse tuffata a capofitto nel fantasy… ceeeeeeeeeeeeeeeeeerto! in poche parole: mi fa pena. soprattutto immaginando la passione e la convinzione che magari questa povera ragazza ci avrà messo a srivere… in Italia non sanno cos’è il fantasy(ed in effetti non dovrei neanche meravgliarmene…) tanto da idolatrare una tale ca****…

  86. la parola ca**** rende poco l’idea.Cioè,che logica può esserci in un libro che ricorda parecchio la meccanica di un GdR(gioco di ruolo)versione videogame degli anni ’80 per Nintendo(con tutto il rispetto per essa e la categoria GdR)dove l’intera vicenda è ambientata in Sicilia(notate bene la cartina e datemi torto se potete).Non che io stia denigrando il luogo naturalmente.La trama è un flop già in partenza:il protagonista è un incompreso “mezzosangue”che decide di partire alla ricerca della sua “madonnella immacolata di sangue puro”(principessina elfica)rapita(guarda un pò)dal cattivone di turno conosciuto come “Il Signore delle Tenebre”(ma pensa te,che originalità di nomi concedono alle anagrafi del fantasy,includendo il fatto che sarebbe un eresia se i personaggi principali non ostentano una “Y”nel loro nome)e ovviamente recluta degli amici o (presunti tali)che lo scortano verso la Nuova Mordor.Per infrangere i tabu imposti dalle leggi dei GdR riguardanti i personaggi del gruppo(il miglior amico idiota,il disadattato dark,il bimbo apocalittico,il leone mannaro e l’amazzone)c’è stata l’ottima idea di reclutarli di città in città.Ok,non volevo disilludere i fan di questo capolavoro(o forse si?)semplicemente io penso che un libro del genere sia un’offesa all’intelligenza dei fantasysti italiani(nel caso di quelli che ancora credono che questo libro sia arte,credo proprio che ci sia ben poco da offendere).Notate bene che io non ho mai scritto che il libro è un flop solo perchè l’autrice è under21(menziono senza indugio un altro autore che col suo primo libro scritto prima dell’età adulta ha fatto scintille),semplicemente credo che questo libro sia un qualcosa da vendere con l’etichetta “For children or idiots”.
    Io credo che l’unico vera autrice del fantasy italiano sia Licia Troisi,che ha davvero saputo imporsi con la sua saga del Mondo Emerso.
    Concludo dicendo che l’autrice di questo libro farebbe molto meglio ad informarsi seriamente sul concetto di fantasy(o,per lo meno,darsi all’ippica)

  87. MA IO MI CHIEDO: PERCHè UN GRUPPO DI RAGAZZI CHE SI OFFRE DI PARTIRE PER LA MISSIONE E CHE TRA L’ALTRO OVUNQUE ARRIVA SI BECCA UNA BENEDIZIONE DOVREBBE CHIAMARSI “COMPAGNIA DEI RINNEGATI”? PER FAR SCENA? MA NEANCHE! MI SA TANTO DI RIDICOLO INVECE! E POI: LYANNEN ERA O NON ERA PERDUTAMENTE INNAMORATO PERSO DELLA VERGINELLA DI TURNO? E ALLORA PERCHè APPENA GLI CONCEDONO DI ANDARE CI RIPENSA?! E PERCHè APPENA SANNO CHE LA LORO RICHIESTA DI PARTEIRE VIENE ACCETTATA COMINCIANO A CACARSI TUTTI ADDOSSO SE PRIMA NN VEDEVAO L’ORA DI ANDARE???!!! E ANCORA: SE DEVONO PARTIRE PER QUESTA “IMPORTANTISSIMA E DIFFICILISSIMA MISSIONE”,PERCHè SE NE VANNO A PIEDI? SE DEVONO VIAGGIARE TANTO,PERCHè NON PRENDONO ALMENO DEI CAVALLI?! E NON GIUSTIFICATELA CHE DOVEVA SSERE IN INCOGNITO PERCHè TUTTO IL MONDO GUARDA CASO SAPEVA DI LORO! DEL TIPO: -HEY,SLYMAN,LO SAI CHE CI SONO DEI TIPI CHE LONTANO LONTANO DA QUI CHE VANNOA A SALVARE UNA VERGINELLA IMPOTENTE DALL GRINFIE DELLO STUPRATORE DI TURNO?
    -MIO SIGNORE COME FA A SAPERLO?
    – PERCHè SONO IL SUPER DIO SACERDOTE E DUNQUE SONO A CONOSCENZA DI OGNI COSA! GUARDAMI,AVVOLTO NEL MIO MANTELLO VIOLA STAGLIATO SEMPRE E SOLO CONTRO LA LUNA! IO POSSO SAPERE ANCHE QUANDO IL SIGNORE DELLE TENEBRE VA AL CESSO,SLYMAN! E TU,SLYMAN,DOVRAI RAGGIUNGERE QUEI RAGAZZI!
    -E PERCHè MAI,MIO SIGNORE?
    -PERCHè SEI BUONO LEGALE!!!
    (NOTARE CHE SLLYMAN ED IL SOLITARIO NON RIESCONO A NON CHIAMARSI DIECI VOLTE PER NOME IN UNA FRASE)
    E POI ANCORA: SE PUR TROPPO AVETE BUTTATO 20 EURO ED AVETE IL LIBRO,APRITE LA CARTINA ED OSSERVATE:DA DARDAMEN A MYMAR CI METTONO CIRCA UNA GIORNATA DI VIAGGIO A PIEDI. CALCOLANDO CHE DUNQUE QUELLA DISTANZA VALGA UN GIORNO,HO CALCOLATO CHE PER RAGGIUNGERE IL LONTANISSIMO ED IRRANGIUNGIBILE CERCHIO DEI DRUIDI,CI VOGLIONO SI E NO OTTO GIORNI. E LORO IN OTTO GIORNI ANCORA BRANCOLANO PERSI PER LA FORESTA.
    QUANDO ARRIVANO A CASCATA DELLE FATE,CHISSà PERCHè MA HO AVUTO UN FORTE SENSO DI TRILLY,LA FATINA DI PETER PAN. VABBè,IGNORANDO QUESTO SRANO SENTIMENTO CHE è IMPOSSIBILE SAPERE PERCHè HO PROVATO,NOTATE ANCHE CHE SLYMAN,CHE AVRà DEI SUPER POTERI AKA LAMPO(PER CHI NON SE LO RICORDA è UNO DEGLI AMICI FOLLETTI DI TONIO CARTONIO NEL FANTABOSCO,CHE,SI CAPISCE DAL NOME,è MOLTO VEOCE). INFATTI,IL GIOVANE PRINCIPINO SMARRITO,RIESCE A PERCORRERE UN TRATTO DI STRADA ESAGERATO E TUTTO SOLO IN MENO TEMPO DI QUATO QUEI MINORATI MENTALI DEI RINNEGATI RIESCONO A CACARE UNO STRONZO DAL CULO.
    PER NON PARLARE DELLA MANIA SUICIDA CHE PARE ABBIANO IN COMUNE VENTEL E DALMAN.PER ESEMPIO PERCHè CONTRO QUEL SERPENTONE NELLE PALUDI CHIARE DEVONO COMBATTERSI ED AMMAZZARSI SOLO LORO DUE? E QUALE MOTIVAZIONE SPINGE MAI IRDRIS A TRATTENERE LYANNEN? LEI AVEVA L’ARCO,LE BASTAVA AIUTARLI CON QUALCHE FRECCIA? E GLI ALTRI,CHE ASSISTONO NELLA TENDA SGRANOCCHIANDO POP CORN??? BHA! MA CHI LO SA!E GUARDA UN Pò OVUNQUE VANNO NON FANNO ALTRO CHE PRENDERE DALLA LORO NOBILI SIGNORINI FRESCHI DI SEGHE CHE LI SEGUONO ANIMATI DA…DA… FORSE DALLA DEPRESSIONE NON LO SO…
    E OGNI VOLTA CHE INCROCI LE DITA E DICI: FINALMENTE UN NEMICO! ECCO CHE ANCHE QUELLO SI DIMOSTRA UN SORRIDENTE NUOVO AFFILIATO DEI RINNEGATI…
    OK,IO ORA SONO CONTRO QUESTE COSE,PERCHè LA CREATIVITà O LA SI HA O NON LA SIA HA,MA IN QUESTO CASO LE CONSIGLIO UN ACIDO PER FARSELA VENIRE. ED UN BUON LIBRO FANTASY COME SI DEVE. MAGARI SI FA UN IDEA DI COSA VOGLIA DIRE DAVVERO QUESTO TERMINE.

  88. Pienamente daccordo con MRX,fossi in voi andrei a Roma per farmi ridare i soldi da lei…però,ora che ci penso,credo sia il caso di smetterla di criticarla.
    Sul serio.Se per caso miss”Io scrivo fantasy perchè non sò limonare” leggesse questi commenti obiettivi e sinceri,mi cade in depressione e comincia ad allagare la casa di lacrime e ad ingozzarsi di frittura e cioccolata finchè non arriva ai 3 quintali di peso…e noi non vogliamo questo,no?perchè altrimenti tempo due mesi e la ritrovano morta affogata tra incarti nestlè e confezioni di patatine e in 2 anni la RAI le dedica un film(“l’eroina del crepuscolo”)

    P.S.pregate i vostri idoli perchè non le salti in testa di scrivere un sequel,altrimenti il 21/12/2012 al confronto sembrerà un film Disney…

  89. Scusate, io capisco che ognuno ha le proprie opioni, ma perchè scrivere commenti del genere? I primi erano più introspettivi, gli ultimi solo offese gratuite. E poi elencare tutti i passaggi che non piacciono… cioè, è ovvio che un libro piace o non piace, quelli sono gusti. Se quelli si chiamano per nome 30 volte in una frase o se il protagonista ama la “verginella di turno”, cosa vi importa? Non mi pare un commento molto serio… Io sto leggendo il libro e sono quasi giunta alla fine. Sinceramente mi piace. Ovvio, non è al livello di una Anne Rice però mi ha presa e sì, si sente che la storia ha dei tratti ingenui, ma cosa c’è di male? La trama non sarà molto originale ok, ma conisglio a chi ha letto solo qualche informazione rilasciata di leggerlo, perchè almeno così si può dare un vero giudizio. E chissà che non vi piaccia. Ripeto, io per prima non lo ritengo un capolavoro, ma è bello, fa sognare ed è divertente e ha quei tratti romantici che si addicono ad un fantasy. Un fantasy dolce.
    Un saluto

  90. Ho appena cominciato a leggere il secondo romanzo della Strazzulla 8tra l’altro, mia omonima)…devo dire che sinceramente mi approccio ad esso in modo un pò scettico, non essendo un amante del fantasy…però devo spezzare una lancia a difesa della mia omonima: non mi pare il caso di attaccalra così violentemente…in una società in cui i diciassettenni non fanno altro che abrutirsi davanti a tv, playstation, film di natale e porcate varie, che non sanno neanche quale sia la capitale della Francia o quanto faccia 7 per 8, vedere una ragazzina di 17 anni che scrive un romanzo di 800 pagine, con un intreccio anche molto complesso, non mi sembra questo disastro, questo abominio come viene descritto in questo articolo…ok, sarà anche un romanzo banale, non sarà un capolavoro, ma caspita, nella vita c’è molto di peggio…bastava dire “non mi piace per questo, questo e quest’altro motivo”…ma parlare di pornografia, di arrivismo degli editori, e peggio ancora arrivare neanche troppo velatamente a sfottere questa ragazza, a trattarla quasi da disadattata solo perchè invece di andare in discoteca preferisce farsi un cultura e cercare di applicarla scrivendo (ripeto, se poi il romnazo piace o meno è un altro discorso) è veramente una cosa molto sgradevole…

  91. Mi impressiona molto il fatto che la gente si diverta a criticare tutto, spesso e volentieri senza ragione alcuna. Se un adolescente trascorre la propria vita girovagando per discoteche e locali, non va bene. Se un adolescente, evitando discoteche e locali, trascorre un paio d’ore al giorno a coltivare il suo sogno (che, notiamolo, non è quello di diventare calciatore o velina), non va ugualmente bene. A questo punto viene da chiedersi cosa debbano fare i giovani per compiacere agli adulti (rinchiudersi in un monastero, forse?).
    Ciò che mi impressiona ancora di più, inoltre, è come la gente riesca a dispensare giudizi senza sapere nulla di ciò di cui parla, in questo caso il Fantasy.
    Ora io mi chiedo: al di là dei gusti e delle opinioni è giusto offendere una persona solo perchè ancora non ha raggiunto un’età che, ancora non capisco perchè, è universalmente considerata sinonimo di maturità? E, in ugual maniera, è giusto offendere un genere letterario (perchè di genere letterario si parla, che vogliate ammetterlo o meno) solo perchè tratta le tematiche più disparate cercando anche di far divertire chi legge? Ad entrambe le domande, oserei rispondere di no.

    Per difendere l’autrice:
    L’autrice diciassettenne de Gli Eroi del Crepuscolo non è entrata nei cosiddetti “anta”, e per questo viene bersagliata. Ma, in effetti, era molto meglio prima: vivevamo in un mondo migliore quando i dotti erano tutti con un piede nella fossa e almeno un numero x di ictus alla settimana. Era molto meglio quando i giovani, a diciassette anni, si limitavano ad avere le loro prime esperienze sessuali, invece che tentare di farsi una cultura. Eh, quelli si che erano bei tempi!
    Ma stiamo scherzando? Chiara Strazzulla è, a mio parere, una ragazza di grande talento, col solo sogno di poter far entrare altre persone nel suo mondo immaginario, di farle sognare e farle evadere un attimo da questa orrenda realtà quotidiana. E a nessuno devono importare le sue “esperienze sessuali”, nessuno si deve permettere di offenderla in maniera barbara solo perchè ha coltivato la sua passione ed è riuscita a trovare un editore. E, inoltre, nessuno ha il diritto di scrivere stupidaggini senza nemmeno aver letto il libro (sfido il 90 percento degli adulti a scrivere con la chiarezza di Chiara).
    Nessuno è autorizzato, quindi, a lanciare giudizi crudeli e sperare di uscirne vincitore, perchè il mondo non funziona così.

    Per difendere il genere:
    Il Fantasy è un genere complicato. E, inoltre, è un genere che deve piacere, altrimenti non si può e non si deve commentare. E’ vero, ha degli stereotipi: guerre, rapimenti di principesse, eroi in viaggio etc… ma quale genere non ne ha? Trovatemi voi un giallo senza cadavere, un’avventura senza avventure, un rosa senza innamorati!
    Le guerre, i mondi paralleli, lo stile medioevalizzante sono tutti elementi che sono d’obbligo in un fantasy, anzi, ne sono i suoi elementi caratteristici! Pensate a “Il Signore degli Anelli” senza guerra, viaggio, eroe, lotta Bene-Male… diventerebbe un romanzo inclassificabile, o no? E’ come pensare a Poirot senza Poirot, senza cadaveri, misteri e così via… non avrebbe senso.
    Solo perchè i fantasy vogliono raccontare il mondo servendosi di un po’ di spensieratezza, non vuole dire che siano “pattume”. Io ho in mente ben altre opere molto più famose che andrebbero buttate nel cesso (perdonate la volgarità), dal quanto sono oscene (e, tanto per puntualizzare, anche Moccia, che non ha nulla a che vedere nè con i giovani, nè col fantasy, è un autore che riserverei al cesso).

    Per difendere la casa editrice:
    E’ ovvio che Einaudi non fa nulla per nulla. E’ una casa editrice, e in quanto tale deve anche trarci un guadagno. Sfido chiunque a trovare un fruttivendolo che regali frutta, un pescatore che regali pesce, o un immobiliare che regali case, perchè i soldi, così mi è stato insegnato, non crescono sugli alberi. Perciò è giusto dire che Einaudi “sfrutta” una diciassettenne solo per soldi? Forse sì, ma ne ha ben donde!
    E non credo sia giusto offendere una casa editrice solo perchè si è aperta ad altri generi. Per lei è un salto di qualità, significa abbracciare nuovi clienti, nuove possibilità di vendita… solo chi non ha alcuna esperienza di economia aziendale, a parer mio, può condannare Einaudi solo perchè ha deciso di espandere le proprie vedute.

    Ora che il mio commento è stato letto, voglio dirvi che ho diciassette anni, e che non credo di essere così imbecille da non avere un’idea su come gira il mondo. Anzi, sono abbastanza sicura di essere ben più matura di molti individui che conosco di persona, e che data l’età dovrebbero essere persone responsabili ed esempi per noi piccoli adolescenti indifesi alle prese con le prime esperienze sessuali.
    Leggendo l’articolo mi sono sentita offesa nell’anima, e non sto esagerando.
    Se chi ha scritto l’articolo, a diciassette anni, pensava solo alle proprie esperienze hard giovanili(e forse pensa ancora, dal momento che ogni scusa era buona per inserire qualcosa che richiamasse al sesso nell’aritcolo), non so che farci. Non è un mio problema. Nè della Strazzulla. Nè di qualunque altro diciassettenne che cerca di realizzare i propri sogni, lottando quotidianamente contro chi li ritiene buoni a nulla e crede sappiano scrivere solo a “xkè”.

  92. Gentile Enzo. Questo post è stato scritto più di due anni fa e, nonostante le polemiche che ha provocato, direi che è stato – ahimé – perfettamente centrato. Il libro di Strazzulla è indiscutibilmente brutto. Ma di un brutto sciatto, ovvio, piccino. Una copia sbiadita di una copia sbiadita di una copia sbiadita… Polemizzare oggi, una volta visto e letto il libro, accusando l’autore del post di “gelosia e invidia” è sinceramente un po’ ridicolo. Ma via, possiamo passarlo in elenco con gli altri insulti, non è nemmeno dei peggiori. Resta il fatto che il buon Davide, autore a suo tempo del post, ha azzeccato quella che all’epoca non era nemmeno una previsione. Adesso, comunque, sarebbe bello parlare d’altro. Siamo qui per questo.

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