Nuova Uscita – Tutto il nero del Piemonte

Nero del PiemonteE’ finalmente uscito il volume Tutto il nero del Piemonte, antologia ottimamente curata da Danilo Arona e da Angelo Marenzana che raccoglie 22 autori piemontesi i quali si sono cimentati con racconti relativi ai generi dell’horror, noir e giallo trattando al contempo tematiche sociali. Ecco l’elenco del manipolo di audaci scrittori piemontesi che include diversi membri del gruppo di autori che ruota intorno alla realta’ di ALIA:
Danilo Arona
Giorgio Bona
Angelo Marenzana
Mariangela Ciceri
Desire’e Coata
Sergio Pent
Davide Cavagnero
Paola Caretti
Claudio Braggio
Matteo Severgnini
Raffaella Testa
Alessandro Defilippi
Edoardo Angelino
Iginio Ugo Tarchetti
Massimo Soumare’
Fulvio Gatti
Elvezio Sciallis
Gian Maria Panizza
Massimo Citi
Silvia Treves
Davide Mana
Selene Pascarella

Obiettivamente, le opere raccolte sono davvero interessanti. D’altra parte, e’ innegabile il fatto che questa regione ha una lunga ed onorata tradizione nel campo della letteratura fantastica e poliziesca…

Tutto il nero del Piemonte, Edizioni Noubs, Chieti, Pagg. 213, novembre 2007, 13 euro.

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16 thoughts on “Nuova Uscita – Tutto il nero del Piemonte

  1. Oggi l’antologia è arrivata anche a me e a Silvia.
    Soltanto le nostre copie e nessuna per la libreria. L’avrà capito l’editore che siamo librai e che sarebbe stata una buona idea mandare qualche copia in più da tentare di vendere se non altro ad amici e parenti?
    Sospetto di no, che non abbia capito il più classico dei tubi.
    Sono/siamo contenti sia uscita e che prometta parecchio alla lettura. Un po’ meno contenti di come è stata impaginata (ha tutto il fascimo degli atti di un convegno di promotori della Folletto), copertinata (difficile pensare a qualcosa di più banale) promossa (dove?) e distribuita (di nuovo, dove?).
    Anni fa credevo che fare l’editore consistesse nel mandare un testo in tipografia, possibilmente senza errori di battitura e poi sedersi alla cassa e attendere gli inevitabili incassi. Ci sono voluti anni e diverse botte nei denti per capire che un libro Adelphi o Einaudi sono molto di più di un semplice “testo” mandato in tipografia ma il frutto di una collaborazione ad alto livello tra diverse figure professionali – autore, traduttore, redattore, curatore, illustratore ecc. – e il risultato del loro lavoro è un libro gradevole nel formato, nella stampa e nell’impaginazione. E possibilmente senza errori di battitura. Siamo sinceri: il libro di Noubs ha la stessa dignità formale di un catalogo IKEA e più o meno viene voglia di trattarlo nello stesso modo.
    È letteralmente una vita che faccio il possibile e l’impossibile perché la narrativa etichettata come “di genere” raggiunga la dignità formale che merita. E poi mi trovo a lavorare per l’editore Noubs? Ma siamo seri, via.
    Tutto ciò per dire che sicuramente i testi strameritano l’attenzione dei lettori che, anzi, invitiamo massicciamente a comprare l’antologia (sempre ammesso che riescano a trovarla) e a leggerla (una volta trovata, ovviamente), ma il lavoro dell’editore (non dei curatori) è stato quantomeno insufficiente.
    Non sono adirato, comunque. Mi chiedo, invece, come deve sentirsi Desirée Coata che ha visto il suo racconto troncato e poi recuperato in corsa come un ombrello abbandonato e la sua scheda biografica masticata e risputata a pezzi…

  2. Io aspetto ancora di ricevere il mio volume, e fin qui sospendo il giudizio.

    Lo sospendo in più perché immagino l’incavolatura colossale di Danilo Arona, che ha lavorato per mettere insieme la nostra armata brancaleone e ci ha offerto un’opportunità in un ambiente in cui le opportunità di solito te le tolgono.
    Incavolatura che condivido e rispetto, ed alla quale non voglio contribuire con aggravanti.

    Quando avrò il libro fra le mie avide manine, ne posterò un commento, e mi adopererò per sottolineare il positivo – che visto il “roll call” dei partecipanti, deve essere parecchio.

  3. Io ce l’ho appunto fra le manine, Tutto il nero del Piemonte.
    Intanto dico che, comunque, iniziative come questa, che cerca di offire visibilità alle risorse e alle potenzialità “narrative” locali (piemontesi in questo caso) sono sempre meritorie.
    ma voglio aggiungere qualche considerazione all’opinione di MaxCiti.
    In questi anni ho collaborato variamente con troppi librai per sottovalutare il problema della trasformazione di un testo in “oggetto libro”; prima di leggere, un lettore deve:
    1) incontrare il libro, quindi occorre che l’editore garantisca un’adeguata distribuzione;
    2) notare il libro, ovvero poterlo “vedere” fra le altre centinaia sugli scaffali; e fino a qui, la copertina di “Tutto il nero” almeno non è grigia…
    3) L’oggetto libro deve avere un aspetto non dico accattivante ma almeno professionale, anche “dopo”, a libro aperto: professionalità significa anche dare il giusto “spazio” (e circondare dei giusti e necessari spazi vuoti”) testi e paratesto. Perché impiccare la prefazione di Danilo a un’unica pagina, non evidenziare come exergo la bella frase di Massobrio? E’ dalle prime righe che il lettore deve cominciare a gustare il libro. Il resto: i retri bianchi non inseriti fra un rcconto e l’altro, le due righe bianche non rispettate fra i capitoli di un racconto, la riga bianca non inserita dopo il numero, fino al delirio del racconto di Coata tagliato a metà, reinsierito per intero alla fine con presentazione differente da quella del “moncherino” viene di conseguenza.
    Questo per dire che la veste grafica dell’antologia, che è dovere dell’editore e non dei curatori, non è stata pensata a sufficienza. Poco pensata. Via, è Natale, sono buona.
    Vabbé, qui manca una riga, là non c’è la pagina bianca… qui c’è un racconto a metà… non è mica il conto della serva, no? L’importante è il contenuto.
    Appunto.
    E a me lettore chi assicura che un editore che non pensa la veste grafica e che dimentica ecc. permetta di leggere esattamente quello che gli autori hanno scritto? Perché poi, la questione si riduce a questo. L’editore che “pensa”, anche se piccolo e con pochi mezzi, dimostra rispetto per i testi, quindi per gli autori e per i lettori.
    L’editore che non “pensa” no. E – questo lo so per triplice esperienza (lettore, autore, pesudolibraio) tutte le categorie legate al libro ne diffidano. E i librai come dimostrano la loro diffidenza: Risponde all’ispettore editoriale (ammesso l’ispettore perda tempo a dirne qualcosa) “Ah, vabbé, mandamene un paio di copie”. E quando arrivano si affretta a ficcarle nell’angolo più oscuro dello scaffale in fondo, lontano dalla porta.
    No, non si tratta di irritazione da autore rispetto al probabile oscuramento del proprio amato testo.
    Si tratta di preoccupazione davanti all’ennesima prova che il fantastico in Italia non soltanto è spesso escluso, ma altrettanto spesso si autoesclude e parte dalla convinzione autolesionista di non potere pretendere il meglio – anche semplicemente il piccolo, ma apprezzabile, meglio del piccolo
    Comincio a temere che in Italia il fantastico e i suoi devoti seguaci, siano convinti loro per primi di non meritarlo, questo piccolo meglio.

  4. Dunque. Provo a dire la mia, nella bivalente natura di lettore e autore di uno dei racconti.
    Bivalente, io credo, è anche il giudizio.
    Poche storie: l’iniziativa è molto interessante, la promozione meno (con tutti i partecipanti potremmo organizzare un passaparola mica da ridere, elencare presentazioni, reading, dibattiti in tutti i punti del Piemonte), la grafica meno, i racconti sono belli (c’è Tarchetti, c’è Arona stesso, c’è Pent), il progetto grafico meno, la fragranza del progetto è intatta (mi ricorda un certo filone sotterraneo anni ’80, con le dovute proporzioni), l’editing meno, l’idea è molto buona (e non lo dico perchè ne faccio parte), la circolazione meno (questo non per colpa dell’editore ma della distrubizione, il vero cancro dell’editoria italiana, assieme ai brutti libri).

  5. Io continuo ad apettare, ma nel frattempo ho dato un’occhiata alla copia di Massimo Soumaré.
    [no, non l’ho ancora fotocopiato]
    Concordo con tutti i commenti fatti fin qui – si tratta di un gioiello impacchettato in carta da pizza.
    Sorprende la pochezza di un editore che da una parte commissiona un’opera di questo calibro, e poi la spreca facendone un monumento al pressapochismo.

    Certo, tutti i partecipanti al progetto potrebbero mettere insieme un circo volante di proporzioni spaventose – ma a questo punto io direi, se circo volante dev’essere, che lo sia per promuovere noi stessi e il progetto, non l’editore latitante e furbastro che il progetto ha sabotato.

  6. Quello che a me personalmente fa rabbia e’ di avere un lavoro davvero di pregio dal punto di vista dei racconti presentati, e vederne inficiata la possibilita’ di promozione a causa della sconsideratezza di un editore che faticherei a definire amatoriale. Mi sono trovato a dover dire a persone interessate a comprarla che non sapevo dove potessero trovarla e di provare a chiedere all’editore (il quale neppure la presenta sul suo sito…).

  7. Casomai avessi perso qualcuno per strada posto anche qui… domenica 3 febbraio, nel pomeriggio, presentazione di Tutto il nero del Piemonte a Fontanile (At), ci siete vero???? Mana-Lansdale vi ha avvisati per tempo? 🙂

  8. Mi pare che l’editore a questo punto abbia diritto a un commento.
    Sono undici anni che facciamo libri e siamo stati segnalati perfino a premi per la grafica editoriale. Tra i nostri prodotti ci sono opere che non hanno nulla da invidiare alle più grandi case editrici. Tra cui la rivista Pandere, che se volete ve l’invio gratuitamente, in cui sono inclusi nomi come Slavoj Zizek, Marc Augé, e tra i più grandi scrittori e saggisti del mondo. Il progetto grafico di copertina di Tutto il nero del Piemonte è di due ragazzi che lavorano sulle copertine da anni e che sono molto bravi, sono pittori e fotografi oltre che grafici; la copertina è patinata lucida ovvero è una delle copertine più costose in giro. Confrontate l’antologia Anime nere di Mondadori con la nostra e diteci qual è la migliore (e altre). Per i refusi, sono dovuti alla fretta con cui il libro è satto fatto uscire e ci sono state delle sviste imperdonabili. La grafica del testo interno è studiata a tavolino e mi pare che sia una scelta molto buona. Se qualcuno non è d’accordo, vada a paragonarla con quella di altre case editrici. Il libro ci è costato molto e abbiamo investito su questo libro. Siamo una piccola casa editrice che vive di piccole soddisfazioni e di libri di qualità. Per la distribuzione, questo non è nostro compito, e non potete prendervela con noi.

  9. Evidentemente questo genere di confronti – copertina, impaginazione, cura ecc. – per quanto mi riguarda, sono stati fatti abbondantamente e con un giudizio complessivamente negativo. Mi dispiace, ma credo di avere titolo per esprimere il mio giudizio: sono libraio da trent’anni e editore da una dozzina.
    Non discuto sulla grafica della copertina, a me non piace e la trovo pochissimo originale ma è un problema di gusti, evidentemente.
    La distribuzione non è evidentemente compito dell’editore, ma lo è la scelta del ditributore. Cerchiamo di essere seri.
    Mi piacerebbe sapere perché l’unico contatto con il suo distributore è stata un’e-mail (NDA manda e-mail a tutte le librerie registrate con cadenza settimanale) che invitatava a prenotare il libro allo sconto «straordinario» del 35% senza nemmeno una telefonata per caldeggiare il libro, nato in Piemonte e che in Piemonte dovrebbe trovare il suo pubblico d’elezione.
    In sostanza: dove è stato distribuito il libro? In quali librerie è presente? Dove possiamo nel caso dire ai nostri amici di andarlo a cercare?
    Immagino possa essere utile saperlo particolarmente in questa sede.

  10. Ma stiamo parlando dell’antologia tutto il nero del piemonte o della rivista pandere?
    Sarebbe come reclamare al ristorante per un piatto di pasta scotta e sentirsi rispondere che però l’arrosto lo fanno bene e hanno ricevuto anche un premio…

  11. dopo l’uscita di Tutto il nero del Piemonte avevo deciso di chiudermi in un religioso silenzio, giusto per placare rabbia e delusione per il risultato finale del libro. Con l’avvio del progetto mi sono fatto coinvolgere dall’editore, e a mia volta ho coinvolto Danilo come curatore. Ritrovandoci entrambi tra l’incudine e il martello. Da una parte il lavoro (di qualità) degli autori, e la loro disponibilità (gratuita) e dall’altra un editore, a dir poco, con le idee confuse, senza alcuna programmazione, pronto a cambiare direzione (facendo saltare l’intera collana e Tutto il nero… delle altre regioni), tempi di pubblicazione, grafica e quant’altro ad ogni filo di vento o a ogni oscuro risveglio mattutino (senza considerare l’imperdonabile errore con il racconto di Desirée) un rattoppo all’ultimo momento (peggio la pezza dell’errore), una distribuzione pessima. In una situazione del genere avevo voglia di nascondermi. C’era pure qualche senso di colpa per aver trascinato altri in questa operazione. Poi a Fontanile, prima, e a leggere l’intervento dell’editore, dopo, qualcosa è cambiato: il libro merita di circolare e di essere letto anche se, diciamola chiara, il libro veste un abito brutto, e l’editore non ha dimostrato alcuna professionalità e sensibilità. Mai si è presentato agli autori, uno ad uno, ringraziandoli per il loro lavoro, ma piuttosto snobbandoli con critiche che ha cercato di riversare su di loro mentre le responsabilità vere stanno solo a casa sua. Qui chiudo con una proposta: salviamo Tutto il Nero del Piemonte come fosse un Panda. Incominciamo a pensare di farne un volume nuovo, coccoliamolo, presentiamolo, distribuiamolo, vendiamolo. Del resto il Piemonte è bello perché c’è anche gente come noi, e c’è pure Tutto il Nero… Angelo

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