ALIA EVOLUTION

Maggio 2, 2008

Quanto pensiamo ai lettori?

Archiviato in: Discussione, mente-alveare — Davide @ 3:56 pm
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Pare che la discussione sui manifesti, oltre a generare un minimo (proprio minimo) di polemica, abbia intrattenuto ed attratto i nostri visitatori.

Vediamo allora di andare a sbattere contro un altro grande luogo comune – il famoso “io scrivo soprattutto per me stesso”.

Premesso che va da sé, se ciò che scrivo non mi piace, non lo scrivo, la domanda di fondo è – quanto pensiamo ai nostri potenziali lettori?

Abbiamo in mente un lettore ideale?

Miriamo decisamente ad un bacino d’utenza specifico?

“Ora scrivo una storia per liceali”…?

Davvero possiamo solo scrivere per noi stessi, infischiandocene del pubblico, ignorandone gusti e aspettative?

Tanto per fare il primo – mi rendo conto di non pensare esageratamente al pubblico in quanto tale.
Diciamo che scrivo cose che vorrei leggere, ed ho quindi un target che mi assomiglia (che sia questo il vero significato di “scrivo per me stesso”?)

Forse per questo motivo infilo un sacco di giochini e di ellissi nelle mie storie – il mio lettore la mia storia deve meritarsela, deve essere disposto a fare quel piccolo sforzo in più per metterci del suo ed arrivare ad avere un quadro completo.

Il mio lettore deve fidarsi di me, e sospendere l’incredulità come opportuno.
Se gli dico “Quando i Nazisti bombardarono Pearl Harbour…” non voglio che vada a frignare sul suo blog che sono un cattivo scrittore perché furono i Giapponesi ad attaccare Pearl Harbor.
Nell’universo che sto scrivendo, sono stati i Nazisti, e dovrà farsene una ragione.
Punto.
Magari se avrà pazienza scoprirà anche il motivo della discrepanza.
Forse.

Se non è in grado di distinguere fra narrativa d’immaginazione e romanzo storico, è nel posto sbagliato.

Se proprio devo dirla tutta, preferisco pensare al lettore in termini di meccanismi narrativi – di effetti che voglio generare nel lettore con ciò che scrivo e come lo scrivo.
Al lettore come vittima delle mie trappole, se volete.

Tutto quello che ho scritto qui sopra, naturalmente, porta due conseguenze

  1. limita probabilmente il mio appeal verso un pubblico più vasto
  2. dimostra che alla fine ai lettori ci penso eccome, solo che poi decido di infischiarmene

Di fatto, ora che ci penso, mi preoccupo maggiormente di rendere i miei scritti pubblicabili (= graditi all’editor), che non fruibili da un pubblico di minus habens (= graditi al minimo comun denominatore).

Idee?

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